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LE VITE DE' PI┌ ECCELLENTI ARCHITETTI, PITTORI, ET SCULTORI ITALIANI, DA CIMABUE INSINO A' TEMPI NOSTRI
Nell'edizione per i tipi di Lorenzo
Torrentino - Firenze 1550

di Giorgio Vasari

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GIOVANNINO DAL PONTE

 

Pittore Fiorentino

 

Dice uno antico nostro proverbio: A goditore non manc˛ mai roba, e verificasi certamente nella azzion di molti per non dire per˛ di infiniti. I quali hanno il cielo sÝ benigno e tanto propizio, che e' ne tiene cura particulare, e porge loro continovamente aiuto e sussidio, senza che essi vi pensin mai, come sempre aiut˛ Giovannino da Santo Stefano a Ponte di Fiorenza. Costui, essendo naturalmente inclinato alle comoditÓ e piaceri del mondo, non si cur˛ molto di venir perfetto nella arte come e' poteva, anzi, mandando male il suo patrimonio e venendoli in mano alcune ereditÓ e nella arte guadagni continovi, pi˙ per sorte che per merito, per attendere pi˙ alle baie che all'opra, consum˛ il tempo, la roba e se stesso. Dove il cielo che favorire lo volle, nel tempo che egli era giÓ divenuto vecchio, e delle sue fatiche avea fatto poco avanzo, co 'l dargli in cambio dello stento la morte, felicemente lo fe' passare a vita migliore. Lasci˛ dell'opre sue in Santa Trinita di Fiorenza la cappella delli Scali, et un'altra allato a essa, et una delle storie di San Paulo allato alla capella maggiore. In Santo Stefano al Ponte Vecchio, fece una tavola et altre pitture a tempera in tavola et in fresco, per Fiorenza e di fuori, che li diedon credito assai. Molti amici suoi content˛ ne' piaceri pi˙ che nell'opre. Era amico delle persone lit|terate et amator di tutti quegli che per venire eccellenti si davano a tal professione e frequentavano gli studii di quella, confortando gli altri a talmente esercitarsi nell'arte, che se bene egli non operava in quel modo, aveva piacere dell'opra virtuosa in essi artefici, e molto pi˙ quando gli vedeva fiorire nella pittura.

Visse dunque Giovannino allegrissimamente, in fin che d'anni lix, di mal di petto, in pochi giorni perse la vita, nella quale, poco pi˙ che durato avesse, sarebbe stato costretto a patire incommodi, essendoli appena rimaso tanto in casa che li bastasse per darli onesta sepoltura in Santo Stefano del Ponte Vecchio. Furono l'opre sue fatte nel mccclxv. E li fu fatto questo epitaffio:

 

DEDITVS ILLECEBRIS ET PRODIGVS VSQVE BONORVM

QVAE LINQVIT MORIENS MI PATER IPSE FVI

ARTIBVS INSIGNES DILEXI SEMPER HONESTIS.

PICTVRA POTERAM CLARVS ET ESSE VOLENS.


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Edizione HTML a cura di: mail@debibliotheca.com
Ultimo Aggiornamento: 13/07/2005 23.35

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