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CLASSICI DELLA LETTERATURA ITALIANA


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 VITA DI MECENATE

Di: Cesare Caporali

secondo la lezione vulgata

con le annotazioni di Carlo Caporali

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Parte Prima Parte Seconda Parte Terza Parte Quarta Parte Quinta
Parte Sesta Parte Settima Parte Ottava Parte Nona Parte Decima
Note al Testo

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V I T A DI MECENATE

PARTE PRIMA .

ARGOMENTO .

Con gli occhi , e il naso Mecenate nacque
Di Regia Schiatta , e di Toscano Seme ,
E alla pregna sua madre il Ciel non tacque ,
Che il Bamboccio saría del Mondo speme .
Ancor fanciullo ad Ottaviano Ei piacque :
Fecero sempre in Scuola il chiasso insieme ,
Furon divisi , e si rivider poi ,
Che Cesar se n' andò pe' fatti suoi .
Mecenate era un uom , che aveva il naso ,
gli occhi , e la bocca , come abbiamo noi ,
fatti dalla Natura , e non dal caso . 3
Si dilettava aver due gambe , e doi
piedi da camminare , e aver due mani ,
da farsi da se stesso i fatti suoi . 6
Scese per razza già da i Re Toscani ,
e l' Avo del bisavo del suo avo
Fece venire il canchero a i Romani . 9
Fu buon Poeta , fu Soldato bravo ,
e si legge , ch' Augusto un dì gli disse ,
Capitan Mecenate , io vi son schiavo . 12
Maneggiò dunque l' armi a un tempo , e scrisse ,
e spesso col pugnal temprò la penna ,
e molto in Corte favorito visse . 15
Il Padre suo fu Menodor Porsenna ,
ch' allor che Silla combattea con Mario ,
morì nel fatto d' arme di Ravenna . 18
So che del tempo nulla , o poco vario ,
perchè tutti gli annali ho sulle dita ,
e li raffronto al nostro Calendario . 21
Ma bisogna a descriver questa Vita
di ritrovar le vie più larghe , e dritte ,
e farci in somma discussion più trita . 24
Io trovo in certe istorie manuscritte ,
recate già da Don Tristano Acugno ,
quando fu Ambasciator del Re Davitte , 27
che Mecenate nacque avanti Giugno
due mesi in circa , e nel trar fuor le braccia
diede su gli occhi a l' Avarizia un pugno . 30
Il che fu segno d' una gran bonaccia ,
onde le Muse , preso del formento ,
fecero al Dio degli Orti una focaccia . 33
Nell' Anno ab Urbe condita seicento
novanta quattro , se però non hanno
gl' Istorici intricato il nascimento , 36
si legge , che la Madre senz' affanno
lo partorì ; benchè Macrobio scriva ,
che fu a gran rischio di sdruscirsi il panno ; 39
e ch' ella , mentre gravida dormiva ,
sognò di partorire un violone ,
che poi pian pian s' era converso in piva , 42
dal cui liberalissimo trombone
tante chiare Sampogne aveano il fiato ,
che di dolcezza empiano ogni regione . 45
Tosto il fanciullo a scuola fu mandato
dal Padre ad imparar la nobil arte
di difender le cause nel Senato . 48
Benchè la scuola , circa questa parte ,
sol gli servì per starvi in compagnia
con gli altri putti a schiccherar le carte . 51
perch' ei nella real fisonomia
avea giunta la linea superiore
con l' Oroscòpo della Poesia . 54
Nondimen , per far noto il suo valore ,
e che nel ventre de la Madre intese
tutto quel , che si scrive de Oratore ; 57
a difender per scherzo un dì si prese
l' accusato in giudizio Legno santo
d' aver rotto la tregua al mal Francese . 60
Ove ingegno , e valor mostrò cotanto ,
che Ciceron , tinto d' invidia , finse
gir a pisciar , e uscì dall' altro canto . 63
Nessun di grazia in quell' età lo vinse ,
nessun distese meglio il suo concetto ,
nessun di più bei fior mai lo dipinse . 66
Sol notato gli fu questo difetto ,
ch' usava sempre , che s' avea forbito
il naso , di guardar sul fazzoletto . 69
Benchè dal Galateo ne fu avvertito ;
nel resto poi quanto alla politezza ,
sembrava nato a Napoli , e nutrito : 72
ma 'l prender poi che fe domestichezza
col nipote di Cesar , fu cagione ,
ch' anch' ei fosse tenuto una gavezza .[*] 75
Massime quando a Mastro Labeone ,
dormendo ne la Scuola un dì di festa ,
quella burla ordinar con quel soffione . 78
Peroch' alla decrepita sua vesta
glie l' appiccar , come si legge espresso
in Livio , e Quinto Curzio anco l' attesta . 81
Tremò il Mastro a quel schioppo , e a un tempo stesso
svegliossi , e vide quelle due fraschette
fuggir , ridendo , e a lui voltarsi spesso . 84
Onde per l' erudite tavolette
del proprio dizzionario , e per le sparse
polver delle tarlate sue bachette , 87
giurò contro ambedue di vendicarse
più ch' altro Mastro fatto avesse mai ,
da che memini sta per ricordarse . 90
Ma i Putti , che temeano i propri guai ,
fecer risoluzione ambedue insieme
per quella volta aver studiato assai . 93
Cesare intanto avendo il maggior seme
spento del gran Pompeo , e scorsa Spagna ,
per le parti di mezzo , e per l' estreme , 96
e recandosi a scorno , e gran magagna ,
che i Parti nel Trionfo avesser posto
Romul , che gli pagava di calcagna , 99
chiamò i soldati a l' arme , e fe , che tosto
vent' otto insegne di spazzacamini
venissero a trovarlo al fin d' Agosto , 102
che non ardiva in sì lontan confini
gir senza queste genti essercitate
per lunghi , ed oscurissimi camini . 105
Indi per soddisfar molte brigate ,
a dar incominciò norma , ed effetto
a le pubbliche cose , e a le private , 108
ordinando al nipote giovanetto ,
ch' andasse a studio in Apollonia , dove
le dotte Muse allor avean ricetto . 111
E perchè 'l capo non volgesse altrove ,
e per torgli ancche l' occasion del gioco ,
gli abbruciò un par di carte nove nove . 114
Gran cosa certo , e da stupir non poco ,
che l' asso di Denar , ch' era nel fondo ,
rimase intatto fra le fiamme , e 'l fuoco ! 117
Onde preso l' augurio da quel tondo ,
predisser gl' indovin , che resterebbe ,
gli emuli estinti , ei sol padron del Mondo . 120
Il partir di costui cotanto increbbe
a Mecenate , che più volte corse
per attoscarsi a un fiasco di giulebbe : 123
ma poi che si ravvide , e che s' accorse ,
che poteva ancor egli alla Valona
gir con diece velate , e in manco forse ; 126
tosto da se scacciò , come persona
saggia , quei pensier tristi , ed inquieti ,
che un' ora aver non gli lasciavan buona . 129
Ei si fece venir fin da Spoleti
Melisso , uom dotto negli studi umani ,
che gl' insegnasse l' arte de i Poeti . 132
Ne la qual fe profitti poi sì strani ,
ch' avria di capo a Febo i lauri tolti ,
s' egli non ci correva con le mani . 135
Scrisse molt' elegie , compose molti
sonetti , e celebrò leggiadramente
la sorella d' Ottavio in versi sciolti . 138
Onde nacque un bisbiglio fra la gente ,
ch' Apollo , entrando per la balestriera
del tetto , il giva a visitar sovente ; 141
e di più gli dettava ogni maniera
di versi , e che quel Putto nulla cosa
più sembrava quel Dio , che ne la cera ; 144
perch' una grazia avea miracolosa
nel Zafir de i begl' occhi , e nel divino
lampeggiar de la fronte spaziosa . 147
Là dove nostr' Adam nel Taccuino
dice , che a mezo dì venian le stelle
a giocar con le Muse a sbaraglino . 150
Baja , ch' avanza in ver quante novelle ,
quante mai disser favole , e carote ,
stando al fuoco a filar le vecchierelle ; 153
onde con l' opinion manco remote
me ne girò seguendo la scrittura
più veridicamente che si puote . 156
Dava trattenimento ozio , e pastura
a tutti i letterati di quei tempi ,
e de i Poeti avea precipua cura ; 159
talchè vedeansi le colonne , e i Tempi
tutti impiastrati d' Epigrammi , e versi ,
fatti in onor de i suoi cortesi essempi . 162
Dicean , come ne i dì freddi , e perversi ,
fece aprir la cucina a Tucca , e a Varo ,
che pe 'l freddo de i piè givan dispersi . 165
Dicean com' egli offerse il calamaro
a Maron per finir quei pochi carmi ,
che tronchi nell' Eneide restaro . 168
Già gli venian da Paro i ricchi marmi ,
per fare un nobilissimo Museo
d' uomini illustri sol di lettre , e d' armi ; 171
ma di Cesare il caso indegno , e reo ,
il qual con ventitre parteggianate
cadde innanzi alla statua di Pompeo , 174
ritirar fe le Muse spaventate ,
e le corone de i privati allori
si trasformaro in pubbliche celate . 177
Si dice , che fuggendo i Senatori ,
non furo accompagnati pur da un cane ,
anzi fin li schifaro i servitori . 180
Perocchè , mentre si menar le mane ,
molti per tema s' empiro i calzoni ,
e colava per tutto l' Ambracane .[*] 183
Sol un corpo di guardia di Mosconi
gli accompagnò mai sempre , e li difese
da l' assalto importun de i calabroni . 186
Tosto ch' in Apollonia ciò s' intese ,
perch' una velocissima feluca
vi spedì Mecenate a le sue spese , 189
dicon , che Ottavio , volto a certo Duca ,
al corpo ( disse ) del Re Massinissa ,
che mi faranno uscir fuor della buca . 192
I traditor , senza occasion di rissa ,
Cesare han morto , e quel , che più mi cale ,
Roma ancor se ne stà balorda , e fissa . 195
Ahi portati si son ( o Diavol ) male !
Orsù datemi il giacco , e la mia spada ,
ma recatemi prima l' orinale . 198
Mecenate mi scrive , che la strada
prenda del mar , sol per fuggir gli agguati ,
e che verso l' Italia me ne vada . 201
Dunque in sua compagnia tosto chiamati
alcuni capitan di Fanterie ,
amici già di Cesare , e soldati , 204
a Brindisi passò per l' ampie vie
del mar , dove i Tedeschi arditi , e fieri
stavan divisi in venti compagnie . 207
Quì prima a i Capitani , indi a gli Alfieri
donò tanto vin Corso , e tanto Greco ,
ch' a ciascun ne toccar trenta bicchieri . 210
Fatto poi sagrificio , e tolto seco
qualunque in guerra bravo era pur dianzi
o rimaso stroppiato , o mezo cieco , 213
lieto imbarcossi con trecento Lanzi ,
sciolta prima una cifera , secondo
che ne scrive Lucan ne i suoi Romanzi , 216
la qual dicea : Va pur lieto , e giocondo ,
ma ponti su le spalle un matarazzo ,
che non ti schiacci il gran peso del Mondo . 219
Fer quel viaggio in ver con gran solazzo ,
vedendosi per tutto corteggiare
da pesci , e far tra lor gara , e schiamazzo , 222
A guisa , che bramasser di montare
su la Real d' Ottavio , a cui portate
avesser molte commission dal mare ; 225
ma quel , che le marittime brigate
non prezzò mai , da giorni magri in fuora ,
sol gustò del sapor di certe Orate . 228
Al fin una mattina , che l' Aurora
uscia dalle riviere arse , e biscotte
dell' Indo Mar tutta dolente fuora , 231
anzi spargendo lagrime dirotte ,
per esserle a l' aprir della finestra
caduta in mar la scuffia della notte , 234
giunsero a Terracina , e a man destra
sbarcar , mentre gridava il Piano , e 'l Monte
Bene reversa dominatio vestra . 237
Correan le genti tutte allegre , e pronte ,
sol per veder del gran Cesare il Figlio ,
con tanti bravi armato come un Conte . 240
Nacque per questo in Roma alto bisbiglio ,
tanto più , che i parenti , ed i fautori
del Putto , non temendo alcun periglio , 243
con infinite genti , e servitori
eran giti a incontrarlo , e ci fur anco
non so che travestiti Senatori . 246
Già non avea più Terracina , e manco
i convicini , stalla alcuna , e tetto ,
per tanta gente , nè pan bruno , o bianco . 249
Ed è cosa certissima in effetto ,
ch' appena due Pretor , che giunser tardi ,
ebber mezza scodella di brodetto . 252
Quando ecco Mecenate da gagliardi
schiavi portato , e da i garzon de l' oste ,
giunse , ma veramente a passi tardi . 255
Perocchè alquanto gli dolean le coste ,
avendo ricevuto da un cavallo
un par di calci nel mutar le poste . 258
E questo lo trattenne [se non fallo]
tanto a venir , siccome ancor lo scusa
negli epigrammi suoi Cornelio Gallo . 261
Fersi tra lor gran cera , come s' usa
tra i cari amici , e fu tosto recata ,
e aperta in sala una valigia chiusa , 264
piena di doni in ver di gran portata ,
un sajo nero , e una berretta fina ,
e due camicie bianche di bucata . 267
Arme non mica goffe , o da dozzina ,
un stocco , che co i denti in più partite
s' avea già rosa mezza la guaina , 270
due fionde fatte a lieva , e ben guarnite ,
un pistolese a ruota , un giacco a fuoco ,
una picca mancina fatta a vite . 273
Or queste Mecenate , a poco a poco
cacciate fuor , donolle al degno erede
di Cesar , che ne fe gran festa , e gioco . 276
E subito gridò : Venga una sede
per Mecenate mio , che mille Rome
non pagherian la sua bontade , e fede . 279
Posto dunque a seder , cominciò come
Cesar fu morto a dir , ch' a più d' un pajo
per lo spavento s' arricciar le chiome . 282
Cimbro [disse] gli diè con una ravajo ,
Bruto con una ronca Bolognese ,
Cassio con un coltel da macellajo . 285
Disse ancor , come un pezzo si difese ,
poi spiccò un salto a guisa di leone
dal trono , e Cassio al primo balzo il prese . 288
Ma mosse più del resto a compassione
il sentir raccontar , che i traditori
rovinato gli avean tutto il giubbone . 291
Indi narrò , che molti Senatori ,
per la disposizion del testamento
di Cesar , fur eletti a grandi onori . 294
Ma che pur di quei Padri era l' intento ,
non si parlasse più nè mal , nè bene
del parricidio , e fosse ogni odio spento . 297
E perciò data avean Creta , e Cirene
di Macedonia in vece , e di Soria
a Bruto , e a Cassio per tenerli in speme . 300
Così diceva , ed era tuttavia
Mecenate per dir fino a compieta ;
ma Ottavio , sotto vel di cortesia , 303
per man lo prese , e nella più secreta
camera entraro , e mandar su la porta ,
che non v' entrasse Istorico , o Poeta . 306
Perchè sta gente è quella , che rapporta ,
pubblica , e scrive ciò , che vede , e sente
tanto più volentier , quanto più importa . 309
Scusandosi , che questo inconveniente
vien da Natura , che desia far note
le cose , che rinchiuse ha nella mente . 312
Nè ritrovar rimedio vi si puote ,
sebben con qualche segnalata noja
molti gli han tratto sangue dalle gote . 315
Come già il Protomedico Lanoja ,
che al volto d' un Poeta appor fe certo
unguento corrosivo da Pistoja . 318
Rimedio in ver troppo crudele al merto .
Ahi non so , come Apollo non si sdegna
ch' a un Vate sia col ferro il viso aperto ! 321
Perchè 'l dir mal , come Galeno insegna ,
si suol purgar con certa calamita ,
il cui proprio è tirare a se le legna . 324
Anzi appresso i Chirurgi è cosa trita
ch' ogni mordace lingua ha la sua vena
arterial , che ver le spalle addita . 327
Ond' è , che tanti oggi l' Italia han piena
Cavalier da la Quercia , io dico quelli ,
che portan la Medaglia sù la schiena . 330
Ma mentre io rado altrui sul vivo i velli ,
che deve Ottavio , e Mecenate or fare
là dentro ? forse arruotano i coltelli 333
per trinciar Cassio , e Bruto scorticare ?
Pur sia che vuol , noi , che stiam quì di fuore ,
non vuò che ci mettiamo a indovinare , 336
come fe dianzi un garrulo Scrittore ,
che sognandosi ber l' onda Aganippa ,
s' accorse poi benissimo al sapore , 339
ch' era la lavatura d' una trippa .
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V I T A DI MECENATE

PARTE SECONDA .

ARGOMENTO .

Mentre si leva il Sol , e dà in freddure ,
In Terracina Mecenate , e Augusto
Apprestan l' armi , e le cavalcature ,
E fan poi su due brenne il bellimbusto ,
Marcian ver Roma pieni d' alte cure ,
Che del mangiar non tolgon loro il gusto ,
Giacchè si pappan quella cena ria
Che lor dà il Vate , e fugge in Librerìa .
Già sopra un velocissimo Andaluzzo
montato il Sol , scopriva il Monte Corno ,
e la Majella altissima d' Abruzzo . 3
E come quel , ch' è gran mastro del giorno ,
posto al collo quel dì s' avea il Tosone ,
d' ardenti felci , e bei focili adorno . 6
Con che l' Aurora suol l' esca , e 'l carbone
accender sul mattin quando s' invia
avanti il Sol portando il lanternone . 9
Dico , che per far bella compagnia
Febo ad Ottavio , era quel dì montato
sopra quel buon caval d' Andaluzia . 12
E messesi le calze di broccato
d' oro , alla barba degli altri pianeti ,
se ne venia pe 'l Ciel tutto attillato . 15
Quando lieta Giunon , tranquilla Teti ,
uscir di Terracina i protettori ,
anzi i due gran sostegni dei Poeti . 18
Andar Signori , andar cari Signori ,
gridavano a le turme dei Cavalli ,
i polverosi , e fiacchi servitori . 21
E già per quegl' istessi usati calli
quattr' ore innanzi il cuoco era partito
con carriaggi , e scimmie , e pappagalli . 24
Venia il figliol di Cesare vestito
di negro , ma però sotto al sajone
portava una corazza grossa un dito . 27
Sopra un morel di tutta perfezione ,
senz' alcun segno , fuor ch' in una cossa ,
stampato il marchio avea di Gneo Carbone . 30
Ma quasi il cavalcava a la disdossa ,
perocchè la bardella senza stoppa
gli faceva gli arcion premer sull' ossa . 33
Presso a lui sen venia sopra una zoppa
chinea , Don Mecenate di Porsenna ,
con la cavezza attaccata alla groppa . 36
Se ben da nullo ancor questo s' accenna ,
come a tutti inforcato sia rimasto
sopra la spaccatura della penna . 39
Sol par che 'l Quinzian ne tocchi un tasto ,
dove avendo a parlar degli Spondei
fa dei piè lunghi , e brevi una gran contr<asto ,>
con dir , che Mecenate quattro , o sei
volte ch' ei cavalcò questa Chinea ,
lo fece sempre in grazia de i Trochei . 45
Or per cagion d' Ottavio ogn' un s' avea
messo quel dì il mestissimo gabbano ,
e 'l beretton da lutto , e la giornea . 48
Avanti a lui , menate erano a mano
due leggiadre Burelle della razza
del Principe , dicean , di Bisignano . 51
Con lo stocco all' arcione , e con la mazza ,
e da due copertine cottonate
nascosta era la sella paonazza . 54
Non potea Ottavio a tante ben tornate
rispondere egli sol , onde con molti
fe l' ufficio per lui Don Mecenate . 57
Fur poi la sera entro Velletri accolti ,
quì mangiar , quì dormir , quì molti carte
sigillaron la man , dal sonno sciolti . 60
E di quel dì ci consumar tal parte ,
ch' al bujo in Roma entrar ; Roma , che nacque
dall' adulterio , che commise Marte , 63
ch' in un folto canneto in riva all' acque ,
lontano da gli armenti , e dalla gente
con la sorella del buon Lauso giacque . 66
Onde quella Città meritamente
sempre è cresciuta poi col Capricorno ,
ch' ebbe nel suo natal per ascendente . 69
Dico , ch' egli era già tramontato il giorno ,
prima , che' in Roma entrasser tante squadre ,
che Ottavio accompagnar nel suo ritorno . 72
Il qual fe seco a casa della madre
Mecenate alloggiar , per esser notte ,
e Roma allor piena di gente ladre . 75
Ivi cenar non da persone ghiotte ,
mezza libbra di carne , e trenta olive ,
e un insalata di cipolle cotte . 78
Appiano poi minutamente scrive
quel che tra lui successe , e Marcantonio ,
che cacciar mano a cose altercative . 81
Ma nulla però dice in testimonio
di Mecenate , il quale un dì stizzato ,
disse ad Ottavio : al corpo del Demonio , 84
se costui non ti dà quel , che lasciato
ti ha il Padre , e che per sorte lo ritrovo
solo , e senz' arme pel mio vicinato , 87
portisi pur con se la stoppa , e l' ovo
per far la cura a le ferite , ch' io
gli son per dare , e non ti paja novo . 90
No , no soggiunse Ottavio , non per Dio ,
milite mille volte glorioso ,
non vo , che alcun riscatti l' onor mio . 93
E però volentier statti in riposo ;
che spero un giorno io sol con queste braccia
domar la razza di Ercole peloso . 96
Ma quì forse qualcun per darmi taccia
dirà , che quanto scrivo è vano , e finto ;
ma di grazia seguir non gli dispiaccia . 99
Quando la Maestà di Carlo Quinto
Tunesi saccheggiò di Barberia ,
e n' ebbe a forza il fier Tiranno spinto , 102
ne la Real , ma sparsa libreria ,
ove i Ginnosofisti , ove i Bracmani
servar già i libri della lor Magia , 105
trovati alcuni elogj de i Romani
[ Dico di quei , che dier famosi esempj ]
vi fur da certi fabri Oltramontani , 108
ch' eran per farne brutti , e sporchi scempj ,
se 'l Marchese del Vasto , che tenuto
fu il Re de i galant' uomin di quei tempi , 111
subito non ci avesse provveduto ,
dandone loro in forma di baratto
certe sue scarpe vecchie di velluto . 114
Questo era un libro miniato , e fatto
di propria man d' Accilio , allor liberto
di Mecenate , e ci era il suo ritratto . 117
Ma non si ritrovava uom così esperto
tra i libri , che snodar quella scrittura
sapesse , e far l' oscuro senso aperto . 120
non che mutato il corpo , o la figura
fosse a le lettre nò , ma sbigottiva
l' intrigata , e perpetua abbreviatura ; 123
perchè ogni lettra semplice serviva
per sillaba , se ben d' altra maniera
par , che l' Arcidiacono le scriva . 126
Ma , acciò se n' abbia una perfetta , e vera
notizia : ancorchè poco al fin c' importe ,
che scriviam quasi ogni sillaba intera , 129
vi dò un esempio . Un volea scriver Corte :
questa voce bestial , che nella rima
meritamente ha per compagna Morte , 132
Giungeva al C , ch' era la lettra prima ,
un pò di coda , e ciò con gran giudizio ,
ed a la T due virgolette in cima : 135
la coda nella C facea l' offizio
de la silla Cor , e quei due segni
sul capo al T , dell' altra erano indizio . 138
E così già quei pellegrini ingegni
scrissero abbreviando , e ci intricaro
forse ancor qualche enigma in quei disegni ; 141
Perchè , ponendo queste lettre a paro
segnate con la coda , e con le orecchie ,
la Corte avea la forma di somaro . 144
caratter degno in ver , dove si specchi
chi corteggiando vive , e non si striga
da sì brutto mestier , pria che s' invecchi . 147
Questa dunque difficile fatiga
con tanti segni abbreviata , e mista ,
pose molti cervelli in molta briga . 150
Altri esser della scuola Trimegista
opra dicean , ed altri un invenzione
dannata di qualch' empio cabalista . 153
Ma poichè con tant' uomini , e persone
fu ricevuto in Roma Carlo invitto ,
e fatto a se chiamar Messer Trifone ; 156
tosto innanzi a quel Re stando egli dritto ,
con tal facilità quel libro lesse ,
come di propria man l' avesse scritto . 159
ond' ei per questo in premio gli concesse
di poter gir tutto infangato , e brutto ,
e che alla filosofica vivesse . 162
Questo fu dunque il guiderdone , e 'l frutto ,
che Trifon n' ebbe ; pur gli restò in mano
il libro , che a tradur se 'l pose tutto . 165
e già di Mecenate e di Norbano
tradotte ne vid' io le Vite un giorno ,
che a le sue stanze fui in Vaticano . 168
donde cavai , quando mi posi intorno
a scriver questa Vita , alcune cose
di autorità , per non ricever scorno . 171
Deh dunque , anime belle , e virtuose ,
non vi dispiaccia creder quanto scrivo ,
se ben pajon materie favolose . 174
poichè Accilio Liberto , uom ch' era vivo
quando le scrisse , afferma , che fa errore
chi non le crede , e che di senno è privo . 177
chiamando Mecenate per autore
di quel modo novel di abbreviare ,
e non lui , che ne fu puro scrittore . 180
Credi , che i nostri oggi il sapesser fare ?
Altissime cavezze Pegasee ,
che Diavolo , là sù state a badare , 183
che stringendo le gole inique , e ree
degli assassin Poeti , or non punite
i rubbati Episodj , e le Epopee ? 186
Ma se a queste invisibili infinite
materie corron , qual famelica Orsa
al flavo mele , a la matura vite , 189
che crediam , che facessero a una borsa
piena di scudi ? Orsù mentre in effetto
la causa de sti ladri è quì discorsa , 192
ciascun tenga le man su 'l fazzoletto .
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V I T A DI MECENATE

