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Biblioteca Telematica

CLASSICI DELLA LETTERATURA ITALIANA

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La rigenerazione

ITALO SVEVO

Commedia in 3 atti

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SCENA VENTESIMA

GIOVANNI e GUIDO

 

GIOVANNI       (dopo una pausa). Hai sentito? Si dovrebbe credere ch'essa sarebbe stata meno disperata se avendo da perdere il bambino avesse perduto anche il padre. Era disperata piuttosto perché ritrovava il padre vivo che perché aveva perduto il bambino.

GUIDO.              Bisogna scusarla caro zio. Pensate ch'essa credeva di aver perduto il suo unico figliuolo.

GIOVANNI.      E di aver conservato il suo unico padre. (Poi.) Non c'è nessuno che intenda e scusi le cose come me. Ma è dura di esser vissuti sí a lungo per sentirsi augurare la morte dalla propria figliuola. È dura! Dopo che spesi tutta la mia vita per la mia famiglia! Se è da poco che cessai di lavorare per loro.

GUIDO.              Dieci anni, zio.

GIOVANNI.      Insomma lavorai finché mi resse il fiato.

GUIDO.              Ma tutti vi amano, zio.

GIOVANNI.      Sí. Ma domanda a costei quello ch'essa darebbe per riavere il marito vivo.

GUIDO.              Certo darebbe molto.

GIOVANNI.      Neppure tanto ma molto volentieri: Il padre e la madre. Non il figliuolo. Le rendo questa giustizia. Ci tiene solo ai giovani.

GUIDO.              Intanto, caro zio, se calcolano di seppellirvi presto si sbagliano.

GIOVANNI.      Che peccato che tu non abbia ancora finito gli studi e perciò mi sia piú difficile di crederti.

GUIDO.              Oh, zio. Non occorre mica saper tanto per trarre le conclusioni da quest'analisi. Guardi qui. (Trae l'analisi dalla tasca.) Tutto normale. Non s'è mai visto un vecchio della vostra età che dia un'analisi simile.

GIOVANNI       (inforca gli occhiali). Normale… normale e anche una volta, normale. E tu dici che ad onta ch'io nell'ultimo tempo mi senta meno bene, soffra di disturbi della digestione, dorma meno bene, tutto in me sia in buone condizioni?

GUIDO.              Normale, normale, normale. Quando s'è vecchi un certo invecchiamento deve esserci e si manifesta con quei sintomi che voi accusate. Ma intanto in quest'analisi avete la prova che la giovinezza è là, a vostra disposizione.

GIOVANNI.      Con l'operazione?

GUIDO.              Con l'operazione che altrimenti non sarebbe possibile e che solo in questo momento, cioè finché siete tutto tutto sano, io posso ancora consigliare.

GIOVANNI.      Ti prego di non dire nulla né ad Anna né ad Emma di quest'analisi. Mi pare di aver capito che quando mi credono malato mi trattino meglio.

GUIDO.              Non dirò a nessuno dell'analisi, zio. La pagai già. Perciò non se ne parlerà altro.

GIOVANNI.      Quanto costò?

GUIDO.              Cinquanta lire.

GIOVANNI       (leva dal portafogli cinque carte da 10 lire). Guarda che non sieno sei.

GUIDO.              Guardi. Sono esattamente cinque. (Poi.) Io non parlo che per l'affetto che Le porto. Nel Suo caso l'operazione è proprio indicata.

GIOVANNI.      Certo sarebbe una bella cosa di diventare giovine. Perché è vero che in questa epoca non è permesso di essere vecchi.

GUIDO.              In tutte le epoche è stata una cosa alquanto seccante.

GIOVANNI.      Niente affatto. Nella mia giovinezza solo i vecchi erano onorati. Oh, lo ricordo. A me davano del puledro. Quando usavo una parola seria dicevano: Anche alla pulce prude. E quando divenni vecchio ecco che non si rispettano piú che i giovini. Perciò io veramente non fui rispettato mai.

GUIDO.              Perché, zio mio, questa è l'epoca dei giovini e tutti quelli che ne hanno la possibilità devono essere giovini.

