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CLASSICI DELLA LETTERATURA ITALIANA

I Cinque canti

Di: Luodovico Ariosto


Canto terzo  

(57-84)

57

Quel ch’averria a un nocchier che si trovasse

lontano in mar, e fremer l’onde intorno,

tornar di sopra, e andar le nubi basse

vedesse negre et oscurarsi il giorno;

che mentre a divietar s’apparecchiasse

di non aver da la fortuna scorno,

il governo perdesse, o simil cosa

alla salute sua più bisognosa;

58

quel ch’averrebbe a una cittade astretta

da nimici crudel, privi di fede,

che d’alcun fresco oltraggio far vendetta

abbian giurato e non aver mercede;

che, mentre la battaglia ultima aspetta

e all’ultima difesa si provede,

vegga la munizione arsa e distrutta,

in ch’avea posto sua speranza tutta;

59

quel ch’averria a ciascun che già credesse

d’aver condotto un suo desir a segno,

dove col tempo la fatica avesse,

l’aver, posto, gli amici, ogni suo ingegno;

e cosa nascer sùbito vedesse

pensata meno, e romperli il disegno:

quel duol, quell’ira, quel dispetto grave

a Carlo vien, come l’aviso n’have.

60

Or torna a Carlo il conte di Pontiero,

e gli dà un altro aviso di Marsiglia,

ch’indi sciolta l’armata avea Ruggiero

per uscir fuor del stretto di Siviglia,

né ad alcun avea detto il suo pensiero;

e certo, poi che questa strada piglia,

gli è manifesto che, voltando intorno,

si troverà sorto in Guascogna un giorno.

61

E de la coniettura sua non erra:

perché Marfisa ad un medesmo punto

se n’era coi cavalli ita per terra,

et a Rinaldo avea potere aggiunto.

Or, se Carlo temea di questa guerra,

ché Rinaldo lo fa restar consunto;

quanto ha più da temer, se questi dui

di tal valor, si son messi con lui?

62

Gano con molta instanza lo conforta

che di Rinaldo tolga la sorella,

prima che di Provenza et Acquamorta

seco gli faccia ogni città rubella,

et al fratello apra quest’altra porta

d’entrar in Francia sin ne le budella;

ché ben deve pensar ch’ella il partito

piglierà del fratello e del marito.

63

E che mandasse sùbito a Ricardo,

ch’avea l’armata in punto, anco gli disse,

acciò che dal Fiamingo e dal Picardo

ne l’Atlantico mar ratto venisse;

et il rubello e truffator stendardo

di Ruggier inimico perseguisse,

che con tutte le navi s’avea, senza

sua commission, levato di Provenza;

64

e che sùbito a Orlando paladino

con diligenza vada una staffetta

ad avisarlo, come avea il cugino

del perfido Aquitan preso la setta;

e ch’egli dia la gente a Balduino,

ripassi l’Alpi, e a Francia corra in fretta,

e con lui meni tutta quella schiera

che dianzi gli ha mandata di Baviera;

65

e che tra via faccia cavalli e fanti,

quanti più può, da tutte le contrade;

non quelli sol che gli verranno inanti,

ma che constringa a darne ogni cittade,

altre mille, altre il doppio, altre non tanti,

come più e men avran la facultade:

e ch’egli dare il terzo gli volea

di questi che in Boemia seco avea.

66

Carlo pensava chi d’Orlando in vece,

e chi degli altri dui poner dovea

nella battaglia, che da diece a diece

dianzi promessa a Cardorano avea.

Come quel mulatiero, in somma, fece,

ch’avea il coltel perduto e non volea

che si stringesse il fodro vòto e secco,

e ‘n luogo del coltel rimesse un stecco:

67

così, in luogo d’Orlando e di Ruggiero

e di Rinaldo, fu da Carlo eletto

Ottone, Avolio e il frate Berlingiero:

ch’Avino infermo era già un mese in letto.

Gli dà consiglio il conte di Pontiero

che di Giudea si chiami Sansonetto,

per valer meglio, quando a tempo giugna,

che i tre figli di Namo in questa pugna.

68

A danno lo dicea, non a profitto

di Carlo, il traditor; perché all’offesa

che di far in procinto ha il re d’Egitto,

non sia in Ierusalem tanta difesa.

A Sansonetto fu sùbito scritto,

e dal corrier la via per Tracia presa,

il qual, mutando bestie, sì le punse,

ch’in pochi giorni a Palestina giunse.

69

Di tòr Marsiglia si proferse Gano,

senza che spada stringa o abbassi lancia:

vuol sol da Carlo una patente in mano

da poter commandar per tutta Francia.

Nulla propone il fraudolente in vano:

se giova o nuoce, Carlo non bilancia;

né vèntila altrimenti alcun suo detto,

ma sùbito lo vuol porre ad effetto.

70

Di quanto avea ordinato il Maganzese

andò l’aviso all’Ungaro e al Boemme,

ne le Marche, in Sansogna si distese,

in Frisa, in Dazia, all’ultime maremme.

Gano de’ suoi parenti seco prese,

seco tornati di Ierusalemme;

e quindi se n’andò per tòr la figlia

del duca Amon, con frode, di Marsiglia.

