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CLASSICI DELLA LETTERATURA ITALIANA
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LE VITE DE' PI┌ ECCELLENTI ARCHITETTI, PITTORI, ET SCULTORI ITALIANI, DA CIMABUE INSINO A' TEMPI NOSTRI
Nell'edizione per i tipi di Lorenzo
Torrentino - Firenze 1550

di Giorgio Vasari

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 PIETRO CAVALLINI ROMANO

 

Pittore

 

Era giÓ stata Roma anni pi˙ di seicento non solamente priva de le buone lettere e de la buona gloria dell'armi, ma eziandio di tutte le scienze e di tutte le virt˙ e d'ogni buono artefice; pure quando Dio volse le diede uno che l'orn˛ grandemente. Costui fu dipintore e chiamossi Pietro Cavallini Romano, perfettissimo maestro di musaico, la quale arte insieme con la pittura apprese da Giotto nel lavorare che aveva fatto con esso lui nella nave del musaico di San Pietro, e fu il primo, che dopo lui illuminasse questa arte. Fu di ottima vita e certo nella sua cittÓ fu sempre di grandissima utilitÓ e visse reputatissimamente. Costui fece in Roma le sue prime pitture e dipinse in Araceli, sopra la porta della sagrestia, storie che sono ora molto consumate dal tempo; et in Santa Maria di Trastevere fece moltissime cose, colorite per tutta la chiesa in fresco. E lavorando alla capella maggiore di musaico insieme con la faccia dinanzi della chiesa, mostr˛ nel principio di tale opera, senza l'aiuto di Giotto, saperla non meno esercitare e condurre a fine che e' si facesse la pittura. Fece ancora in San Grisogono per la chiesa varie storie a fresco, in pi˙ pareti di muro, e si sforz˛ sempre di farsi conoscere per ottimo discepolo di Giotto e per buono artefice. Costui dipinse in Santa Cecilia, nel medesimo Trastevere, quasi tutta la chiesa di sua mano, poi lavor˛ nella | chiesa di San Francesco appresso Ripa molte altre cose. Et in San Paulo fuor di Roma, fece la facciata del musaico che v'Ŕ e per la nave del mezzo v'interpose molte storie del Testamento Vecchio. E lavorando pur nel capitolo, dentro nel primo chiostro, di sua mano in fresco con diligenza, gli fu dato, da quei che miglior giudicio in tale essercizio avevano, nome di grandissimo maestro. Ma da' prelati fu favorito talmente, che n'ebbe infinitissime lode e grandissima utilitÓ, perchÚ e' furono cagione di fargli fare la facciata di San Pietro, di dentro fra le finestre, tra le quali mostr˛, di grandezza straordinaria, a uso delle figure che in quel tempo non s'usavano molto, i quattro Evangelisti lavorati a bonissimo fresco, et un San Pietro e S. Paulo et, in una nave da lato, buon numero di figure, nelle quali, per molto piacergli la maniera greca, essa mescol˛ sempre con quella di Giotto. E per dilettarsi di dar rilievo alle figure in quelle mostr˛ il desiderio che sempre ebbe in migliorar di quello che potÚ l'arte della pittura, per mostrarsi amator delle fatiche e dilettarsene molto. La bontÓ delle quali gli fece utile in vita, e diede fama et onore grandissimo al nome dopo la morte. Lavor˛ costui in diversi altri luoghi, per Roma e fuor di essa, e condotto all'etÓ d'anni lxxv, se ne morÝ di mal di fianco, preso nel lavoro in muro, per la umiditÓ di quello e per lo star continuo a tale esercizio.

Furono le sue pitture nel mcccxliiii, et esso fu sepolto in San Paulo fuor di Roma con onoratissime esequie e con cotale epitaffio:

 

QVANTVM ROMANAE PETRVS DECVS ADDIDIT VRBI

PICTVRA TANTVM DAT DECVS IPSE POLO. |


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Edizione HTML a cura di: mail@debibliotheca.com
Ultimo Aggiornamento: 13/07/2005 22.32

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