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De Bibliotheca

Biblioteca Telematica

CLASSICI DELLA LETTERATURA ITALIANA

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LA NOVELLA DEL BUON VECCHIO

E DELLA BELLA FANCIOULLA

di: Italo Svevo (Ettore Schmitz)

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UMBERTO VERUDA

(Trieste 1868
- ivi 1904)
Ritratto di Italo Svevo con la sorella Ortensia Firmato e datato in basso a sinistra: Veruda 92
Olio su tela,
cm 100 x 78
Collezione privata, Trieste

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Cap. I

Ci fu un preludio all'avventura del buon vecchio, ma si svolse senza ch'egli quasi l'avvertisse. In un breve istante di riposo dovette ricevere nel suo ufficio una vecchia donna che gli presentava e raccomandava una fanciulla, la propria figlia. Erano state ammesse alla sua presenza in forza di un biglietto di presentazione di un suo amico. Il vecchio strappato ai suoi affari non arrivava a levarseli del tutto dalla mente e guardava intontito il biglietto sforzandosi d'intenderlo presto e presto liberarsi dalla seccatura.

La vecchia non tacque per un solo istante, ma egli non ritenne o percepÝ che qualche breve frase: - La giovinetta era forte, intelligente e sapeva leggere e scrivere, ma meglio leggere che scrivere. - Poi una frase che lo colpÝ perchÚ strana: - Mia figlia accetta qualsiasi impiego per l'intera giornata purchÚ le avanzi il breve tempo di cui ha bisogno per il suo bagno quotidiano. - Infine la vecchia disse la frase che port˛ la scena ad una rapida conclusione: alla Tramvia prendono ora delle donne al posto di conduttrici e bigliettarie.

Subito deciso, il vecchio scrisse un biglietto di raccomandazione per la Direzione della SocietÓ Tramviaria e conged˛ le due donne. Lasciato ai suoi affari, li interruppe ancora per un istante per pensare: - ChissÓ perchÚ quella vecchia volle dirmi che sua figlia si lava ogni giorno? - Scosse la testa sorridendo con aria di superioritÓ. Ci˛ prova che i vecchi son ben vecchi quando hanno da fare.

 

Cap. II

Una vettura tramviaria correva sul lungo viale di Sant'Andrea. La conduttrice, una bella fanciulla ventenne, teneva l'occhio bruno fisso sulla via larga, polverosa, piena di sole, e si compiaceva di far andare a precipizio il carrozzone cosicchÚ agli scambi le ruote stridevano e la cassa della vettura carica di gente sobbalzava. Il viale era deserto. Tuttavia la giovinetta procedeva picchiando continuamente col piedino nervoso la leva azionante il campanello d'allarme. Lo faceva non per prudenza, ma perchÚ essa era tanto infantile che riusciva a convertire il lavoro in un giuoco, e le piaceva di correre cosÝ e di far rumore con quella macchinetta ingegnosa. Tutti i bambini amano di gridare quando corrono. Era vestita di cenci colorati. Causa la sua grande bellezza sembrava travestita. Una giubba rossa sbiadita le lasciava libero il collo, poderoso in confronto della faccina un po' patita, e libera l'incavatura precisa che avvia dalla spalla alla delicatezza del petto. Il gonnellino azzurro era troppo breve, forse perchÚ nel terzo anno di guerra mancavano le stoffe. Il piedino sembrava nudo in uno scarpino di panno e il berretto azzurro le schiacciava dei riccioli neri non molto lunghi. Guardando la sola sua testa si sarebbe potuta credere un maschietto se giÓ l'attitudine di quella sola parte non avesse tradito civetteria e vanitÓ.

Sulla piattaforma, intorno alla bella operaia, c'era tanta gente che la manovra del freno era appena possibile. Vi si trovava anche il nostro vecchio. Egli doveva arcuarsi a qualche pi˙ violento sobbalzo della vettura per non venir gettato addosso alla conduttrice. Era vestito con grande accuratezza, ma anche con la serietÓ conforme alla sua etÓ. Veramente una figurina signorile e gradevole. Ben pasciuto in mezzo a tanta gente pallida e anemica, non rappresentava per questa ancora un'offesa perchÚ non era nÚ troppo grasso nÚ troppo fiorente. Dal colore dei suoi capelli e dei suoi baffetti corti gli si sarebbero dati 60 anni di etÓ o gi˙ di lÝ. Non trapelava in lui alcuno sforzo di apparire pi˙ giovane. Gli anni possono impedire l'amore ed egli da molti anni non aveva pensato a quello, ma favoriscono gli affari ed egli portava i suoi anni con superbia, e, se cosÝ si pu˛ dire, giovanilmente.

La prudenza era invece conforme alla sua etÓ, e non si trovava bene in quel carrozzone mastodontico lanciato a tanta velocitÓ. La sua prima parola rivolta alla fanciulla fu di ammonimento: - Signorina!

Al vezzeggiativo signorile la fanciulla rivolse a lui i begli occhi, esitante, non essendo certa ch'egli avesse voluto parlare con lei. Il buon vecchio ricav˛ tanto piacere da quello sguardo luminoso che ne fu attenuata la sua paura. Mut˛ l'ammonimento che avrebbe avuto significato di rampogna, in uno scherzo: - Non m'importa mica di essere qualche minuto prima al Tergesteo -. Sembr˛ sorridesse per il proprio scherzo e cosÝ potÚ creder la gente intorno a lui, ma invece il suo sorriso era stato rivolto a quell'occhio che gli era parso nello stesso tempo birichino e innocente. Le donne belle sembrano sempre dapprima intelligenti. Un bel colore o una bella linea sono infatti l'espressione dell'intelligenza pi˙ assoluta.

Essa non sentÝ le parole, ma fu rassicurata perfettamente di quel sorriso che non lasciava dubbio sulle disposizioni benevole del vecchio. Comprese ch'egli si trovava a disagio in piedi e gli fece posto perchÚ potesse appoggiarsi accanto a lei sul parapetto. E la corsa continu˛ vertiginosa fino al Campo Marzio.

La fanciulla, allora, guardando il buon vecchio quasi a domandargli un consenso, sospir˛: - Qui comincia la grande noia! -. Il carrozzone si mise infatti a traballare lento e pesante sulle rotaie.

Quando un vero giovine s'innamora, il suo amore spesso provoca nel suo cervello delle reazioni che presto con il suo desiderio non hanno nulla da fare. Quanti giovani che potrebbero quietarsi beatamente in un letto ospitale, non gettano per aria almeno la loro casa credendo che per andare a letto con una donna occorra prima conquistare, creare o distruggere. Invece i vecchi, di cui si dice che sieno meglio protetti dalle passioni, vi si abbandonano in piena consapevolezza ed entrano nel letto della colpa solo con debito riguardo ai raffreddori.

Semplice l'amore non Ŕ neppure per i vecchi. Da loro viene complicato nei motivi. Essi sanno che devono scusarsi. Il nostro vecchio si disse: - Ecco la mia prima vera avventura dopo la morte di mia moglie. - Secondo il linguaggio dei vecchi Ŕ vera un'avventura in cui c'entri anche il cuore. Si pu˛ dire che raramente un vecchio Ŕ tanto giovine da poter avere un'avventura non vera poichÚ Ŕ un'estensione che serve a mascherare una debolezza. CosÝ i deboli quando danno un pugno impiegano non solo la mano, il braccio e la spalla, ma anche il petto e l'altra spalla. Il pugno per lo sforzo troppo esteso diventa debole mentre l'avventura perde in chiarezza e diventa pi˙ pericolosa.

Poi il vecchio pens˛ ch'era l'occhio infantile della giovinetta che l'aveva conquiso. I vecchi quando amano passano sempre per la paternitÓ e ogni loro abbraccio Ŕ un incesto di cui ha l'acre sapore.

E il terzo pensiero importante ch'ebbe il vecchio sentendosi deliziosamente colpevole e deliziosamente giovane fu: - La giovent˙ ritorna. - L'egoismo del vecchio Ŕ tanto grande che il suo pensiero non resta attaccato all'oggetto del suo amore neppure per un istante senza ritornare subito a vedere se stesso. Quando vuole una donna ricorda re Davide che dalle giovinette si aspettava la giovent˙.

Il vecchio da commedia antica convinto di poter emulare lagiovent˙, quando pure oggi esista, dev'essere rarissimo. Il mio vecchio continu˛ a monologare e si disse: - Ecco una giovinetta ch'io comprer˛ů se Ŕ in vendita.

- Tergesteo! Non scende? - domand˛ la giovinetta prima di far muovere il carrozzone. Il buon vecchio, nell'imbarazzo, guard˛ l'orologio: - Proceder˛ per un altro poco, - disse.

Non v'era pi˙ tanta gente ed egli non aveva pi˙ alcun pretesto per restare tanto vicino alla giovinetta. Si rizz˛ e si appoggi˛ ad un canto donde poteva vederla con comoditÓ. Essa dovette accorgersi di essere contemplata perchÚ quando la manovra non la occupava lo sbirciava con curiositÓ.

Egli le chiese da quanto tempo si trovasse a quel lavoro tanto faticoso. - Da un mese! - Non era tanto faticoso, essa diceva nell'atto stesso in cui doveva convertire tutto il suo corpicino in una leva per azionare il freno meccanico, ma talvolta molto noioso. Il peggio di tutto era che la retribuzione che riceveva non bastava. Il padre suo lavorava ancora, ma, dato il prezzo di tutti i viveri, era difficile di uscirne. E, sempre intenta al lavoro, lo interpell˛ col suo nome di famiglia: - Se Lei volesse, a Lei sarebbe facile di trovarmi qualche cosa di meglio, - e lo guard˛ immediatamente per vedere sulla sua faccia l'effetto di quella preghiera.

L'improvviso intervento del proprio nome scosse un poco il buon vecchio. Il nome di un vecchio Ŕ sempre un poco antico e impone perci˛ degli obblighi a chi lo porta. Egli cacci˛ dalla propria faccia ogni traccia di tensione che poteva tradire il suo desiderio. Non si meravigli˛ che la giovinetta conoscesse il suo nome perchÚ la cittÓ allora era stata abbandonata da quasi tutte le famiglie pi˙ ricche e i pochi abbienti che vi risaltavano. Guard˛ altrove e disse con serietÓ: - Ora Ŕ un po' difficile! Ma ci penser˛! Che cosa sa fare Lei? - Essa sapeva leggere, scrivere e far conti. Di lingue non conosceva che il triestino e il friulano.

Una vecchia popolana sulla piattaforma si mise a ridere rumorosamente: - Il triestino e il friulano! Ah! Questa Ŕ buona! - La giovinetta rideva anche lei mentre il vecchio, sempre irrigidito nello sforzo di non far comprendere la sua intima eccitazione, rideva di un riso falso. La popolana cui piaceva di discorrere con un simile signore non cess˛ pi˙ di chiacchierare e il vecchio vi si prest˛ per poter simulare meglio un'indifferenza. Infine essa li lasci˛ soli. Subito il vecchio scatt˛: - A che ora Ŕ libera Lei? -

- Alle nove di sera.

- Ebbene! - disse il buon vecchio. - Venga questa sera perchÚ domani sono impedito. - E le diede il suo indirizzo ch'essa ripetÚ due o tre volte per non obliarlo.

I vecchi hanno furia perchÚ la legge di natura sui limiti di etÓ incombe su loro. Quell'appuntamento chiesto con l'aspetto del filantropo protettore e concesso con la dovuta gratitudine pur fece trasecolare dalla gioia il vecchio. Come le cose lo favorivano!