GIOVANNI.      Intendo quello che vuoi dire: L'operazione!

GUIDO.              Certo! Non piú debolezze, non piú inappetenze, non piú teste di bambini sotto alle ruote.

GIOVANNI.      In quanto alle teste di bambini sotto alle ruote, ne vidi una sola in vita mia e spero di non vederne altre. Se fosse solo per questo io certo non mi sobbarcherei al rischio e alle spese di un'operazione. La spesa è fortissima. Guarda! (Leva di tasca un libriccino e vi cerca una pagina.) Tu dici che l'operazione conserva il suo effetto per dieci anni. Ebbene, se cosí fosse, se cioè durasse per interi dieci anni a 365 giorni da 24 ore, la giovinezza mi costerebbe 82 centesimi e sette decimi all'ora. Se vuoi rivedere il conto?

GUIDO.              Zio! Non ho alcun dubbio dell'esattezza dei suoi conti.

GIOVANNI.      Ebbene! A me sembra che questa giovinezza sia un po' cara. E la spesa si fa piú grave quando pensi che quando dormo che cosa me ne faccio io della giovinezza? Potrei farne senza.

GUIDO.              Dormirà di piú, zio.

GIOVANNI.      Tanto peggio. Aumenterà la spesa ingente per le ore di veglia. Eppoi, eppoi… Io ho piena fiducia in te ma tu non hai ancora compiuto gli studii. E se invece che dieci anni la giovinezza durasse solo cinque? Ecco che perdo 50 per cento del capitale. Non soltanto questo. Ma di qui a cinque anni dovrò rifare l'operazione e spendere altrettanto. (Poi.) E dò un esempio in famiglia! Se nel frattempo voi trovate il mezzo di ringiovanire anche la donna ecco che Anna vorrà, visto che mi son fatto operare io, farsi operare anche lei. Sarebbe la rovina.

GUIDO.              Non abbia timore di questo, zio. La tecnica dell'operazione, esclude che si possa applicare alle donne. Del resto si capisce che poiché gli studii vengono fatti dagli uomini, alle donne non si pensi. Di donne giovini ce ne sono anche troppe.

GIOVANNI       (esitante). Dovresti ancora trattare col Giannottini. Le sue pretese sono eccessive. Tanto piú se l'operazione non è piú come dici tu che un taglio delle unghie.

GUIDO.              Io nel caso Suo alla spesa proprio non ci baderei. A chi e perché vuole lasciare tanti denari?

GIOVANNI.      Lasciare i denari? Voglio godermeli io. Come parli tu. Perché mi faccio operare? Aspetta, aspetta un poco. Il dottor Raulli disse che non è escluso che l'operazione abbrevi la vita. Hai studiato questo lato della questione nei testi tu?

GUIDO.              Bisogna essere proprio… un dotto com'è il dottor Raulli per credere una cosa simile. Dico per credere che un'operazione che ridona la giovinezza possa abbreviare la vita. Proprio mi fa ira! Non sa trovare dei buoni argomenti e adotta il primo che gli si presenta, il piú strampalato di tutti. Se dopo pochi giorni dall'operazione si può constatare che la pressione del sangue diminuisce! Cosí intanto si ha l'assoluta garanzia di essere salvi dalla brutta sorpresa del colpo, il colpo a secco.

GIOVANNI.      È una bella cosa quella di essere al sicuro da una malattia. Ma, purtroppo, ce ne sono molte di malattie a questo mondo. Ed è proprio quella la malattia che a me mai fece paura. Guarda il mio collo. Non è certo tozzo. Ha la forma classica dell'uomo normale, normale come l'analisi.

GUIDO.              Però l'esagerata pressione del sangue provoca molte altre malattie. Congestioni ai reni, ai polmoni e al fegato.

GIOVANNI.      Il dottor Raulli non è di questo parere. Egli dice che la pressione del mio sangue è conforme alla mia età. È anch'essa normale se si tiene conto dei miei anni.

