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LE VITE DE' PIÚ ECCELLENTI ARCHITETTI, PITTORI, ET SCULTORI ITALIANI, DA CIMABUE INSINO A' TEMPI NOSTRI
Nell'edizione per i tipi di Lorenzo
Torrentino - Firenze 1550

di Giorgio Vasari

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DELLO

 

Pittor Fiorentino

 

Gran cosa è che sempre la maladizzione della invidia in ogni tempo abbia potuto macchiare la virtú de' begli animi che ci sono nel biasimar l'opere, ma molto piú ch'e' ne offenda il veder quegli che si ingegnano, rilevandosi con la virtú, da la bassezza venire in alto e che i popoli, che in vilissimo grado quegli hanno conosciuti, non possino sopportare gli onori e le dignità date in premio alle onorate fatiche loro. Anzi continuo con villania beffino altrui, o con grida o con sonetti sempre detraendo all'opere loro, gli schernischino senza fine, cercando far scemare co 'l biasimo tutto quello che e' dovrebbano tentare di accrescere con le lodi. Il che nasce il piú delle volte non tanto da la natura del popolo, quanto da la falsa calunnia di alcuni artefici che esercitando il mestier medesimo, per la poca virtú che egli hanno, si ritruovano rimasi in dietro. E come se il biasimo di colui accrescesse la gloria loro, attendono in detti et | in fatti a vituperarlo, ancora che a torto. Questo si vide in Dello pittor fiorentino, il quale essendo dalla natura dotato d'ingegno e d'accorgimento, lo mostrò molto bene nello essere stato schernito e proverbiato, quando e' fu fatto cavaliere; onde si vendicò, mostrando il mezzo dell'ugna, e con esse quietò il grido di colui che lo aveva schernito e vituperato. Et inoltre con lo aversi alcuna cosa de le sue fatiche acquistato in contanti, fuggí il bisogno delle mercé di altrui. Perché Dello fuor d'ogni bisogno in grado et in convennevole onore trovossi e da coloro che serviti se n'erano, fu strabocchevolmente remunerato. Onde coloro che piú erano ricchi d'invidia e di mal animo, da l'invidia e da la misera vita che di continuo menavano, furono tormentati et afflitti. Le quali cose, i superbi e gli arroganti gastigano spesso col bastone della povertà. Dicono molti, che Dello attese alla scultura et alla pittura, perché nel primo chiostro di Santa Maria Novella, in un cantone, fece di verde terra la storia d'Isaac quando dà la benedizzione ad Esaú. E poco dopo questa opera fu condotto in Ispagna, ove postosi al servigio del re, venne in tanto credito, che molto piú desiderare da artefice non si sarebbe potuto. Di maniera che avendo fatto opere dell'una e dell'altra arte, al re pareva essergli debitore. Venendo adunque dopo qualche anno capriccio a Dello di tornare a Fiorenza, solo per farsi vedere a gli amici come da la tanta povertà che prima il tormentava, a cosí gran ricchezze fosse salito, il re, per mostrargli gratitudine de' suoi servigi, lo fece cavaliere a spron d'oro. Perché tornando a Fiorenza, per avere le bandiere e la confermazione de' privilegi, gli furono denegate ad instanzia di Filippo Spano de gli Scolari che tornava vittorioso contra de' Turchi, e fu fatto forza che | e' non le avesse altrimenti. Ma Dello scrisse subitamente in Ispagna a 'l re, dolendosi di questa ingiuria, et il re scrisse alla Signoria in favore di lui sí caldamente, che gli fu conceduto senza contrasto ciò che e' chiedeva. Dicono che tornando a casa a cavallo con le bandiere, vestito di broccato e dalla Signoria onorato, passando per Vacchereccia dove allora erano infinite botteghe d'orefici, da molti suoi domestici amici, i quali in gioventú l'avevano conosciuto, fu nel passare proverbiato o per ischerno o per piacevolezza. Per il che rivolto dove udiva la voce, fece con ambe le mani le fiche, e senza alcuna cosa dire passò via, sí che quasi nessuno se n'accorse, se non se alcuni che lo avevano uccellato. Laonde sendo egli stato morso da gli artefici per la invidia, a' quali pareva che piú la sorte che la virtú lo avesse aiutato, riscrisse al re che volentieri sarebbe tornato a 'l servigio suo, quando piacesse a Sua Maestà. Et avuto risposta fra breve tempo che e' tornasse quando e' voleva, perché sempre sarebbe veduto molto volentieri, se ne passò in Ispagna la seconda volta. E ricevuto con favor grande, esercitò l'arte sua onoratamente, lavorando sempre da indi innanzi co 'l grembiule del broccato.

Cosí dunque dette luogo Dello alla invidia, et appresso di quel re, onoratamente visse e morí. Furono le sue pitture nel mccccxxi, et esso di anni xlviiii, passò di questa vita. Né cessarono per questo i favori del re, perché sí come onoratamente lo aveva tenuto mentre che e' visse, cosí, morto ancora, suntuosamente lo fece accompagnare a la sepoltura, dove fu dedicato questo epitaffio:

 

DELLVS EQVES FLORENTINVS PICTVRAE ARTE PERCELEBRIS REGISQ<VE> HISPANIARVM LIBERALITATE ET ORNAMENTIS AMPLISSIMVS.

 

H<IC> S<EPVLTVS> E<ST>           S<IT> T<IBI> T<ERRA> L<EVIS>. |


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Edizione HTML a cura di: [email protected]
Ultimo Aggiornamento: 12/07/2005 23.28

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