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CLASSICI DELLA LETTERATURA ITALIANA

Dei delitti e delle pene

di Cesare Beccaria

(1763)

Capitolo 36

DELLA TAGLIA
L'altra questione Ŕ se sia utile il mettere a prezzo la testa di un uomo conosciuto reo ed armando il braccio di ciascun cittadino farne un carnefice. O il reo Ŕ fuori de' confini, o al di dentro: nel primo caso il sovrano stimola i cittadini a commettere un delitto, e gli espone ad un supplicio, facendo cosÝ un'ingiuria ed una usurpazione d'autoritÓ negli altrui dominii, ed autorizza in questa maniera le altre nazioni a far lo stesso con lui; nel secondo mostra la propria debolezza. Chi ha la forza per difendersi non cerca di comprarla. Di pi˙, un tal editto sconvolge tutte le idee di morale e di virt˙, che ad ogni minimo vento svaniscono nell'animo umano. Ora le leggi invitano al tradimento, ed ora lo puniscono. Con una mano il legislatore stringe i legami di famiglia, di parentela, di amicizia, e coll'altra premia chi gli rompe e chi gli spezza; sempre contradittorio a se medesimo, ora invita alla fiducia gli animi sospettosi degli uomini, ora sparge la diffidenza in tutt'i cuori. In vece di prevenire un delitto, ne fa nascer cento. Questi sono gli espedienti delle nazioni deboli, le leggi delle quali non sono che istantanee riparazioni di un edificio rovinoso che crolla da ogni parte. A misura che crescono i lumi in una nazione, la buona fede e la confidenza reciproca divengono necessarie, e sempre pi˙ tendono a confondersi colla vera politica. Gli artificii, le cabale, le strade oscure ed indirette, sono per lo pi˙ prevedute, e la sensibilitÓ di tutti rintuzza la sensibilitÓ di ciascuno in particolare. I secoli d'ignoranza medesimi, nei quali la morale pubblica piega gli uomini ad ubbidire alla privata, servono d'instruzione e di sperienza ai secoli illuminati. Ma le leggi che premiano il tradimento e che eccitano una guerra clandestina spargendo il sospetto reciproco fra i cittadini, si oppongono a questa cosÝ necessaria riunione della morale e della politica, a cui gli uomini dovrebbero la loro felicitÓ, le nazioni la pace, e l'universo qualche pi˙ lungo intervallo di tranquillitÓ e di riposo ai mali che vi passeggiano sopra.

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