Ma i vecchi amano la chiarezza negli affari ed egli non si decideva ancora a lasciare quella piattaforma. Si domandava ansiosamente, dubitando della propria fortuna: - E basta questo? Non occorre dell'altro? E se essa credesse sul serio di essere stata invitata ad andare a prendere una raccomandazione onde ottenere un impiego? - Egli non voleva restare inutilmente eccitato fino alla sera e avrebbe voluto essere pi˙ sicuro del fatto suo. Ma come dire la parola necessaria senza compromettere il proprio avito nome neppure dinanzi alla fanciulla nel caso che essa sinceramente non volesse accettare da lui altro che un impiego? In fondo la situazione era quasi identica a quella che sarebbe stata nel caso che egli fosse stato pi˙ giovane di cosÝ. Ma egli era vecchio! I giovani dopo un poco di esperienza od anche prima di averne alcuna trovano tutto quello che occorre mentre il vecchio Ŕ un amatore disorganizzato. La macchina per fare all'amore manca in essi di almeno una rotella.

Infine il vecchio non invent˛ ma ricord˛. Ricord˛ che ventenne, dunque una quarantina d'anni prima, cioŔ molto prima di sposarsi, ad una donna (molto pi˙ vecchia di quella sulla piattaforma della tramvia), che con un pretesto qualunque e dinanzi a terzi aveva giÓ promesso di venire, egli, a bassa voce, ma concitatamente aveva ripetuto l'invito: - VerrÓ? - Sarebbe bastata quella parola. Per˛ qui la strada che invidia l'amore dei giovani e ride di quello dei vecchi, lo guardava, e perci˛ non doveva esserci concitazione nella sua voce.

Nell'atto di abbandonare il carrozzone egli disse alla giovinetta: - Io l'aspetto dunque questa sera alle nove. - Poi, ricordando, scoperse che la sua voce, causa la strada o causa il desiderio, aveva tremato. Ma non subito se ne avvide e quando la giovinetta rispose: - Certo! Io non mancher˛! - stornando per un istante l'occhio dalle rotaie e rivolgendoglielo, gli parve che la promessa fosse stata fatta al filantropo. Ma, ripensandoci, tutto fu chiaro come quarant'anni prima. Nel lampo di quell'occhio s'era rivelata la malizia come nella propria voce l'ansia. Era certo che s'erano intesi. Madre natura benignamente gli concedeva un'altra volta, l'ultima, di amare.

 

Cap. III

Il vecchio si avvi˛ al Tergesteo col passo pi˙ elastico. Si sentiva molto bene, il buon vecchio. Forse tutto ci˛ gli era mancato da troppo tempo. Causa le sue tante occupazioni egli aveva dimenticato qualche cosa di cui il suo organismo ancora giovanile realmente abbisognava. Sentendosi tanto bene non ne poteva dubitare.

Al Tergesteo arriv˛ troppo tardi. Dovette perci˛ correre al telefono per riparare al ritardo. Per una mezz'ora gli affari lo riebbero tutto. Anche tale calma fu per lui un argomento di soddisfazione. Ricordava che in giovent˙ l'attesa era stata tale tortura e delizia che poi la gioia aspettata in confronto impallidiva. La tranquillitÓ gli apparve quale una prova di forza e qui certamente si ingannava.

Lasciati gli affari, s'avvi˛ all'albergo ove sempre mangiava come molti altri abbienti che cosÝ risparmiavano le provviste immagazzinate. Continuava ad esaminarsi camminando. Il desiderio in lui era virilmente calmo, ma intero. Non aveva dubbi e non ricordava neppure che in giovent˙, da persona fine quale egli era, ogni simile avventura aveva agitato nel suo petto tutti i problemi del male e del bene. Vedeva solo un lato del problema e gli pareva che ci˛ ch'egli prendeva gli spettasse se non altro quale un indennizzo per il tanto tempo in cui era stato privo di tanta gioia. In genere Ŕ certo che la maggior parte dei vecchi crede di aver molti diritti e soli diritti. Sapendo di non essere pi˙ raggiungibili da un'educazione, credono di poter vivere proprio come il loro organismo domanda. Il buon vecchio s'assise al tavolo con un desiderio d'assimilazione che gli ricordava la vera giovent˙. Beato, pens˛: - La buona e bella cura comincia.

Tuttavia nel tardo pomeriggio quando, abbandonato l'ufficio, il vecchio, per risparmiarsi l'attesa inerte in casa and˛ a passeggiare lungamente alla riva ed al molo, vi fu nel suo petto un lieve sobbollimento morale, che non pass˛ senza lasciar traccia di sÚ nella sua anima. Non ebbe per˛ alcuna influenza sul corso delle cose perchÚ egli, come tutti i vecchi e i giovani, fece quello che gli piacque pur sapendo meglio.

Il tramonto estivo era chiaro e pallido. Il mare gonfio, stanco e immobile, sembrava scolorito in confronto del cielo ancora lucente. Si vedevano chiaramente i profili delle montagne digradanti verso la pianura friulana. Si intravedeva anche l'Hermada e si sentiva vibrare l'aria scossa dai colpi incessanti del cannone.

Ogni manifestazione di guerra cui il vecchio assisteva, gli faceva ricordare con uno stringimento di cuore ch'egli in seguito alla guerra guadagnava tanto denaro. A lui dalla guerra risultava la ricchezza e l'abiezione. Quel giorno pens˛: - Ed io tento di sedurre una fanciulla del popolo che colÓ soffre e sanguina! - Era abituato da lungo tempo al rimorso dei buoni affari che faceva ed egli continuava a farne ad onta del rimorso. La sua parte di seduttore era nuova e perci˛ era pi˙ nuova e intensa la sua resistenza morale. I nuovi delitti non s'accordano tanto facilmente con le proprie moralissime convinzioni e ci vuole del tempo per fare adagiare pacificamente gli uni accanto alle altre, ma non c'Ŕ da disperarsene. Intanto lÓ, al molo, in cospetto dell'Hermada in fiamme il buon vecchio abbandon˛ il suo proposito. Avrebbe avviata la sua giovinetta ad un sano lavoro e non sarebbe stato per lei altri che filantropo.

L'ora fissata per l'appuntamento era pressochÚ giunta. La lotta morale aveva reso ancora meno difficile il compito di attenderla. Il proposito del filantropo accompagn˛ il buon vecchio a casa lasciandogli sempre il passo da conquistatore che aveva adottato la mattina scendendo da quella piattaforma della tramvia.

Neppure a casa la risoluzione mut˛, ma gli atti non vi si conformarono. Offrire una cenetta alla giovinetta non era pi˙ opera da filantropo. Egli aperse delle scatole di commestibili delicati e prepar˛ una cenetta fredda prelibata. Sul tavolo, in mezzo a due bicchieri di cristallo, pose una bottiglia di sciampagna. Non per altro: il tempo era molto lungo.

Poi venne la giovinetta. Era molto meglio vestita che alla mattina, ma ci˛ non fu decisivo perchÚ pi˙ desiderabile non poteva divenire. Il vecchio in cospetto dei dolci e dello sciampagna assunse un aspetto paterno cui la giovinetta non bad˛ perchÚ teneva sempre rivolto l'occhio innocente alla buona cena. Egli le disse che intendeva di farle insegnare un po' di tedesco di cui avrebbe abbisognato per l'impiego e allora essa ebbe una parola che fu decisiva. Dichiar˛ che era disposta di lavorare tutto il giorno a patto che le si lasciasse mezz'ora di tempo per il suo bagno.

Il vecchio si mise a ridere: - Ci conosciamo dunque da molto tempo? Non Ŕ Lei quella giovinetta che venne da me con la mammaů Come sta quella cara signora?

La parola fu veramente decisiva prima di tutto perchÚ cosÝ egli aveva appreso che si conoscevano da tanto tempo. La durata dÓ ad un'avventura un aspetto pi˙ serio. Poi anche la garanzia del bagno quotidiano Ŕ, specie per un vecchio, di un'importanza evidente. Adesso, appena, avrebbe potuto intendere, se ci avesse pensato, la ragione per cui la madre della giovane aveva menzionato il bagno. Il suo fare da filantropo sparÝ. La guard˛ ridendo negli occhi, quasi volesse irridere al proprio sforzo morale, l'afferr˛ per una mano e l'attrasse a sÚ.

Poi il vecchio avrebbe voluto riprendere subito il suo aspetto da filantropo. Che scopo c'era ormai di conservare l'aspetto odioso del seduttore? Ebbe il buon gusto di non parlare pi˙ di impieghi. Diede invece presto del denaro. Poi, dopo una lieve esitazione, ne diede separatamente una seconda volta e questo lo destin˛ a quella cara Signora, alla mamma. Per apparire filantropico bisogna pur dare anche a chi non ha meritato. Poi Ŕ vero che i vecchi danno sempre il denaro a rate, mentre i giovani vuotano con un solo gesto la tasca salvo a pentirsene poi.

La giovinetta ebbe cosÝ l'arduo compito di dover accettare per ben due volte il denaro, e fingere per due volte di non volerne. Per una volta Ŕ facile e tocca a tutte. Ma la seconda volta? Essa non trov˛ la variazione che occorreva e ripetÚ macchinalmente la parola e il gesto che aveva impiegati la prima volta. Anche la terza volta avrebbe detto: - Del denaro? Io non ne voglio! - e l'avrebbe preso dichiarando: - Ma io ti voglio bene! - Dopo la seconda volta rest˛ un po' turbata e il vecchio attribuÝ tale turbamento al suo disinteresse. Invece pu˛ anche essere ch'essa dubitasse che l'importo datole fosse stato piccolo e frazionato in due per farlo apparire maggiore.

Quest'avventura tanto semplice divenne pi˙ complessa nella mente torbida del buon vecchio. ╚ destino! Per un verso o per l'altro, anche quando un vecchio paga sapendo che i favori non possono pi˙ essergli regalati, egli finisce sempre col falsare le avventure d'amore e merita presto il riso di Beaumarchais e la musica di Rossini. Il mio buon vecchio, - tanto intelligente - non rise delle parole pur cosÝ poco elaborate della giovinetta. L'avventura doveva restare "vera" ed egli collaborava volonteroso alla falsificazione. La giovinetta era tanto graziosa che nessuna sua parola poteva apparire stonata. Ora tale falsificazione ebbe qualche importanza ma solo nell'anima del vecchio. All'esterno non ne ebbe altra che di rendere un po' pi˙ lunga la durata di quel primo abboccamento ed anche di quelli che seguirono. Se il vecchio avesse potuto comportarsi secondo il suo desiderio, avrebbe allontanata presto la giovinetta perchÚ i vecchi hanno l'immoralitÓ breve. Ma con una donna che ama non si pu˛ mica procedere cosÝ alla spiccia. Egli non era un vanesio. Pensava: - La giovinetta ama il lusso del mio ufficio, della mia casa, della mia persona. Forse le piace anche la dolcezza della mia voce e la finezza dei miei modi. Ama questa mia stanza in cui vi sono tanti buoni cibi. Ama tante mie cose che un poco pu˛ amare anche me. - L'offerta dell'amore Ŕ un bellissimo complimento e piace anche quando non si sa che farsene. Alla peggio pu˛ almeno equivalere ai titoli cavallereschi delle persone che negoziano in buoi, eppure si sa che ne vanno tanto gelose. Essa gli disse, ma senza alcuna intenzione di farne una tragedia, ch'egli era stato il suo primo amante. Ed egli lo credette. Insomma il buon vecchio dovette trattenersi per non offrire denaro per la terza volta. S'adagi˛ tanto volentieri in cosÝ grande dolcezza da sentirsi ferito allorchÚ essa gli disse di non amare i giovani e di preferire i vecchi. Fu un brutto risveglio di sentirsi dare del vecchio e un dolore di dover inchinarsi per ringraziare della gentile dichiarazione. Per˛ l'abboccamento anche quando fu meno amoroso non fu certo una tortura per il buon vecchio. La fanciulla era tutta occupata a distruggere la buona cena che le era stata offerta e cosÝ lui poteva riposare a suo agio.