PARTE TERZA .

ARGOMENTO .

In segno di amistade un' anticaglia
Del morto Zio diè Augusto a Mecenate .
Ambo pigliaron poscia e stocco , e maglia
Per reprimer di Antonio le bravate ;
Modena vide la feral battaglia ;
Sudaron l' uova e preparar chiarate ;
Il nostro Eroe nel braccio fu ferito ,
Ma per grazia del Cielo ora è guarito .
Io non ho mai per burla , nè da vero ,
dannato il modo del rubbar , che ha fatto
Virgilio da Teocrito , e da Omero . 3
perchè egli a guisa d' uom nei furti adatto ,
sol tolto avria due pezze a le lor veste ,
ma non , che li lasciasse nudi affatto . 6
e se ben eran di altro fil conteste ,
ei le copriva di stame Romano ,
talchè di quelle diventavan queste . 9
poi dato all' ago , e al fil tosto di mano ,
con certo nobilissimo pudore
ci andava racconciando il suo gabbano . 12
talchè le pezze , che apparian di fuore ,
cotanta somiglianza avean col resto ,
che fin si ci gabbava il proprio autore . 15
Questo rappezzamento , dice il testo ,
che molti giudicaro traduzione .
giudizio veramente da capestro ! 18
che chi non sa , ch' è pura imitazione ,
ma da lui con più pompa , e più grandezza
di stil , recata nel Latin sermone ? 21
anzi quel , che in altrui sembra mondezza ,
in lui diviene or fin , tanto il pulisce ,
meschiando il grave , e la piacevolezza . 24
Ma questa imitazion , perchè finisce
sol col diletto , e poco utile apporta
al mondo , che piu questo ama , e gradisce , 27
il Valla , che già fu persona accorta ,
per ornamento sol par , che la metta ,
come si usano i fior sopra la torta . 30
Sol dunque l' imitar qualche perfetta
azion del liberal secol vetusto
degn' è , che gli si faccia di berretta . 33
come il mandar di ricchi doni onusto
l' amico , o 'l familiar , che hai sempre accanto ,
Che così fece il generoso Augusto , 36
allor , che avendo a mettersi all' incanto
l' arche del morto Cesare , e gli armarj ,
dalla Milizia sì lodato , e pianto . 39
che pria ne trasse i dotti Comentarj ,
e a Mecenate ne fe largo dono ,
che poscia i conservò da gli empj avari . 42
Quindi è , che tanto i Posteri gli sono
tenuti , come a quel ch' è stato scala ,
che 'l Mondo è bravo in arme , e a scriver buono . 45
Inoltre gli donò per pompa , e gala ,
come uom , ch' era in donar largo , e profuso ,
un par di calze con la martingala , 48
che Cesare fu il primo a porle in uso ,
perocchè avanti a lui non costumaro
quei sempliciotti di stoppar là giuso . 51
Ma egli , quando fe quel gran riparo
dal monte d' Iura , al lago di Geneva ,
che i Svizzeri passarlo in van tentaro , 54
perchè i soldati suoi tutti vedeva ,
secondo l' uso aver le calze aperte ,
che alla camicia fuor si conosceva , 57
e su 'l ripar le travi aguzze , ed erte
minacciavan periglio a i difensori ,
che vi scorreano a natiche scoperte , 60
tosto a Roma spedì quattro Oratori ,
che a nome suo trattasser col Senato
d' ingombrar per sei dì tutti i sartori , 63
a far , secondo che essi avean recato
la forma , tante martingale , e tante ,
che servir sen potesse ogni soldato . 66
Lodar quei Padri assai quell' elegante
foggia di guardanatiche , e in un tratto
fero spedir negozio sì importante . 69
Anzi , acciò più restasse soddisfatto ,
ver Provenza inviar non so che balle
di stringhe di durissimo cerviatto , 72
che a posta fatte fur per allaccialle .
Or quando in campo giunser tante casse
di martingale rosse , azzurre , e gialle , 75
Cesar le calze subito si trasse ,
e vi cucì la sua ; poi fu partito
il resto a i Capitan di classe in classe . 78
Scrivon , che quell' esercito fornito
di tante martingale , ne divenne
sì bravo , che toccava il Ciel col dito . 81
Fra gli archi dunque , e gli elmi pien di penne ,
e gli stocchi , e le mazze , e le celate ,
con che quel gran Roman sì illustre venne , 84
stavan le calze soprannominate ,
reliquie militar nella superba
guardaroba di Cesare appiccate . 87
Levolle Ottavio , e disse : or le ti serba
in memoria di lui , che nell' Egitto
Cleopatra legò tra i fiori , e l' erba ; 90
che a te le dono , Mecenate invitto ,
invitto dico , omai contra ogni acuto
ordigno , che a ferir sia pronto , e dritto . 93
Già il desiato tempo era venuto ,
che in Roma si facevan celebrare
gli onorati spettacoli di Bruto , 96
con tanta splendidezza nel donare ,
e tanta cortesia , che ci fur molti
plebei , che incominciarono a gridare ; 99
Viva Bruto il Magnanimo , che tolti
n' ha dalle man del pubblico Tiranno ,
e dal giogo servil liberi , e sciolti . 102
Viva ; e 'l Senato gli decreti ogni anno
a quel Tirannicida suo coltello
una guaina pubblica di panno : 105
anzi in memoria d' atto così bello ,
si sospenda nel Tempio , e gli s' indori
la manica di fuor tutta d' orpello . 108
E crescendo ognor più questi rumori ,
tosto colà si trasse Mecenate
con alcuni aderenti , e servitori , 111
e a dare incominciò brutte ceffate ;
fra gli altri a un certo Quinto Nebulone ,
che a gridar sollevava le brigate , 114
si lassò gir con sì fatto sgrugnone ,
che gli cacciò nel gozzo la parola
con forse undeci denti sdrucciolone . 117
Briccon , dicendo , or godi , e ti consola ,
che a mensa ti sarà di gran vantaggio
L' aver i denti fin giù per la gola . 120
Indi per forza cacciò gli occhi a un paggio
di Cassio , e sen gì l' acqua giù pel fiume ,
che 'l gridar per altrui non è da saggio . 123
se ben tenuto fu villan costume ,
che almen dir gli doveva , Buona sera ,
come usa dir , chi smorza ultimo il lume . 126
Basta : il rumor quietossi di maniera ,
che i percussor di Cesar vider quanto
fa grand' error , chi nella Plebe spera . 129
Or standosi così tra riso , e pianto
Roma , che era usa ad esser ubbedita ,
un pò , che gli occhi rivolgeva in canto ; 132
fece dar ne i tamburi , e fu bandita
la guerra contro Antonio , che a dispetto
del Senato avea Modena assalita . 135
e Decio ivi assediato , e così stretto ,
che per la fame a tutti omai pareva
un sardellon , che avesse il corsaletto . 138
Sol dunque a far soldati si attendeva ,
nè più s' udian per Roma o baje , o scherzi ,
ma un gridar serra serra , un lieva lieva , 141
con tanto ardir , che quasi i quattro terzi
del popolo passato era alla banca
con le belle bracciate de i sesterzj : 144
anzi una paga anticipata , e franca
fu loro data . Ahi povera milizia
d' Italia oggi sì vil , sì abbietta , e manca ! 147
Tu pur dietro alla barbara avarizia
passi oltre a i monti a far del nuovo , e fresco
tuo sangue per tre scudi ampia dovizia , 150
nè miri , che lo Svizzero , e 'l Tedesco ,
più di te saggio , pria conta , e bilancia
l' argento , e l' or sopra il bisunto desco , 153
poi sbuca fuor con l' affumata lancia
dall' aspra tana altier d' una ventina
di scudi , parte in paga , e parte in mancia . 156
Così si è fatta d' or quasi Argentina ;
così mantien la Svizzera Lucerna
il lume dell' antica disciplina . 159
E tu rivolta in poveretta sberna ,
a Casa di tornar non prendi a sdegno
con la cannuccia in man quando più verna ; 162
Là dove a pena giunta fai disegno ,
per rivestirti , liberar quei campi ,
che al tuo partir altrui lasciasti in pegno . 165
nè temi il fin , nè di vergogna avvampi !
Ma i Consoli già son montati in sella
per far , che Decio dall' assedio scampi . 168
Pansa porta dinanzi una rotella ,
e sulle spalle un gran spiedo da porci ,
ed Ircio un Corsescone , e una Randella : 171
ambo con barba rasa , e crini scorci ,
ed ambo con le vesti consolari ,
ma quella d' Ircio un po rosa da i sorci , 174
Or non avendo esercito del pari
di valor , nè di numero a i nemici ,
Pansa sen gì a Bologna a far denari , 177
e fatte col favor di molti amici
due legioni , ma in ver non molto degne ,
e quel , che è peggio , con maligni auspici , 180
verso Modena alzò le ardite insegne ,
ed ei con le bisacce sul cavallo ,
che di torzuti cavoli avea pregne , 183
marciava innanzi con molto intervallo
per gir la sera a tempo a farli a cena ;
Ma gli parran mal cotti , s' io non fallo . 186
perocchè Antonio ciò sentito appena
mille guerrier fra una palude ascose ,
i quai di scapricciarsi erano in vena . 189
Con quei , che dianzi avea per vie fangose ,
a far scorta al collega Ircio mandato ,
scelte le miglior genti e più stizzose , 192
col Conte Carsuleo , quel gran soldato ,
quel , che nella giornata di Tessaglia
uccise un fante a piè mez' ammalato . 195
or Pansa , che non pensa alla battaglia ,
ma di fare un mortar di salsa fina
da intinger l' ingroppata vettovaglia . 198
già la folta palude avea vicina ,
quando scappar ne vide mill' elmetti ,
che d' altrettanti capi eran guaina , 201
e vide mille perticoni eretti ,
com' usan quelle genti affumicate ,
che scopano i trombon de i nostri tetti . 204
Ma ei , che ben per cento cervellate
avea cervello , un pò fermò gli sproni ,
per aspettar le due legioni armate . 207
che giunte : Olà Signor Commilitoni ,
disse , avvertiam , perchè da quei pantani
escon con lance a schiera i ranocchioni . 210
certo son quei , che in Licia eran villani ,
poi ranocchi si fer , perchè turbaro
l' acqua alla Dea coi piedi , e con le mani . 213
Deh mirate di grazia , come il chiaro
lor ventre , opposto al Sol pare un cristallo ,
o , per dir meglio , un vestitel d' acciaro ! 216
Ma chi in malora gli ha posti a cavallo ,
ed a che effetto romperci la strada ?
Orsu vediam non por la mira in fallo : 219
diam dentro dunque , e vada come vada ,
che se questi son uomini , o ranocchi ,
la lancia ne fia giudice , e la spada . 222
Diam dunque dentro , perchè appena tocchi
spero vederli dar la schiena in terra ;
giacchè a rovescio portano i ginocchi . 225
E così detto , il duro spiedo afferra ,
e con l' ardire a un tempo , e con la mano
mostrò , che gran maestro era di guerra . 228
provar facendo a quei , che stese al piano ,
che di ciascun quà giù mortal dolore
il morire infilzato era i decano . 231
E certo egli quel dì n' avea l' onore ,
se le foglie rimaste per sciagura
dalle bisacce colle cime fuore , 234
non avesser chiamato a la pastura
i cavai de i nemici , che a quei cavoli
correvan tutti a guisa di congiura . 237
Non fate al nome di cento diavoli ,
Gridava Pansa , gite altrove a pascere ,
che malanno aggia l' alma dei vostri avoli . 240
Tapini voi , se m' incomincio a irascere :
tornate in dietro , o ch' io vi fo i più grami
Ranocchi , che sian mai nati , o per nascere . 243
Ma quei guerrier , che si teneano infami
di non torsi dal volto il vituperio ,
d' esser chiamati ranocchion dagli ami , 246
gl' incominciar sul capo il battisterio ,
mentre attendean le bestie a pasturare ,
con gran vergogna del Romano Imperio : 249
E già stordito , gli eran per scappare
fuor delle staffe le pianelle rosse ,
e apria la bocca e non potea parlare : 252
ma da man dei nemici lo riscosse
Carsuleo , che vi corse a dargli ajuto ,
e gli ristrinse su gli arcion le cosse . 255
S' era del par gran pezza combattuto ,
quando vista piegata la bandiera
di Pansa , e 'l Conte Carsuleo caduto ; 258
sentita fu l' Antoniana schiera
gridar Vittoria ; ma pian pian di grazia :
la vita il fine , e il dì loda la sera . 261
La mensa dopo pasto si ringrazia ;
ancor non era entrata la Pretoria
squadra in battaglia , non che fosse sazia ; 264
la qual per testimonio dell' istoria ,
urtò nel vincitor con tanto ardire ,
che rincular fe indietro la Vittoria : 267
nè per quel giorno osò più comparire ,
fin che non vide rotta , e fracassata
quella schiera fortissima perire . 270
E Pansa ricevuta una stoccata ,
ove l' usbergo è giunto con gli arnesi ,
d' altro imbrattò la sella , che d' agliata . 273
Così molti fur morti , e pochi presi ,
e fra gli altri prigion furon trecento
cinquantasette giovan Bolognesi , 276
che fuor della battaglia a salvamento
si stavan ritirati all' ombre opache ,
e al volto si venian facendo vento . 279
Si legge in quel trattato delle brache
di Publio Peto , e dove Plinio scrive
il modo d' ingrossar le pastinache , 282
che queste genti fur lasciate vive ,
per caricarle di nemiche spoglie ,
e così in campo le menar cattive . 285
Ma mentre ogni vil preda si raccoglie ,
le some trapassar troppo il dovere ,
nè ci ebber pure un piumacciuol di foglie . 288
anzi ogni Capitano , ed ogni Alfiere
quel dì trattato fu da Dromedario ,
che usa portar la soma , e 'l mulattiere . 291
Onde fer voto alzar di marmo Pario ,
se sane riportavano le pelli ,
qualche memoria al gran Giove asinario , 294
il che ottenuto , a furia di martelli ,
giunti a Bologna , per pagare il voto ,
la torre edificar de gli Asinelli . 297
Ferito Pansa , e omai di sangue voto ,
anche egli in fuga al fin voltò la briglia ,
benchè alla piaga fe gran danno il moto . 300
e se ben ebber dietro un parapiglia
Tenetelo , che già cade , e non cade ,
basta il destrier mertò doppia caniglia , 303
La fama in tanto , che accorciò le strade ,
fu prima ella , che ad Ircio diè l' avviso
delle legion tagliate a fil di spade . 306
il qual , fatto chiamare all' improviso
Ottavio , che per ordin del Senato ,
non s' era mai da i Consoli diviso , 309
disse : A noi tocca , giovane onorato
rimondar questa pera or , che avem spia ,
che il vincitor senza temer d' aguato , 312
avendo rotto tanta fanteria ,
e 'l valor nostro non prezzando punto ,
tutto allegro sen vien per dritta via : 315
Anzi con un confuso contrapunto ,
cantando quel Sonetto del Petrarca ,
Satti buon la cipolla col pan unto . 318
dunque imboschianci , e diamogli una carca
sì fatta , che al passar cotante uccise
genti , faccian crollar l' Infernal barca . 321
Sì potran poi nelle campagne Elise
l' alme dianzi de i nostri andar cantando :
Se Africa pianse , Italia non ne rise . 324
E così detto , e nulla dimorando ,
sen giro ad imboscar fra certe valli ,
il passar de i nemici ivi aspettando . 327
ove poi giunti per diversi calli ,
subito Ottavio sbucò loro addosso
con sì crudel tempesta di cavalli , 330
che la vanguardia , ancorchè numer grosso
d' uomini d' arme , e di cavai leggieri ,
tutta si rovesciò nel vicin fosso . 333
Gli altri temendo incontri così fieri ,
tosto raccomandar la lor salute
alle fedel calcagna de i destrieri . 336
e fecer ben : perchè talor le acute
lance dan morte , ed al parer dei savi ,
la vita è una bellissima virtute . 339
alla barba de i Turchi e degli Schiavi ,
che per natura timidi , e codardi
vanno a farsi ammazzar per parer bravi . 342
Quel giorno , essendo sotto gli stendardi
di Ottavio il Cavalier Don Mecenate ,
tra i primi Capitani , e più gagliardi , 345
poichè cento persone ebbe stroppiate ,
ed a cento altre forato la pancia ,
e cento alfane a terra rovesciate ,[*] 348
riportò in campo , e non fu miga ciancia ,
due dei miglior guerrier , e dei più forti
ambo infilzati in una stessa lancia ; 351
che i meschin , non essendo ancora morti ,
venivan maneggiando or gambe , or braccia ,
e si dolean tra lor delle lor sorti . 354
Or mentre i vincitor davan la caccia
a i vinti , a cui fortuna empia e ritrosa
avea voltato la matrigna faccia , 357
i prigion , che vedean quasi ogni cosa
gir in ruina , posta giù la soma ,
ver Bolona truccar per la calcosa . 360
il che fu causa , che abbattuta e doma
la superbia di Antonio , si facesse
l' accordo poi tanto dannoso a Roma . 363
Ma non si eran le spade ancor rimesse ,
che Mecenate ad infilzare il resto
tornando , ci patì qualche interesse : 366
perocchè l' elmo gli fu rotto , e pesto ,
e foratogli un braccio da una polza
con viso sen partì grinzo , ed agresto . 369
Così gira fortuna e fugge , e stolza !
Basta , che si fe in Modena curare ,
ed in casa alloggiò del Signor Molza . 372
a cui divenne poi sì familiare ,
che in Roma gl' impetrò molte esenzioni ,
e nelle lettre gli scrivea Compare . 375
Aveano i Molzi allor presso a i Rangoni
le antiche case loro , e vi si giva
per certe scale vecchie di mattoni . 378
Quivi continuamente il dì veniva
a visitarlo quasi a concorrenza
chiunque letterato allor fioriva : 381
anzi fin dalla nobile Vicenza ,
vi venne quel Grammatico eccellente ,
che fe fra Gutta , e Stilla differenza . 384
Guarito Mecenate , e già possente
a poter far viaggio , una mattina
quella Città gli fece un bel presente : 387
quindici libre di salsiccia fina ,
una rotella tutta lavorata
di una manifatura pellegrina . 390
su la qual con piacer della brigata ,
si vedea la profonda , e larga istoria
del già Potta di Modena intagliata . 393
Ma il don , ch' egli ebbe per sempre in memoria ,
e che sen valse , che , com' uon di corte
poco temea l' autorità Censoria ; 396
fu in una cassa ben serrata , e forte ,
fra molt' alga marina , intorno a cento
maschere Modenesi di più sorte , 399
di che soddisfattissimo , e contento ,
tornando a Roma , fece aggiunger poi
la barba a molte , ch' eran senza mento . 402
Scrivon che più di un giorno , e più di doi ,
per veder quelle maschere di gesso ,
durò la calca de gli amici suoi ; 405
ond' io non sò perchè con gli altri appresso
chiari inventor di qualche bel mistiero ,
da Polidor Virgilio ei non sia messo : 408
perocchè ( a dir quel poverel del vero )
si trova per scritture di molt' anni ,
che Mecenate in Roma fu il primiero , 411
che v' introdusse il mascherar da zanni .
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V I T A DI MECENATE

PARTE QUARTA .

