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CLASSICI DELLA LETTERATURA ITALIANA
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LE VITE DE' PIÚ ECCELLENTI ARCHITETTI, PITTORI, ET SCULTORI ITALIANI, DA CIMABUE INSINO A' TEMPI NOSTRI
Nell'edizione per i tipi di Lorenzo
Torrentino - Firenze 1550

di Giorgio Vasari

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TADDEO BARTOLI

 

Pittor sanese

 

Quanti sono tra' nostri artefici quegli che per guadagnarsi nome si mettono a molte fatiche nella pittura? Et il piú delle volte il maligno influsso che gli persegue fa che le mirabili opere loro son poste in luogo oscurissimo, o sí vile e disonorato, che a molti che non conoscono piú là, dà cagione di biasimare e vituperare quelle cose che per se stesse meritan lode e per la fatica de' loro artefici che tanti giorni infelici, e tante pessime notti, senza frutto vi hanno speso. E pare che sempre tocchi questa invidia del tristo fato a chi cerca piú la eccellenzia. Tutta volta, advenga negli altri quello che si voglia, a Taddeo Bartoli pittor sanese non advenne certo cosí. Perché l'opera publica della cappella che e' fe' nel Palazzo di Siena alla Signoria, fu comune ad ognun che vedere la volse; e di lumi e di aria, sino a' dí nostri, si vede | ragionevolmente accompagnata. Era tenuto Taddeo nella patria sua eccellentissimo maestro e meritamente fu elletto ne' tempi suoi dalla Signoria di quella città a dipignere detta cappella. Il che gli diede animo, essendo il luogo molto onorato et il premio conveniente, a dar fama alle sue pitture et ornare con sí bella occasione la sua patria e la propria gloria; presago, come fu il vero, che questa dovesse esser la vera strada da fare utile et onore non piccolo et a se stesso et a' descendenti. Lavorò Taddeo per Siena molte pitture, nelle quali si vede certamente diligenzia e studio grandissimo. Né restò per lui che affaticandosi del continovo, non divenisse piú eccellente di quello che egli era. Ma la indisposizione di un male oppilativo, lo assassinò di maniera, che ella gli impedí quella ottima voglia che gli fu sempre fissa nello animo mentre che e' visse. Morí Taddeo di anni lix e le pitture sue appariscono del mccccvii. E col tempo gli fu poi fatto questo epitaffio:

 

TADDAEVS BARTOLVS SENENSIS HIC SITVS EST CVM PINGENDI ARTIFICIO QVOD IPSE MITISSIMIS ET HVMANISS<IMIS> MORIBVS TVM SVAVITATE INGENII QVAM OPERIBVS SVMMO STVDIO ELABORATIS ET PLANE PERFECTIS VICISSIM EXORNAVERAT

IMMORTALITATE DIGNISSIMVS.

 

Lasciò Domenico Bartoli suo nipote e discepolo, che attendendo alla arte della pittura, dipinse con maggior pratica le figure; e nelle istorie che e' fece mostrò molto piú copiosità, variandole in diverse cose. Sono nel pellegrinario dello Spedale grande di Siena due storie grandi lavorate in fresco da Domenico, dove qualche prospettiva e qualche ornamento garbatamente fece apparire. Dicesi essere stato Dome|nico molto modesto e gentile e d'una singulare amorevolezza e liberalissima cortesia, la quale non diè manco nome alle buone qualità sue che l'arte stessa della pittura. Furono l'opere di costui nel mccccxxxvi. E nello ultimo dipinse in Santa Trinita di Fiorenza una tavola d'una Annunziata e nella chiesa del Carmino la tavola dello altare maggiore.

 


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Edizione HTML a cura di: [email protected]
Ultimo Aggiornamento: 13/07/2005 23.29

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