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De Bibliotheca

Biblioteca Telematica

CLASSICI DELLA LETTERATURA ITALIANA

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La rigenerazione

ITALO SVEVO

Commedia in 3 atti

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SCENA TERZA

ANNA seguita da ENRICO e DETTI

 

ANNA.               Che cosa significano questi stridi?

FORTUNATO (dopo un'esitazione). Essa non vuol credere che la signora ha disposto… che oggi la Sua stanza da letto si faccia in grande.

ANNA.               Se te l'ho detto anche a te, Rita.

RITA.                  L'avevo dimenticato.

ANNA                (rimproverando). E perciò occorreva di arrivare al punto di farti sgridare dal tuo futuro?

Fortunato e Rita escono.

ENRICO             (entra dalla porta di fondo). Ecco signora il campione di seta che ho saputo trovare. Ho girato tutta la città e mi pare di aver trovato proprio quello che Le occorre. Guardi, color grigio-argento.

ANNA                (esamina il campione accuratamente). Sí, sarebbe proprio questo. Grazie tante signor Enrico. E costerebbe?

ENRICO             (agitato). Dio mio. Non ricordo. Quanto costa di solito?

ANNA.               Dalle cinquanta alle cinquantacinque lire.

ENRICO             (serio). Io credo di poterlo avere per meno fra le 45 e le 50. Mi pare di ricordare qualche cosa di simile.

ANNA.               Badi signor Enrico ch'io non voglio mica dei regali. M'arrabbierei con Lei se non mi facesse pagare il giusto. Accetto con riconoscenza ch'Ella m'aiuti nelle mie piccole faccende di casa ma voglio pagare il giusto prezzo. (Arrabbiandosi.) Non vorrà mica regalarmi dei denari?

ENRICO             (avvilito). E allora sono qui in cinque minuti col prezzo giusto.

ANNA                (maternamente). Vede, signor Enrico, non bisogna strafare. Anche Emma aveva cominciato a darle degl'incarichi ma le venne il dubbio che quel caffè di prima qualità ch'Ella comperò per casa fosse costato troppo poco.

ENRICO.           Badi signora ch'io sono commerciante in caffè e che nessuno come me può avere il caffè a quel prezzo.

ANNA.               Ma c'era qui in visita il signor Alfi ch'è commerciante in caffè e disse ad Emma che gliel'aveva fatto vedere ch'egli a quel prezzo avrebbe comperato subito un carico di caffè intero.

ENRICO.           E che cosa disse la signora Emma.

ANNA.               S'arrabbiò molto. Non è cosí ch'Ella deve trattare. Io Le avevo detto ch'Ella non doveva fare delle dichiarazioni, mentre regalare il caffè è una vera e propria dichiarazione. Niente dichiarazioni. È già molto che può rendersi utile con la Sua attività di cui Le siamo gratissimi. Oggi Ella potrebbe andare a passeggio con Umbertino perché il nonno non vuole muoversi.

ENRICO.           A che ora?

ANNA.               Alle quattro.

ENRICO             (guarda l'orologio). Sta bene. Avrei però bisogno di un Suo consiglio, Signora. Io ho trovato un piccolo libro di un dotto protestante che propugna l'abolizione del lutto. Ha degli argomenti magnifici. Che ne dice? Potrei offrirlo in dono alla signora Emma? (Le fa vedere un libriccino.)

ANNA                (lo prende e lo guarda con interesse). Io direi di no. Sarebbe peccato per il bel libriccino. Verrebbe stracciato. È tradotto dall'inglese?

ENRICO             (con vivacità). È interessantissimo. Si figuri che l'autore ebbe la pazienza di calcolare quanto annualmente costi alla nazione inglese il lutto. Per ogni morto inglese si calcola che in media tre persone prendano il lutto, sieno perciò condannate ad una vita ridotta. Una quantità enorme di persone che lavorano meno vestono meno o troppo e tutti i vedovi e le vedove cessano di fare dei figli legittimi. Pensi che danno!

ANNA.               Io non credo che ora questo libro sia già adatto per Emma. La farebbe arrabbiare. Tenga, tenga questo libro per epoche migliori.

ENRICO.           Ma ci troverebbe anche il suo conforto. Con quello spirito pratico degli inglesi l'autore propone che il lutto sia abolito subito dopo i funerali ma che in compenso ogni anno, per un'ora intera, in una domenica da stabilire, quando il tempo non costa nulla, tutta la nazione pensi ai propri morti. Quale compenso! Invece di quel lutto stupido, solitario, il povero Valentino sentirebbe rivolto a sé, una volta all'anno, il pensiero di tutta la nazione!

 

 

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Edizione HTML a cura di: [email protected]
Ultimo Aggiornamento:17/07/2005 20.26

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