ARGOMENTO .

Ottavio , Antonio , e Lepido fan pace ;
Poi si spassano in Roma a tagliar teste :
Ma perchè Bruto in arme a lor non piace ,
Gli danno addosso , ed egli è nelle peste .
Mecenate si mostra uomo capace
In ogni affare sì , che il credereste
Pieno di senno , e pur ei guida male ;
E il suo getta ai Poeti lo stivale .
Se fin sul mar là dietro al Paradiso
Terrestre , dove il Sole ogni mattina
Le man si lava , e 'l sonnacchioso viso ; 3
se fin dove la Sera poi declina ,
cacciatosi di capo la berretta ,
a dar la buona notte alla marina , 6
e se per dove il dì corre a staffetta ,
sgozzato dalla sete , e pien di scorno
di aver rotto per strada la fiaschetta ; 9
dico , che se girai cercando intorno ,
per dir in tre brevissime parole ,
l' Oriente , l' Occaso , e 'l Mezzo giorno , 12
Non troverai , per quanto gira il Sole ,
fra i popoli propinqui , e fra i lontani ,
e sia pur qual nazione esser si vuole , 15
gente , che omai con più maturi , e sani
giudizj abbia i negozj suoi trattati ,
che fer quegli accortissimi Romani . 18
Perchè , per fin nel por nome a i casati
non si mosser giamai senza ragione ,
come vediam ne i Lentuli , e Torquati , 21
Anzi quel severissimo Catone ,
che censurando , il Mondo avea ridutto ,
che non ardiva pur far colazione . 24
fino a Cajo Mecenate , essendo putto ,
mutò il nome , e 'l chiamò Cajo Malchino
perchè giva disciolto , e scinto tutto ; 27
Recando questo nome pellegrino
dal Greco , come in un sermon d' Orazio
dottamente discorre il buon Lambino : 30
Ma poi cresciuto il putto , e non mai sazio
di aver gente di pezza a cenar seco ,
e non bastava dirgli , Io vi ringrazio : 33
che a forza dentro al liberal suo speco
per la toga tirava le brigate ,
dicendo : Io vò , che voi cenate meco . 36
Per quel suo tanto dir : Meco cenate
formandovi una sincope bastarda ,
Roma il chiamò poi sempre Mecenate . 39
Ma torniamo all' istoria , che sol guarda
l' azion , e i tempi , e le dà noja , e tedio ,
se troppo fuor di strada si ritarda : 42
Levato che fu a Modena l' assedio ,
e Decio divenuto un zer via zero ,
che quando vuol dir mal , non ci è remedio , 45
Lepido , Antonio , e Ottavio a un tratto fero
pace tra loro , e senza contenzione
uniti in Roma entrar con viso fiero ; 48
ove fer poi sì orribile occisione ,
che per ogni contrada si vedea
far coi capi degli uomini al pallone ; 51
Nè contra l' ira lor malvagia , e rea
giovar nè sepolture , nè cloache ,
dove qualche meschin si nascondea . 54
Lucrezio il sà , che vivo , e senza brache
fu d' un umida tomba tratto fuori ,
che l' avean mezzo roso le lumache . 57
Solo fra tanti strepiti , e rumori
la vita ottenne in don Marco Serpillo
che fe quel bel trattato de i sapori . 60
Mecenate lo chiese , e a lui sortillo
Ottavio , tanto più , ch' era eccellente
nel gioco , che si chiama Toccatillo . 63
Stanca , e non sazia ancor l' empia lor mente ,
giunser gli avvisi , come messo insieme
Bruto aveva un esercito possente . 66
alla cui nuova , a guisa di chi teme ,
Lepido si fe smorto , e torse il collo ,
che parea proprio una zucca dal seme . 69
Ciò visto Ottavio , e volto a Quinto Frollo ,
Costui , disse , si muor , mettil di grazia
nell' aceto rosato un poco a mollo . 72
In tanto avendo già per la Dalmazia
con tre legion Turpilio innanzi spinto ,
( Turpilio , che alle donne era in disgrazia , )
e con tutto l' esercito distinto
marciava dopo in forma di battaglia ,
di armi , e di ricche vesti ornato , e cinto , 78
sopra un bajo corsier coperto a maglia
sol per affrontar Bruto , e far di nuovo
del buon sangue Latin correr Tessaglia . 81
benchè in Appian tutto il contrario trovo ,
cioè , che avea la febre , e giva scarco
di armi , e che appena avria succhiato un uovo . 84
Ma non dice ei però , nè men Plutarco ,
nè Tranquillo , nè Tacito , nè Festo ,
nè gli altri , che or per brevità gli varco , 87
che Mecenate mai gisse con questo
vittorioso esercito Romano
oltre le due fortezze Abido , e Sesto . 90
Con tutto ciò Lattanzio Firmiano ,
mosso e fondato sull' autoritate
di Cajo Plinio , e d' Albio Albinovano ,[*] 93
scrive , che in questa guerra Mecenate
con un Roncon da siepe , andava innanti
sfrattandosi da torno le brigate ; 96
che resse intiera una legion di fanti
e in tutta quella guerra egli intervenne ,
e sfidò Bruto , e gli tirò coi guanti , 99
Quel dì , che poi d' un colpo di bipenne
partì la testa , e diè gli ultimi guai
a Tullio Cimbro , che affrontar lo venne . 102
benchè egli prima l' ammonisse assai ,
con dirgli : avverti ben , viso di fava ,
che s' io ti ammazzo , te ne pentirai . 105
perocchè Mecenate non usava
Uccider uom di qualsivoglia sorte ,
senza pria dirgli , se si contentava . 108
E così l' ammazzava o piano o forte ,
secondo i patti , che facean tra loro ,
s' intendea calcolato con la morte ; 111
tal ch' essi non patiano altro martoro ,
fuor ch' essere ammazzati da un Poeta ,
che era un morir civile , e con decoro . 114
se ben più facil cosa , e più quieta ,
parve a Licambe un canape nodoso
per sonar de i suoi giorni la Compieta . 117
Mi ha mostro poscia il molto virtuoso
Anton de Ricci nobile scolaro
in un comento antico di Beroso , 120
che Mecenate , quando poi tornaro
i vincitor ver Roma , fu veduto
cavalcar con Augusto a paro a paro : 123
e che avea in dosso il sajo di velluto
di Cimbro , e la celata coi pennacchi
di Cassio , e la manopola di Bruto , 126
che fra tanti Latin , Greci , e Morlacchi
di lui non era il più gentil soldato ,
nè , che avesse i più nobili mustacchi . 129
Fu nell' entrar di Roma salutato
dal sempre venerabile Pisone ,
che gli offerse se stesso , e 'l suo casato ; 132
il che fer parimente in processione
tutti i Lentuli , e i Fabj , che nel fiume
non entrar dell' arguto Culeone , 135
ch' esser , dicea , fuor del Roman costume ,
l' offerir ad un sol tanti minuti ,
che bastava la specie di un legume . 138
Or essendo i tre Satrapi venuti
a divider fra lor questa gran torta
del Mondo , ove i boccon son conosciuti , 141
senza altrimente oprar coltello , o storta ,
ciascuno in mano il pezzo suo pigliosse ,
sebben la linea nel partir gì torta , 144
onde Lepido fu , che pria si mosse
per rubbar un boccon delle altrui parte :
ma ci lasciò li denti , e ci si cosse : 147
Nella cui briga , perchè rotto a Marte
fu l' elmo , onde portar glielo convenne
a Vulcan , che era mastro di quell' arte . 150
finchè egli alla bottega se lo tenne
(Che 'l tenne un pezzo per la sua mercede)
la bella Europa guerra non sostenne : 153
E Mecenate anch' ei perciò si diede
all' ozio , alla quiete , e al banchettare
con certi amici della buona fede , 156
quasi Poeti tutti , a cui suol dare
il Ciel liberalissima dispensa
di non aver mai roba da sguazzare . 159
Ma con questa occasion di essere a mensa ,
me ne girò toccando qualche tasto
del viver suo miglior , che altri non pensa . 162
ei di natura fu di poco pasto ,
ma il poco il volea buono , e ben condito ,
non crudo , e men dal fuoco molto guasto . 165
Mai trovato non fu senza appetito ,
nè seppe mai , che fosse indigestione ;
l' arrosto molto amò , ma più il bollito . 168
Ecco se avanti gli venia un cappone ,
per procedere in ciò magistralmente ,
ei gli spogliava subito il giubbone . 171
dove facea veder minutamente
l' epidermo , il panniculo , e la cute ,
da Notomista pratico , e valente . 174
Prese poi quelle pelli , ed involute
in certo saporetto , il qual veniva
per l' Ocean di là da Calicute , 177
soavemente la sua bocca apriva ,
e subito con dir passa , e trapassa ,
e per arte , e per parte le inghiottiva . 180
Mai non usò d' inverno carne grassa ,
tanto gli dispiacevan quei ditali
di sevo , che pel gel si stringe , e ammassa . 183
poichè alla barba de i nostri spedali ,
non eran anco a mensa de i Romani
comparse le forchette artificiali . 186
Di raro a pranzo si finia tre pani ,
e gli dava la vita un piatto opimo
di raviuoli in brodo di Fagiani . 189
Bevea pieno un bicchier da sommo ad imo
tre volte a pasto ; il primo era vin mondo ,
l' altro senz' acqua , e 'l terzo come il primo .
quinci rivolto con parlar giocondo
solea dir agli amici : or quale ingegno
non fe diserto un calice fecondo ? 195
Tutti allor rispondean , quasi ad un segno :
ergo bibamus con allegro viso ,
e giva attorno un anfora di legno , 198
recata quivi con prudente avviso ,
perchè i Poeti in quel furor di vino
avrebbero spezzato a tutti il viso . 201
Quì cantò sulla lira il Venusino :
O nata meco , essendo in Consolato
Mallio ; col resto in grazia di Corvino . 204
Nè essendo ancor da tavola levato ,
che per l' orecchie avviticchiate , e sode ,
tenendo il vaso verso il Cielo alzato , 207
compose ancor quell' altra gentil lode :
Dove , Bacco , mi porti , or che son pieno
del tuo liquore , e canto l' altrui lode ? 210
Così vivean quei fortunati appieno ,
finchè colme di vin le fauci interne
si versavano il resto giù pel seno : 213
anzi le tazze Massiche , e Falerne
li riduceano a tal , che parea a tutti ,
che una lucerna fosse due lucerne . 216
Al fin le Torte cotte ne i distrutti
chiudean la ricca mensa , perchè a rari ,
dagli Umanisti in fuor , piaceano i frutti . 219
Scrive Plinio , ove tratta degli avari ,
che logrò Mecenate , in far le spese
a i Poeti , una barca di denari ; 222
e che aspramente un Venerdì contese
col proprio Cuoco ; anzi di più si trova ,
che poco ci mancò , che non l' appese ; 225
perch' ei non volle l' ostinato in prova
far quel giorno a Virgilio i maccheroni ,
che per capriccio suo non mangiava ova . 228
Cotanto egli onorò sempre i Maroni !
Nè comportò , che in Corte sua giammai
i lauri fosser rosi da i castroni . 231
Vario Poeta , ch' era ricco assai ,
perchè accettar non volle una collana ,
di essergli mai più amico ebbe dei guai . 234
così già non feci io quando in Toscana
l' altr' jer mi regalò d' un simil dono
Madama Serenissima Cristiana ; 237
che l' accettai come uom , che inver non sono
più pratico che tanto , e per decoro
la porto al collo , e parmi aver del buono . 240
ma qual altro più ricco , o bel tesoro
nascer potea dalla Real Lorena ,
se fin suona il bel nome Arena di oro ? 243
Oh quante volte Mecenate appena
luogo ebbe a mensa ! tanto era il favore
de i dotti , che sedean con esso a cena ! 246
Oh quante volte dalle dita fuore
traendosi l' anel , che avea di or fino ,
( segno di Cavaliere , o Senatore ) 249
lo lasciò in pegno a un oste suo vicino ,
per Quinto Orazio Flacco , che perduto
avea giocando coi compagni il vino ! 252
Mai fuor di casa uscir non fu veduto
senza una mandra di Poeti intorno ,
ciascun ( la sua mercè ) grasso , e lanuto ; 255
Talchè per Roma ogni cantina , e forno ,
al passar di sì dotta compagnia ,
gli s' inchinava , e davagli il buon giorno . 258
Dice Salustio , ch' ei tenendo spia
per tutta Italia , sapea quali , e quanti
facevan profession di Poesia ; 261
e che a ciascun di lor ne l' Ognissanti
mandava , in vece di tributo e dono ,
una fiasco di Trebbiano , e un par di guanti . 264
Quasi volendo dir , che 'l dotto , e buono
Omer bevendo spesso , e poetando ,
giunse , dove altri mai giunti non sono . 267
Si facea sempre da un Liberto , quando
mangiava , i fatti recitar di Achille ,
per porgli a paragon con quei di Orlando : 270
e fu sentito mille volte e mille
dir sospirando : Ahi tu che là sù tuoni ,
e quà giù mandi folgori , e faville , 273
che non mandasti a un tempo tai bravoni ?
Oh che fora piacer stato a vedelli
sotto Troja attaccati a mostaccioni ! 276
Non sol si dilettò de i libri belli ,
e di udir quei pasciuti suoi Poeti
cantar , come le allodole , e i fanelli ; 279
ma compose ei così leggiadri , e lieti
versi , che quando giunsero in Parnaso ,
le Muse i fer passar sopra i tappeti . 282
Nondimen l' eccellenza del suo naso
solo il Tragico stil si avea proposto ,
onde n' ebbe a seguir . . . . . . sentite il caso !
quando la Circe , ch' egli avea composto ,
nobil Tragedia in cinque atti divisa ,
fu recitata , per ferrare Agosto , 288
tanti si pisciar sotto dalle risa ,
e tanti pianser poi l' altrui ruina ,
che non potè finirsi a nulla guisa . 291
Perocchè ad innondar si fu vicina
Roma , cotanto il Tebro era cresciuto ,
per la pioggia del pianto , e della urina . 294
Quantunque il Lazio tutto , che venuto
era a veder questi Romani spassi ,
fosse fuor delle porte ritenuto ; 297
Ond' ebbe Augusto a dir : Se mai più fassi
o Comedia , o Tragedia di costui ,
fate Roma allargar tre mila passi . 300
Questa sì grande iperbole , di cui
si sia non so , l' istorico secreto
la scrive , e me la dà per cosa altrui . 303
onde non è miracol , se 'l Mureto
non la vide giammai , nè forse manco
( Dio gli dia pace ) il Cardinal Sirleto . 306
Io trovo innoltre in un mio libro bianco ,
ove son di Pittagora , e di Archita
i versi , che già fer cantando in banco , 309
scritta in forma di epitomi la vita
di Augusto , e ciò , che scrisse a Mecenate ,
in quella lettra sua così forbita . 312
ove con certe voci profumate
l' Idol lo chiama della politezza ,
anzi il model delle cose attillate . 315
Nè Roma , allor ch' era in suprema altezza ,
tanto mai si vantò , perchè guidava
questo Mondo asinon per la cavezza , 318
quanto del modo del vestir che usava
questo giovan leggiadro , che ogni mane
con certe pianellette a scaccafava , 321
e con le sue braghesse Veneziane ,
con giubbon fatto a scacchi ed a rosette
giva a impetrar da Augusto a i dotti il pane . 324
portando poi le vesti così nette ,
che dai Padri Coscritti fu chiamato
il gran dissipator delle scopette . 327
Dicon , che un dì trovandosi macchiato
il sajo , ne pigliò tanta passione ,
che certo era per dar nel disperato , 330
se Ottavio non facea risoluzione
di mandargli Boezio fin in casa ,
con quel suo libro de consolatione . 333
Vi è gran contrasto s' ei portava rasa
la barba , o lunga , s' era rossa , o nera :
ma l' ultima ai Grammatici è rimasa : 336
Seneca , e Svetonio dicon , ch' era
di un color , che tirava nel carfagno ,
ma questa opinion non s' ha per vera ; 339
perchè Jandon , e Olimpiodoro il Magno ,
nella question centesima seconda
narrano , e dicon di pel di castagno . 342
Ma questo non mi par , che corrisponda
con quel ( voi m' intendete ) de honestate ,
dove al fermo si tien , che fosse bionda : 345
anzi perciò si dice , che l' Abate ,
e Scoto nell' uscir giù delle scuole
si dier mentite , e fero alle sassate . 348
E queste , che io vi conto non son fole ,
e se nol dicon gli altri , avvien perchè io
dico le cose , e gli altri le parole . 351
Ei bisogna trattar con mastro Oblio ,
che ha la stampa Letea d' Elogj piena ,
chi l' altrui vite ha di narrar desio . 354
E ci vuole un buon mezzo a corlo in vena ,
come sarebbe a dir Monna Invenzione ,
che gli caccia i concetti dalla schiena : 357
ma costei , che a pochissime persone
si degna , e che non vuol , che le si faccia
intorno da certi uomini il buffone , 360
già di lontan mi accenna , che io mi taccia ,
finchè altrove a proportela più bella
chiamata se ne và con miglior accia . 363
Ben promette tornar pria , che di sella
giù smonti il Sol a far lieto , e giojoso
il fin de sta mia istorica Novella . 366
Ed io le offro all' incontro un prezioso
esordio , onde ne porti il capo ornato ,
e di più farle un abito pomposo 369
di un bel drappo elegante , e figurato .
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V I T A DI MECENATE

PARTE QUINTA .

ARGOMENTO .