GUIDO.              Furbo quel Raulli! Se dicesse a me che ho vent'anni che ho la pressione conforme alla mia età, io m'accontenterei. Ma se fossi giunto ai 74 anni e mi si dicesse che ho la pressione che mi spetta e non meglio, io mi dispererei. Mi dispererei della pressione e degli anni.

GIOVANNI.      Come dici? Non ho inteso bene.

GUIDO.              Glielo ripeterò zio, non appena Ella avrà subita l'operazione.

GIOVANNI.      Non capisco perché mi dici cosí. (Poi.) Insomma credo d'intendere che tu escludi che l'operazione possa abbreviare la vita.

GUIDO.              Certamente zio. E quello poi di cui sono sicuro che se anche gli anni non fossero moltiplicati dall'operazione per essa si farebbero piú intensi, piú degni di essere vissuti.

GIOVANNI.      Ma a me importa prima di tutto di vivere, di vivere lungamente. Per Anna ed anche per quella sconoscente di Emma. Poi per quel bambino che io educo e conduco ogni giorno a passeggio. Non per me perché dacché lasciai il lavoro io non mi diverto molto.

GUIDO.              Essendo ringiovanito, Ella zio, potrebbe riprendere anche il Suo lavoro.

GIOVANNI       (con vivacità). No, no! Quello è messo in modo che non c'è la possibilità di riprenderlo.

GUIDO.              E allora lasciamo stare il lavoro. Anch'io vorrei aver messo il mio lavoro in quel dato modo. Ma se Lei vuole l'operazione non badi a quello che Le dice il dottor Raulli. Incominciamo dunque con la prima operazione: Tagliare ogni comunicazione col dottor Raulli.

GIOVANNI.      Meno male che questa qui è un'operazione che costa poco. Ma devi parlare con quel dottore… quel mago… come si chiama?

GUIDO.              Giannottini.

GIOVANNI.      Giannottini perché si metta una mano sulla coscienza…

GUIDO               (fermo). Non si può, zio. Non si può aspettarsi un ribasso. Il Giannottini ha delle grandi spese. Anche la réclame gli costa molto.

GIOVANNI.      Non capisco perché io debba pagare la réclame al dottor Giannottini. Che c'entro io? Con me la réclame non c'entra. Io, fui… reclamato da te. Ti paga a te il dottor Giannottini?

GUIDO.              Giuro zio che a me non dà nulla.

GIOVANNI       (pacifico). Lo sapevo. Te lo credo. Tu cui io regalo tutto per amore al mio defunto fratello non puoi voler guadagnare… sul mio… sangue. Proprio si può dire cosí. E allora le dedurrà lui queste spese di réclame che non mi riguardano.

GUIDO               (pensieroso). Tenterò, ma ho paura…

GIOVANNI.      E allora io non faccio adesso l'operazione. Dacché ho abbandonato gli affari ho giurato di non fare mai piú dei cattivi affari. Ho tutto il giorno di tempo io e posso dunque pensarci. Tu mi spiegasti che con l'operazione si ringiovanisce esattamente del 20 per cento. Se io faccio l'operazione oggi a 74 anni giorni piú giorni meno guadagno quattordici anni e mezzo precisi. Guarda, guarda. (Scartabella nel libriccino.) Ecco qui! Ho fatto una nota esatta. Di ogni anno che so ritardare l'operazione io guadagno 73 giorni finché a 100 anni arriverei ad avere il massimo rendimento con una diminuzione addirittura di 20 anni completi. Guarda la tabella. Arrivo fino ai 120 anni. Mi seccai e interruppi il lavoro.

GUIDO               (ridendo discretamente). Bella la tabella. Mi piace.

GIOVANNI.      Puoi rivederla. È esatta. Tenni il debito conto degli anni bisestili. Ed io aspetto. In complesso sto abbastanza bene. Le gambe mi servono abbastanza bene. Dovevi vedermi correre a casa in cerca di soccorso questa mattina. Arrivai in un lampo. Non volevo crederci che questa fosse già casa mia. Lo stomaco è in ottime condizioni.

GUIDO.              Da qualche tempo Lei però non cena.

