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LE VITE DE' PI┌ ECCELLENTI ARCHITETTI, PITTORI, ET SCULTORI ITALIANI, DA CIMABUE INSINO A' TEMPI NOSTRI
Nell'edizione per i tipi di Lorenzo
Torrentino - Firenze 1550

di Giorgio Vasari

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 PIETRO LAURATI

 

Pittor Sanese

 

 

Grandissimo contento pruova certamente un pittore, o qual si voglia altro raro ingegno, essendo chiamato fuori della patria sua per onorar l'altrui; e se per adventura quella truova pi˙ nobile di costumi e d'ingegni e di facultÓ, incontinente tutto si riempie di gioia in vedersi premiare, accarezzare e largamente onorare. PerchÚ pu˛ veramente | costui felicissimo riputarsi, considerando molti nella propria patria, per eccellenti che siano, esser poco stimati e quasi da ciascuno vilmente il pi˙ delle volte negletti, senza ricevere premio o vedere alcun segno d'onore; e per lor mala disgrazia, umili e senza nome alcuno abietti giacersi, ricevendo tutto il contrario d'ogni loro merito. Ancora che ci˛ non avvenisse in maniera alcuna a Pietro Laurati pittor sanese, il quale mentre che visse, opere lodevoli facendo, primieramente orn˛ et onor˛ Siena sua patria, indi molte altre cittÓ di Toscana. E prima alla Scala, spedale di Siena, dipinse in fresco due storie, imitando la maniera di Giotto, giÓ per tutta Toscana da infiniti maestri divulgata, come di quel millesimo oggi ancora assai numero in diversi luoghi si vede. Dimostr˛ nel suo lavorare in queste due storie una pratica grande e maestrevolmente risoluta, molto pi˙ che Cimabue e Giotto e gli altri stati sino a quel tempo. Vedesi in dette figure, quando la Vergine Maria saglie i gradi del tempio accompagnata da Giovacchino e da Anna, e ricevuta dal sacerdote, e nell'altra lo sposalizio di essa, con ornamenti assai e le figure ben panneggiate, ne' suoi abiti semplicemente avvolte. Dimostr˛ nelle cose sue maiestÓ e magnifica maniera, essendo il primo in Siena che dipignesse in fresco; in tavola lavorando a 'l modo migliore e' fÚ conoscere a gli artefici di quella lui essere non meno pratico che diligente. A Monte Oliveto di Chiusuri dipinse una tavola a tempera, posta oggi nel Paradiso di sotto la chiesa; et a Fiorenza, dirimpetto alla porta sinistra della chiesa di Santo Spirito, in sul canto dove oggi sta il beccaio, dipinse un tabernacolo, il quale per la morbidezza delle teste e per la dolcezza che vi si vede, merita sommamente da ogni artefice loda et onore. Poco da poi la|vor˛ in Cortona, et in Arezzo fece nella Badia di Santa Fiora e Lucilla, monistero de' monaci neri, in una cappella, un San Tomaso che cerca a Cristo la piaga, e nella pieve di detta cittÓ la tavola dello altar maggiore con assai figure, nelle quali e' mostr˛ esser vero e buon maestro. Lasci˛ suo discepolo Bartolomeo Bolghini sanese, il quale in Siena e per Italia molte tavole dipinse, e lavor˛ in Fiorenza quella ch'Ŕ locata su lo altare della cappella di San Salvestro nella chiesa di Santa Croce. Le loro pitture furono nello anno mcccxxxviiii.


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Edizione HTML a cura di: mail@debibliotheca.com
Ultimo Aggiornamento: 13/07/2005 23.48

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