O Cicisbei , di quanto mal cagione
In ogni etade foste , in ogni loco !
La vostra tresca fe d' Ilio un carbone ,
E or minaccia a Perugia un brutto gioco ;
Perchè di Cleopatra il civettone
Diventa Antonio ; Fulvia sputa foco ,
La guerra accende , e sono troppo bravi
Del Poeta i degnissimi Proavi .
Or poichè il vostro Cittadino , e Vate ,
deve di voi cantar le alte ruine ,
in questo elogio suo di Mecenate , 3
superbe mura , che tra dure spine
sepolto aveste il vincitore del Mondo ,
che vi tornò sì belle , e pellegrine , 6
se nel fil della Istoria io non rispondo
talor col vero , o che la debil vena
mi manca , o che non tocco appunto il fondo , 9
piacciavi in cortesia , non già per pena ,
ma sol per farmi motto leggermente ,
darmi di un vostro sasso nella schiena . 12
Sapete ben , che io non vi fui presente ,
come voi , nè in concreto , nè in astratto ,
sicchè tener potessi il tutto a mente . 15
Già tornato l' esercito , e già fatto
per la Vittoria altiero , e temerario ,
chiedea per forza , quanto era di patto . 18
cioè le terre in preda , che nel vario
gioco di Marte a lui furon promesse ,
e ne avea sulle spade l' inventario . 21
Vedeansi in tanto uscir da quelle istesse
città le genti , e tragittarsi a Roma ,
le povere bagaglie insieme messe . 24
vedeasi il padre scalzo , e colla chioma
sparsa , la madre dietro all' asinello ,
e i bambin , che dormian sopra la soma ; 27
che per raddirizzarla avean da quello
canto più lieve aggiunto le galline ,
e 'l gatto , ch' era chiuso in un crivello . 30
Poi giunte a Roma squallide , e meschine
givan gridando : Oimè ci si fa torto
contra le umane leggi , e le divine ! 33
che non siam miga noi color , che han morto
Cesar , che meritiam pena sì ria ,
nè dato a Bruto abbiam passaggio , o porto . 36
Così a quanti incontravan per la via
uomin di gravitade , o di maneggio ,
chiedean mercè , gridando tuttavia . 39
E ci fu un Marco Querulo da Reggio ,
che abbracciò Mecenate ne i ginocchi ,
e non volea lasciarlo , ch' era peggio , 42
Pietà , dicendo , almen di noi ti tocchi ,
esposti alle rapine , alle vergogne ;
Deh cacciati due lagrime dagli occhi ! 45
Ed egli : in van ciò , paesano , agogne ,
perchè io non piango mai , se per ventura
non mi schiaccio su gli occhi le scalogne . 48
Piangi dunque da te la tua sciagura ,
che io non me ne diletto , e te le butte ,
e meco perdi il tempo , e la fattura . 51
L' esercito fra tanto avea ridutte
le cose ad una aperta sedizione ,
e minacciava con parole brutte . 54
vedendo intorno alla distribuzione
delle Cittadi Ottavio ir lento , e tardo ,
quasi avesse a quei miser compassione ; 57
E crescendo il furor senza riguardo ,
Nonio , che a Ottavio volea far la scusa ,
fu battuto da lor più fin , che un lardo . 60
ma al fin quella terribile , e confusa
militar sedizione ebbe il suo intento ;
che ove è la forza , la ragion non si usa . 63
Pur di quei , che predaron Benevento ,
streghe ne diventar la maggior parte ,
benchè alcun dica , che non fur trecento . 66
Fra diciotto Città fur dunque sparte
quell' empie schiere , di che il popol lieto
di Roma , Ottavio ringrazionne , e Marte . 69
Era già il Mondo presso che quieto ,
e di Bruto , e di Cassio , essendo morti ,
altro non si sentia che puzza , e fieto ; 72
e già Sesto Pompeo ne i ricchi porti
della grassa Cicilia avea i suoi legni ,
fuor del mar tempestoso a tempo sorti . 75
Per tutto si facean scommesse , e pegni
che era per tornar presto il secol di oro ,
con tanta pace ognun godea i suoi Regni . 78
e quasi ogni otto dì nel Roman foro ,
o si facean commedie , o mascherate ,
od in forma di caccia usciva il toro , 81
ma però con le corna insaponate ,
che così costumar quei padri prischi
di assicurar le stitiche brigate . 84
Nondimen si correan di brutti rischi :
di che Don Mecenate non ben pago ,
che in odio i giochi avea di sangue misti , 87
e del voler di Ottavio anche presago ,
ch' era in ogni stagion non men , che fusse
Valerio , di piacere al popol vago . 90
di Grecia in Roma , e di Africa condusse
tanti Istrioni , e Mimi , e Parasiti ,
che l' antica allegrezza in lei ridusse . 93
Talchè solo a le feste , ed ai conviti ,
ed a far cerimonie , e usar creanze
parean rivolti i nobili appetiti . 96
anzi per tanti giochi , e tante danze
più non sapean cacciar mano alle spade ,
se non ballavan pria quattro mutanze . 99
E levata era via quella viltade
d' inchiodarsi sul capo la berretta ,
che altrui non fosse tolta per le strade , 102
e quasi in ogni picciola casetta ,
accordate le Cetere , e le Pive ,
si sentiva cantar la Gerometta . 105
Ma le menti degli uomini cattive ,
che tenean l' armi ascoste sotto al manto ,
e dell' odio civil non eran prive , 108
condusser Lucio Antonio , e Ottavio in tanto
sdegno fra lor , mercè di un ambiziosa
donna , che Italia ebbe a tornare in pianto . 111
Perugia il sa , che ancor nella rugosa
fronte serba i vestigj di quel fiero
incendio , che col tempo ardè ogni cosa . 114
Non potea Lucio , di natura altiero ,
trovandosi quell' anno in Magistrato ,
veder Ottavio in sì felice Impero ; 117
e però contra lui già si era armato ,
sol dal furor di Fulvia , empia , e bestiale ,
moglie di Marc' Antonio fomentato . 120
Costei sentendo , che altri il suo Cotale ,
id est , il suo marito si godea ,
( Buone persone , non pensate male ) 123
e che ancor Cleopatra se lo avea
tirato in casa in quello appartamento ,
che ha la porta attaccata alla Moschea , 126
impazzia di dolor ; ma più tormento
le era vedersi intanto spigionate
le proprie case , aperte all' acqua , e al vento .
ma perchè alquanto si erano invecchiate ,
ed avean sotto un magazzin di aringhe ,
io per me ne fo scusa a le brigate . 132
Nè ti pensar però , che ciò mi finghe ,
e sia quest' Episodio un di quei forse ,
che vi stan rappezzati con le stringhe . 135
Plutarco il dice . Or senti quel che occorse !
Lucio , che non sapea le astute trame
del guerreggiar , venne in Perugia a porse . 138
Città , che in ver non so se me' la chiame
o famosa , o affamata : che l' altro anno
la fama ebbe a morirci dalla fame . 141
Quì lo rinchiuse Ottavio , se non fanno
error gli Annali , con perpetua fossa ,
più tosto per fargli utile che danno ; 144
perchè avea Lucio allora un pò di tossa ;
La lunga dieta gli asciugò il catarro ,
e gli risolse ogni materia grossa . 147
Ma già veggo apparir , mentre ciò narro ,
i guastator contr' ogni caso reo ,
coperti da testudine , o da carro , 150
non lunge al mur , che poscia arse , e cadeo ;
ed han per scorta quindici bandiere ,
di ch' era Colonnel Mario Ventreo , 153
Il qual per esser grasso , e per avere
nella sinistra natica un bisciolo ,
sudava tutto , e non potea sedere : 156
ma pur si giacerà su 'l verde suolo
senza guancial per l' onorate mani
di un di quei dentro , e forse a un colpo solo ;
Avvenga , che oltre a i fanti Antoniani
la Città militava sotto a un pajo
de i suoi più valorosi Capitani . 162
l' un de i quai si chiamava il Capucciajo
degli African Calossi , l' altro il Ciuco
de i Manganelli antichi del Verzajo . 165
ambi guerrier sine fallacia , e fuco
ambi arrischiati , e bravi quanto il Sole ,
se bene il Sol si ficca in ogni buco . 168
Cavossi a sorte , come far si suole
fra quei che son di etade , e di bravura
e di onor pari , e pari ancor di prole , 171
e toccò al Manganel l' alta ventura
di essere il primo a dar sopra 'l nemico ,
e farsi conto ad ogni età futura . 174
Tenea costui di quel valore antico
di quei gran bravi , che sfidaro il Cielo
e si pensar mezzarlo[*] come un fico . 177
Misero ! a che provar l' ardente telo ,
temerario Tifeo , pazzo di ardire ,
a non temer di Giove irato un pelo ? 180
L' arme del Manganel , già sentii dire
dal bisavolo mio , che l' avea inteso
dall' avol suo più volte riferire , 183
era un baston di smisurato peso ,
e una giornea di schiena d' Elefante ,
con un gran coltellaccio al fianco appeso ; 186
Onde io pensando vò , che un tal sembiante
avesse già quel celebrato in versi ,
quel gran pezzaccio d' uom detto il Morgante . 189
Costui con longhi crin neri , e dispersi
per l' ampie spalle , e pel mostaccio adusto ,
e con barba annodata in mille versi , 192
si movea sopra il minaccioso busto ,
che senza il capo era due canne appunto ,
e col capo due canne , e un sesto giusto . 195
Già sotto il mur l' esercito era giunto ,
quando , aperto il porton degli Sperelli ,
ei saltò fuor co i suoi soldati in punto . 198
Sagrificato pria sopra i rastelli
dell' armi un toro ad Ercol protettore
de i ben ferrati , e saldi manganelli , 201
poi da soldato , e generoso core ,
visto il nemico appresso , alzò la mano ,
indi la lingua sciolse in tal tenore . 204
O valigion da tozzi , o Capitano
panciatico , pancion della Trippalda
tu menti per la gola esser Romano ; 207
perchè i Roman non portano una falda
di ceroto alle natiche impiastrato ,
se affrontar vanno un' ordinanza salda . 210
Perchè il petto ferito è sol lodato ,
e non la schiena , talchè il tuo groppone
mostra che con le chiappe hai guerreggiato . 213
pur io ti porto un utile unzione ,
cioè Grasso di quercia , colto a Luna ,
o vogliam dir sudor d' esto bastone ; 216
che se sul capo io te l' appicco , o ad una
tempia , mai più per qualsivoglia offesa
tu non sei per sentir doglia veruna . 219
Sorrise il buon Roman , la burla intesa ,
poi disse : non saltiam di palo in frasche ,
ma stiam nella metafora , che hai presa . 222
Tu che il medico fai , ma l' arte infrasche ,
ove hai per cacciar sangue la lancetta ,
capitan Merendon de i Mangialasche ? 225
E fu il dir , e 'l tirargli una saetta ,
quasi ad un tempo : ma tra il fianco e 'l braccio
senza nulla ferir sen passò netta . 228
Non so , se mai di state alcun cagnaccio
visto hai , quando una mosca lo molesta ,
e l' assalta , e lo punge , e gli da impaccio , 231
alzar la disdegnosa irata testa ,
e lanciarsi ove aver spera fra denti
la stridula nemica al fuggir presta . 234
tal con occhi rabbiosi , e d' ira ardenti ,
spiccò il fier Manganello un leggier salto ,
mentre par che il nemico altr' armi tenti . 237
Ed alzato il baston , sbuffando in alto ,
mostrò , ch' esser dovea con sì fier atto
questo primo e ad un tempo ultimo assalto ; 240
perchè quel capo incaparbito , e matto
nulla stimava , tanto era cocciuto ,
le bastonate , perchè dan di piatto . 243
Ma si fu con suo danno indi avveduto ,
che in ogni rissa , tra il capo , e il bastone ,
il battente è più forte che il battuto ; 246
benchè il Dottor Celata , e 'l Morione
tentasser di produr certe difese ,
per render vana questa decisione . 249
Di un colpo adunque morto lo distese ,
e l' alma sbucò fuor sola , e mendica
svaligiata del corpo , e d' ogni arnese . 252
Cacciossi tosto poi fra la nemica
gente il fier Manganel , come uno avaro
villan , che batte l' annebbiata spica . 255
Il che vedendo i guastator , voltaro
tosto le spalle , e nel squadrone armato
dier degli amici , e in guisa lo trattaro , 258
che pareva un Virgilio squinternato ,
che fra quei dell' Eneide ci avesse
i Georgici versi ancche intricato . 261
Sopraggiungendo poi l' ardite , e spesse
schiere de i Perugin , già sparsa , e rotta
la falange Romana in fuga diesse . 264
Vedendo Ottavio ciò , che si era allotta
messo a mangiar , saltò fuor delle tende ,
con mezzo porro in mano , e una pagnotta . 267
E tosto , acciò la brutta fuga emende ,
vi spinse il Colonnel Don Mecenate
tutto abbigliato di pennacchi , e bende . 270
il quale con parole , e con stoccate
frenò la fuga , e fe voltar la faccia
a quelle genti , rotte , e spaventate . 273
Indi a tornar per la medesma traccia
sforzò il nemico , ma non però tale ,
che mostrasse di aver rincalza , o caccia . 276
Il resto poi del dì fu feriale ,
ma i Perugin portar dentro le mura
tante zappe , piccon , bidenti , e pale , 279
cadute nel fuggir per la paura
di mano a i guastator , che ne fer poi
la ferrata fortissima , e sicura , 282
che anco in memoria di quei primi Eroi
cinge d' intorno la superba Fonte
di piazza , e i bronzi , e i freddi marmi suoi .
Intanto Ottavio ritirossi al ponte
del Tebro altier , perchè gli parve il gioco
passato con felice , e ardita fronte . 288
e lodò Mecenate anche non poco :
poi la sera accostar fatto una cassa
da Campo , a mensa gli diè il primo loco , 291
e la prima scodella , e la più grassa .
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V I T A DI MECENATE

PARTE SESTA .

ARGOMENTO .

Loda la Corte un tantinetto , e poi
Rivolge i carmi il Vate al fiero Marte .
Entra nel Concistoro degli Eroi ,
Onde il destin della Città si parte ;
O Perugini , proverete voi
Che alla fortuna mel contrasta l' arte ;
La Balistisca tutta , e la Meccanica
Di Ottavio sol vi frutterà una manica .
Poichè senz' adoprar altr' acqua forte ,
m' accorsi aver purgato le budella
nel corrosivo aceto della Corte , 3
e che secche , e girate a la fusella
potean servir per corde ad ogni degno
leuto , tocco da man dotta , e snella ; 6
tosto sul mal gradito , e curvo legno
le accomodai della mia Tosca lira ,
e le sonai con l' arco del disegno . 9
Dannando il secol brutto , e che sol mira
all' arche , che omai crepan di tesoro ,
e la nuda virtù piange , e sospira . 12
contrario in tutto al secol di coloro ,
di cui cantò già il gran Marone , e Flacco
colla lira di argento , e 'l pletro d' oro : 15
nè l' un , nè l' altro mai si vide stracco
in lodar quei Signori , e ci avrian messo
più roba assai , se più capiva il sacco . 18
Ond' io benchè appo lor paja l' istesso ,
che suol parer notturna luccioletta
al lume immenso della Luna appresso , 21
pur volentier ne parlo , e mi diletta
raccontar quegli Eroi , che già in Parnaso
fur da i Poeti portati a staffetta . 24
dove vestiti di velluto , e raso ,
le dotte Muse i fer passar per l' Orto ,
acciò mai non vedessero l' Occaso . 27
Con cui soleva andar anco a diporto
Don Mecenate , poi ch' ebbe renduto
lo stocco a Marte , e l' arcobugio corto . 30
sebben poco allor questo era tenuto
arme da galant' uom , pur stando a mensa
quella sera al gallon gli fu veduto . 33
donde poi che riposti alla dispensa
furono i tozzi , e gli avanzati torsi ,
che in Corte altrui si dan per ricompensa , 36
si fecer molte dispute , e discorsi
intorno a quella guerra , essendo quivi
del Campo i maggior Principi concorsi . 39
E fu concluso pur di attender ivi
a por l' assedio , come quel partito ,
che aver per fame fa i nemici vivi . 42
perchè le Città forti assai di sito ,
si burlan delle lance , e delle spade ,
che 'l lor mortal nemico è l' appetito ; 45
e sianci pur denari in quantitade ,
che là dove non è farina , o pane ,
nè in amor vi si sta , nè in caritade . 48
Fu dunque risoluto per la mane
di dar l' assalto al mur da quella parte ,
che vagheggia del Tebro le fontane ; 51
e ciò con militare astuzia , ed arte ,
che mentre eran le genti a quella grande
difesa intente , e su pel muro sparte , 54
alla porta Turrena con le bande
de i Corsi , i guastator giungesser prima ,
che 'l Sol s' avesse messe le mutande ; 57
e quinci con perpetua fossa , ed ima
cavasser fin a Porta Transimena ,
e porta Boreal , ch' era più in cima ; 60
E Mecenate intanto nell' amena
valle di Jano armato si fermasse ,
a mirar la battaglia , di error piena ; 63
e là dove il soccorso bisognasse ,
tosto movendo i suoi valenti , e freschi
commilitoni andar non ricusasse . 66
Avea costui tre mila Romaneschi ,
col terzo di Toscana , e a questa gente
aggiunto un reggimento di Tedeschi . 69
D' assaltar poi la porta d' Oriente
fu commesso ad Agrippa , e al Colonnello
Cornelio Dolabella adolescente . 72
questa , che or porta d' Oriente appella ,
E` l' istesso porton , che fu da poi
dalla spera del Sol detto Sperello . 75
Petreo fra tanto , un de i famosi Eroi
di quella età , dovea spingere innante
a porta Marzia co i Soldati suoi : 78
posciacchè l' altra , a questa non distante
un tratto d' arco , esser dovea assaltata ,
da Ottavio stesso nel medesmo istante : 81
Avvenga ch' egli per far cosa grata
a i nobili Roman , ch' eran l' altrjeri
venuti , per guastar questa porrata ,[*] 84
se le avea eletta più che volentieri ,
seco avendo Rutilio , e 'l gentil Cajo
Vibio , che andar fa i nostri Vibj alteri . 87
Durato quel consiglio era un buon pajo
d' ore , e già lo Dio Morfeo s' avea tratto
per girsene a dormir le brache , e 'l sajo , 90
quando d' accordo quei Signori , a un tratto
levati sù tornar ver le lor tende ,
a dormir chi di taglio , e chi di piatto . 93
Quì da molti Plutarco si riprende ,
che vuol , che questi sino al mattutino
vegliassero a dar sesto alle faccende . 96
perchè si legge nel testo Latino ,
che sol fra tanti Diego di Siviglia
attese al gioco , e Gian Petit' al vino . 99
Ma poichè l' ore , attissima famiglia
del Sol , gli appresentaron nel Cortile
di Oriente il Caval con Sella , e Briglia , 102
se ben parea , che oltre l' usato stile
tardasse a cavalcare , essendo giunto
per gir seco alla staffa il verde Aprile , 105
tosto quel grand' esercito fu in punto ,
e si mosse partito a schiera , a schiera ,
per adempir quel greve carco assunto . 108
Giva dinnanzi la Real Bandiera ,
coll' Aquila nel mezzo monachina ,
cioè di penna , verbi gratia , nera . 111
Quella di Agrippa tutta era turchina
con una scarpa d' or da podagroso
tagliata , ma con trinci da dozzina . 114
Petreo giovane illustre , e valoroso ,
nella sua bianca insegna avea dipinto
un lambicco da far l' olio petroso . 117
Così venia l' esercito distinto
con tanto ardire , e tal valor , che molti
scrisser per fin a Roma , che avean vinto : 120
ma pian , che ancor i bracchi non son sciolti :
Lucio saputo ciò la notte istessa
da certi rifuggiti entro raccolti , 123
accommodata avea sul muro , e messa
di ogni arme da lanciar copia infinita ,
che minacciava altrui la morte espressa . 126
ordinando anche a pena della vita ,
che ogni donna ad un segno il suo caldaro
vi carreggiasse pien d' acqua bollita . 129
Le cui fervide ciance non han paro
per appiccar altrui la pelarella ,
ma pur la dama non costa denaro . 132
Ottavio intanto già vicino a quella
porta , ove dar doveva la battaglia ,
sicchè dal mur si udiva la favella , 135
tosto gridò : Le scale alla muraglia ,
soldati miei , che aver la precedenza
io mi vergogno contro a sta canaglia . 138
Le cui parole piene d' insolenza
udite da quei dentro , e usar potendo
la difensione di buona coscienza , 141
addosso lor versar così stupendo
numer di sassi , che non poter pure
dirsi l' un l' altro : me tibi commendo . 144
anzi , sepolti tra le rozze , e dure
pietre , agli eredi risparmiar le spese
degli Epitaffi , e delle Sepolture . 147
Rotte le prime Scale , e a terra stese ,
tosto appoggiar si vider le seconde :
e per levar da i merli le difese , 150
con certe Baleariche lor fronde
tiravan contro al mur , ch' era vicino ,
e sassi , e pietre accomodate , e tonde . 153
che ciottoli le chiama il Fiorentino
Boccaccio , con che Bruno , e Buffalmacco
percosser l' invisibil Calandrino . 156
Su queste scale giocavano a scacco
la Morte , e Marte , ed or su quei gradoni
saliva un fresco , or sen levava un fiacco . 159
quì per pedine serviano i pedoni ,
che a questo gioco per pigliare il rocco ,
nè Alfieri , nè Cavai non eran buoni . 162
Si era fermato Ottavio , e come tocco
non fusse a lui , stava ad un arbor piatto ,
colla rotella in braccio , e collo stocco . 165
Poi , mutato pensier , spiccossi a un tratto ,
e venne sopra l' alto egli in persona
colla speranza dello Scaccomatto : 168
Ma non ci ebbe fortuna molto buona ,
perocchè un popol grande era montato
a difender de i merli la corona . 171
Uomini , e donne a i lor mariti a lato ,
di cui sol una ve ne porrò in lista ,
ma non se ne sa nome , nè casato ; 174
se ben per questo ogni scrittura ho vista
del vecchio armario , e quel , che ultimamente
scrive il nostro Pellin , nobil Cronista . 177
Costei , veduto Ottavio , il qual repente
salito su una scala alta di sorbo ,
le trattava il marito amaramente , 180
Che ti venisse , trista grazia , il morbo ,
non ti vergogni appor con questo vecchio ,
disse , che ha guasto un braccio , ed è mezz' orbo ?
E tolto , ov' ella vide in apparecchio
un trombon militar , ripien di molta
pece , solfo , salnistro , olio , e capecchio , 186
Messovi fuoco , se nè andò alla volta
di Ottavio , e ardita glielo diè di botto
nel viso , e replicò più di una volta . 189
talchè con barba arsiccia , e mezzo cotto
il viso , si lasciò gir , a gran rischio
del collo , a ritrovar color di sotto . 192
Levossi da quei dentro allora un fischio
stupendo , che 'l conobbero al colore
del sajo non di panno , o d' altro mischio . 195
e tanto ripigliaro animo , e core ,
ch' ebbero ardir da mille fanti in tutto
perugini , ed esterni , a sortir fuori , 198
assaltando l' esercito ridutto
intorno a Ottavio , il si avea beuto
circa due libre di lardo distrutto . 201
Dove con tal valor fu combattuto ,
ch' ei fu forzato , in mezzo di un squadrone
nemico , dimandar più volte ajuto . 204
e mancò poco a non restar prigione
del Capitan Bardella della Conca ,
e dello Scatenato del Frontone , 207
che fin gli attraversar fra i piè una ronca
e pel sajo il pigliar ; ma loro in mano
sol ne rimase una manica tronca . 210
Benchè il rosso sajon da Capitano
di eserciti quel dì non si avea messo ,
ma un sajo verde di velluto piano . 213
fidandosi , se a sorte egli era oppresso
da i nemici , nel sajo differente ,
sebbene egli era lui , non esser esso . 216
Questa manica poscia , in quel dolente
incendio , che ridusse in Calcinajo
Perugia , allor Città brava , e valente , 219
nel Tempio di Vulcan là dentro a un pajo
di bolge si salvò dal fiero gioco ,
che i sassi ne sudar sin' al Gennajo . 222
e se l' incendio non toccò quel loco ,
fu sol , perchè , secondo il creder mio ,
le fiamme ebber rispetto al Dio del foco : 225
Ma poscia che deposto il giogo rio
dello Imperio Roman tornar le mura
altere , e belle nel terren natio . 228
superbi i Perugin per lor natura ,
fatta poi quella manica allargare ,
sicchè vi entrasse un capo di misura , 231
quel cappuccio ne fer , che suol portare
fra due mazze di argento un uom robusto
avanti il Magistrato popolare , 234
quasi in sembianza di un trionfo giusto ,
per dimostrare a i posteri di avere
fatta prigion la manica di Augusto . 237
Intanto a Porta Marzia un certo Alfiere
avea precipitato giù Petreo ,
che fe tanta ruina nel cadere , 240
che secondo Strabone , e Tolomeo ,
ruppe una spalla a Tito , e guastò un braccio
a Quinto , e spezzò il capo a Carsuleo . 243
Dall' altra banda Marco Quinternaccio
dalla Cartolaria , che avea ferito
il giovan Dolabella nel mostaccio , 246
essendosi anche Agrippa indi partito ,
che pur costui gli avea nell' aggrapparsi
al mur con un matton schiacciato un dito , 249
avvisò Lucio Antonio , che accostarsi
volesse quivi , perchè già dal muro
vedean Don Mecenate avvicinarsi , 252
Che al coraggioso suon di un gran tamburo
con molte insegne , armato da alto a basso ,
se ne venia bravissimo , e sicuro . 255
fatto prima saper , che avrebbe casso
non di una vita , ma di mille , e mille ,
chi avesse osato entrargli avanti un passo . 258
Nessun , dicea , con me faccia l' Achille ,
che al corpo di quest' anima , che ho addosso ,
tel fo volare in atomi , e faville . 261
Io voglio esser il primo : anzi se posso ,
soldati miei , sul mur vedrete or ora
questo pennacchio mio turchino , e rosso . 264
Nè 'l disse invan : perchè senza dimora
giunto al muro appogiò l' ardite scale ,
con stupor di quei dentro , e di quei fuora . 267
perchè di rado a un rischio tal si sale ,
che atteggiar non s' impari dalla morte ,
e far quel salto , che chimiam mortale . 270
Pur ei da Capitano ardito , e forte
sopra vi salse , e cavalcò sù un merlo ;
ma gli furon le staffe alquanto corte . 273
e già mi pare ad ora , ad or vederlo
dar , indi ributtato , un gran stramazzo ,
e voglia Dio , che il Pò non passi il merlo . 276
Su dunque col più molle materazzo ,
dotte Muse , che sia ne i vostri arredi ,
correte pria , ch' ei giunga nello spazzo . 279
Tre lance , quattro ronche , e cinque spiedi
fur , che a un tempo il gettar da un baloardo
col capo in giuso , e verso il Ciel coi piedi : 282
ma il gran Dio di Parnaso non fu tardo
a dargli ajuto , che giù svolti gli occhi
parea una capra , quando rode il cardo . 285
Salvollo Febo , a lui la gloria tocchi ;
basta , che al padiglion fu riportato ,
che tutti scorticati avea i ginocchi ; 288
E innoltre del pennacchio svaligiato ,
però che un figlio d' un dei percussori
di Cesar glie l' avea sul mur levato . 291
ond' ei n' ebbe a scappar del senno fuori ,
che avesse osato un figlio di Perpenna
torgli in testa il cimier dei suoi maggiori . 294
perchè anche , e quasi con l' istessa penna
azzurra , e rossa comparì sul ponte
già contro Orazio il bravo Re Porsenna . 297
Ma io non avrei mai cotanta fronte
di dir , che sia venuta poi l' antica
livrea dei i Perugin da questa fonte , 300
perchè non trovo autore alcun , che 'l dica .
Or poichè si fu mostra in questo assalto
gran tempo a i Terrazzan fortuna amica , 303
avendo fatto rovinar dall' alto
muro infinita gente , e giù distesa ,
e fracassata sul terreno smalto ; 306
con tutto ciò nell' ostinata impresa
la Città stanca , e tutto il dì digiuna ,
stata al fin saria vinta a forza , e presa . 309
se col silenzio in braccio , e in veste bruna ,
coronata di lampade , e lucerne ,
non compariva la notte opportuna , 312
che fece ritirar dalle superne
mura il nemico , e via tornar carpone ,
chi zoppo , e chi portato nelle gerne . 315
Ma quì bisogna per mia defensione ,
pria , che abbia Urania il calamo rimesso ,
rispondere a una tacita obiezione . 318
Che presupposto , come è il vero istesso ,
che dalla privazion dar non si possa
naturalmente all' abito regresso ; 321
Petreo come uscì dunque dalla fossa ,
e con la cassa al cul di Barberìa
sen venne a questa guerra in carne , e in ossa ,
s' egli , e il re Juba , non so che anni pria ,
da Cesar non sperando aver perdono ,
s' ammazzaron fra lor per cortesia ? 327
Dico , che esto Petreo , di cui ragiono ,
non è quel , che spogliato in giubbarello ,
si condusse con Juba a buono a buono : 330
ma ben figliuol di un suo maggior fratello ;
Talchè , ser Momo mio , s' intorno a questo
tu mi riprendi , sei maligno , e fello . 333
perchè così va ben la Glosa , e il Testo ,
così alzan con garbo i cordovani ,
e 'l grillo nel suo buco entra di sesto , 336
e benissimo sta la sella a i cani .
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V I T A DI MECENATE