GIOVANNI.      Ma è per dormire meglio.

GUIDO.              E quegli eterni purganti…

GIOVANNI.      I purganti sono una buonissima cosa. In quanto alla testa, hai visto or ora quella tabella. Chi saprebbe farla meglio, piú chiara, piú evidente? Qui gli anni che avrei, poi gli anni con le decimali da dedursi eppoi il netto. Io resto come sono.

GUIDO.              E allora, zio, io ho fatto il mio dovere di medico e non c'è bisogno di dire altro.

GIOVANNI.      Ma parliamone ancora. Questo non costa nulla. A quest'ora, io so tutto dell'operazione. Ne ho parlato con parecchi. Prima di fare l'operazione c'è un'altra cosa da vedere. Ah! moscardino! Tu me la volevi fare!

GUIDO.              Che cosa, zio?

GIOVANNI.      L'operazione. E non mi avevi detto che ad operazione fatta io potrei disonorare i miei capelli bianchi correndo al pozzo.

GUIDO.              Al pozzo?

GIOVANNI.      Sí, al pozzo in cerca delle serve.

GUIDO               (intendendo). Ah! Vuole dire questo? (Ride.) Ma non si parla piú del pozzo perché le serve non ci vanno piú.

GIOVANNI.      E che m'importa? Tu vorresti disonorarmi. Questo tu vuoi. Mentre io non lo voglio. Certo a me piacerebbe di vivere lungamente e bene, ma non mica a costo della mia rispettabilità.

GUIDO.              Ma Lei parla di rispettabilità e intende vecchiaia. Lei, zio, è tanto vecchio che ama la vecchiaia. Non potrebbe essere altrimenti. È forse rispettabile questo atteggiamento dei vecchi - se atteggiamento può dirsi - verso le donne? Io, giovine, non lo penso. Ciò avviene perché sono giovine. Io non amo la vecchiaia e quando Lei sarà giovine non l'amerà neppure Lei: La vecchiaia inerte, debole, sucida.

GIOVANNI       (ribellandosi). Come parli ragazzaccio? Inerte? Perché inerte? Perché la virtú è piú tranquilla del vizio. Non per altro. L'assassino è sempre meno inerte dell'assassinato. Si capisce.

GUIDO.              Uno di essi è addirittura morto.

GIOVANNI.      Ma parlo di lui quando non è ancora morto.

GUIDO.              Capisco, zio. Volevo scherzare.

GIOVANNI.      E quali altre insolenze lanciasti alla vecchiaia? Ah! sí! La dicesti sucida. Io mi lavo piú di qualunque giovine. Le mani me le lavo quattro volte al giorno. Dove si andrebbe altrimenti coi microbi? Io credo anzi che la mia grande salute io la debbo alla mia accuratezza. Ogni volta mi lavo le mani in tre acque.

GUIDO.              Io non volevo parlare di voi zio. Parlavo degli animali che non sono guidati che dal loro istinto. Si sa che il topo vecchio non si lava e poco dopo operato si mette a lavarsi affannosamente.

GIOVANNI.      Si vede che la vecchiaia dei topi è tutt'altra cosa. Vedrai anche tu che, invecchiando, tutte le tue buone qualità andranno aumentando mentre le tue cattive s'attenueranno fino a sparire. Chi mi dice che l'operazione del dottor Giannottini non m'apporti delle qualità che disonorino i miei capelli bianchi? Sarebbe un bel disonore se mi mettessi a correre dietro alle donne come un mandrillo.

GUIDO.              Ma voi avete vostra moglie.

GIOVANNI.      Anna vuoi dire? (Pensieroso, poi.) E non sarebbe ancora meglio di dire al dottor Giannottini ch'io vorrei restar morale? Morale come un vecchio sebbene giovine come un giovine?

GUIDO.              Glielo dirò.