Fu per˛ lieto di vederla partire e di restare solo. Egli era uso alla conversazione delle persone serie e non gli era possibile di sopportare per troppo tempo il vacuo discorso della bella giovinetta. Si dirÓ che vi sono artisti e pensatori, gente pi˙ seria del mio vecchio commerciante, che da giovani sopportano con delizia il cinguettio di una bella bocca. Ma si vede che i vecchi per certi rapporti sono pi˙ serii dei pi˙ serii giovani.

Il buon vecchio and˛ a coricarsi sempre un po' preoccupato. Quando fu nel suo letto disse: - Non pensiamoci pi˙. Forse non la vedr˛ mai pi˙. - Era tanto poco sicuro del proprio amore che aveva stabilito con lei che al prossimo ritrovo l'avrebbe invitata con un bigliettino. Bastava perci˛ non scrivere ed egli ridiveniva l'uomo virtuoso ch'era stato sempre.

Prima di pigliar sonno fu torturato dalla sete. Aveva bevuto troppo e mangiato delle cose troppo condite. Chiam˛ la donna che gli dirigeva la casa e ne ebbe un bicchiere d'acqua e un'occhiataccia di rimprovero. Essa - non pi˙ tanto giovine - aveva sempre sperato di finire padrona della casa. Poi aveva pensato che il ritegno del vecchio fosse dovuto al suo spirito di casta e vi si era rassegnata perchÚ in una o nell'altra casta si nasce senza propria colpa. Ora essa aveva potuto vedere per un istante la giovinetta quando costei s'allontan˛. Apprese perci˛ che lo spirito di casta non impediva nulla al buon vecchio. Ci˛ equivalse per lei ad un vero e proprio schiaffo. Si dirÓ che anche le qualitÓ che rendono pi˙ o meno desiderabili non dipendono dal proprio merito o demerito. Ma essa riteneva di avere quelle qualitÓ e perci˛ era colpevole il vecchio di non avvedersene.

 

Cap. IV

La parola con cui il vecchio richiam˛ la fanciulla al ritrovo fu scritta pochi giorni appresso, ben prima di quanto egli l'avesse previsto quella sera coricandosi. Le scrisse sorridendo, contento di sÚ. Si lusing˛ anche che il secondo abboccamento sarebbe stato pi˙ ricco di gioie. Invece fu identico al primo. Quando conged˛ la giovinetta fu altrettanto prudente come la prima volta e stabilÝ di nuovo ch'essa sarebbe ritornata a lui quando egli l'avrebbe richiamata. La richiam˛ ancor pi˙ presto al terzo abboccamento, ma il congedo fu lo stesso. Mai arriv˛ a stabilire subito il prossimo convegno. PerchÚ il buon vecchio era sempre felice: quando chiamava la fanciulla e quando la congedava, cioŔ quando intendeva di ritornare alla virt˙. Se, congedando la fanciulla, egli avesse subito stabilito il prossimo ritrovo, tale ritorno alla virt˙ sarebbe stato meno intero. CosÝ invece mancava ogni compromissione e la sua vita restava regolata e virtuosa con l'eccezione di un brevissimo intervallo.

Degli abboccamenti poco pi˙ ci sarebbe da dire se il vecchio non fosse stato colto dopo qualche tempo da una folle gelosia. Folle non per la sua violenza ma per la sua stranezza. Ecco: non si manifestava quando egli scriveva alla giovinetta perchÚ era il momento in cui egli la portava via agli altri; nÚ quando la congedava perchÚ era il momento in cui agli altri la consegnava, volonteroso, tutta. La gelosia da lui s'accompagnava proprio all'amore, nello spazio del tempo. L'amore ne era rilevato e l'avventura diveniva pi˙ "vera" che mai. Una delizia e un dolore indescrivibile. A un dato momento gli si figgeva in mente il pensiero che la giovinetta senza dubbio avesse degli altri amanti e tutti giovani quanto lui era vecchio. Se ne doleva per sÚ (oh! tanto!), ma anche per lei che poteva perderci ogni possibilitÓ di vita decorosa. Guai se si fosse fidata di altri come s'era fidata di lui. Nella gelosia faceva capolino la propria colpa. ╚ perci˛ che a compensare il proprio iniquo esempio, il vecchio s'abitu˛ a predicare la morale proprio quando faceva all'amore. Le spiegava quanti pericoli le potevano derivare dagli amori disordinati.

La giovinetta protestava di non avere che un amore, quello per lui. - Ebbene! - gridava il vecchio nobilitato nello stesso tempo dall'amore e dalla morale, - se tu, per ritornare alla virt˙ dovessi risolvere di non vedermi pi˙, io ne sarei felice. - Qui la giovinetta non rispondeva e ci˛ per buone ragioni. Per lei l'avventura era chiara tanto che non le era possibile di mentire come faceva lui. Non bisognava lasciare per il momento quella relazione. Era anche facile di tacere quando egli la copriva di baci. Quando per˛ egli si permetteva uno sfogo pi˙ sincero e parlava, - attribuendoglieli - di altri amanti, allora essa ritrovava la parola: - Come poteva crederlo? Prima di tutto essa non passava le vie della cittÓ altro che in tramvai, poi sua madre la sorvegliava e infine nessuno voleva saperne di lei, poveretta! - E gi˙ un paio di lagrime. Cattiva retorica quella che s'appiglia a tanti argomenti, ma intanto dal vecchio sparivano l'amore e la gelosia e si poteva ritornare alla cena.

Si pu˛ da ci˛ vedere come funzionino regolarmente i vecchi. Dai giovani ogni singola ora Ŕ disordinatamente occupata dai sentimenti pi˙ disparati mentre dai vecchi ogni sentimento ha la sua ora, tutta. La giovinetta camminava di conserva col vecchio. Quando la voleva, veniva; se ne andava quando non la voleva pi˙. Discutevano! Poi facevano all'amore e mangiavano indi di buonissimo umore.

Il vecchio, forse, mangiava e beveva troppo. S'attaccava ad una manifestazione di forza.

Non voglio mica dire che sia perci˛ che il vecchio ammal˛. ╚ chiaro che un eccesso di anni Ŕ pi˙ pericoloso che un eccesso di vino, di cibo e anche di amore. Pu˛ essere che uno di tali eccessi aggravi l'altro, ma a me non importa di asserire neppure tanto.

 

Cap. V

S'era coricato tranquillo come ogni sera e specialmente quelle sere in cui finalmente dopo di aver mangiato tutto quello che le era stato offerto, la giovinetta se ne era andata.

Prese presto sonno. Ricord˛ poi di aver sognato, ma tanto confusamente che egli niente pi˙ ricordava. Molte persone dovevano averlo circondato urlando, discutendo con lui e fra di loro; poi tutte s'erano allontanate ed egli, frastornato, s'era sdraiato su un sofÓ per riposare. Allora su un tavolino proprio all'altezza del sofÓ vide un grosso topo che lo guardava con i suoi piccoli occhi lucenti. V'era un riso, anzi una derisione in quegli occhi. Poi il topo sparÝ, ma egli con spavento s'accorse che era penetrato nel suo braccio sinistro e scavando furiosamente procedeva verso il petto causandogli un dolore insopportabile.

Si dest˛ ansante, coperto di sudore. Era stato un sogno, ma qualche cosa di reale restava: il dolore insopportabile. L'immagine dell'oggetto che causava il dolore subito mut˛. Non era pi˙ un topo, ma una spada confitta nella parte superiore del braccio e di cui la punta arrivava allo sterno; arcuata, non tagliente ma ruvida e velenosa perchÚ dove toccava comunicava il dolore. Non gli permetteva il respiro e alcun movimento. La spada si sarebbe potuta spezzare squarciandolo se egli si fosse mosso. Egli urlava e lo sapeva perchÚ lo sforzo di farsi sentire gli ledeva la gola, ma non sentÝ con certezza il suono che emetteva. C'erano molti rumori in quella stanza vuota. Vuota? In quella stanza c'era la morte. S'avvicinava a lui dal soffitto un'oscuritÓ profonda, una nube che quando lo avrebbe raggiunto, gli avrebbe soppresso il piccolo respiro che ancora gli era concesso e l'avrebbe tagliato per sempre da ogni luce mandandolo fra le cose basse e sudice. L'oscuritÓ s'avvicinava lentamente. Quando l'avrebbe raggiunto? Oh! certo! Poteva anche dilatarsi da un momento all'altro e avvilupparlo e strangolarlo in un attimo. CosÝ era fatta la morte di cui aveva saputo dall'infanzia in su? CosÝ insidiosa e accompagnata da tanto dolore? Egli si sentiva colare le lagrime dagli occhi. Piangeva dal terrore e non per destare pietÓ, perchÚ egli sapeva che pietÓ non c'era. E il terrore era tanto grande che a lui parve di essere privo di colpa e di peccato. Veniva strangolato a quel modo, lui buono e mite e misericordioso.

Quanto tempo dur˛ quel terrore? Egli non avrebbe saputo dirlo e avrebbe potuto credere che fosse durato tutta una notte se la notte poi non fosse stata troppo lunga. Gli parve che prima si fosse allontanata da lui l'oscuritÓ minacciosa e poi il dolore. La morte non c'era pi˙ e il giorno appresso egli avrebbe risalutato il sole. Poi il dolore si mosse e fu subito un sollievo. Fu esiliato pi˙ in alto verso la gola donde poi sparve. Egli s'avvolse nelle coperte. Batteva i denti dal freddo e un tremito convulso gli impediva il riposo. Il ritorno alla vita era per˛ completo. Egli non grid˛ pi˙ e fu lieto che il suo lamento non fosse stato udito. La donna di casa - maliziosa - avrebbe ritenuto causa del male la visita della fanciulla della sera prima, per questa via egli ricord˛ la fanciulla e, subito, pens˛: - Io all'amore non faccio pi˙!

 

Cap. VI

Il dottore, chiamato alla mattina, esamin˛, studi˛, e non diede subito grande importanza all'accesso. Il vecchio gli aveva raccontato l'avventura della sera prima, compresovi cibo e sciampagna, e al dottore parve che il male fosse dovuto a quel disordine. Disse ch'era sicuro che il male non si sarebbe ripetuto a patto che il vecchio avesse saputo vivere in riposo, prendere regolarmente ogni due ore una certa polvere e si fosse astenuto dal vedere l'oggetto del suo amore e anche dal pensarci.

Il dottore che aveva la stessa sua etÓ ed era suo antico amico lo trattava con grande confidenza: - Tu potrai andare dalla tua amante solo quando te lo permetter˛ io.

Il vecchio, che ci teneva alla propria salute pi˙ del dottore, pensava invece: - Anche quando tu me lo permettessi non andrei da lei! Stavo tanto meglio prima di conoscerla!

Poi, per˛, lasciato solo, pens˛ subito alla giovinetta per liberarsene definitivamente. Egli tuttavia ricordava che la giovinetta lo amava. La credeva perci˛ capace di venire a trovarlo dopo qualche tempo anche senza suo invito. Tutti sanno la potenza dell'amore. E allora che figura ci avrebbe fatta lui che aveva deciso di non riceverla neppure col permesso del dottore? Le scrisse che improvvisamente e per lungo tempo doveva lasciare la cittÓ. Al suo ritorno l'avrebbe avvisata. UnÝ alla lettera un importo di denaro destinato a saldare il conto con la propria coscienza. La lettera si chiudeva anche con un bacio, scritto dopo un istante di esitazione. No! Quel bacio non gli aveva alterato il polso.

