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Biblioteca Telematica

CLASSICI DELLA LETTERATURA ITALIANA

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La rigenerazione

ITALO SVEVO

Commedia in 3 atti

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SCENA DICIOTTESIMA

FORTUNATO e DETTI, poi GIOVANNI

 

FORTUNATO (prima si sente dalla finestra un battere di forbici grosse da giardino, poi egli si presenta alla finestra accecato dal sole). Rita! Sei qui? Io ho da tagliare dei rami qui alla finestra. Maledetto sole! Non si vede nulla.

GIOVANNI       (entra pensieroso, assorto). Dio sa come è andata. Quel fanciullo non ricorda proprio nulla. (Fortunato scompare.) Ad ogni modo quello ch'è sicuro e ch'è una gran bella cosa è che il fanciullo è perfettamente incolume. Perfettamente! L'ho esaminato. (Siede nella sua poltrona.)

Durante tutta la seguente scena Rita entrerà e uscirà per preparare la tavola.

GIOVANNI       (dopo una pausa). E quello ch'è anche certo è che lui vide me sotto all'automobile. Non è dunque meraviglia ch'io abbia potuto vedere lui…

GUIDO.              Eh, già, zio, non si dia pensiero. Nella gioia di ritrovare incolume Umbertino, nessuno andrà a studiare come ciò sia potuto avvenire.

GIOVANNI.      Lo credi? (Poi.) Intanto i Goriziani non sapranno nulla di cotesta avventura. Grazie al cielo! Cosí fino a Natale non li vedo. In quanto agli altri… (Poi s'agita.) Dio mio! Se non ci fosse stato quell'imbecille che ha voluto correre via per avvisare Emma, essa non avrebbe saputo niente.

GUIDO.              Arrivata a casa l'avrebbe saputo tuttavia.

GIOVANNI.      Questo è vero! Con tutti questi chiacchieroni. (Poi.) Ma tuttavia quel signor… come si chiama?

GUIDO.              Chi, zio?

GIOVANNI.      Quello lí ch'è sempre attaccato alla nostra porta. Che il diavolo se lo porti.

GUIDO.              Ah! Biggioni.

GIOVANNI.      Sí! Biggioni. Non si potrebbe buttarlo fuori di casa nostra giacché viene a complicare ogni piú breve avvenimento?

GUIDO.              Zio mio! Il signor Biggioni, lo sanno tutti, vuole sposare Emma.

GIOVANNI.      Bell'affare! Lo avrò dunque sempre fra' piedi. Sarebbe stato meglio che Valentino non fosse morto.

GUIDO.              Questo è certo, ma giacché è morto è meglio che ci sia qualcuno pronto ad occupare il suo posto.

GIOVANNI.      Ed Emma lo vuole? Perché ci secca allora con tutto quel suo lutto? Anna non ne può piú.

GUIDO.              Emma non lo vuole. Anche questo lo sanno tutti.

GIOVANNI       (seccato e gridando). Io sapevo di uno ch'essa non vuole. Ma non sapevo che si trattasse proprio di costui. Non si può mica stare attenti a quello che fanno tutti in una casa grande come questa.

GUIDO.              Lo so, lo so zio.

GIOVANNI.      In quanto all'automobile…

GUIDO.              Quale automobile, zio?

GIOVANNI.      Quella che schiacciò Umbertino. Mi crederanno imbecillito ma pure io feci quanto seppi per veder giusto. Unica differenza fra me e il fanciullo fu che io non guardai sotto all'automobile. Mi faceva orrore il pensiero di vedere il corpo del fanciullo sfracellato. Naturalmente lo sciocco bambino guardò là sotto senza paura. Egli si figurava che se io ci fossi stato sotto, la macchina si sarebbe rovesciata. È naturale che accompagnato da un'idea tanto strana egli potesse guardare senza ribrezzo. Ma poi io mi guardai d'intorno, posso dirlo con tranquilla coscienza, accuratamente. Il fanciullo non c'era, questo è sicuro. È vero che non guardai dietro all'automobile assassina che correva via. Ero stato offeso da quel gesto dello chauffeur. Non potevo vendicarmi neppure con una parola e non amavo di vedere chi m'aveva offeso. (Poi.) E non mi restava altro da fare che di correre a casa per essere soccorso. E corsi pieno di speranza. Invece proprio a casa trovai quella confusione che hai visto. (Scaldandosi.) Incominciò quel… quello lí che vuole sposare Emma a portarmi su per le scale come se io non avessi saputo muovermi da solo. A momenti mi ribaltava. Imbecille! Fu una grande confusione ed io parlai confuso.

GUIDO.              Scusate, zio, se io parlo da medico. La confusione non è una cosa grave. Ma pure la confusione è un segno d'invecchiamento. Io scommetto che dieci o venti anni or sono la vostra confusione non sarebbe stata tanto grande.

GIOVANNI.      Capisco dove tendi, furbacchione. Tu vuoi tagliarmi. Ma io non sono nato ieri. Io sono nato 76 anni or sono.

GUIDO.              Perciò io insisto. Non parlo con un bambino. L'uomo di 76 anni è l'uomo sperimentato per eccellenza. Perciò non può rifiutare di ringiovanire.

GIOVANNI.      Ma rifiuta di farsi tagliare. (Brivido.)

GUIDO.              Un taglio che non è piú pericoloso del taglio delle unghie. Scusate zio! Lasciatemi ancora parlare come un medico. Io e voi dobbiamo essere oggettivi, dobbiamo studiare le cose. Oltre che in casa la confusione fu anche nella vostra testa di solito tanto chiara, perspicua. Come poteste vedere che proprio la testa del bambino andò schiacciata da quelle ruote immani?

GIOVANNI.      Adesso che nessuno mi grida nelle orecchie posso dirti ch'io ora vedo tutto chiaramente anche senza l'operazione. Sono, cioè, quasi sicuro di non aver visto niente.

GUIDO.              E allora?

GIOVANNI       (calorosamente). Che cosa vuoi allora? (Poi.) Certamente il fanciullo fu urtato dall'automobile. È vivo e pian pianino lo ricorderà. Vedrai! Coi bambini ci vuole pazienza. Non sanno subito dir tutto. Umbertino, poi. Mi dispiace di dirlo. È presuntuoso. Vorrebbe provare di essere un grand'uomo che cammina sicuro per le vie e non ha paura delle automobili. A proposito di operazioni! Può essere che i vecchi non vedano bene, ma è sicuro che i giovani non sanno dire quello che hanno veduto. Vogliono sempre far credere di sapere piú dei vecchi. Già Umbertino è fatto cosí!

GUIDO.              Ciò non vi avverrebbe neppure dopo l'operazione. Non arrivereste mica all'adolescenza.

GIOVANNI.      E se anche arrivassi all'adolescenza, io quel difetto non potrei avere. Mai! Sono modesto io (Poi.) Bisogna sapere che la confusione cominciò già quando uscii. Quella Emma mi accoppò a forza di raccomandazioni. E quella scioccherella di Rita mettendo al bambino il berretto e baciandogli la testa disse proprio le seguenti parole, le ricordo come se le sentissi ora: Questa testina rotonda e ricciuta sotto ad una ruota. È naturale che quest'immagine non mi lasciò piú. E ricordo persino che quando il fanciullo parlò dei carabinieri io gli accarezzai la testina e pensai: Checché ne dica Rita, è intera tuttavia. (Poi.) Vedi dunque che tutto è spiegato e che per me non è ancora giunto il momento di pensare ad operazioni.

 

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Edizione HTML a cura di: [email protected]
Ultimo Aggiornamento:17/07/2005 20.28

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