GIOVANNI.      Naturalmente che non intendo che con ciò sia diminuita l'efficacia dell'operazione quando mi vi ci deciderò. Devi dunque discutere col dottor Giannottini di due questioni: Egli deve garantirmi che pur facendomi fruire di tutti i vantaggi dell'operazione non ci sia pericolo per la mia moralità, voglio dire la mia rispettabilità. Eppoi… Mi pare si discuteva anche di un'altra cosa altrettanto importante. Ah sí! Io non voglio pagare tanto. Vorrei ch'egli facesse il prezzo in modo che la giovinezza non dovesse costarmi piú di 80 cent. all'ora, voglio dire ora di veglia.

GUIDO               (a bassa voce perché Rita ch’è piú vicina non lo senta). Ottanta centesimi all'ora non significano nulla. Bisognerebbe stabilire un prezzo globale.

GIOVANNI       (che non ha inteso). Che vai dicendo? Io ho detto ottanta centesimi e non un centesimo di piú.

GUIDO               (nell'intento di sviare l'attenzione di Rita le parla). Come è la signora Emma?

RITA.                  Poverina! Ha ancora il cappello in testa perché finora resta sempre abbracciata al suo fanciullo. (Esce per andare a prendere delle altre stoviglie per la tavola.)

GIOVANNI.      Lascia stare Emma. Che mi andavi dicendo? Che a te l'operazione sembrava a buon mercato? Stimo io. Non sei tu a pagarla.

GUIDO.              Io non dicevo questo, zio. Io mi dicevo soltanto che se mi trovassi nei vostri panni, per giudicare del costo dell'operazione aspetterei di averla subita e di essere ringiovanito.

GIOVANNI.      Questa è veramente buona! Prima fare l'affare e poi vedere se è stato buono o cattivo. Ehi! T'hanno fatto a te l'operazione per ridurti ai dodici anni? Parli come un bambino. Che cosa resta a me da fare poi se ad operazione finita scopro di non averne avuto alcun vantaggio? Come restituire la merce protestata?

GUIDO.              Certo restituirla non si può. (Ridendo.)

GIOVANNI.      Tu ridi, canaglia. A te non tocca né di pagare né di essere tagliato né di vederti demoralizzato.

GUIDO.              Mi pare che la demoralizzazione la subirei volentieri. È una cosa lieta quella lí. Ma poi, zio, perché volete credere che la giovinezza vi farebbe immorale? Siete stato immorale voi da giovine?

GIOVANNI.      No, certo.

GUIDO.              Ridiverrete quello che foste allora, né piú né meno.

GIOVANNI.      Questo è vero. Se l'operazione non muta il carattere dell'individuo allora… allora io replicherei una vita pura, senza macchia. Una bella cosa in fondo come esempio. Un esempio dovrei ridare e che mi costa… ma se fosse cosí sarebbe una cosa bellissima. Io amai una sola donna e la sposai.

GUIDO.              Zio! Tu dimentichi Margherita di cui mi raccontasti settimane or sono, quella domenica che uscimmo insieme soli.

GIOVANNI       (ricordando). Ah, Margherita. Ma anche quella io amai di un amore puro. (Incerto.) Non ti dissi cosí?

GUIDO.              Certo, mi dicesti cosí ed io anche ci credetti.

GIOVANNI.      Capisco che per te, barabba, la cosa sembrerebbe incredibile. Sei di altri tempi tu. Io trattai Margherita come una santa. Non Le toccai neppure… le vesti. Guardai, amai e le indirizzai qualche poesia. Non ti dissi cosí?

GUIDO.              Mi raccontasti che cantavate insieme.

GIOVANNI       (incerto). Sí, ma era la sola cosa che si facesse insieme. (Poi.) Non ho potuto sposare la poverina. Tutti nella mia famiglia ce l'avevano con lei perché si moveva civettuolmente. Che roba! La civetteria non era lassú, ma nelle sue gambe e nel suo busto fatti cosí! Del resto se l'avessi sposata non avrei potuto sposare Anna. Ma in tutti i casi tutto sarebbe rimasto puro. Che avessi sposato l'una o l'altra, voglio dire, non sarei stato esposto ad alcun rimprovero. Io sono puro.

 

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Edizione HTML a cura di: [email protected]
Ultimo Aggiornamento:13/07/2005 23.37

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