Il giorno appresso si sentÝ rassicurato per una notte tranquilla benchÚ quasi insonne. Il grande dolore non s'era ripetuto mentre egli, ad onta delle assicurazioni del medico, aveva temuto di venirne colto ogni notte nell'oscuritÓ. Si ricoric˛ pi˙ tranquillo e riacquist˛ la fiducia, ma non il sonno. Si sentiva il brontolÝo del cannone ed il buon vecchio si domandava: - PerchÚ non hanno ancora inventato il modo di ammazzarsi senza fare tanto chiasso? - Non era tanto lontano quel giorno in cui il suono del combattimento aveva destato in lui un sentimento generoso. Ma la malattia gli toglieva quel residuo di spirito sociale che la vecchiaia non era riuscita a distruggere in lui.

Il dottore nei prossimi giorni cacci˛ delle gocce fra polveretta e polveretta. Poi, per garantire il sonno notturno, veniva di sera a fargli delle punture. Anche per l'appetito venne la medicina speciale che bisognava prendere a date ore. Non mancavano le occupazioni nella giornata del vecchio. E la donna di casa, reietta nei giorni buoni, divenne molto importante. Il vecchio, che sapeva essere riconoscente, si sarebbe forse affezionato a lei, che qualche volta doveva levarsi anche di notte per propinargli delle medicine. Ma essa aveva un difettaccio: non gli perdonava i suoi trascorsi e vi faceva allusione di sovente. La prima volta che per cura dovette propinargli una piccola dose di sciampagna, l'accompagn˛ con l'osservazione: - ╚ tuttavia di quella ch'era stata acquistata per tutt'altro scopo.

Per qualche tempo il vecchio protest˛ volendo farle credere che fra lui e la giovinetta non ci fosse altro che un affetto purissimo. Poi, visto ch'essa non si lasciava smuovere dalla sua convinzione, egli cominci˛ a credere ch'essa la sapesse lunga e lo avesse spiato. ChissÓ in quale istante? Lungamente indag˛ per intenderlo. Arrossiva specialmente di quello che la donna sapeva perchÚ il resto non esisteva, ma con quella maledetta donna finiva coll'esistere tutto date quelle sue allusioni vaghissime colle quali si poteva ricordare l'avventura intera. Ne risult˛ ch'egli non potÚ pi˙ soffrire quella donna e la tollerava a sÚ daccanto soltanto quando di lei aveva bisogno. Vero che ne aveva bisogno anche per chiacchierare, cosÝ che neppure di quest'odio che sarebbe stato abbastanza vitale nulla risult˛. Si limit˛ a dire a bassa voce al medico: - ╚ brutta come il peccato.

In quella lotta con la sua donna ricordava la giovinetta, ma non per rimpiangerla. Egli rimpiangeva solo la salute o meglio ci˛ ch'egli riguardava come la propria giovent˙. La giovent˙ era morta con l'ultima visita della giovinetta e il rimpianto di questa sussisteva nel rimpianto di quella. Ora, sul serio, egli avrebbe procurato un impiego alla giovinettaů se egli avesse riavuto la salute. Poi sarebbe ritornato alla sua grande proficua attivitÓ e non al peccato. Il peccato era quello che danneggiava la salute.

L'estate and˛ via. Uno degli ultimi giorni sereni gli fu concesso di uscire in vettura. Il medico l'accompagn˛. L'esito non fu cattivo perchÚ egli si sentÝ lieto della variazione e il suo stato non peggior˛, ma col maltempo che sopravvenne l'esperimento non si potÚ ripetere.

CosÝ continu˛ la sua vita vuota. Non v'era altra novitÓ che nei medicinali. Ogni medicinale era buono per qualche tempo. Poi per avere lo stesso effetto bisognava aumentare la dose eppoi sostituirlo con un altro medicinale. Vero Ŕ che dopo qualche mese si ritornava da capo.

In quell'organismo per˛ si cre˛ un certo equilibrio. Se andava verso la morte il suo movimento era impercettibile. Non si trattava pi˙ del dolore, eroico per la sua intensitÓ, di quella notte quando la morte aveva alzato il braccio per dargli il colpo decisivo. Tutt'altro. Forse - come era allora - non valeva pi˙ la pena di colpirlo. Egli credeva di stare ogni giorno meglio. Gli pareva che l'appetito anch'esso fosse ritornato. Ci metteva del tempo ad ingoiare le sue minestre insipide e credeva sinceramente di mangiare. In casa c'erano ancora di quelle scatole contenenti cibi eccitanti. Il vecchio ne prendeva una nelle mani tremanti: leggeva il nome della celebre fabbrica e la riponeva. Pensava di conservarla per il giorno in cui sarebbe stato meglio. Per quel giorno erano conservate anche bottiglie di sciampagna. S'era visto che per la malattia quel vino non giovava.

La parte pi˙ importante della giornata era quella ch'egli passava ad una finestra nelle ore pi˙ calde. Quella finestra era un pertugio per cui si vedeva la vita che continuava a svolgersi sulle strade anche dacchÚ egli ne era stato esiliato. Se la donna del peccato (cosÝ egli la chiamava) gli era vicina, egli criticava con lei il lusso che tuttavia appariva sulle povere vie di Trieste o compiangeva con tono alquanto enfatico la miseria che vi transitava in processione. Di faccia alla sua casa vi era un fornaio e spesso a quella porta si schierava la fila della gente che aspettava il tozzo di pane. Il vecchio compiangeva quella gente che aspettava con tanta ansietÓ un pane mal cotto che a lui faceva schifo, ma qui la sua pietÓ era una vera ipocrisia. Egli invidiava coloro che liberamente si muovevano per le vie. Puerilmente. In massima egli si trovava bene nella stanza protettrice, ben riscaldata, ma gli sarebbe piaciuto di vedere anche al di lÓ di quella via. Gli esseri che passavano e destavano la sua curiositÓ, perchÚ vestiti troppo bene o troppo male, svoltavano ed ecco che per lui erano perduti.

Una notte in cui non poteva dormire, si mise a camminare per la stanza, e nell'ansietÓ di moversi e di avere una distrazione and˛ alla finestra. La fila alla porta del fornaio era giÓ costituita, tanto lunga che anche di notte macchiava di nero il marciapiede. Neppure allora compianse sinceramente quella gente che aveva sonno e non poteva andare a dormire. Egli aveva il letto e non poteva dormire. Stavano certo meglio i componenti della fila!

In quei giorni ci fu Caporetto. Le prime notizie del disastro egli le ebbe dal suo medico venuto a trovarlo per piangere in compagnia del vecchio amico, che egli (povero medico!) credeva capace di sentire come lui. Invece il vecchio non vide in quell'evento altro che un beneficio: la guerra si allontanava da Trieste e perci˛ da lui. Il medico piangeva: - Non vedremo pi˙ neppure i loro velivoli! - Il vecchio mormorava: - Infatti! Forse non li vedremo pi˙! - Sentiva nell'animo la gioconda speranza di notti tranquille, ma tentava di copiare sulla propria faccia il dolore che vedeva impresso su quella del medico.

Nel pomeriggio, quando stava bene, riceveva il suo procuratore, un vecchio impiegato che godeva di tutta la sua fiducia. Negli affari il vecchio rimaneva abbastanza energico e lucido, e l'impiegato ne traeva la conclusione che la malattia del vecchio non fosse molto grave e che prima o poi sarebbe ritornato agli affari. Ma l'energia negli affari era la stessa che lo dirigeva nella tutela della sua salute. La pi˙ lieve indisposizione lo induceva a rimandare gli affari al giorno dopo. E per stare meglio sapeva anche dimenticare gli affari non appena il suo impiegato se n'era andato. Si sedeva davanti alla stufa e amava di gettarvi dei pezzi di carbone che guardava poi bruciare. Poi chiudeva gli occhi abbacinati e li riapriva per riprendere lo stesso giuoco. CosÝ passava la sera di giornate pur esse tanto vuote.

Ma cosÝ non doveva finire la sua vita. ╚ il destino di certi organismi di non lasciar alcun residuo per la morte che cosÝ non arriva ad afferrare altro che un vaso vuoto. Tutto quanto poteva ardere arse e l'ultima sua fiamma fu la pi˙ bella.

 

Cap. VII

Il vecchio era alla finestra a guardare sulla via. Era un pomeriggio fosco. Il cielo era coperto da una nebbia grigiastra e il selciato bagnato ad onta che non fosse piovuto da due giorni. La fila degli affamati andava formandosi dinanzi alla porta del fornaio.

Il caso volle che la giovinetta passasse giusto allora dinanzi al balcone occupato da lui. Era senza cappello, ma al vecchio che non avrebbe saputo indicare alcun particolare del suo vestito parve meglio messa che nei tempi in cui l'amava. L'accompagnava un giovane vestito esageratamente alla moda, inguantato, un fine ombrello che si alz˛ alto due o tre volte col braccio che volle accompagnare la parola evidentemente vivace. Anche la giovinetta rideva e ciarlava.

Il vecchio guardava e ansava. Non era pi˙ la vita altrui che passava per quella via, era la propria. E il primo istinto del vecchio fu di gelosia. L'amore non c'entrava, ma solo la pi˙ abbietta gelosia: - Essa ride e si diverte mentre io sono ammalato. - Avevano sbagliato insieme e a lui ne era derivata la malattia, a lei nulla. Che fare? Essa procedeva col suo passo leggero e presto sarebbe arrivata alla svolta della via dove sarebbe scomparsa. Perci˛ il vecchio ansava. Non c'era neppur tempo di chiarire i propri pensieri ed egli avrebbe sentito tanto il bisogno di parlare e di predicarle la morale!

Quando la giovinetta e il suo compagno scomparvero il vecchio volle tagliar corto alla propria agitazione che poteva danneggiarlo e disse: - Tanto meglio! Essa vive e si diverte! -. V'erano due menzogne in quelle poche parole che prima di tutto avrebbero voluto significare che il vecchio durante la malattia si fosse preoccupato della sorte della giovinetta eppoi anche che egli sentisse una soddisfazione al vederla correre a quel modo le vie per divertirsi. Perci˛ non ne ebbe quiete. Restava alla finestra e guardava dalla parte dove la giovinetta era scomparsa. Se fosse ritornata egli l'avrebbe chiamata dalla finestra. Non faceva troppo freddo eppoi gli pareva necessario di vederla. E qualcuno, sospettoso, dal suo interno gli domand˛: - PerchÚ? Vuoi ricominciare? - Il vecchio si mise a ridere: - Desiderio? Ma neanche per sogno! - Per˛ guardava sempre dalla stessa parte con l'atteggiamento del desiderio pi˙ intenso. - Io - pens˛, convinto questa volta di dire la veritÓ, - sarei del tutto tranquillo se sapessi che quel giovinotto l'ama e vuole sposarla.

Nessuno, neppure lui stesso avrebbe saputo decifrare l'animo del vecchio, appassionatamente malcontento della giovinetta e di se stesso. Egli vedeva chiaro che nel comportamento della giovinetta era implicata una propria responsabilitÓ. Cercava di diminuirla ricordando ch'egli le aveva predicata la morale e cercava di obliare il resto. Per riconquistare la tranquillitÓ egli doveva ripeterle pi˙ chiaramente (cioŔ ad essa, ch'egli per sÚ nulla domandava) i precetti di morale ch'essa poteva aver dimenticati. E v'era anche il pericolo che essa avesse dimenticato le sue parole e non le sue azioni.

Corse al tavolo per scriverle di venire a trovarlo. PerchÚ no? L'avrebbe ricevuta sereno come tuttavia i suoi dipendenti in ufficio e le avrebbe raccomandato di badare meglio al suo destino.