PARTE SETTIMA .

ARGOMENTO .

Vacilla il muro , ogni torrione cade ,
Manca il coraggio , la speranza e il pane ,
Lucio cede la piazza , e per le strade
Il Popol si solleva e il chiama cane .
Ma il Cappucciai , che sempre odiò le spade ,
Gl' insegna a porger suppliche non vane .
Ottavio dona ai Perugin la vita ;
Ma Perugia dal fuoco è incenerita .
Scrive un autor gravissimo , e discreto ,
che Apollo un dì , pascendo al fiume Anfriso
le vacche , e l' altre bestie del Re Ameto , 3
vide per quelle rive all' improvviso
una povera Ninfa in umil veste
di macilente aspetto , e magro viso , 6
che cavando con l' unghia or quelle , or queste
radici , la meschina si nutria
delle men dure , e al gusto men moleste . 9
Ma il Pastor d' infocata fantasia ,
non mirando a bellezza , o a nobiltade ,
fece sì , che l' indusse a sua balia . 12
e n' ebbe una fanciulla , che all' etade
nostra ancor vive , Poesia si chiama ,
figlia di Apollo , e della povertade . 15
La quale a questa guerra poi invitata
da i fatti egregi , si fermò sul fosso ,
nè si curò tentar quindi l' entrata . 18
porgendo un calamar di lucid' osso
all' Istoria , che dentro era rinchiusa ,
per notar quanto pan si dava al grosso ; 21
aggiungendovi innoltre questa scusa ,
ch' ella era poco amica a quelle genti ,
che altrui guastando van la cornamusa ; 24
Ond' è che non si legge fra i valenti
poeti de sta guerra un picciol verso ,
e ci fur pur sì nobili accidenti . 27
Cavati i fossi , i quai per ogni verso
fur trenta piedi , e cinque ottavi appunto ,
se i computisti non danno a traverso , 30
e intorno al fosso un mur perpetuo aggiunto ,
e sopra al mur da mille , e cinquecento
torri di legno saldo , e ben congiunto . 33
entrò negli assediati alto spavento
che in breve era mestier , chiusa l' uscita ,
dover come i pallon , viver di vento , 36
E fu più notti anche una voce udita
gridar : Misero augel ! che val senz' esca
tagliarti il sopraculo , e la pipita ? 39
Tentiam dunque di uscir , mentre ch' è fresca
la cosa , dicea Lucio , e se morimo
bello è il morir , quando si muore in tresca . 42
E così l' altra man , sceso nell' imo
fosso , e poste le scale all' altra parte ,
ei di tutti a montar la sù fu il primo , 45
con tal valor , che poi l' antiche carte
disser , che non fu lui ; ma che ai listati
stivai di maglia fu scoperto Marte . 48
perocchè gli altri Dei non gir calzati ,
dal Dio Mercurio in fuor , che , perch' egli era
da Norcia , il fer coi zoccoli ferrati . 51
Or attaccossi un ostinata , e fiera
battaglia , che non men di quelle reti
Lucio bramava uscir , che la sua schiera . 54
Quì a un tempo si vedean molti arieti ,
mossi con militar fortezza , e ingegno ,
urtar nelle fortissime pareti . 57
quì gettar si vedean ponti di legno
con macchine uncinate , e grossi travi ,
che davano al salir molto sostegno . 60
Lucio fu il primo , dopo molti bravi ,
presto a cader ; pur , disse ad ogni modo ,
voglio gire a cercar per certe chiavi . 63
Nondimen tuttavia più ardente , e sodo
seguia l' assalto , ed avean quasi preso
due torri , che quì il capo era del nodo . 66
ma Salvideno , a cui toccava il peso
di guardar questa parte , ancorchè tutto
fosse pieno di repole , e ripreso , 69
vi corse , o per dir me' vi fu condutto
sull' altrui braccia , e poco più , che stava ,
il luogo era a mal termine ridutto . 72
costui da mille , o più seco menava
armati di spadoni , e corsaletti ,
e co i pennacchi rivolti alla brava . 75
Sostenner gli Antonian con saldi petti
più di un' ora il furor di quel squadrone ,
come soldati dei migliori eletti , 78
e mostrar di virtù gran paragone ;
ma perchè un certo Mallio Romanesco
dava sul capo senza discrezione , 81
ed anche spinti dal nemico fresco ,
chi cadde nel ritrarsi , e chi discese ,
secondo che gli venne più manesco . 84
Basta , che a molti , a cui scappar le prese ,
dier poscia amica tomba , e sepoltura
i Corvi beccamorti del paese . 87
E ci fu più di un par , che sulle mura
lasciate ambe le man , sen tornò monco ,
e coi guanti avanzati alla cintura . 90
ed altri , avendo un braccio mezzo tronco ,
lo vedevi ir con esso appeso al collo ,
fatto una benda di ginestra , o gionco . 93
Fur messi più di mille al protocollo
dei morti ; ma gran cosa è , che non aggio
letto , che ne morisse alcun satollo ! 96
Ben è ver , ma sia detto senza oltraggio
de i Capitan di Ottavio , a cui fu tolta
l' insegna , morir tutti a disvantaggio . 99
tentossi nondimen più di una volta
di quindi uscir , con valor pronto , e vivo ;
ma sempre essi a sonar furo a raccolta . 102
Se ben correr di sangue un largo rivo
fer delle guardie lente , ed oziose ,
quel dì ch' era a i Roman sagro , e festivo ; 105
atterrando con macchine ingegnose
cento di quelle torri più munite ,
e in poco spazio fer mirabil cose . 108
e , se con tutte le legioni unite
non vi correva Ottavio , il qual trovosse
a caso armato , vinta era la lite . 111
Quel dì con l' arme insanguinate , e rosse
dell' altrui sangue , quanto fosse bravo
Paolo Emilio Scauro mostrosse , 114
che soffrir non potendo il volgo ignavo ,
che si avesse fatto Idoli i Tiranni ,
E il Senato Roman negletto , e schiavo , 117
armato si era a manifesti danni
di Ottavio , e da nemico empio , e feroce ,
stretto addosso gli avea più volte i panni . 120
Or da costui , com' è pubblica voce ,
si tien che sia discesa la Romana
splendidissima Casa Santacroce . 123
ma perchè quì trattarne è cosa vana ,
e acciò non paja altrui , che io voglia in questo
accordar un leuto , e una campana , 126
lasciam la Glosa , e ritorniamo al Testo .
Già il popol per sì lungo , e così stretto
assedio , tutto era dolente , e mesto ; 129
posciacchè quindi uscir gli era interdetto ,
e cadevan di fame le brigate ,
nè in piazza coparia pur un panetto . 132
perocchè i forni , usi a mandar le grate
novelle di pan fresco ai difensori ,
si avean le fredde bocche sigillate ; 135
nè più davan di se cattivi odori
i solitarj destri , usi ogni mane
a ricever le visite , e i favori . 138
Anzi s' incominciò , mancato il pane ,
a dar la caccia a i morbidi Raspanti ,
e alla stirpe gentil di Ruggier Cane . 141
nè ciò bastando , e ruminato quanti
sopra il titol de Edendo han scritto mai
dottori elegantissimi , e prestanti , 144
si posero a studiar , benchè con guai ,
la Topica materia ultimamente ,
ne i lunghi assedj anch' essa utile assai ; 147
e beato era detto fra la gente ,
chi temperar sapeva più trapelle ,
e avea più luoghi Topici alla mente . 150
Ma tutte erano in somma bagattelle :
crescea la fame ; onde a quel fier partito
ricorser , che fe i gridi ir alle stelle . 153
Chiusero i servi in un forte , e romito
serraglio , con dir lor che stando quivi
a bocca aperta usciva l' appetito . 156
ove di cibo , e di speranza privi ,
ma con fame , che roso avria i macigni ,
se ne venian morendo vivi vivi . 159
Ma pria , oh con che preghi i lor benigni
dei supplicar quei mesti , e poveracci ,
di essere almen conversi in tanti cigni , 162
che vissuti sarian ne i proprj stracci !
ma tutte zucche : non si mosse un pelo
l' altezza lor , nè volle quest' impacci . 165
Sol Giunion , mossa da pietoso zelo ,
dicon , che colma d' acqua una gran tazza
lor versò addosso un brindisi dal Cielo . 168
Allor , dice il Querengo , che la razza
de i veri servitor si estinse affatto ,
ond' è , che oggi il servizio si strapazza . 171
Ma non cessò per così orribil atto
la fame : anzi ognor più contra i più fieri
imperversando , gli atterrava a un tratto . 174
e quei , che pur vivean magri , ed interi
parean corpi stillati , o per dir meglio ,
ombre fuggite fuor de i cimiteri . 177
Al fin un dì fu vinto in un conseglio
di dimandar al vincitor la pace ,
per non si far degli ostinati speglio ; 180
confessando ad Ottavio il pertinace
ma ben punito error , che si era lesso
nel proprio brodo , come le spinace . 183
Lucio esser volle Ambasciadore , e messo ;
ma il modo dell' accordo , e come casso
fosse ogni odio fra lor , leggil tu stesso . 186
Appian lo tratta , e pon di passo in passo ,
ed è scrittor famoso oltra i Latini ;
ma se legger non sai , vattene in chiasso . 189
Or ritornato Lucio da i confini
del Campo coll' accordo sigillato ,
nulla fatta menzion de i Perugini , 192
il popol , pien di collera , e stizzato ,
cominciò a dir : Al corpo , al cul , al sangue ,
che questo traditor ci ha assassinato ! 195
e merteria che sta Città , che langue
per colpa sua , che a tal ridotta l' ave ,
il capo gli schiacciasse come a un' angue . 198
Ma il Cappucciar , persona accorta , e grave ,
che in camera era stato alcuni mesi ,
come quasi appiccato , e chiuso a chiave , 201
caduto essendo sotto i gravi pesi
di questa guerra , e tutto si era guasto
la vita , e fracassato i proprj arnesi ; 204
sen venne in piazza , e senza gran contrasto ,
quietò ogni cosa , se ben questi sono
cervei , che spesso si han levato il basto . 207
Consigliò poi , che saria stato buono
di spedir gente anch' essi a quei di fuori ,
e chieder pace , e dimandar perdono . 210
fur dunque eletti cinque Ambasciatori ,
Contulo , Carestel , Carsuccio , e Boco
chiaro per lo splendor de i suoi maggiori . 213
ma però riserbando il primo loco
di quest' Ambasceria , tanto importante ,
a un certo messer Berto Cericoco , 216
che per essere allor primo Mercante ,
le brache non ardian , con riverenza ,
toccargli il cul , che andava sul portante . 219
Costui , giunti che furo alla presenza
del vincitore Ottavio , che sul fido
trono sedea , proruppe in tal sentenza . 222
Quella Città , che ha sì famoso grido ,
non tanto per le Scuole degli Auguri ,
che per avervi tanti bravi il nido , 225
quella , che fe cento , e cent' anni i muri
tremar di Roma , or nella mente entrate
ragion le son , che pace si proccuri . 228
Ottavio , io non so farti altre ambasciate ,
ne arrabbiam dalla fame , come i lupi ,
com' anche ho detto al nostro Mecenate . 231
dico , che questi nostri alti dirupi
raccomandansi a te , per mezzo mio ,
che cinti gli hai di fossi così cupi . 234
Olà , compagni , sempre ho da dir' io ?
Di grazia dica un pò qualch' un di voi .
dì tu , Carsuccio , omai dì sù per Dio . 237
Stava Ottavio ascoltando ad un coi suoi
gran Colonnelli Agrippa , e Salvideno ,
e Vibio , e Mecenate , e altri Eroi ; 240
e sentendo il parlar sì goffo , e pieno
di parole affamate , in tanto riso
proruppe , ch' ebbe quasi a venir meno . 243
Poscia , rivolto con severo viso ,
Ciricoco Demostene , gli disse
in quante parti hai l' Orazion diviso ? 246
Io avea determinato a fil di spade
mandarvi tutti , com' è di ragione
nel crimen della lesa Maestade ; 249
Ma la tua elegantissima Orazione
mi ha così dentro l' anima addolcita ,
che mi ha fatto mutar risoluzione . 252
Quì vi perdono a tutti oggi la vita :
ma , che però fra un' ora costituta
lasciate la Città sgombra , e spedita , 255
siccome indegnamente posseduta
da voi ; sicchè oramai gitene , i miei
Ambasciator , che l' avete saputa . 258
Allor con molte lagrime , ed omei ,
se ne usciro i meschin fuor della tenda :
anzi scacciati fur , com' empj , e rei . 261
ma Mecenate , per dar qualch' emenda ,
e mitigar la rigida risposta ,
invitati i menò seco a merenda . 264
ove mangiarsi una focaccia tosta ,
trent' ova sode , e dieci cacchiatelle ,
e il mezzo indietro di una volpe arrosta . 267
Talchè la dianzi lenta , e crespa pelle
del ventre si gonfiò , siccome fanno
gli utri delle sonanti Ciaramelle ; 270
e ben sarian crepati per l' affanno ,
ma si bagnar ben ben dentro , e di fuori
il gozzo con un vin greco di un anno . 273
Tornati in somma questi Ambasciatori ,
e in piazza ragunato il popol tutto ,
da certi vecchi catarrosi in fuori , 276
e riferendo a quel , ch' era ridutto
l' amaro stato lor , con mesti voti
tosto si empì quella Città di lutto . 279
Con tutto ciò vi si trovaron molti ,
che pria , che consentire a quel rapace
accordo , esser volean sul mur sepolti . 282
altri dannando il pazzo , e pertinace
ardir , tenean che fosse più da saggio ,
baciando i catenacci , irsene in pace , 285
senz' aspettar , che dal nemico oltraggio
fosser forzati di fuggire in zoccoli ,
tolte lor fin le scarpe da viaggio . 288
Quand' ecco un Publio Cestio de i Manoccoli
gridando disse : Adunque mi conviene
abbandonar la casa , e i miei bacioccoli ? 291
e dee Cola di Rienzo aversen bene
con qualche Menacul Romaneschetto ?
Ahi pria voglio abbruciarla , e uscir di pene ! 294
Là dove corso , e fatto un fardelletto
di alcune sue più necessarie baje ,
si cacciò fuoco in casa per dispetto . 297
quivi , alzate le fiamme alle grondaje
de i tetti , ed arsi i letti , e i pagliaricci ,
fece i topi sbucar dalle forciaje : 300
anzi le travi , i vergoli , e i graticci
aridi , e secchi dier materia al foco
di cavarsi quel dì mille capricci . 303
Levossi intanto , per far netto il gioco ,
un vento tal , che senz' alcun ritegno
sparse l' arida fiamma in ogni loco . 306
e tra , che molte case eran di legno ,
e perchè ad ogni modo esser rapina
doveano , e preda del nemico indegno , 309
quella Città sì illustre , e pellegrina ,
pria , che aver dal nemico i danni estremi ,
con volontario foco andò in ruina . 312
La qual fondata da i più chiari semi
fu di quel gran Nocchiero , e Patriarca ,
che dopo il gran diluvio , alzando i remi , 315
sopra i monti di Armenia appese l' Arca .
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V I T A DI MECENATE

PARTE OTTAVA .

ARGOMENTO .