71

Di Baviera in Suevia, et indi, senza

indugio, per Borgogna e Uvernia sprona;

e molto declinando da Provenza,

sparge il rumor d’andar verso Baiona:

finge in un tratto di mutar sentenza,

e con molti pedoni entra in Narbona,

che per Francia in gran fretta e per la Magna

raccolti e tratti avea seco in campagna.

72

Giunge in Narbona all’oscurar del giorno,

e, giunto, fa serrar tutte le porte,

e pon le guardie ai ponti e ai passi intorno,

che novella di sé fuor non si porte.

D’un corsar genoese (Oria od Adorno

fosse, non so) quivi trovò a gran sorte

quattro galee, con che predando gia

il mar di Spagna e quel di Barberia.

73

Gano, dato a ciascun debiti premi,

sopra i navigli i suoi pedoni parte;

e, come biancheggiar vide gli estremi

termini d’oriente, indi si parte,

e va quanto più può con vele e remi:

ma tien l’astuto all’arrivar quest’arte,

che non si scuopre a vista di Marsiglia

prima che ‘l sol non scenda oltra Siviglia.

74

La figliuola d’Amon, che non sa ancora

che Rinaldo rubel sia de l’Impero,

veduto il giglio che sì Francia onora,

la croce bianca e l’uccel bianco e il nero,

e poi Vertunno in su la prima prora,

ch’avea l’insegna e il viso di Ruggiero,

senza timor, senz’armi corse al lito,

credendosi ire in braccio al suo marito;

75

il qual sia, per alcun nuovo accidente,

tornato a lei con parte de l’armata:

non dal marito, ma dal fraudolente

Gano si ritrovò ch’era abbracciata.

Come chi còrre il fior volea, e il serpente

truova che ‘l punge; così disarmata,

e senza poter farli altra difesa,

dagli nimici suoi si trovò presa.

76

Si trovò presa ella e la rocca insieme,

ché non vi poté far difesa alcuna.

Il popul, che ciò sente e peggio teme,

chi qua chi là con l’armi si raguna;

il rumor s’ode, come il mar che freme

vòlto in furor da sùbita fortuna:

ma poi Gano parlandogli, e di Carlo

mostrando commission, fece acchetarlo.

77

Disegna il traditor che di vita esca

la sua inimica, innanzi ch’altri il viete;

poi muta voglia, non che gli n’incresca

né del sangue di lei non abbia sete;

ma spera poter meglio con tal ésca

Rinaldo e Ruggier trarre alla sua rete:

e tolti alcuni seco, con speranza

di me’ guardarla, andò verso Maganza.

78

Dui scudier de la donna, ch’a tal guisa

trar la vedean, montar sùbito in sella

e l’uno andò a Rinaldo et a Marfisa

verso Guascogna a darne la novella;

l’altro Orlando trovar prima s’avisa,

che ‘l campo non lontano avea da quella,

da quella strada, per la qual captiva

la sfortunata giovane veniva.

79

Orlando avendo in commissione avuto

di dar altrui l’impresa de’ Lombardi

et a’ Franceschi accorrere in aiuto

contra Rinaldo e gli fratei gagliardi,

era già in ripa al Rodano venuto,

e fermati a Valenza avea i stendardi

dove da Carlo esercito aspettava,

altro n’avea et altro n’assoldava.

80

Venne il scudiero, e gli narrò la froda

ch’alla donna avea fatto il Conte iniquo,

e ch’in Maganza lungi da la proda

del fiume la traea per calle obliquo;

poi gli soggiunse:  Non patir che goda

d’aver quest’onta il tuo avversario antiquo

fatta al tuo sangue. Se ciò non ti preme,

come potranno in te gli altri aver speme?

81

Di sdegno Orlando, ancor che giusto e pio,

fu per scoppiar, perché volea celarlo,

come di Gano il nuovo oltraggio udio;

e benché fa pensier di seguitarlo,

pur se ne scusa e mostrasi restio,

ché far non vuol sì grave ingiuria a Carlo,

per commission del qual sa ch’avea Gano

posto in Marsiglia e ne la donna mano.

82

Così risponde, e tuttavia dirizza

a far di ciò il contrario ogni disegno;

ché l’onta sì de la cugina attizza,

sì accresce il foco de l’antiquo sdegno,

che non truova per l’ira e per la stizza

loco che ‘l tenga, e non può stare al segno:

a pena aspettar può che notte sia,

per pigliar dietro al traditor la via.

83

Né Brigliador né Vaglientino prese,

perché troppo ambi conosciuti furo;

ma di pel bigio un gran corsier ascese,

ch’avea il capo e le gambe e il crine oscuro:

lassò il quartiero e l’altro usato arnese,

e tutto si vestì d’un color puro:

partì la notte, e non fu chi sentisse,

se non Terigi sol, che si partisse.

84

Gano per l’acque Sestie, indi pel monte

alla man destra avea preso il camino;

passò Druenza et Issara, ove il fonte

a men di quattro miglia era vicino:

ché nel paese entrar volea del conte

Macario di Losana, suo cugino;

e per terre di Svizzeri andar poi,

e per Lorena, a’ Maganzesi suoi.

 

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Ultimo Aggiornamento:
14/07/2005 00.14