Con la penna in mano si trov˛ imbarazzato. Voleva farle intendere subito che la lettera non proveniva da un amante ma da un vecchio rispettabile che la invitava per suo bene di venire a trovarlo. Prese un biglietto da visita e sotto al proprio nome scrisse due parole d'invito. Lasci˛ il biglietto sul tavolo e ritorn˛ alla finestra. Sarebbe stato meglio ch'essa fosse passata di nuovo per la via. C'era il pericolo che a quell'invito, strano per lei, essa non corrispondesse. Ma era importante ch'essa venisse, importante per lui.

Ritorn˛ al tavolo e riscrisse lo stesso biglietto che le aveva mandato tante volte. Col pi˙ vivo rossore perchÚ la sua colpa era cosÝ evocata addirittura tangibilmente. Ma non aveva da usare riguardi a quella bambina. Gli bastava d'indurla a venire per gettarla fuori dal proprio destino; e per nettare il suo destino da una presenza tanto incomoda a lui sembrava non occorresse altro che di poter dirle chiaramente (pi˙ chiaramente di quanto avesse potuto farlo in passato): - Per quanto mi concerne, ti domando d'essere virtuosa con me e con tutti. - Poi sarebbe stato facile di non pensarci pi˙.

Cerc˛ la quiete col rendere definitiva la propria risoluzione. Trov˛ il modo di spedire quel biglietto senza farlo passare per le mani della sua infermiera. L'appuntamento era per il giorno appresso nelle ore tarde del pomeriggio. Le prime ore erano dedicate a cure.

Ritorn˛ alla finestra. Nel desiderio di nettarsi la coscienza di ogni rimprovero riand˛ col pensiero la storia delle relazioni colla giovinetta. Sarebbe stato strano di attribuirle una importanza. Troppo facile era stato di avere quella giovinetta. Un'avventura comunissima. Non nella sua vita, per˛, e anche importante per la giovinezza e la beltÓ della fanciulla. - ╚ certo - pens˛ il vecchio - che gli altri sono peggiori di me e che oggi, poi, io sono superiore a tutti. - Gli pareva un vanto di non sentire alcun desiderio e un secondo vanto ancora maggiore di chiamare a sÚ la giovinetta per farle del bene.

Le avrebbe dato del denaro. Quanto? Dueů treů cinquecento corone. Il denaro bisognava darlo se non altro per acquisire il diritto di educare. Poi l'avrebbe messa in guardia contro gli amori disordinati. Anche in passato aveva predicato contro gli amori, ma bisognava far ora dimenticare ch'egli aveva tentato allora di mettere il proprio amore fra quelli permessi.

Su la via si svolse una scena che attrasse tutta la sua attenzione. Ne scorse giÓ da lontano gli attori perchÚ venivano dalla parte ch'egli fissava. Un fanciullo di forse otto o dieci anni, scalzo, scendeva la via traendosi dietro per mano un uomo evidentemente ubriaco. Pareva che il fanciullo fosse conscio della sua responsabilitÓ. Procedeva con un passo piccolo ma risoluto. Guardava di tratto in tratto dietro di sÚ il grande uomo che pareva convinto di dover seguirlo, eppoi guardava dinanzi a sÚ per vedere la propria via. Certo egli sapeva di dover consigliare e dirigere. CosÝ giunsero sotto le finestre del vecchio. A quel punto il fanciullo scese dal marciapiedi per camminare meglio e non subito fu seguito dall'uomo. Perci˛ avvenne che le loro braccia allacciate andarono a cozzare contro il colonnino di un fanale. Non subito il fanciullo intese che avrebbe dovuto retrocedere per accompagnarsi all'uomo. Aveva fretta e probabilmente fece male all'ubriaco premendone la mano sul colonnino. Costui fu preso da un improvviso furore. Si svincol˛ dal fanciullo e subito gli men˛ un calcio atterrandolo. Per fortuna la sua ebbrezza gli impediva la rapiditÓ dei movimenti, perchÚ si capiva che si raccoglieva per picchiare ancora. Il fanciullo, a terra, si celava puerilmente la faccia col braccio per proteggersi e piangeva, guardando terrorizzato l'ubriaco ch'era chino su lui e non riusciva a riacquistare l'equilibrio.

Il vecchio, alla finestra, fu invaso dal terrore. Aperse le lastre dimenticando per un istante la cura della propria salute e si mise a gridare con la sua voce roca chiamando aiuto. Subito, dalla fila alla porta del fornaio accorsero molte persone, tante, che, presto, il vecchio non potÚ pi˙ vedere nÚ il fanciullo nÚ l'ubriaco. Richiuse la finestra, chiam˛ l'infermiera e, ansimante, si gett˛ su una poltrona. Era troppo per lui. Le gambe non lo reggevano pi˙.

Nella sua lunga solitudine, egli aveva accarezzato una grande ambizione e s'era creduto benefico e superiore a tutti, ma ora appena provava una sensazione veramente nuova e sorprendente di vera, istintiva bontÓ. Per un breve tempo rest˛ buono e generoso senza che il suo sentimento fosse oscurato da alcun pensiero a se stesso. ╚ ben vero che non fece alcun atto che avvicinasse a lui quel povero fanciullo abbisognante di soccorso e di conforto. Non ci pens˛ neppure; ma nel pensiero accarezzava con grande emozione la puerile figura abbattuta. Scoperse anche nella propria memoria un particolare che valse ad aumentare la sua pietÓ: egli aveva visto il pianto del fanciullo, ma non aveva sentito alcun suo grido. Forse il fanciullo si vergognava di essere punito in pubblico e la sua vergogna, che gli impediva di attrarre l'attenzione degli altri, era pi˙ forte del suo terrore. Povero, piccolo essere reso perci˛ anche pi˙ inerme.

Ben presto per˛ il vecchio ritorn˛ alla sua occupazione abituale: alla cura di se stesso. Intanto il suo sentimento generoso gli aveva allargato tanto bene il petto che potÚ subito constatare un beneficio da quel suo abbandono. Per continuarne l'effetto parl˛ con la sua infermiera della sua grande avventura. Disse di aver salvato lui quel fanciullo: - Se io non avessi gridato, quell'omaccio lo avrebbe spezzato. - Invece era possibile che il suo roco grido non fosse neppure giunto fino alla via.

Ritorn˛ col pensiero alla fanciulla e qualche contatto si costituÝ nel suo pensiero fra il fanciullo maltrattato e la giovinetta che sulla stessa via veniva trascinata a perdizione da uno zerbinotto. La comprensione per il fanciullo lo port˛ fino a rimproverarsi di non aver fatto per lui altro che spalancare la finestra e gridare.

Si liber˛ da tale pensiero pensando: - Io ho da pensare ad una disgrazia e basta per me!

La notte fu sino al mattino insonne. Non soffriva e giaceva meditando. Capiva benissimo che la sua coscienza non era tranquilla ma non ne vedeva la ragione. Decise di dare una somma anche maggiore alla giovinetta. Gli parve che sarebbe bastato di indurla a dirsi grata per riavere la coscienza tranquilla.

Verso mattina s'addorment˛ ed ebbe un sogno: camminava al sole tenendo per mano la bella fanciulla, proprio come l'ubriaco teneva per mano il ragazzo. Anch'essa lo precedeva di poco, ci˛ che a lui serviva per vederla meglio. Era bellissima, vestita di cenci colorati come il primo giorno in cui egli l'aveva vista. Camminava picchiando il piccolo piede al suolo e ad ogni suo passo risonava il campanello d'allarme come quel giorno sul viale di Sant'Andrea. Il vecchio che fino allora era proceduto col suo passo lento, si sforz˛ di raggiungere la giovinetta. Essa era divenuta per lui la donna del suo desiderio, tutta, coi suoi cenci, col suo passo e persino quel suono argentino del campanello che doveva essere attaccato al suo piedino. Poi fu subito stanco e volle sciogliere la sua mano da quella della giovinetta. Non vi riuscÝ che quando esausto cadde a terra. La giovinetta come un automa si allontan˛ da lui senza neppur guardarlo, con lo stesso passo sempre sonoro per il campanello d'allarme. Portava il sesso ad altri? A lui nel sogno di ci˛ non import˛. Si dest˛. Era coperto di sudore come quella notte della grande angina.

- Sozzo! Oh! Sozzo! - grid˛ addirittura spaventato del proprio sogno. Volle chetarsi ricordando che il sogno non appartiene a chi lo fa ma che gli Ŕ mandato da potenze occulte. Ma la sozzura era evidentemente sua. Ebbe certo maggior rimorso per il sogno fatto di quanto ne avesse avuto per quella recente realtÓ cui aveva consciamente collaborato. In mezzo alle cure che riempivano la sua mattina egli che non poteva liberarsi dal ricordo dell'avventura notturna ebbe un'ispirazione: fra il ragazzo atterrato e battuto e la fanciulla del sogno che come un automa offriva la propria bellezza esisteva un'analogia. - E fra me e l'ubriaco? - indag˛ il vecchio. Volle sorridere al paragone impossibile. Poi pens˛: - Posso tuttavia riparare beneficandola e istruendola meglio.

Nel corso della giornata ebbe anche altri dubbii. E se nella realtÓ egli avesse da comportarsi come s'era comportato nel sogno? Sta bene che i sogni sono mandati da altri e che la propria responsabilitÓ non c'entra, ma egli era vecchio abbastanza per sapere che anche nella realtÓ, talvolta, in certe azioni, non si riconosce se stessi. Per esempio lui era entrato in quell'avventura dopo quella storica passeggiata al molo nella quale era stato accompagnato da tutt'altri propositi. Ora se i suoi propositi attuali non avessero avuto maggior efficacia di quelli di allora, addio pace eppoi addio salute e certo anche addio vita.

Ma qui spunt˛ nel vecchio una decisione di vera nobiltÓ. Risolse di abbandonare la vita piuttosto che ritornare a vivere solitario come prima in mezzo alla sua farmacia. Oggi, specie dopo di quel sogno, si sentiva ancora pi˙ desideroso di vivere e di agire. Oggi, se avesse assistito di nuovo al maltrattamento del fanciullo non si sarebbe saputo abbandonare al riposo come il giorno prima. Ed egli pens˛ che anche quando avesse chiarito la sua posizione con la fanciulla, egli avrebbe potuto ritrovare e beneficare anche il giovinetto. Solo che ora la cosa era troppo complicata e bisognava aspettare la visita di qualche amico influente che avrebbe incaricato delle ricerche necessarie. Ai tanti altri bambini che si trovavano in circostanze simili e a portata di mano, il vecchio non pens˛ e quello che egli amava per averlo visto battere fu presto da lui dimenticato.

Al medico egli disse qualche cosa della sua avventura notturna. Il vecchio amico, che ogni giorno trovava il modo di scoprire un indizio della prossima guarigione, sorrise: - Vedi che ritorna la salute, anzi la giovent˙.

- Che cominci cosÝ la salute e la giovent˙? - domand˛ il vecchio perplesso. Ebbene! Egli di quella giovent˙ non voleva saperne. Voleva la calma, la serenitÓ, la vera salute. Prima di tutto voleva liberarsi da ogni rimprovero per il contegno da lui avuto con la giovinetta. Il dottore non poteva indovinare che allora il suo paziente era deciso di curarsi a modo suo tanto pi˙ che il vecchio stesso non avrebbe saputo dirglielo. Egli stesso non sapeva che correva dietro una nuova cura.

Nel pomeriggio il vecchio dormÝ a lungo di un sonno ristoratore e privo di sogni. Si dest˛ sorridente come un bambino da quel sonno finalmente innocente perchÚ privo di immagini.