Mecenate paciero , e Ambasciatore ,
Ottavio rappattuma , e Marc' Antonio ,
E spenta ogni semenza di rancore
Dei loro sdegni , forma un matrimonio ;
Manda Sesto Pompeo del mondo fuore ;
Fuga della discordia il reo demonio ;
Fa guazzar Roma , e in premio del ben fare
Lo vogliono i Romani avvelenare .
Arsa Perugia , indegnamente certo ,
nè col cenere suo ne i Roman petti
spento il fuoco però : ma sol coperto . 3
i vincitor , che di rubbar quei tetti
avean speranza , poichè volto in gelo
vider la speme , e i lor pensier negletti , 6
tiravan giù con le bestemmie il Cielo ,
si mordevan le man , battean i denti ,
si pelavan la barba a pelo , a pelo ; 9
Perchè , dove sperar ricchi , e contenti
tornar con cappe , e saj alla divisa ,
a riveder le mogli , e i lor parenti , 12
si vedean scalzi , e nudi essere in guisa ,
che sulle carni aveano il giubbon solo ,
cucitovi il collar della camisa : 15
Ma questa era una baja appo il gran duolo
de i Perugin , che avean , temendo il peggio ,
lasciato in preda al fuoco il patrio suolo . 18
Però molti sen gir verso Boneggio ,
altri ver Panicale , e ne gir molti
a veder la Canonica di Preggio : 21
Ma veramente i più furon raccolti
ne l' antica Bettona , ove a bacchetta
dopo molt' anni ressero i Crispolti . 24
e quì trovaro una pietà perfetta
di ospizio , senza spendervi monete ,
che pur risultò lor qualche cosetta . 27
Intanto l' odio con armi segrete
si era messo , guatando , appo un cantone ,
per assalir di nuovo la quiete . 30
Già fatto avendo pace , ed unione
Antonio , ed Enobarbo , un di quei bravi ,
che in Senato giocaron di spadone , 33
ver Brindisi venian con mille navi :
ma gli fe star di fuor circa due dita
il portinar , che non avea le chiavi . 36
La loro Flotta molto era agguerrita ,[*]
Carica di armi , ed agile nel corso ,
E di ogni sorta d' uomini fornita ; 39
menando seco un nobile concorso
di gente , che tagliava a pezzi il Mondo ,
ma però con la spada del discorso . 42
Intanto un tal Cocceo , detto , secondo
la frase Ebrea , dall' aspra coccia , e dura
del capo , uom accortissimo , e facondo , 45
Si pigliò da se stesso egli la cura
di trattar fra quei Principi l' accordo ,
e liberar quell' assediate mura . 48
Nè trovò in questo l' un , e l' altro sordo ,
purchè le parti fussero aggiustate ,
sicchè il lardel ciascun godesse , e il tordo . 51
Talchè , entrandovi Asinio , e Mecenate
di mezzo , ambedue chiari Cittadini ,
le cose fur tra lor rappattumate . 54
e si fermò ciascun ne i suoi confini :
anzi per annodar più questo , e quello
coi canapi terreni , e coi divini , 57
Ottavia dianzi sposa di Marcello
dier ad Antonio , vedovo rimasto
anch' ei di Fulvia morta di martello . 60
e così accommodar la bestia , e il basto ,
e si pacificar gli occhiali , e il naso ,
e la piaga conforme ebbe il suo tasto . 63
A queste nozze sceser di Parnaso
le dotte Muse , e Bacco , che più volte
giù per la piaggia competò Tomaso . 66
le quai da Mecenate fur raccolte ,
ed esse in guiderdon per quelle amiche
nozze , rime gli dier leggiadre , e colte . 69
con ch' ei cantò le prove , e le fatighe
del barbuto Imeneo , che stanco usciva
dagli orti , ove rubbato avea le fiche . 72
Disser , che dal forte Ercole veniva
il lignaggio di Antonio , e quel di Ottavia
dal gran figliuol di Anchise , e della Diva . 75
e narrar , ch' ella a paragon di Lavia
era bella , e gentil , dall' altra parte
più di lei costumata , e assai più savia . 78
Nè però queste nozze nulla , o parte
giovar a Roma , risoluta un giorno
di far del resto , e gittar via le carte . 81
poichè Sesto Pompeo , chiusole intorno
il traffico del mar , l' avea ridutta ,
più magra , e rufolosa d' uno storno . 84
talchè con occhi molli , e bocca asciutta
nel Campidoglio fu più volte udita ,
quasi Regina in servitù ridutta , 87
chiamar al funer suo l' imbastardita
razza di Marte , e di disdegno piena ,
mostrar la nuda , e macilente vita ; 90
ove scorgeasi ogni minuta vena ,
e il ventre era sì concavo , e rimesso ,
che avea la pelle attaccata alla schiena . 93
Mosse quest' empio , e miserando eccesso ,
a pietà Ottavio , ancorchè contumace ,
qual saldo molo incontro al mar commesso . 96
sicchè la tanto desiata pace
alfin tra lor fu stipulata , e chiusa :
ma in ver più simulata , che verace . 99
nè sia chi mai per lor faccia la scusa ,
che gli atti non fur bei , disse la volpe
a quei , che la mostrar , dov' era chiusa ; 102
Anzi andaron del par quasi le colpe ,
ancorchè per chiarir di Appiano il testo
la scuola degl' Interpreti si spolpe . 105
poichè Sesto Pompeo , che uscì del sesto ,
spingendo a depredar le rive , e i mari
d' Italia , afflitto or quel pirata , or questo ,
mostrò con segni manifesti , e chiari ,
che a posta per aprir l' uscio di Giano ,
mandato innanzi avea questi chiavari . 111
Di che non poco col popol Romano
si dolse Ottavio , che costui gli avesse
rotti gli accordi scritti di lor mano ; 114
e tosto per lo pubblico interesse
scrisse ad Antonio , e per far seco lega ,
Don Mecenate Ambasciator vi elesse . 117
Il qual per tanto onor venuto in frega ,
e per mostrar , che differenze , e quali
fosser tra un O Latino , e un Greco Omega , 120
comprò un tamburro da certi sensali ,
ch' era già stato di Scipion Maggiore ,
e fe riscarpinare i suoi stivali . 123
Indi , qual diligente Ambasciatore ,
avendo ad orza il vento di maestro ,
giunse in Atene in cento sedici ore . 126
ove nel negoziar fu così destro ,
che in un dì fece quel , che forse fatto
non avrebber sei nunzj in un semestro . 129
Smontò a casa di Antonio , e ratto ratto
salì le scale , e in camera cacciosse ,
lo vide , corse , e salutollo a un tratto . 132
poi tanto disse , e fe , che al fin lo mosse
al suo voler , seguendo tuttavia ,
ch' ei si avea fatto un par di calze rosse , 135
per onorar sì grave ambascieria ;
Di che Antonio il lodò , ch' era il dovere ,
nè comportò , che andasse all' osteria . 138
ornandogli una stanza di spalliere ,
ove non so che paglia dava indizio ,
ch' era l' alloggiamento delle pere . 141
Quì poi gli fe un banchetto , che a giudizio
di ognun , ci avria potuto convitare
i Dei dell' amicizia , e dell' Ospizio . 144
Fattasi poscia Mecenate dare
la penna , scrisse a Ottavio , e gli fe nota
la lega già conchiusa in terra , e in mare . 147
dicendo , come Antonio pur di un jota
non gli saria mancato , e che l' avea
fatto giurar su un archibugio a rota . 150
e se ben nella lettra non dicea ,
che il sopradetto schioppo fosse carco ,
dice il commento , che ci s' intendea . 153
Poscia di ogni pensier libero , e scarco ,
ei volle visitar le antiche scuole
de i Greci , ed ogni statua , ogni lor arco . 156
E tra le cose più pregiate , e sole ,
vidde la botte , ove Diogen disse
ad Alessandro : Scansa un pò dal Sole ; 159
la qual per quel , che a Roma ei poi ne scrisse ,
che le volle annasar fin il cucchione ,
gli parea , che di muffa un pò venisse . 162
Or dopo questa nobil legazione
tornato a Roma , anch' ei trovar si volse
all' altra in mar novella spedizione . 165
e con Ottavio generoso sciolse
contra Sesto Pompeo l' ardite vele ,
anzi nel proprio legno ei lo raccolse . 168
Benchè in Sicilia , spinti da crudele
tempesta , e da i nemici mal trattati ,
empisser poi quel mar di alte querele . 171
pur tra quei , che alla riva arsi , e bagnati
pervenner vivi , Mecenate anch' esso
vi fu , ma co i calzon mezz' abbruciati . 174
Poc' anzi avendo col valore istesso ,
di che quel mare ancor si meraviglia ,
un vascel de i nemici al fondo messo , 177
e di sua mano uccisovi il Caniglia
Ygio del già Mui grande , e poderoso
Don Ignico Ammirante di Castiglia . 180
onde poi si acquistò quel borioso
titolo pien di fasto , e d' ambizione ,
quel Don sì grato allo Spagnuol ventoso . 183
Benchè , spinta da falsa opinione
Italia anch' essa or se l' usurpa , e invola ,
infame scimia omai di ogni Nazione . 186
che non contenta aver la cappa sola ,
la berretta , e il bracon , ahi ci vuol anche
le parole vestite alla Spagnuola ! 189
Passeggia Don Madril , tenendo al fianco
la curva man nel bel campo Lavinio ,
e da Signor Roman dal lato manco . 192
mentre quel curioso è intorno a Plinio ,
per trovar nell' Istoria naturale
di questo Don l' origine , e il dominio ; 195
ma cerchi quanto sa , non ci è pur sale .
Orsù che Mecenate è giunto a riva ,
bevuto avendo in mar senza bocale ; 198
e perchè l' acqua salsa è solutiva ,
quel dì fe colazion sulla predella ,
talchè la gente , chi entrava , e chi usciva . 201
Or acciò del naufragio la novella
qualche tumulto in Roma non destasse ,
che calcitrava , e non volea la sella , 204
Ottavio operò , ch' ei subito andasse ;
e perchè eran le vie guaste , e fangose ,
seco non volle valigion , nè casse . 207
Ove poi giunto con destrezza impose
a i bisbigli silenzio , e parimente
levò le sedizion pericolose . 210
Effettuando a guisa di prudente
governator le commission segrete ,
che così il dichiarava la patente . 213
E fe tosto ordinar non so che rete
da pigliar sulle torri i cornacchioni ,
che interrompevan la pubblica quiete , 216
menando i pescivendoli a i Rioni
delle botteghe oscure , u' gir il veglio
potesse , e il giovan per mercar tenconi . 219
Inoltre in quell' età non fu chi meglio
di lui parlasse per ragion di stato ,
come chiaro si vede in quel conseglio , 222
quando essendo da Augusto dimandato
del suo parer , avendol prima Agrippa
del rinunziar l' Imperio consigliato , 225
gli disse : Io vò , che rinunzi una trippa :
chi ti ha messo in malora in questo trotto ?
Và a dirlo a quei , che giocano alla Lippa . 228
Or sì , che allor ti asconderesti sotto
la toga per la baja delle genti ,
vedendoti gir sol , come un merlotto . 231
segni di matto proprj , ed evidenti :
Dunque depor l' Imperio in man di quelli ,
che nel segreto ti vorrian fra i denti ? 234
Miser , chi barattato ti ha i cervelli !
Giuro a Dio , se più parli di rinoncia ,
ti porto allo spedal de i pazzarelli . 237
E così detto , scese di bigoncia ,
e fu approvato il suo parere in modo ,
che Augusto pur non ne detrasse un oncia , 240
perchè gli parve fondato sul sodo ;
anzi per più tenerne ricordanza ,
portò poi sempre al dito grosso un nodo . 243
Fu in quel consiglio inver qualche arroganza ;
ma il libero parlar si tien per gioja ,
ove è tanta amicizia , e fratellanza . 246
e che sia ver : non ebbe manco a noja ,
quando anche in quell' orribil proscrizione
gli disse : Leva sù viso di boja . 249
A cui rispose : Avete voi ragione ;
E drizzatosi in piè salvò la vita ,
Per quel suo detto , a un mondo di persone . 252
Santa amicizia , libertà gradita ,
che mentre fosti nel Senato intesa ,
tremar dell' armi tue l' Indo , e lo Scita ! 255
Basta , che in tanto a Mecenate resa
era grand' ubbidienza , ancorchè rotte
le porte a Giano , e Roma all' arme intesa . 258
Se ben scrissero , ch' ei ci ebbe una notte ,
che corse a una question verso Ripetta ,
da certi Sgherri al bujo alcune botte . 261
Anzi mi pare , che Svetonio metta ,
che gli rubar la borsa , e a sesta , e a nona
sonando gli trinciaron la berretta . 264
la qual , per dire il vero , era ancor buona ,
e glie l' avea mandata l' anno prima
Catullo Veronese da Verona . 267
ond' ei per questo la portava in cima
del capo , e non l' usava mai per casa ,
come cosa di prezzo , e di gran stima . 270
Già la fama per tutto si era spasa
delle sue azioni : anzi l' avean ritratte ,
e descritte i vasar fin su le vasa . 273
e fra l' altre opre illustri , che avea fatte ,
vi era , come ei fu il primo a far gustare
cotti in più modi gli asini da latte . 276
che fu tenuto un cibo singolare ,
e i Principi a quei tempi solean farne
gran conto , e nol lasciavano frollare . 279
Ma poi l' uso continuo del mangiarne
produsse in lor certi asinini umori ,
ed altre qualità di quella carne , 282
che poi di mano in man gli altri Signori
han con questo difetto originale
prodotti i loro eredi , e successori . 285
ed io fin oggi ne conosco un tale ,
che se avesse , come asino , i piè tondi ,
nel resto è una bestiaccia naturale . 288
Quei dunque antichi , non di fiori , o frondi ,
ma di carne asinina i lor conviti
ornaro , e se ne fer grassi , e giocondi . 291
che ancor quei nobilissimi appetiti
dell' uso di ragion non eran privi ,
nè si eran , siccome oggi , inasiniti . 294
Perchè oggi , che sono asin veri , e vivi ,
non è da farne maraviglie strane ,
se di mangiar la carne lor son schivi . 297
Perchè non mangia il corvo , e manco il cane
della sua propria spezie la carogna ;
così disposte son le cose umane . 300
Ma qual' altro argomento usar bisogna
a mostrar , che costoro han del somaro ,
che il cibo , che da lor tanto si agogna ? 303
il pungente carcioffo , il cardo amaro
non mangiano i Signori a concorrenza
de i somar , che il palato hanno d' acciaro ? 306
Dunque tra lor non veggio differenza ,
perchè il pel vario , a guisa di accidente ,
in lor muta il color , ma non l' essenza . 309
Con tutto ciò gli onoro ingenuamente .
anzi , perchè vorrei coprirli di oro ,
dato ho lor questa man pria di mordente . 312
posciacchè anch' io talor pringo , e coloro ,
però l' azioni altrui , ma sento dire ,
che non servo de i Retori il decoro . 315
e come io non la sappia mai finire ,
gli Umanisti ne fan molto bisbiglio ,
e Quintiliano non la può patire ; 318
con dir , che traviato ho più di un miglio
con questi miei somar dal sentier retto :
ma ecco , che io vi torno , e lo ripiglio . 321
Solea talor , dato a i negozj effetto ,
Don Mecenate al gioco della corda
esercitarsi il dì , ma col racchetto ; 324
siccome Orazio in quel sermon ricorda ,
che in Capua egli , e Virgilio , addormentarsi ,
per non giocarvi , e fer l' orecchia sorda . 327
Mestier trovato a posta per stancarsi ,
e quando l' uomo ha molto ben sudato ,
per torre altra camicia , e poi mutarsi . 330
Era anche spesso Mecenate usato
la man pel fresco gir , dove avea fatto
un Teatro al maneggio accomodato . 333
e quì visto l' avresti agile , ed atto
maneggiar un Berton , ch' era tenuto
più destro nel saltar , che cervo , o gatto . 336
quasi simile a quel , ma men forzuto ,
che in Atri il mio Signor mi diede in dono
Con staffe orate , e sella di velluto . 339
Sceso poi dal Berton , di che io ragiono ,
salia sopra un Rovan , che dal pittore
parea dipinto in eccellenza buono . 342
il qual poi Coridon Cavalcatore ,
cioè , Cavallerizzo alla moderna ,
lo pose tanto a Virgilio nel core , 345
che si volea impegnare alla taverna ,
e gire ad abitar piazza Giudea ,
e rinunziar l' eredità paterna , 348
se Mecenate non gliel concedea ;
ond' ei che sempre in pregio ebbe i Poeti ,
gli ci donò di più la sua chinea . 351
Sicchè poteano bene grassi , e lieti ,
staffeggiando ir per Roma i Tucchi , e i Vari ,
che oggi sarian balzati su i tappeti . 354
ma non pensar però , che fra sì rari
cavai qualche bestiaccia inciamorrita
non ci fosse anco , e da pochi denari . 357
La nuova intanto con dolor sentita
fu di Sesto Pompeo , che messo a piede ,
e senza testa era ito all' altra vita . 360
dove trovò il fratel , che facea fede
anch' esso col tagliato suo calcagno
che eran morti i Pompei da capo a piede . 363
così di quel già glorioso , e magno
Pompeo finì la generosa prole ;
e fu peccato , ch' era buon compagno . 366
Dunque , in Ponente si obedivan sole
l' armi di Ottavio , Lepido anche rotto ,
e rimandato a Roma , e posto al Sole . 369
Dove Don Mecenate avea ridotto
un viver tal , che si avea un tordo grasso
per due quatrin , bello pelato , e cotto . 372
avendo in tutto scancellato , e casso
ogni statuto , e legge promulgata
da Orchia Tribuno , e da Lacino Crasso : 375
i quai volean bastasse una frittata ,
nè fossero al banchetto più di sei ,
e si mangiasse a porta spalancata . 378
Con tutto ciò certi malvagi , e rei ,
nella stagion , che i dì sembran Giganti ,
e le notti di razza di Pigmei , 381
tentar mandarlo , u' i Cavalieri erranti
ne i campi Elisi , e l' anime amorose
fan nozze , ma però mangian coi guanti . 384
E questi fur , secondo alcune glose ,
due nati nobilmente , e per segnale ,
avean le palme delle man pelose . 387
costor consunto il lor patrimoniale ,
promesso aveano andar scalzi , e digiuni ,
scampando dalle forche , allo spedale . 390
Nè però mai con uomini communi
si vedean praticar : ma con Scipione ,
con Lelio , ed altri Consoli , o Tribuni . 393
la notte poi con Furio Carpione ,
con Tito Grimaldel da Graffignano ,
con Muzio Lima , e Cajo Tenaglione , 396
si mettono ad entrar , dove il profano
Dio degli avari , il coniato argento ,
stava nascosto col capestro in mano . 399
e rubbatol sen giano a lume spento ,
sapendo , che ogni notte Mecenate
mandava ronde attorno a venti , a cento . 402
Temendo dunque , perchè esercitate
troppo di notte avean le mani sciolte ,
di non morir con esse un dì legate , 405
un banchetto ordinar , là dove accolte
furon parecchie belle , e pellegrine
dame parenti lor , con altre molte . 408
Al cui convito in mezzo l' Aventine
contrade pregar tanto , e ripregaro
Mecenate , che anch' egli andovvi alfine . 411
quivi i due ladri , e furbi senza paro ,
per tor di vita un tanto Cavaliere ,
certo vin greco d' Ischia avvelenaro . 414
ma poi cambiati i fiaschi , il buttigliere
porse a i due frati la bevanda fella .
sciocchi a non dir , che ancor non volean bere !
Come anche ai tempi nostri Italia bella
vide il Sesto Alessandro , e l' empio figlio
gir da Montefiascone a Toscanella , 420
e il Mondo uscir di affanno , e di periglio .
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V I T A DI MECENATE

PARTE NONA .

ARGOMENTO .

