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Biblioteca Telematica

CLASSICI DELLA LETTERATURA ITALIANA

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La rigenerazione

ITALO SVEVO

Commedia in 3 atti

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SCENA SECONDA

RITA e FORTUNATO

 

RITA.                  ╚ il nipote del padrone. Non posso mica offenderlo. Lo dicesti tu stesso: Tenerlo alla larga con buona grazia. ╚ quello che faccio.

FORTUNATO. SÝ! Ma lo fai con troppo buona grazia. Graziosa… civetta. Ecco quello che sei.

RITA                   (piangendo). Come se fossi una bambina. Come se mi si potesse (singhiozzo)… senza che me ne accorga.

FORTUNATO. Non mi stai pi˙ a sentire, non stai pi˙ attenta a quello che ti dico. Da otto giorni io non dico pi˙ di tenerlo alla larga con buona grazia. Io dico di tenerlo alla larga, semplicemente alla larga. Non c'Ŕ pi˙ bisogno della buona grazia. Hai capito?

RITA                   (esitante). No.

FORTUNATO. Sei come una vettura dall'accensione sbagliata. C'Ŕ la benzina, c'Ŕ il motore, ma non ti muovi. Vuoi sÝ o no intendermi? Quando lui vuole spiegarti qualche cosa e ti si caccia accanto, devi semplicemente voltargli le spalle e mandarlo a quel paese.

RITA                   (stupita). Oh!

FORTUNATO (imitandola). Oh!

RITA.                  E la casetta, e la nostra posizione in casa?

FORTUNATO. Che c'entra? Noi siamo al servizio della signora Anna che ti vuol bene e del signor Giovanni che ti vuol bene.

RITA.                  Quel vecchio maiale.

FORTUNATO. Brava! Quel vecchio maiale!…

RITA.                  Era il nostro caro, buon vecchio delle cui imbecillitÓ ci si divertiva tanto ad onta della sua avarizia ed ora Ŕ un vecchio maiale le cui imbecillitÓ fanno schifo.

FORTUNATO (ridendo). Ma Ŕ tanto aggressivo?

RITA.                  ╚ un falsone! Persino in presenza della signora Anna trov˛ il modo di accarezzarmi. Iersera mi domand˛ a quando sarebbero state le nozze e parlando mi prese la mano. Poi da lÝ pian pianino s'arrampic˛ sul braccio fino alla spalla. Provava.

FORTUNATO. Che cosa provava?

RITA.                  Ho capito che provava perchÚ qualche giorno fa mi trov˛ sola, mi disse che m'amava come una figlia, che avrebbe tutelata la felicitÓ della mia famiglia come un padre…

FORTUNATO. Ma bene, per Dio.

RITA.                  Improvvisamente mi domand˛ di poter provare. Proprio cosÝ disse, e tent˛ subito di darmi un bacio in bocca. (Forbendosi la bocca.) Schifoso! in bocca! Con quella bocca sdentata!

FORTUNATO. FinchÚ ti fa schifo non c'Ŕ nulla di male. (Eppoi.) E come and˛ la prova?

RITA.                  Che ne so io? Venne la signora Anna e lui per darsi un contegno si mise a drizzarsi il colletto. Era malsicuro e molto rosso. Io me ne accorsi ma non la signora Anna. Pare ch'essa da molti anni non guardi in faccia suo marito. Si capisce.

FORTUNATO. Non agitarti, cara mia. Io non ci credo a quell'operazione voluta da quel gran dottore ch'Ŕ il signor Guido. Hai pur visto che i denti non gli sono ricresciuti e senza denti non si mangia, sai. Io lo terr˛ d'occhio. Quando vedessi che l'operazione lo ringiovanisse sul serio, gli desse quell'aspetto che io mi so, avviserei la signora Anna perchÚ lo metta all'ordine. Fino ad allora sta tranquilla. Del vecchio non mi curo. Cera una volta nel nostro villaggio un dotto uomo cui tutti ricorrevano quando avevano bisogno di consiglio. And˛ da lui una giovinetta a domandargli come potesse respingere senza troppo offenderlo il settantenne padrone che la insidiava. Sai quello che il dotto uomo le consigli˛?

RITA.                  Ebbene?

FORTUNATO. Di aprire le braccia e dire al padrone: Padrone, eccomi qua. Quello era un uomo! Furbo!

RITA                   (spaventata). Ed io dovrei fare cosÝ?

FORTUNATO. Non dico questo. Ti racconto solo che quel padrone fu tutt'altro che incoraggiato da un'offerta simile. CosÝ subito? chiese.

RITA.                  Ma quel vecchio non aveva mica subito un'operazione.

FORTUNATO. Lascia stare quell'operazione. Se egli non si spaventasse della tua proposta e volesse approfittarne, io so che tu sei donna da respingerlo… almeno finchÚ ti fa schifo. E quando io m'accorgessi che non fosse pi˙ tale da farti schifo, ci penserebbe la signora Anna. Quello che intanto esigo Ŕ che cessi questa corte del signor Guido. Noi del signor Guido non abbiamo pi˙ bisogno.

RITA.                  Ma il signor Guido non si cura affatto di me.

FORTUNATO (alzando la voce). Bada che una bugia simile pu˛ farmi credere il peggio.

 

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Edizione HTML a cura di: mail@debibliotheca.com
Ultimo Aggiornamento:17/07/2005 20.26

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