Poi prepar˛ la cena per la fanciulla proprio come la prima volta in cui l'aveva attesa. Prima di accingersi a tale lavoro ebbe un istante di esitazione. Ma poi si disse che prima o poi la giovinetta avrebbe dovuto sentire da lui parole dure e prediche meno divertenti e che perci˛ era bene di offrirle il compenso cui essa apparentemente teneva tanto. Aperse perci˛ con accuratezza le scatole che per tanto tempo aveva tenute in serbo. Sorrideva vuotandole nei piatti preparati sul solito tavolino: si trattava di indorare una pillola che alla giovinetta sarebbe potuta sembrare amara.

Assistendo a tanti preparativi, la sua infermiera s'allarm˛. Non avrebbe essa avuto il dovere di avvisare il dottore? Il vecchio la rassicur˛ con aria di superioritÓ. L'ultimo suo sonno era stato tranquillo, ed il precedente dimenticato. Perci˛ il sospetto dell'infermiera non poteva neppure offenderlo. Le disse che essa avrebbe potuto assistere all'abboccamento dalla stanza vicina. Per la prima volta parl˛ chiaramente del passato confessando quello ch'essa sapeva o di cui almeno dubitava. - I trascorsi di giovent˙ devono essere dimenticati. Ad ogni modo non possono pi˙ essere ripetuti. - Ma l'infermiera non si quiet˛. Per quanto non le mancasse nulla in quella casa, pure le spiaceva di veder preparati per altri quei buoni cibi. Velenosamente rispose: - Cinque mesi or sono Lei era dunque giovine!

- Solo cinque mesi sono trascorsi da allora? - domand˛ il vecchio stupito. A lui pareva fosse trascorso un secolo dall'ultima visita della giovinetta. Rifece il conto e trov˛ che quel periodo di tempo non raggiungeva neppure i cinque mesi. Non rispose all'infermiera, ma dubit˛ di essere vecchio essendo stato tanto giovine cinque mesi prima. Non dubit˛ per˛ del proprio sincero desiderio di morale e di bontÓ.

 

Cap. VIII

La giovinetta, come sempre, fu puntuale all'appuntamento. Nel vecchio non c'era stata quell'ansietÓ nell'attesa come in passato. Da ci˛ egli ebbe conforto: se il sogno aveva simulato eccitazioni sessuali, la realtÓ - ora ne aveva la certezza - era fatta tutt'altrimenti. Ma una grande sorpresa gli diede l'enorme emozione da cui fu preso al rivedere il caro viso della giovinetta. Ora s'avvedeva ch'era escluso ch'egli assumesse con lei, come s'era proposto, le arie di un capo ufficio. Quasi sveniva. Come era incantevole quella faccina dai grandi occhi, di cui sapeva ogni linea per averla baciata, e come era armoniosa quella voce udita da lui quando commentava atti di cui provava rimorso. Non trovava parole per salutarla e lungamente tenne la piccola manina inguantata nelle proprie. Era tanto bello di voler bene. Sorgeva per lui una nuova, un'ultima giovent˙? Una nuova cura pi˙ efficace di tutte?

Poi la guard˛. Il volto gli parve meno fresco. Attorno alla bocca che cinque mesi prima gli era sembrata un fiore appena sbocciato, qualche linea s'era spostata. Orizzontalmente la bocca s'era un poco allungata e le labbra sembravano meno alte. Qualche cosa d'amaro? Un rancore per lui, forse? PerchÚ - ora soltanto lo ricordava - egli aveva promesso amore e protezione, e improvvisamente s'era sottratto a qualunque impegno che avesse avuto con lei. Perci˛ le sue prime parole furono dette per domandare perdono. Le raccont˛ che quella volta quando le aveva scritto di dover lasciare la cittÓ, s'era invece ammalato. Descrisse la grande angina, che pur giaceva tanto lontano da lui, come se ne avesse sofferto fino alla vigilia. In certo modo, perci˛, mentÝ, ma solo per essere sicuro di ottenere subito il perdono.

Essa, per˛, non ci pensava di serbargli rancore. Tutt'altro! Aveva subito fatto atto di baciarlo addirittura sulla bocca. Egli porse la guancia e sfior˛ la sua con le proprie labbra. - Che peccato! - essa disse - sarebbe stato pur meglio che tu fossi partito piuttosto che ammalare.

Egli, per vederla meglio, la fece sedere all'altro capo del tavolo. Dev'essere stato coordinato da madre natura il fatto che i vecchi vedono meno bene da vicino con quello che non c'Ŕ scopo per essi di avere gli oggetti a portata di mano.

Subito osserv˛ stupito che i riccioli che il giorno prima egli aveva visto svolazzare liberi all'aria, erano ora coperti da un cappello elegante adorno di piume dai colori fini e sobrii. PerchÚ quella metamorfosi come si poteva dirla a Trieste, ove il cappello delle donne designa addirittura la classe cui esse appartengono? Veniva da lui in cappello e non lo portava per camminare le vie? Strano! E com'era mutata nel modo di vestire! Quella non era pi˙ una fanciulla del popolo, ma apparteneva alla borghesia per il cappellino, e per il vestito dal taglio elegante e dalle stoffe abbondanti come si usava allora quando le stoffe mancavano. Appartenevano pure alla borghesia, ma un po' degenere, quelle calze di seta trasparenti che proteggevano poco le gambe dal freddo, e gli scarpini laccati. Non solo per affetto il vecchio non seppe assumere l'aria burbera che aveva premeditata, ma anche per un po' di soggezione. Essa era indubbiamente la persona pi˙ elegante con la quale egli da lungo tempo avesse conversato. Egli, invece, era vestito ben comodo e non portava neppure il colletto perchÚ lo affannava. Con gesto istintivo port˛ le mai al collo per accertarsi di aver abbottonata la camicia.

Donde potevano essere venuti tutti i denari che occorrevano per acquistare tutte quelle belle cose? AnzichÚ pensare a quello che aveva da dire il vecchio si perdette in calcoli. Quanti denari le aveva rimessi lui cinque mesi prima? Potevano bastare i denari dati da lui per spiegare tanto lusso?

Essa lo guardava sorridendo e pareva aspettasse. Egli aveva giÓ deciso di non assumere per il momento l'aspetto di un mentore tanto pi˙ che gli pareva di ammonire abbastanza dando un esempio di virt˙. Fu proprio perchÚ non sapeva che altro dire che le domand˛: - Sei tuttavia al tramway?

Dapprima sembr˛ ch'essa non avesse bene sentito: - Al tramway? - Poi parve ricordasse. Non era un posto adatto per una giovine. Lo aveva lasciato da parecchio tempo.

Egli l'invit˛ a mangiare. Era un modo di guadagnare tempo perchÚ in lui c'era il dubbio se non avesse dovuto farle un rimprovero per l'abbandono del lavoro. Mentre essa s'accingeva a mangiare levandosi lentamente i guanti, egli le domand˛: - E che cosa fai ora?

- Ora? - domand˛ la giovinetta anch'essa esitante. Poi sorrise: - Ora sto cercando un impiego e dovresti procurarmene tu uno.

- Ben volentieri, - disse il vecchio. - Non appena sar˛ guarito ti prendo con me in ufficio. Hai studiato un po' di tedesco?

- Bravo! Il tedesco! - disse essa ridendo di cuore. - Noi due abbiamo cominciato a volerci bene col tedesco e si potrebbe continuare a studiarlo insieme. - Era una proposta che egli finse di non intendere.

Essa si mise a mangiare, ma molto compostamente. Il coltello e la forchetta lavoravano con grande sicurezza e alla boccuccia arrivavano i bocconi nella giusta misura mentre alle cene cui egli l'aveva convitata prima anche i ditini avevano dovuto collaborare al frazionamento del cibo e al suo trasporto. Al vecchio parve di dover compiacersi di trovarla tanto affinata.

Egli era titubante sempre. Se continuava a ridere e sorridere con lei, dove sarebbe arrivato? Per non offenderla volle parlare solo della propria colpa: - Se quel giorno mi fossi avvicinato a te solo per consigliarti per il tuo meglioů

Il buon senso semplice della giovinetta ebbe qui una obbiezione che doveva occupare il vecchio anche pi˙ tardi: - Ma se tu non ti fossi innamorato di me non ti saresti neppure avvicinato. - Infatti egli riconobbe subito che se egli non fosse stato tenuto su quella piattaforma del tramway dal suo desiderio, sarebbe disceso al Tergesteo senza neppur avvedersi che la giovinetta avrebbe potuto aver bisogno di lui.

Essa non aveva preso molto sul serio le sue parole perchÚ subito gli disse: - Ero carina su quel carrozzone? Di' la veritÓ! Ti piacevo molto! - Si lev˛, and˛ da lui e gli fece una carezza sulla guancia che quel giorno era stata rasata. Egli non potÚ fare a meno di corrispondere alla carezza poggiandole la mano sotto il mento.

Egli volle riprendere il filo del suo discorso: - Io ero troppo vecchio per te e avrei dovuto saperlo.

- Vecchio! - essa protest˛. - Io ti volevo bene perchÚ mi piacevi con quel tuo aspetto distinto! - Al complimento egli dovette sorridere davvero contento. Egli sapeva di avere anche da vecchio una figura distinta e se ne compiaceva tuttavia.

- Se poi - essa aggiunse mangiando - tu volessi adottarmi da figlia, bada che siamo ancora in tempo. Non sarei forse una bella figlia?

Trapelava una grande presunzione da ogni parola ch'essa diceva e a lui sembrava che la fanciulla del popolo fosse stata differente. Nei cenci, proprio quando lo aveva sedotto, essa era stata tanto pi˙ morale. Mangiando essa trovava il tempo di stendersi sulla poltrona e sporgere alla vista del vecchio le gambe elegantemente calzate. Adottarla? Una donna che gli faceva vedere delle gambe che non gl'importavano?

L'ira lo rese pi˙ eloquente. - GiÓ quel giorno io m'avvicinai a te per farti del bene e avviarti ad una vita migliore. Ricordi che ti parlai d'impieghi e studii? Lo ricordi? Poi la passione ebbe il sopravvento. Ma ricordi che subito la prima sera volli riparlare di lavoro eppoi ne parlai la seconda e sempre ogni volta che ti vidi? Poi ti dissi anche di stare attenta e di non lasciarti trascinare ad altri amori disordinati. Ricordi? - Aveva cosÝ detto e senz'alcuno sforzo che anche il proprio amore era stato disordinato.

E respir˛. Visto che la giovinetta ricordava tutto quello ch'egli voleva e nient'altro, respir˛. Gli pareva d'essere nettato da ogni rimprovero e credeva che adesso avrebbe potuto dedicarsi ad insegnare la morale alla giovinetta senza trovare impedimento nell'esempio ch'egli stesso aveva dato. Con la propria infermiera egli era stato pi˙ sincero ed aveva scusati gli antichi trascorsi con la propria giovent˙. Con la giovinetta, invece, tendeva a cancellare quei trascorsi con le parole con le quali li aveva accompagnati.

Pareva che ci fosse riuscito e ne prov˛ una gioia indicibile. Credette di poter guardare il mondo intero oggettivamente trovandosi finalmente fuori di tutte le compromissioni cui tutti son spinti dalle proprie debolezze. Se fosse stato veramente l'osservatore oggettivo che credeva, avrebbe potuto accorgersi che nella fanciulla sussisteva tuttavia qualche cosa di popolare, di semplice e d'ingenuo, e averne gioia. Essa continuava a mangiare di buon appetito e diceva di ricordare tutto quello ch'egli non voleva. Non aveva affatto capito perchÚ egli parlasse a quel modo, ma non si sorprendeva delle sue parole. Non si sarebbe affatto meravigliata se egli si fosse poi messo a baciarla ed abbracciarla come in passato. Poteva cioŔ essere che in passato egli avesse usato di fare a l'amore prima e predicare poi, mentre, dopo la sua grave malattia, avesse deciso di cominciare dalla predica; e non era suo il compito di intendere la ragione di tale nuovo aspetto.