Ecco le navi , ecco il fatal conflitto
Da cui il destin dell' Universo pende ;
Fugge la bella donna dell' Egitto ;
La siegue Antonio ( tanto amor l' offende )
La siegue , ed è inseguito , e già è sconfitto ;
E Ottavio Vincitor sul mare splende .
Mecenate di se fece gran prova ,
Bravando l' acqua , il ferro , l' unto , e l' uova .
Voglion molti , che Amor Dio degli amori
siasi mezzo fanciullo , e mezzo augello ,
e si pasca di cor , come gli astori ; 3
altri , che un verme sia simile a quello ,
che nasce entro le corna de i Castroni ;
e gli raggira , e cava di cervello ; 6
molti , fra quai vi furo anche de i buoni ,
disser , ch' era uno spirto balestiere ,
e che avea la civetta , ed i panioni . 9
Ma io queste opinion non ho per vere ,
e della verità sempre fui vago ,
mi ci ho messo Platon fino a vedere . 12
nè men però di lui molto mi appago ,
benchè nell' opre sue ne dica assai ,
che 'l fa Poeta , il fa Sofista , e mago . 15
Che cosa è dunque Amore ? or se nol sai ,
io tel dirò : ma facciam prima lega
di non averci a innamorar giammai . 18
Amore è una lasciva ignuda Strega ,
che al bujo ( il lume di ragione spento )
con l' oglio del piacer si unge , e si frega . 21
indi a caval veloce più che il vento ,
sopra il concupiscibile appetito
alla noce sen va di Malevento ; 24
che Ben non si può dir , dove il mentito
banchetto è privo dell' onesto Sale ,
onde ne nasce un fin brutto , e pentito . 27
Questa dunque empia strega , e ascoso male ,
che sugge altrui l' affascinate vene ,
sotto ombra di un diletto sensuale , 30
spinse quel gran Roman là sull' arene
Di Egitto a darsi di sua man la morte ;
pazzo , che egli fu sempre da catene ! 33
che , se in man degli sbirri ei dava a sorte ,
( Perchè ne va la vita ad un che spezza
alla prigion dell' anima le porte ) 36
veramente troncava una cavezza ;
pur quel morire in aria ha più del grande ,
e mostra in quel saltar , che ci è allegrezza< .>
or posciacchè del Mondo in tante bande
ebber vinta , e sconfitta tanta gente ,
che il sangue corse fino alle mutande , 42
Ottavio si fermò nell' Occidente ,
ricco d' armi , e trionfi , e Marc' Antonio
nell' odorato , e lucido Oriente . 45
costui , che , come scrisse già Svetonio ,
era tenuto il primo Capitano ,
che uscisse allor dal bel paese Ausonio . 48
Amor posto l' avea per Ortolano
di Cleopatra , ed ei le coltivava
l' Orto avanti al palazzo di sua mano . 51
e perchè d' innestar si dilettava ,
un dì salì su 'l fico Alessandrino ,
ed innestovvi la Romana fava . 54
Onde gli Egizj poi di marmo fino
due simulacri fer congiunti insieme
Venere Canopea , Bacco latino ; 57
che così lei nomar dalle supreme
bellezze , e lui dalle fumanti tazze ,
che tracannò fin alle gocce estreme ; 60
perocchè alle taverne , alle biscazze ,
or con Bibol sen giva , or con Bibaculo
assaggiando de i vin tutte le razze . 63
Nè gli facendo più vergogna ostaculo ,
talor scendea con Cleopatra al fiume ,
la zucca avendo al fianco , e l' amo al baculo ; 66
ove quei , che nuotando han per costume
di entrar sott' acqua , un dì gli ci attaccaro
un luccio secco , e stato un anno al fume . 69
Alzò fuor di acqua il pescatore ignaro
la secca preda in un vista , e negletta ,
onde le risa fin al Ciel volaro . 72
Or questa burla a Roma poi ridetta ,
aggiuntovi di più , ch' egli ogni sera
stava a giocar coi Mimi alla Civetta ; 75
fe sì , che Ottavio indusse la mogliera ,
che 'l gisse in Alessandria a ritrovare
con apparente scusa , e in parte vera ; 78
cioè , che avendo in breve egli a passare
con l' esercito armato incontro a i Parti
lo volea di persona visitare . 81
Dunque , i gonfiati lini al vento sparti ,
la bella donna navigò la costa
di Grecia , e fece scala in quelle parti , 84
aspettando anziosa la risposta ,
dove ei volea , che gli portasse i doni
pe i soldati , e per lui recati a posta . 87
Questi eran molti militar sajoni
di oro , di seta , di panno , e di saja ,
parte con stringhe , e parte con bottoni , 90
trenta par di scarpini , e diece paja
di camicie per lui con le lattuche
di tela sottilissia Cambraja . 93
Poi sopra barche , gondole , e feluche
due mila fanti con i busti armati ,
a guisa delle belle tartaruche . 96
in oltre per le paghe de i soldati
portò cuciti in certi sacconcelli
mille mila migliaja di ducati . 99
Ma Antonio , che vedea per due piattelli
non aver micca , e che sovente queste[*]
gelose donne avrian fatto a i capelli , 102
scrisse ad Ottavia : Farai sì , che reste
quel , che hai portato , e tu ten torni a Roma ,
o che io ti acconcio pel dì delle feste . 105
Stracciossi allor la bella aurata chioma
la gentil donna , e disleale , e infido
l' adultero marito appella , e noma . 108
ma pur obbediente al patrio lido
a riveder tornossi a remi , e a vele
le biocche , che lasciate avea nel nido . 111
Questa dunque sì dura , e sì crudele
repulsa mosse Ottavio a tanto sdegno ,
che in Senato ne fè brutte querele . 114
chiamando Antonio veramente degno
di gir fiutando il Barbaro letame ,
stallon di Egitto senza marchio , o segno . 117
quantunque della razza , e del pelame
del fortissimo Alcide esser disceso
si vantasse il briccon , bugiardo , infame ; 120
Di che avvisato Antonio , e d' ira acceso ,
mandogli a dar mille mentite , e innoltre
a carcar lui d' un vie più brutto peso : 123
con dir , che nei Filippi , acciò le poltre[*]
membra salvasse , e la vigliacca vita ,
si era fatto cucir dentro una coltre . 126
la cui ignominia tutto il mar sorbita
mai non avrebbe , ancorchè tutto il mare
fosse stata liscìa più che bollita . 129
Così tra lor si venne al cartellare ,
e dopo le parole furo i fatti ,
e ci ebbe il Mondo assai che dire , e fare . 132
se ben molti tentar con varj patti ,
ma in van , di racquetarli , che i trovaro
fra lor , come una saccola di gatti .[*] 135
Fra quai , Don Mecenate , ad ambi caro ,
vi s' interpose anch' ei : ma viste quelle
menti ostinate , e senza alcun riparo , 138
alfin vestito di armi illustri , e belle
contra le Navi d' Asia , e dell' Egitto
montò sulle Romane caravelle .[*] 141
e poco prima del naval conflitto ,
tenendo i Capitani in man gli stocchi ,
ei fu , che publicò quel grande editto : 144
che sotto pena di cento bajocchi
non si facesse a trar colle cipolle ,
perchè il lor sugo avvelenava gli occhi . 147
Poi visto uscir tutto bagnato , e molle
Ottavio , che nel mare era caduto ,
Ei gli prestò le brache , e le zancolle . 150
e siccome era valido , e membruto ,
gì ad investir la Nave Capitana ,
sulla quale Cleopatra avea veduto , 153
che tutta bella , armata all' Africana
portava sotto quella corazzina ,
più volte usata alla giostra Romana . 156
Ma da una nave grossa Levantina ,
carca di masserizie , e di brigate ,
convenienti alla Real cucina , 159
fu per fianco investito Mecenate ,
e buttato rovescio , anzi sepolto
a furia d' ova sode , e di frittate ; 162
Nè Murena ancor ei sen lodò molto ,
che il capo gli lavar senza sapone ,
con brodo allora allor dal fuoco tolto , 165
che 'l pelò tutto , come un porchettone ;
e già dall' Arcicuoco di Canopo
si preparava il lardo , e lo spiedone ; 168
ma gli venne in soccorso al maggior uopo
la trireme di Agrippa governata
dal Capitan Buffon cugin d' Esopo . 171
Intanto Mecenate rivocata
la forza per virtù di un degno aceto ,
venuto era alle man con Farinata . 174
Questi era il Protoguattero secreto ,
che della serenissima padella
tenea le chiavi per Real decreto . 177
Costui portava a guisa di rotella
cinto a traverso un certo fardelletto ,
pieno di pepe , zuccaro , e cannella , 180
in cui Don Mecenate a bel diletto
tirò una punta , e per uscir d' impaccio ,
come un lardel glielo infilzò nel petto . 183
Talchè nel ritirar lo stocco , e il braccio ,
versar le spezie a un tempo , il sangue , e l' unto
da poter fare un grasso sanguinaccio . 186
cadde l' esangue busto ; e diede appunto
su certa pigna , dove Satanasso
preparava l' orzata pel defunto . 189
Al cader di costui tutte a fracasso
gir le ciurme di Egitto , e fu la Nave
arsa , e lasciata gir pel mare a spasso . 192
Quì Cantalizio , autor fedele e grave ,
scrive , che Cleopatra , avendo visto
quel grande incendio , a quelle fiamme brave 195
Farinata chiamò malvagio , e tristo ,
che tanto avanti l' ora dell' arrosto
si era di sì gran fuoco il dì provvisto . 198
Ma da un battel , che giunse , ella ebbe tosto
nuova , come la Nave ardeva tutta ,
e ci era un caldo , che parea d' Agosto ; 201
che il Cuoco , e la cucina era distrutta ,
e , perchè ciò non le paresse fole .
mostrava mezza vela arsiccia , e brutta . 204
Allor fu visto de i begli occhi il sole
turbarsi , udendo nuove sì reumatiche ,
e dir rivolta al Ciel queste parole : 207
Ahi stelle a favorirmi poco pratiche !
or , che perduto ho la cucina , e il cuoco ,
potrò far la minestra con le natiche . 210
Indi alzando le vele a poco a poco
verso alto mar , fu principal cagione ,
che l' amante Roman perdesse il gioco . 213
perchè le tenne dietro il gocciolone ,
gridando : anima mia , se tu mi porti
il cor , portaci seco anche il polmone . 216
che in questi casi perigliosi , e forti ,
senza il core il polmon non vale un fico :
Deh portal , vita mia , che hai mille torti . 219
Ferma le vele , oimè , senti il tuo amico .
Ma quella ognor più sorda , e pertinace
fuggiva a più poter quel fiero intrico . 222
Alfin pur la raggiunse , e fer la pace ,
e le donne gli disser : Ben venuto ,
avete buona cera , e sì ci piace . 225
Fu ben con gran bravura combattuto
dalla sua armata , ancorchè le disparve
sul primo affronto così grande ajuto ; 228
Ma poichè un pezzo con diverse larve
giocato ebbe fortuna : alfin la sera
Ottavio in mar vittorioso apparve , 231
e su la Capitana , ove sculto era
Ercol , che il morto Anteo premea col piede ,
Mecenate piantò la sua bandiera , 234
con quel pesce nel mezzo , il qual si vede
in riva all' acqua al Sol tutto quieto ,
poi la notte a cantar nel fango riede . 237
Or per sì gran successo allegro , e lieto
Ottavio fè chiamar Don Mecenate ,
e gli disse all' orecchia cheto cheto : 240
Corpo del Mondo , Cavalier , voi fate
tanto del grande dopo la vittoria ,
che appena con gli amici vi degnate . 243
Piacciavi almen , che la futura istoria
dica , che anch' io messo ho le spalle sotto
per ajutarvi a portar tanta gloria . 246
Ma lasciam gir la burla : or che ridotto
così il nemico abbiam , che non occorre
temer più , che si sani essendo rotto ; 249
gir mi bisogna in Grecia ivi a disporre
cose importanti , giacchè per quest' anno
l' armi si pon far ungere , e riporre . 252
Ma pria gli onor , che a' meriti si danno ,
vo che veggiate , se però non sete
come Ghiandon , che avea gli occhi di panno . 255
e però usciamo in pubblico , e traete
la spada fuor del sangue ancor bagnata
di tanti , che jer mandaste a guazzar Lete . 258
E in questo dir gli ornò con la Rostrata
corona il nobil crin , come a quel bravo
guerrier , ch' ebbe l' onor della giornata . 261
Come dunque esser può , che nell' ottavo
dell' Eneide Maron non ne ragioni ?
io per me quanto posso , glie ne gravo . 264
Ah non doveano i riceuti doni
di Agrippa , ( come dir , gioie , e medaglie ,
e libri di segrete professioni , 267
oltre molte altre nobili bagalie ,
un' Odissea di propria man di Omero ,
e un bracco perfettissimo da quaglie ) 270
far , che tacesse un sì gran Vate il vero ,
e di quel meritato onor navale
defraudare un tanto cavaliero , 273
che certo in quella età non ebbe eguale .
Ma di grazia abbassiamo al Pegaseo ,
per fin che sventi , alquanto lo straccale . 276
E dica poi quel , che gli piace Anneo ,
che io non mi curo nulla , e se lo tenne
questo severo Stoico , o buono , o reo . 279
Ma tu , se vuoi fra le Latine penne
trovar del suo valor le arterie , e i muscoli ,
e quel che valse , e quel che gli convenne , 282
leggi quell' Elegia , che con gli opuscoli
di Virgilio si stampa , e se non l' hai
io n' aggio una per te fra i miei munuscoli . 285
Che so , che a paragon tu lo porrai
del grande Alcide , e del famoso Bacco ,
e con l' esempio lor lo scuserai ; 288
perchè essi ancor , poi ch' ebber posto a sacco
i Persi , e gl' Indi , e fatte altre opre magne ,
e strangolata l' Idra , e ucciso Cacco , 291
tornati a Tebe , fer tante lasagne ,
che finì il Mondo , e fra le meretrici
col mosto trionfar , e con le castagne . 294
Sospese Ottavio poi l' armi vittrici
pel seguente anno , e in men di una dozzina
di mesi fe cagliar tutti i nemici . 297
sebben Antonio , il qual di disciplina
militar l' avanzava , ebbe una volta ,
rotti i cavalli , a metterle in ruina . 300
Ma il cieco Amor , che tien l' alma sepolta
dei mesti amanti nella cosa amata ,
inver la Regia il corridor gli volta ; 303
per riveder Madonna , che abbracciata
che l' ebbe , ella pigliò quattr' ova fresche ,
e merendar insieme una frittata . 306
Ma un giorno , per uscir di queste tresche ,
che il vide non aver più schermo , o scudo
contra l' armi infinite Romanesche , 309
diventato perciò bizzarro , e crudo ,
fè a un liberto di Ottavio mandar giuso
le calze , e poi frustollo a culo ignudo . 312
Indi gliel rimandò così deluso ,
offerendogli innoltre anche l' eletta
dell' armi , e disfidollo a campo chiuso . 315
A cui rispose Ottavio , che perfetta
era , per risanar la sua pazzia ,
di Catone Uticense la ricetta , 318
che insegna a un disperato , che si dia
con un coltel nel ventre da se stesso ,
senza aspettar la peste , o la moria . 321
Il che fu certo un dimostrargli espresso
la strada , ch' egli tenne a uscir di vita :
ma credo certo , ch' ei sen penta adesso ; 324
benchè ancor sia sta la lite indiffinita ,
se più della sua morte fu cagione
la piaga femminile , o la ferita . 327
Perchè mal per l' infermo , se al Falcone
non mette il cappelletto , acciò non veda
la starna , che vicina gli si pone . 330
Rimase dunque al vincitore in preda
il corpo del defunto , che la pelle
avea forata come una Lampreda .[*] 333
Giunsero poscia in campo acre novelle ,
come il Settentrione avea già prese
contra il popol Roman l' armi rubelle . 336
che Roma tosto , che la morte intese
di Marc' Antonio tutta risentisse ,
quasi per far tumultuarie imprese . 339
Subito dunque Ottavio , acciò impedisse ,
anzi ostasse a un principio d' un gran male ,
e l' imperio del Mondo stabilisse , 342
dichiarò Mecenate Generale
della Cavalleria d' Italia tutta ,
e volle , che al partir mettesse le ale . 345
La quale a gran giornate ricondutta
fu da lui poscia ne i Roman confini ,
ma pel lungo cammin zoppa , e distrutta . 348
Morir per strada cento , e sei Ronzini ,
due cavai Turchi , e un nobile portante
di certi uomini di arme Vicentini . 351
fra quai , chi sa , che un qualche Alamostante
non vi fosse anche della stirpe mia ,
ch' ebbe in Vicenza già l' antiche piante . 354
Condotta a Roma essa Cavalleria ,
fu mandata a svernar nella Sabina ,
provincia da cacciar malinconia . 357
e perchè la milizia al furto inchina ,
e dove alloggia , fa mille stranezze ,
nè suol lassarci penna di gallina , 360
Mecenate a vietar queste gravezze ,
vi spedì un Commissario , anzi mandollo
ben provvisto di boja , e di cavezze , 363
per dar a i ladri l' ultimo tracollo
sopra un alto steccato di tre legni ,
combattendo ei co i piedi , essi col collo . 366
Esempio , che dovria , chi regge i Regni ,
e chi guida gli eserciti in viaggio
saper , senz' aspettar , che gli s' insegni . 369
Venne poi Mecenate al fin di Maggio ,
a visitar le bande , ove in bonaccia
trovolle , e che a nessun faceano oltraggio . 372
se ben sentì una vecchia a faccia a faccia
gridar con un soldato Calabrese ,
che rubato gli avea sei libbre d' accia . 375
Or , perchè era arrivato al fin del mese ,
ei veder volle il numero descritto
della Cavalleria col proprio arnese ; 378
giacchè fin d' Alessandria gli era scritto
la vittoria di Ottavio , e che avea preso
la Regina bellissima di Egitto . 381
Per la cui nova di allegrezza acceso ,
ordinar fè una giostra , e non gli calse
porvi in premio un giojel di molto peso ; 384
dove ancor ei mostrò , che in giostra valse :
ma avendo già gran lance e rotte , e corse ,
una febre ardentissima l' assalse , 387
che il tenne un pezzo della vita in forse ;
tanto più , che alzò bocca a un fiasco pieno
di Greco ; onde a sue spese allor s' accorse , 390
che gran vino a gran febre è gran veleno .

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V I T A DI MECENATE

PARTE DECIMA .

ARGOMENTO .