Per˛ essa asserÝ di aver sempre tenuto conto delle sue raccomandazioni. Non le aveva mai dimenticate e mai s'era abbandonata ad amori disordinati. Lo diceva serenamente, continuando a masticare e senza studiare affatto la faccia del suo interlocutore per vedere se lui ci credesse.

Egli non le credette, ma si sentiva in obbligo di dimostrarle un poco di riconoscenza perchÚ era stata tanto accondiscendente con lui. - Brava, - le disse, - sono molto contento di te. Mi fai un vero regalo conservandoti onesta e vedrai che te ne sar˛ molto grato. - Gli sembrava di aver fatto molto in quel primo abboccamento. Il resto si poteva riservarlo al giorno appresso dopo di essersi preso il tempo necessario alla riflessione. Tuttavia non seppe cambiar discorso e non solo perchÚ i vecchi sono un po' come i coccodrilli che non cambiano facilmente direzione, ma anche perchÚ oramai con la giovinetta egli non aveva che un legame. In fondo pi˙ di uno con lei non aveva mai avuto, solo che non era pi˙ lo stesso. - E quel giovinotto, col quale passasti ieri sotto le mie finestre?

Essa non subito ricord˛ di essere passata per quella via. Lo ricord˛ dopo uno sforzo di memoria anzi di ragionamento: doveva essere passata per quella via essendo giunta a quell'altra da casa sua. Il giovinotto era un suo cugino ritornato dagli studii. Un ragazzo cui non bisognava dare importanza.

Di nuovo egli non le credette, ma gli parve per il momento di non dover insistere. Prima di congedarla - pretest˛ una grande stanchezza - le diede del denaro, questa volta non chiuso in una busta, ma contato accuratamente sul tavolo. Guard˛ la fanciulla per poter gioire della sua riconoscenza. Non ne vide molta. Prima di tutto a lei ripugnava sempre di parlare di denaro e il vecchio dovette pi˙ volte invitarla di assistere a quel computo perchÚ essa guardava via; poi la somma non era grande in veritÓ perchÚ allora con quei denari si potevano comperare tutt'al pi˙ gli stivali che la giovinetta portava.

Essa se ne and˛ dopo di avergli dato un gran bacione e certamente pens˛ che l'amore veniva riservato al secondo abboccamento.

 

Cap. IX

Il vecchio quando voleva mettere ordine nei propri pensieri usava di chiacchierare con la persona che aveva a mano, dunque sempre la sua nemica e la sua unica compagna, l'infermiera. Perci˛ le racconto ch'egli si sentiva sollevato perchÚ la giovinetta aveva ricordato anche le lezioni di morale da lui datele in passato, e non s'arrest˛ per un'occhiataccia di meraviglia che l'infermiera gli invi˛. Le raccont˛ poi bonariamente, come se avesse pensato a voce alta, ch'egli intendeva ora di beneficare la giovinetta e disse anche la somma di denaro che quel giorno intanto le aveva dato.

L'infermiera scatt˛. Diventava sempre cattiva quando sentiva nominare la giovinetta, ma cominci˛ con lo sprezzare la cifra di denaro che a lui era sembrata tanto vistosa. Non fu accorta - come poi si vedrÓ, - ma allora perseguÝ una certa sua politica con la quale tendeva a farsi aumentare il salario. Effettivamente il vecchio non aveva ancora capito come il denaro fosse divenuto pi˙ vile che mai. Poi, appena essa soggiunse: - In quanto a quella lÝ - l'accenno vago della mano era per la fanciulla - le Ŕ facile di ricordare le belle lezioni di morale da voi date; Ŕ certo che ne approfitt˛ per bene.

Questa seconda osservazione fu per il vecchio meno importante della prima; gli appariva gravissimo il fatto che s'era bruttato di avarizia proprio quando aveva voluto mostrarsi tanto generoso. Se era vero quello che diceva l'infermiera egli aveva sbagliato gravemente perchÚ quella somma doveva rappresentare il proprio riscatto che non poteva essere pagato con un importo lieve.

Questa fu la prima ragione di malcontento dopo tanta fiducia di arrivare alla quiete. In fondo il rimorso non Ŕ altro che il risultato di un dato modo di guardarsi in uno specchio. Ed egli si vide misero e piccolo. Sempre egli aveva pagato troppo poco quella giovinetta. Per certe gioie gli uomini generosi assumono equivalenti impegni. Per non assumerne alcuno egli ricordava di non avere in passato neppur preso anticipatamente degli appuntamenti con lei cosÝ che quando ne ebbe abbastanza gli bast˛ di non richiamarla. Gli altri uomini usano di pagare le donne ogni giorno perchÚ esse devono mangiare anche quando nulla si chiede da loro. Lui invece l'aveva fatta lavorare alla Tramvia perchÚ potesse mangiare ogni giorno eppoi l'aveva pagata in modo che a lui era sembrato signorile perchÚ gli era parso di non dover altro che il fitto di poche ore. CosÝ egli aveva condotto quell'avventura ch'egli, per diminuire l'aspetto sconcio, aveva voluto designare di "vera".

E gli parve che questo fosse il rimorso vero, non il fatto ch'egli, vecchio, si fosse attaccato ad una giovinetta. PerchÚ avrebbe dovuto rimordergli se egli avesse presa con sÚ la giovinetta e messa al posto di quell'odiosa infermiera? Il vecchio sorrise, con un poco d'amarezza, ma sorrise. La giovinetta era eternamente a sÚ da canto! La grande angina sarebbe intervenuta ben prima. Non adesso perchÚ egli era sicuro che avrebbe potuto vivere vicinissimo alla giovinetta senz'aver a temere alcuna tentazione. Lo seccava ch'essa con lui continuasse ad assumere quelle arie di sirena e questa era la ragione per cui egli ora non avrebbe potuto sopportarla accanto a sÚ.

Ma in passato, avendola amata, il suo obbligo sarebbe stato di tenerla con sÚ e sarebbe stata educata meglio. CosÝ facevano i giovani, mentre i vecchi amavano e correvano via o spingevano da sÚ l'oggetto amato.

Come doveva esser stato ridicolo lui quando l'aveva costretta ad assistere alla revisione di quella gran somma ch'egli le offriva! Ma a ci˛ poteva riparare. Ordin˛ subito all'impiegato di fargli avere per il primo giorno appresso una somma vistosa di denaro.

Poteva riparare anche ad altro. Provando per essa solo un affetto paterno poteva pur tentare di educarla. Se ne sentiva la forza. Solo doveva prepararsi bene prima d'incontrarla. Adesso non gli importava pi˙ di farle ricordare quelle sciocche parole dalle quali soleva far accompagnare le manifestazioni della propria corruzione. Era stato debole con lei perchÚ ancora sempre preoccupato dell'insensato desiderio di apparire puro.

Per qualche tempo rest˛ ancora a meditare sulla poltrona. Gli sarebbe stato comodo di spiegare a qualcuno le proprie intenzioni prima di metterle in atto. Anche negli affari egli usava consultarsi col procuratore per avere la visone netta di quello ch'egli voleva. Ma in questo affare da lui condotto da solo non poteva avere il consiglio di nessuno. Certo con la sua infermiera non doveva parlarne.

Ed Ŕ proprio cosÝ che nei suoi tardi anni il mio buon vecchio divenne scrittore. Quella sera scrisse solo degli appunti per la conferenza ch'egli voleva tenere alla giovinetta. Abbastanza alla breve: raccontava le proprie colpe senza attenuarle. Egli aveva voluto approfittare di lei e sottrarsi a qualunque obbligo verso di lei. Queste le sue due colpe. Era tanto semplice di scriverle! Avrebbe egli avuto il coraggio di ripetere ci˛ alla giovinetta? PerchÚ no quando egli era pronto a pagare? Pagare con denaro e pagare di persona, cioŔ educarla e tutelarla. Quello zerbinotto non avrebbe avuto pi˙ tanto facile il giuoco. Ecco che, scrivendo, veniva a galla anche costui che pur doveva avere avuto la sua parte nei dolori e nei rimorsi del vecchio.

Questi appunti furono scritti prima a matita eppoi copiati accuratamente a penna. I manoscritti in quella stanza non correvano pericolo perchÚ la sua infermiera non sapeva leggere. Scrivendoli in penna vi aggiunse una morale pi˙ generale un po' noiosa e retorica. A lui pareva di aver corretto e completato. Invece aveva distrutto. Ma era inevitabile questo in un novellino. In passato il buon vecchio era stato uno scettico. Ora che la sua infermitÓ aveva squilibrato il suo organismo si sentiva propenso alla protezione dei deboli e nello stesso tempo incline alla propaganda. Egli credette tutt'ad un tratto di aver qualche cosa da dire e non mica alla sola giovinetta.

Rilesse il manoscritto e a dire la veritÓ fu una disillusione. Ma non assoluta perchÚ egli credette di aver pensato bene e di aver scritto male. Ci˛ in un secondo tentativo avrebbe potuto essere corretto. Intanto gli pareva che quegli appunti potevano servirgli per la giovinetta. Per lui che tante volte dacchÚ aveva aperti gli occhi al senno aveva dovuto star a sentire predicazioni di morale, quella roba non faceva. Ma la giovinetta era probabilmente stanca a quell'ora di molte cose di questo mondo, ma non di morale. Forse quelle parole ch'egli aveva scritto sentendole ma che ora, leggendole, non sentiva pi˙, l'avrebbero commossa.

Anche quella notte fu inquieta ma non sgradevole. L'insonnia prolungata Ŕ sempre un po' delirante. Non tutte le cellule rimangono deste. Certe realtÓ scompaiono e quelle che restano deste si sviluppano senza freno. Il vecchio sorrideva a se stesso come a grande scrittore. Egli sapeva di aver da dire qualche cosa al mondo, solo in quel dormiveglia non sapeva bene che cosa. Per˛ era cosciente di essere a mezzo addormentato e sarebbe pur venuto il giorno e la luce a completare la sua mente.

Quando finalmente, verso la mattina, s'addorment˛, ebbe un sogno che cominci˛ bene e che finÝ male. Egli si trovava in mezzo ad una folla di uomini disposti in circolo sulla grande piazza d'armi. Egli presentava a tutti la giovinetta vestita dei suoi cenci colorati e tutti l'applaudivano come se l'avesse fatta lui cosÝ bella. Poi essa s'aggrappava a un trapezio che attaccato ad un trolley camminava in circolo proprio al di sopra di tutta quella gente. E come essa passava tutti le carezzavano le gambe. Anche lui ansioso aspettava quelle gambe per carezzarle, ma a lui mai giungevano e quando a lui giunsero non ne aveva pi˙ bisogno. E tutta quella gente si mise a urlare. Urlava una parola sola, ma egli non la intese finchÚ non fu trascinato ad urlarla anche lui. Suonava: aiuto!

Si dest˛ coperto da un sudore freddo: la grande angina lo crocifiggeva sul letto. Moriva. La morte, nella stanza, non era rappresentata che da un batter d'ali. Era la morte stessa che era penetrata in lui assieme alla spada velenosa che s'arcuava nel suo braccio e nel suo petto. Egli era tutto dolore e paura. Pi˙ tardi pens˛ che alla sua disperazione avesse collaborato anche il rimorso per il sozzo sogno. Ma nel grande dolore potevano capire tutti i sentimenti che nella sua vita gli avessero offuscata l'anima e perci˛ anche la sua avventura con la giovinetta.