Il nostro Mecenate al fin dà segno
Di Umanità , volendo una mogliera ;
L' ottien di gran beltade , e d' alto ingegno ,
Casta , ma salamistra , e faccendiera ,
Che il primo amor tosto converte in sdegno ;
Perchè la Grecia amica a lei non era ,
E che poscia lo pianta , come un cavolo ,
Onde ei s' ammala , e pel dolor va al diavolo .
Già ritornato al dolce aere Romano
il gentil Mecenate , e già guarito
del mal fra Cesi preso , e Suriano , 3
e dubitando esser mostrato a dito ,
come uom , che per viltade , e codardia
non gli bastasse il cor d' esser marito , 6
( Bench' era un porsi a rischio tuttavia
di diventar Ronzin di qualche strega ,
e gir in corso per notturna via ) 9
si dispose provar , come si lega
al piè della lettiera conjugale
la libertà , che in van si piange , e prega . 12
E la figliuola del Quondam Cotale ,
non mi ricordo il nome , basta ch' egli
abitava fra il Celio , e il Quirinale , 15
si pigliò per sua Sposa , e il padre diegli
tanti Maravidis' in dote , quanti
la bella donna in capo avea capegli . 18
A questa nuova due suoi fidi Amanti ,
l' un per disperazion diventò Boja ,
e l' altro si rimase fra i forfanti . 21
Or stette ella , e il marito un tempo in gioja ;
anzi avvampar fra lor di sì gran foco ,
che Vesuvio un sembrò , l' altra una Troja . 24
Non era allora in Roma , o in altro loco ,
di lei più bella , e vaga giovinetta ,
nè di più vezzi , di più spasso , e gioco . 27
dall' altra banda altera , e sdegnosetta ,
e più furba , che un Sbirro , e sapea dove
il Diavolo teneva la scarpetta . 30
Sempre avrebbe voluto cose nuove ,
e quel , che dentro in casa non avea ,
ben da se stessa il procacciava altrove . 33
e perchè favorita si vedea
ella , e 'l Marito , in tanto fasto , e gloria
venne , che punto a Livia non cedea . 36
Siccome pon nella Romana istoria
Dion , che pur l' altr' jer lo lessi in sorte ,
dove di Mecenate fa memoria . 39
ch' ebbe , dice ei , bellissima Consorte ,
e ch' ella fu , non il favor de i Cieli ,
nè le virtù , che il fer sì caro in Corte . 42
Ma tante volte ei mente , quanti ha peli ,
perocchè in Corte allora i Cornifici
non eran grati , come oggi i Corneli . 45
Dunque le dotte Muse fur radici ,
e la conformità del sangue regio ,
che fer Augusto , e Mecenate amici . 48
Anzi a costei l' onor fu tanto in pregio ,
che a Publio Nemo Gentiluom Romano ,
Gentiluom vero , e non di privilegio , 51
perchè danzando le fè un atto strano ,
trattasi dal piè destro la pianella ,
gliela scoppiò su 'l volto a piena mano . 54
Quinci alto rumor nacque , e questa , e quella
spada fu tratta , ma quietossi tosto
che il Cuoco saltò fuor con la padella . 57
che mentre un la vuol lessa , e l' altro arrosto ,
ei gridò frit frit alla Tedesca[*]
e subito ogni rissa ebbe composto . 60
Talchè Dion non sa quel , che si pesca ,
perchè fu tutta bella , e buona in tutto ,
e del marito sol beccabil esca . 63
a cui poscia ella partorì un bel putto
per censo , e paga di ben mille , e mille
abbracciamenti a lei già dati a frutto . 66
Ma colui , che fè al Berna le postille ,
e che insegnò alle donne schizzinose
con la man di sapon tener l' anguille , 69
dice in certa operetta , ch' ei compose ,
che il putto in quell' etade uscì di vita ,
che alla tomba sen và con fiori , e rose . 72
onde la nobil stirpe allor finita
fu di Porsenna , e questa è la più soda
opinione , e più approvata , e trita . 75
Sicchè , Poeta mio , che per dar loda
forse ad altrui , gisti in Parnaso , ed ivi
la mula abbeverasti a certa broda , 78
tu vuoi certo la burla quando scrivi
che alcun si trovi in questa infame etate
che da quel liberal Ceppo derivi . 81
Salva però la splendida bontate
del mio Signore , e i liberali effetti ,
con che le Muse spesso ha sollevate . 84
Appunto ster cinque anni benedetti
Mecenate , e la moglie in gioja , e in pace ,
quasi un' anima sol fosse in due petti . 87
ma Amor , che va spiando con la face ,
se l' uomo dopo pasto d' altra carne ,
che della sua vaccina si compiace , 90
mostrò un giorno a Terrenzia certe starne ,
over starnotti dopo la lettiera ,
che il marito un guazzetto volea farne . 93
Terrenzia si chiamava la mogliera
di Mecenate , e come dissi dianzi ,
non men , che bella sdegnosetta , e altera . 96
La qual mai più non se lo volle innanzi
perciò veder ; bench' ei più scuse addusse ,
perchè se ne pigliasse almen gli avanzi . 99
Oltre che a mortal odio anche l' indusse
l' aver in un domestico bisbiglio
sentito , ( benchè ciò per burla fusse ) 102
quando ei diceva a modo di consiglio ,
che sul capo era meglio aver un maglio ,
ch' esser vicino alla sua moglie un miglio . 105
Il che fu quanto averle dato un taglio
su 'l viso , benchè il sordo allor fingesse ,
per attaccargli poi questo sonaglio . 108
e ben lo fè , che lo condusse spesse
volte a pregar , che per uscir di stenti
sulle sue bianche forche l' appendesse . 111
Soggiungendo , cor mio , se mai più senti
di me richiamo alcun , vò che mi strappi
dal duro fusto gli umidi pendenti . 114
Ma fatto ella un fardel de' miglior drappi ,
e rivolta ver lui stizzata disse :
Circinnata son io , se più m' incappi . 117
abbiti il tuo Battillo ; e maledisse ,
e Battilli , e battelli , che alle navi
van dietro , e tutta in collera partisse . 120
Quinci poi , col parer degli uomin savi ,
da lui fece il Divorzio , e sulle soglie
della sua porta ripigliò le chiavi , 123
come dalle Pandette si raccoglie .
Leggete il libro vigesimoquarto
De donatione tra marito , e moglie ; 126
che io non vi aggiungo nulla , e non mi parto
mai dall' autorità de i saggi , e buoni
autor , che gli altri li ributto , e scarto . 129
Ei non però giammai restò con doni ,
e con preghi , e con messi , e con offerte ,
e col far la civetta su i cantoni , 132
di mostrar segni , e conjetture certe ,
ch' egli impazziva di raccumunare
seco il letto , i lenzuoli , e le coperte . 135
Ma in lei fece l' istesso , che può fare
scarpel di cera in un matton biscotto ,
che vi si abbia un immagine a intagliare , 138
e durò questa prattica più di otto
mesi ; nè con denar , nè con favori
se la potè mai più rimetter sotto . 141
Nè credo già fra i tormentati cori
nel bel regno di Cipro , u' vanno a caccia
a bracco , e reti i pargoletti Amori , 144
mai fosse alcun , che con più amara faccia
di lui piangesse il ritrovarsi senza
la donna sua , che già l' ebbe in bonaccia . 147
Or per questo divorzio , e lunga assenza ,
siccome scrive Seneca morale
in quel trattato suo de Providenza , 150
il pover Mecenate venne a tale ,
che mai più non dormì ; sicchè la febre
gli rinforzò per raddoppiargli il male . 153
Benchè vi si adoprasse ogni celebre
rimedio , a tal che avria fin chiuso gli occhi
alle cicale , che non han palpebre . 156
Opio corretto in brodo di finocchi ,
papaveri conditi col ditrutto
di fel di granchi , e lingue di ranocchi . 159
ma il sonno , che fra gli altri ha un vizio brutto ,
che quando non ha voglia di dormire ,
non l' addormenterebbe il Mondo tutto , 162
non volle mai rimedio alcun sentire ;
onde i Galeni di quei tempi a Roma ,
non ci sapendo più che far , nè dire , 165
tentar fargli sfregar pian pian la chioma ,
mentre gli si leggeva sulle sponde
del letto un libro di soave idioma ; 168
Provar il mormorio delle fresche onde ,
e di fargli sentir là sull' Aurora
dolce armonia , che di lontan risponde . 171
Con tuttociò sol un momento d' ora ,
ch' egli chiudesse gli occhi , non fu verso ,
tanto il mal l' affliggea dentro , e di fuora . 174
Onde dicon , che Augusto un dì converso
a Papirio Cursor , gli disse : fate
i Medici venir dell' Universo . 177
Sicchè quasi in brevissime giornate
ne venner tanti , che felici quelle
genti , che poteano essere ammalate . 180
Non si vedean fuorchè lettighe , e selle
da Pozzo bianco , voltando a man manca ,
fino a San Salvator delle Coppelle . 183
Nè restò barba consumata , o bianca
nel medicar , di qualche fama , o pregio
in Parigi , in Lovanio , in Salamanca , 186
che non venisse de mandato Regio
volando a Roma , dove ogni mattina
si faceva un pienissimo Collegio . 189
Fu mille volte vistogli l' orina ,
e tocco il polso , e volto sotto sopra
il corpo tutto dalla medicina . 192
Poi visto , come in van quà giù si adopra
per saper la cagion donde deriva
il mal , che preparato vien di sopra , 195
al fin concluser tutti a voce viva ,
che Mecenate non aveva sonno ,
e questa era cagion che non dormiva . 198
Dottrina in ver , che ritrovar non ponno
se non quei , che studiato hanno il Graziano ,
sopra quel testo de vigilia , e sonno . 201
Durò tre anni , e messo avea già mano
nel quarto , ch' ei tenendo gli occhi aperti ,
mai chiusi non gli avea , se non in vano . 204
Ebbe innanzi al morir prodigj certi
della futura morte , che a staffetta
se ne venia per l' ombre , e pei deserti . 207
E fra gli altri ci fu certa civetta ,
che in camera gli entrò smarrita , e brutta ,
e nel partir sgraffiogli la berretta . 210
E una gallina negra , e mal ridutta ,
che , standosi in un piè , cantò tre volte ,
e poi , ruspando , impolverossi tutta . 213
Queste cose fur viste , ed altre molte ,
che a Mecenate in ver diedero affanno ,
per le scienze , che ne avea raccolte . 216
Cinquant' anni era visso , ed un altr' anno ,
quando gli venne voglia , come accade ,
di morire , e morissi , e fu suo danno . 219
Fè testamento al fin della sua etade ,
nel qual , dopo l' aver raccomandati
il nome , e l' alma all' immortalitade , 222
lasciò molti bellissimi legati ,
di cui non vo parlar , fuor che di quelli ,
che son più al secol nostro appropriati . 225
Prima lasciò moltissimi Castelli
in aria a quei , che l' ambiziosa pioggia
sospinse a desiar tanto i Cappelli . 228
Item ben mille rubbi , e mille moggia
di speranze fallaci alla profana
turba , che in Corte , sospirando , alloggia . 231
ma con tal condizion , quantunque strana ,
che fossero in comune , o per dir meglio
per indivise con la Tramontana . 234
E ciò fece ei , suaso dal conseglio
dell' egregio uom messer Tempo perduto ,
dottore in Corte consumato , e veglio . 237
Item , acciò l' inutile , e canuto ,
anzi sparso servir della prefata
turba fosse di più riconosciuto , 240
del mobil suo lascolle anche una rata ,
tra il qual era in un quadro vago , e bello
la vita Cortegiana figurata . 243
Quì si vedea dipinto Samuello ,
che alla spelata Corte dava a nolo
or un sajo ritinto , or un mantello . 246
poi , giunto il verno , ir la vedevi a volo
verso piazza Giudea , per mutar pegno ,
e tor di sentinella il ferrajolo . 249
Pittura inver più bella pel disegno ,
che perchè cosa alcuna avesse sotto
il senso tropologico d' ingegno . 252
Item al secol nostro lasciò un Lotto ,
con due benefiziate d' infinito
valor , e ciascheduna avea il suo motto . 255
Dicea la prima a lettre lunghe un dito :
per le mendiche , e misere virtudi
benefiziata uno spedal fallito . 258
L' altr' era a lettre d' or , ma goffe , e rudi ,
e dicea : Per li nobili Ruffiani
benefiziata un magazzin di scudi . 261
Item lasciò a i moderni Capitani
una pomposa , e nobil pennacchiera ,
e bande da posarvi e braccia , e mani . 264
molte spade indorate , e di maniera
brave , da far tremar il Turco , e il Moro ,
ma per dirla , le lame eran di cera . 267
Item lasciò a i Legisti un' argan d' oro
per far giunger per forza un intelletto ,
e stiracchiar le leggi a modo loro . 270
A i Filosofi poi d' animo infetto
lasciò il Ginnasio suo ; ma il fè scoprire ,
acciò potesser creder sopra il tetto , 273
con un altro legato da impazzire ,
cioè un siroppo di Materia prima ,
che ancor non l' han potuto digerire . 276
Ma noi , mentre costor van per la cima
degli arbori a cader precipitosi ,
seguiam gli altri legati di più stima . 279
Item a i sempre afflitti , e bisognosi
di tutti i ben di Dio magri Poeti ,
ma nel resto uomin chiari , e virtuosi , 282
lasciò molti importanti , e bei segreti ,
di aver mai sempre a mendicare il pane ,
servendo indarno a i Principi indiscreti ; 285
che si godon veder come le rane
le dotte Muse star nude , e digiune
del corrente Elicona alle fontane . 288
Sordide fasce , e maledette cune ,
che nudriste del mondo in vituperio
queste avare dell' oro anime brune ! 291
Già perchè seppe il corvo di Tiberio
dir , Caesar salve , il Principe cortese
gli diè il piatto conforme al desiderio . 294
ed oggi canti pur , spieghi , e palese
le lodi lor il più canoro , e bianco
cigno , che un dì non gli farian le spese . 297
Ah mestiero infelice ! ahi non fora anco
meglio esser quell' augel , che mena al vento
sua vita , ancorchè mal pasciuto , e stanco ? 300
Ma andiam oltre . Item di più contento
fu lasciare a i Poeti , come in dote ,
e della lor virtute in argomento , 303
gli Orti , che avea nelle famose , e note
Esquilia , ove potrian d' ogni stagione
piantar , e seminar grosse carote . 306
ponendo però prima in infusione
lo sparso seme lor di lodi , e vanti
nell' acqua della falsa adulazione . 309
Or veniamo a i legati de i Pedanti ,
presuntuosi , e brutti animalacci ,
e delle carni altrui viziosi amanti . 312
Ei lasciò loro un valigion di stracci ,
due toghe rotte , un berrettin macchiato ,
e una camicia vecchia , e senza lacci ; 315
un osso di prosciutto spiluccato ,
che tremava dal freddo , essendo ignudo ,
mercè lor , che l' avean sì mal trattato . 318
Pur sel venian rodendo bello e crudo ,
che accender l' esca , ed appressarsi al foco
sempre è lor parso un periglioso ludo . 321
Item lasciò a costor non so che poco
di libri , come a dir l' opre del Sasso
nella grammatical palestra , e gioco . 324
Ma gli Autor gravi restar tutti in asso ,
benchè i Pedanti dian colpa all' inopia ,
se con essi il digiun fan del trapasso . 327
Con tutto ciò vi aggiunse il Cornucopia ,
lezion da porla in capite al Messere
tosto che lor sia dato e tempo , e copia . 330
Sol dunque omai ci resta da vedere
il seguente legato , e poi le mani
porremo ad altro , ch' egli è ben dovere , 333
Item lasciò , ma in grazia de i Romani ,
certi par di pianelle alle lor Donne ,
da far lunghi parer gli stinchi nani . 336
che ancor fin oggi , se alzi lor le gonne ,
vedrai , che han sotto un palmo di misura ,
alte le basi più che le colonne . 339
Inoltre lasciò lor certa mistura
da far la carne bianca , e lustra , e fina
ad onta della semplice Natura . 342
nella qual con stillata trementina
entrava olio di mirra incorporato ,
con chiara d' ova , ed acqua di marina . 345
E loro avrebbe un vaso anche lasciato
di balsamo , se a sorte non ci avea
Virgilio al bujo per error pisciato : 348
Dicon , che Mecenate possedea
sì fatte robe , come cose a lui
lasciate già da una maestra Ebrea . 351
Non ch' egli l' adoprasse , o alcun de i sui ,
se ben fra quei , che con malvagio avviso
cercar di denigrar la fama altrui , 354
fu da Cornelio Tacito deriso ,
che sulle tempie si facesse i ricci ,
e quasi sposa si acconciasse il viso . 357
Ma questi son degli uomini i capricci ,
che per mostrar l' ingegno lor acuto ,
cuocon nel forno altrui varj pasticci . 360
onde a giudizio mio sarebbe suto
meglio , che avesse , come è il suo cognome ,
quivi Cornelio Tacito taciuto . 363
Ma ciò sia detto per passaggio , come
uom , che in tal caso a ogni altra cosa pensi ,
che a tassar un autor di sì gran nome . 366
Il Testator pian pian mancare i sensi
si sente , e ancor non è nel Testamento
l' erede universal come conviensi . 369
Sbrighiamci addunque . Or poi ch' ebbe il suo intento
esposto , e con legati anche notabili
reso ogni servitor pago , e contento , 372
in tutti gli altri ben mobili , e stabili ,
presenti , e da venir , libri , e scritture ,
e denar , che fan gli uomini insaziabili , 375
Augusto instituì , che dianzi pure
fu a visitarlo , Erede universale
Omni meliore modo , & pleno iure . 378
Rimettendo al suo splendido , e Reale
arbitrio l' osservar l' uso , e lo stile
degli altri Cavalier nel Funerale . 381
Ma nell' esser magnanimo , e gentile ,
quelle virtù pregiando illustri , e conte
che ne tolgon da morte oscura , e vile , 384
Ottavio il mio Signor , che uscir dal fonte
dovea dell' Illustrissima Acquaviva ,
erede nominò di propria sponte ; 387
di cui sentito avea già quella Diva
Vecchia da Norcia ragionar , che spesso
i gran segreti , al grande Augusto apriva . 390
Ma quì , fra le gramaglie , e fra il cipresso
le porpore meschiar , gli allori , e l' ostro ,
Musa , non ci convien , ne ci è concesso . 393
Però lasciamo a più purgato inchiostro
che al Ciel , scrivendo , lo sublimi , e inalzi ,
e noi seguitiam pure il cammin nostro . 396
giacchè le Parche scapigliate , e scalze
son giunte a quelle camere a terreno ,
u' Mecenate vuol tirar le calze . 399
Appena avea notato Jaboleno ,
presenti gl' infrascritti testimoni ,
cioè , Servio , Sulpizio , e Labieno , 402
e Tito , e Gajo , e Lucio de i Semproni ,
Spurio Cornuto allor d' umil casato ,
che poi si sparse per molti Rioni ; 405
dico , che appena aveva stipulato
ser Jaboleno il testamento , e il fine
del foglio col suo publico segnato , 408
che vedendosi omai giunto al confine
della sua vita , e nell' afflitto , e bianco
volto apparendo alcune fredde brine , 411
disse il buon Mecenate : Oimè che io manco ,
oimè , che io muojo , oimè siatemi intorno
per fin che io passo all' altra vita almanco . 414
Ben spero , amici , ritornar fra un giorno ,
se l' oste dall' insegna dell' uom morto
di là tiene i cavalli di ritorno . 417
Così dicendo , e fatto il collo torto ,
mentre gli s' infondea con certa penna
su le pallide labra alcun conforto , 420
gli occhi serrò , siccome Plinio accenna ,
nè le palpebre gli avrian sù tenute
quante forcine ha la selva d' Ardenna . 423
Si dice , che in quel punto fur vedute
l' erbe del fioritissimo Parnaso
diventar tutte Aconiti , e Cicute . 426
e che un gatto morel , saltando a caso
sopra un armario in quel medemo istante
fè cader l' orinal di Apollo , e il vaso . 429
E certe gelatine , poco avante
ch' ei morisse , di lauro incoronate ,
diventar brodo liquido , e spumante . 432
Ora morto costui , gli fur trovate
dentro le casse lettere infinite
col soprascritto a Gajo Mecenate . 435
Che non eran ancor le penne ardite
far sulle nizze i titoli , che han posto
tra il merto , e l' ambizion sì fiera lite . 438
Perocchè si pascean sol dell' arrosto ,
e non del fume , anzi con fieri editti
bandito il fasto sen fuggia discosto . 441
Che sian fatti in pasticci , e lessi , e fritti
quei , che han con tanti titoli bastardi
adulterati , e guasti i soprascritti ! 444
Che ad altro oggi non par che il Mondo guardi
che a farsi il nome ornar su 'l chiuso plico ,
con mille vani epiteti bugiardi . 447
onde io vi giuro da Poeta , e dico
che se non è chi scrive Molto Illustre
va a rischio di poi perdersi l' amico . 450
Dall' altra banda a un uom scuro , e palustre
per sangue , e per virtù , con che coscienza
gli debbo dare il titolo d' illustre ? 453
E quell' altro somar dalla semenza ,
che non eccede altrui , fuorchè ne i vizj ,
con che ragione ei vuol dell' Eccellenza ? 456
Ahi secol brutto , ahi veramente indizj
di un età guasta ! ahi non avean tal fume
quei già Catoni intonsi , e quei Fabrizj . 459
Non osa il picciol rio , nè si presume
gir per se stesso al mar , se pria non perde
il nome , entrando in qualche illustre fiume . 462
Sfacciata zucca si dilunga , e sperde
più , ch' edra , ma si secca in breve , e quella
nella sua nobiltà mai sempre è verde . 465
Pon la briglia al somar , pongli la sella ,
che , s' egli merta il titol di corsiero ,
ben lo vedrai , correndo alla girella . 468
Volea dir quella pompa , e quell' altiero
sepolcro , che sul bel colle Aventino
fu fatto a questo nobil Cavaliero . 471
Volea dir l' epitaffio suo latino ,
che incominciava : Nil tumulum curo ,
scolpito in marmo bianco , e pellegrino : 474
Volea dir , quante torcie accese furo ,
e di quante mestissime Elegie
fosse sparsa la tomba , e il sagro muro , 477
ma sento , che in Parnaso alcune spie
mi han querelato , onde bisogna che io
mi volga a più severe Poesie . 480
La querela è fondata sopra il mio
poco giudizio in tesser con l' istoria
le burle magre in un essequie pio . 483
che son confuso , che non ho memoria ,
che questa mia faccenda nulla vale
senza l' Esordio , e la dedicatoria . 486
Inoltre , che il mio stil giù per le scale
sdrucciolando sen và , che non ha piedi ,
e che un terzetto scende , e l' altro sale . 489
Tu , Momo , Dio de i maldicenti il vedi ,
se ste querele datemi son degne
di esser tagliate a pezzi con gli spiedi . 492
onde convien , che a mio poter m' ingegne
di ributtarle , e vomiti l' amaro ,
di che son dentro queste Muse pregne . 495
E già per tanta impresa mi preparo ,
poichè con le acque irate d' Elicona
ho rinfrescato alquanto il calamaro . 498
e sia la mia risposta , o trista , o buona ,
basta , che produrrolla da me stesso ,
e non per interposita persona . 501
Ma pria , che s' incominci tal processo ,
forse informare Apollo sarà bene ,
con una lettra per fidato messo . 504
Ma che titolo dar me gli conviene ?
Chè il Molto Illustre omai più non si prezza ,
tanto crescendo l' ambizion sen viene ! 507
Pur quando miro in Ciel l' alta chiarezza
de i suoi bei raggi , a che tante parole ,
diamogli il Serenissimo , e l' Altezza . 510
che non trovo uom , che il merti a par del Sole .

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NOTA AL TESTO

Il testo riproduce la lezione della stampa più diffusa delle opere del Caporali:

R I M E / DI CESARE CAPORALI / P E R U G I N O / DILIGENTEMENTE CORRETTE, / COLLE OSSERVAZIONI / DI CESARE CAPORALI / In questa nuova Edizione si aggiungono / molte altre Rime inedite dello stesso / Poeta, e la sua Vita. / [incisione] / IN PERUGIA, MDCCLXX. / [doppia linea] / NELLA STAMPERIA AUGUSTA DI MARIO RIGINALDI / Con Licenza de' Superiori.

(pp. 41-232). L'esemplare utilizzato è quello della Biblioteca Marucelliana di Firenze segnato 1.OO.IV.2.

La trascrizione è diplomatica. Si conservano pertanto anche le incoerenze, le oscillazioni, le aporie del sistema grafico settecentesco. Si correggono soltanto pochi evidentissimi refusi di stampa, segnalando in nota la lezione erronea del testo. In nota, senza intervenire sul testo, si segnalano alcuni apparenti (o evidenti) errori di lettura, suggerendo il possibile emendamento. Qualche ovvio adattamento si è reso necessario nel tradurre il testo cartaceo in testo elettronico. Si è introdotta la numerazione dei versi (per terzine).

Si è dovuto invece intervenire radicalmente sul sistema di riferimento delle annotazioni di Carlo Caporali, indicate nella stampa con lettere dell'alfabeto minuscole tra parentesi quadre (non senza qualche sporadica occorrenza di tonde), con progressione limitata alla singola pagina. Nella trascrizione si sono convertite in note in calce con numerazione in esponente, progressiva dall'inizio alla fine del poema. Per le note dei curatori della stampa settecentesca si è conservato il sistema di riferimento (un asterisco tra parentesi quadre, normalizzando le pochissime occorrenze di parentesi tonde) e l'uso del corsivo. Le nostre annotazioni si trovano alla fine del testo; il riferimento è costituito da lettere dell'alfabeto minuscole in esponente, progressive dall'inizio alla fine.

Questa trascrizione è la prima tappa di un'edizione critica della Vita, che comprenderà la trascrizione dell'autografo perugino (che non rappresenta l'ultima volontà dell'autore, defunto - per quanto si sa - mentre si accingeva a un'edizione della propria opera, per la quale, evidentemente, aveva approntato una redazione più avanzata) e dell'editio princeps (tuttora da identificare). Maggiori dettagli si daranno a tempo e luogo.

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Edizione HTML a cura di: [email protected]

Ultimo Aggiornamento: 13/07/05 23.51

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Testo tratto da:

Banca Dati "Nuovo Rinascimento"
http://www.unifi.it/istituzioni/nrin/
immesso in rete il 4 settembre 1996

a cura di: Danilo Romei

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