Quando il dolore e la paura sparvero egli studi˛ ancora quella sua suprema preoccupazione. Forse egli credeva con quello studio di avviarsi ad una grande cura. Come era importante quella giovinetta nella sua vita! Per causa sua s'era ammalato. Ora essa lo perseguitava nei sogni e lo minacciava di morte. Era pi˙ importante di tutti e di tutto il resto della sua vita. Anche quello che in lei disprezzava era importante. Ecco che quelle gambe che in realtÓ lo avevano indignato, nel sogno lo avevano corrotto. Nel sogno essa era apparsa vestita di cenci ma le gambe erano proprio quelle del giorno prima, coperte di calze di seta.

Venne il medico con le sue solite prescrizioni e la sua solita calma fiduciosa, inalterabile finchÚ l'angina pectoris toccava a lui, solo per la cura. Dichiar˛ che questo sarebbe stato l'ultimo assalto. - Il grande dolore era anzi un sintomo favorevole visto che negli organismi sfatti non si producono mai grandi dolori. - Poi: s'avvicinava la buona stagione. Era certo che la guerra stava per finire e che il vecchio avrebbe potuto recarsi in qualche buon luogo di cura.

L'infermiera non dimentic˛ di avvisare il medico della visita che il vecchio aveva ricevuta il giorno prima. Il medico, sorridendo, raccomand˛ di non accettare pi˙ simili visite finchÚ egli non lo avesse permesso.

Con fermezza virile il vecchio respinse la proibizione. Bisognava guarirlo senza proibirgli nulla. Quella visita non poteva averlo danneggiato e si risentiva di quella supposizione come di un'offesa. In seguito egli avrebbe chiamato a sÚ la giovinetta e l'avrebbe veduta di frequente. Il medico - se l'avesse voluto - avrebbe potuto accertarsi che quelle visite non potevano nuocergli.

Tale atteggiamento del vecchio in quello stesso giorno subito dopo di aver tanto sofferto era la manifestazione di una grande vera nobiltÓ. Egli stesso sentiva di dare una prova di forza. Gli altri non potevano sapere che la grande angina non era stata l'avventura pi˙ importante di quella notte. La sua vita non poteva svolgersi fra letto e lettuccio come sino ad allora. Doveva divenire pi˙ intensa e pi˙ estesa perchÚ il suo pensiero non poteva aggirarsi intorno alla propria personcina. Intendeva di seguire le prescrizioni del medico, ma credeva di saper anche dell'altro ch'era importante per la sua cura e ch'egli non voleva dire al medico.

Il medico non discusse perchÚ da buon praticone com'era non credeva che la discussione fosse una buona cura.

La cessazione di un grande dolore Ŕ una grande dolcezza e il vecchio ne visse per quel giorno. La libertÓ di moversi e di respirare Ŕ una vera felicitÓ per chi ne Ŕ stato privo e sia pure per qualche istante. Tuttavia egli, quello stesso giorno, trov˛ il tempo di scrivere alla giovinetta. Le mandava i denari che le aveva destinati fin dal giorno prima e l'avvisava che gliene avrebbe mandati altri in seguito. La pregava di non venire da lui finchÚ egli non l'avesse chiamata visto che s'era ammalato.

Egli ora sapeva ch'egli amava la fanciulla dai cenci colorati e l'amava come una figlia. L'aveva posseduta in realtÓ e l'aveva posseduta nel sogno, anzi nei due sogni. In ambedue i sogni, affermava il vecchio a se stesso non sapendo che i sogni si fanno di notte e si completano di giorno, c'era stato un grande dolore forse causa del male da cui era stato colto, quello della compassione. CosÝ era fatto il destino della giovinetta ed egli vi aveva collaborato. Per colpa sua essa aveva camminato le vie col campanello di richiamo attaccato ai piedi oppure, addirittura legata ad un trolley, era scivolata su quel cerchio, offrendosi agli occhi e alle mani degli uomini. E non importava che la giovinetta ch'era stata a trovarlo il giorno prima, non avesse saputo destare nel suo animo alcun sentimento di compassione o di affetto. Essa, ora, era fatta cosÝ e bisognava salvarla mutandola in modo da farla ridivenire la buona, cara fanciulla, che - purtroppo! - era stata sua e che egli ora amava per la sua debolezza che chiamava carezze e protezione.

Quanta dolcezza gli derivava da tale proposito! Una dolcezza che invadeva ogni sua fibra ma che modificava ogni cosa ed ogni persona, persino la sua infermiera, ma anzi persino la propria malattia che egli pensava di poter combattere.

GiÓ il giorno appresso egli chiam˛ il notaio e fece un testamento col quale all'infuori di alcuni legati che a lui parvero importanti, ma che in confronto al suo patrimonio erano esigui, leg˛ tutto quanto possedeva alla giovinetta. Ecco ch'essa almeno non avrebbe pi˙ avuto alcun bisogno di vendersi.

L'educazione della giovinetta avrebbe cominciato quando egli, dopo di essersi raccolto, sarebbe stato capace di dargliela. Impieg˛ alcuni giorni a rifare gli appunti stesi il giorno prima e che dovevano servire di base alle prediche che voleva tenere alla giovinetta. Poi li distrusse non essendone soddisfatto. Egli ora sapeva esattamente dove stava l'errore commesso da lui e da lei e che aveva procurato a lui la malattia e a lei la corruzione. Non era il fatto di non aver pagato adeguatamente l'amore o di avere abbandonato la giovinetta che doveva rimordergli. Egli aveva sbagliato quando l'aveva accostata a quel modo. Era quello l'errore che bisognava studiare. Perci˛ cominci˛ a stendere nuove note sui rapporti che dovevano e potevano correre fra giovani e vecchi. Egli sentiva di non aver diritto d'interdire l'amore alla giovinetta. L'amore, per essa, poteva ancora essere morale, ma bisognava interdirle ogni amore disordinato e prima di tutto l'amore coi vecchi. Nei suoi appunti, per qualche tempo, egli cerc˛ di cacciare accanto ai vecchi che bisognava evitare anche quello zerbinotto dall'ombrello fine ch'egli non aveva ancora dimenticato. Ci˛ gli complicava il compito e rendeva i suoi appunti meno sicuri e diritti. Lo zerbinotto poi scomparve da quegli appunti e restarono soli, di faccia l'uno all'altro, il vecchio e la giovine.

Il tempo passava ed egli non si sentiva mai pronto a chiamare a sÚ la giovinetta. Aveva scritto molto, ma bisognava metter ordine in quei suoi appunti perchÚ fossero a portata di mano al momento in cui ve ne sarebbe stato bisogno. Faceva pervenire alla giovinetta ogni settimana col mezzo del proprio impiegato un certo importo e le scriveva che non stava ancora abbastanza bene per riceverla. Credeva di dire la veritÓ il buon vecchio ed era vero che del tutto bene non stava, ma non certo peggio di quanto era stato prima dell'ultimo assalto. Per˛ ora tendeva alla salute assoluta dell'uomo operoso e quella non era ancora giunta.

Si sentiva meglio perchÚ in lui era rinata la fiducia. Questa fiducia per un certo tempo aument˛ continuamente in rapporto diretto all'attaccamento suo alla vita, cioŔ al suo lavoro. Un giorno, rileggendo quanto aveva scritto, nacque nella mente del vecchio la teoria, la pura teoria e dalla quale fu eliminata la giovinetta e lui stesso. Anzi la teoria nacque precisamente per queste due eliminazioni. La giovinetta che riceveva da lui solo denaro perdette presto ogni importanza. Le pi˙ forti impressioni finiscono col lasciare nell'animo solo una leggera eco che non si percepisce se non si ricerca, e a quell'ora il vecchio, dal ricordo di quella giovinetta ch'egli aveva amata e che non esisteva pi˙, sentiva sorgere un coro di voci giovanili che domandavano soccorso. In quanto a lui, in seguito alla teoria, cambi˛ d'aspetto per una doppia metamorfosi. Prima di tutto egli divenne tutt'altra cosa di quel vecchio egoista che aveva corrotto una giovinetta per goderne e non pagarla, perchÚ si vedeva confuso con mille altri che volentieri avrebbero fatto o facevano la stessa cosa. Non era possibile soffrirne. La sua si trovava accanto a migliaia d'altre teste candide e sotto a quel candore v'era in tutte la stessa malizia. Lui, poi, divenne tutt'altra cosa di tutti gli altri! Egli era l'alto, il puro teorista nettato dalla sua sinceritÓ da ogni malizia. Ed era una sinceritÓ facile perchÚ non si trattava di confessare, ma di studiare e scoprire.

Non scriveva pi˙ per la giovinetta. Avrebbe dovuto tenersi terra terra per essere da lei compreso e non ne valeva la pena. Egli credeva di scrivere per la generalitÓ e forse anche per il legislatore. Non ricercava egli una parte importante delle leggi morali che, secondo lui, dovevano reggere il mondo?

Sconfinata era la fiducia che fu versata nel suo animo dal lavoro. La teoria era lunga e perci˛ non si poteva morire prima di averla compiuta. Gli pareva di non dover aver fretta. Una potenza superiore avrebbe vigilato perchÚ egli potesse arrivare alla fine della sua opera tanto importante. Fece il titolo con la sua bella e grande scrittura: Dei rapporti tra vecchiaia e giovent˙. Poi, quando s'accinse alla prefazione, pens˛ che per la pubblicazione avrebbe dovuto far disegnare una bella vignetta illustrativa del titolo. Non trov˛ il modo di mettervi quella piattaforma della Tramvia con la giovinetta al freno e un vecchio che la strappa al lavoro. Era difficile, anche da parte del miglior disegnatore, di esprimere chiaramente l'idea con quegli elementi. Poi ebbe un'ispirazione (non gli mancava neppure un'ispirazione): la vignetta doveva rappresentare un fanciullo decenne che conduce un vecchio ubriaco. Chiam˛ anche un disegnatore che eseguisse subito il disegno. Ne ebbe uno sgorbio e il vecchio lo rifiut˛ e dichiar˛ che quando sarebbe stato ben sano avrebbe cercato lui stesso in cittÓ il disegnatore che facesse al caso suo.

Nella bella stagione ch'era finalmente arrivata, il vecchio si metteva a scrivere giÓ di buon mattino. Lasciava poi volentieri di scrivere per sottoporsi alle solite cure perchÚ ci˛ non significava un'interruzione del suo lavoro. Niente poteva stornare il suo pensiero che camminava e si evolveva sempre. Scriveva poi di nuovo fino all'ora della colazione poi dormiva per un'oretta sulla sua poltrona, di un sonno tranquillo e privo di sogni e ritornava al suo tavolo per rimanervi scrivendo e meditando fino all'ora della sua passeggiata giornaliera in vettura. Andava a Sant'Andrea accompagnato dalla sua infermiera o, talvolta, dal medico. Faceva qualche passo lungo la spiaggia. Guardava l'orizzonte dove tramontava il sole, con tutt'altro occhio - a lui pareva - di quello che aveva avuto in passato per le bellezze della natura. Gli pareva di esserne pi˙ intimamente parte ora che meditava su alti problemi invece di fare affari. E guardava il mare colorito e il cielo terso associandosi in certo modo a tanta purezza perchÚ se ne sentiva degno.

Poi cenava e passava ancora un'oretta a bearsi del proprio lavoro rileggendo le cartelle che andavano accumulandosi in un cassetto del suo tavolo. Nel suo letto puro, accompagnato dalla sua teoria, dormiva di un sonno sereno. Una volta sogn˛ della sua giovinetta vestita di cenci colorati e non ricord˛ neppure in quel sogno ch'esistesse quell'altra giovinetta dalle calze di seta. Con essa parl˛ in tedesco ch'essa parlava intelligibilmente. Niente di eccitante neppure quella volta e a lui ci˛ parve una grande prova della riacquistata salute.

Avrebbe voluto avere accanto a sÚ qualcuno cui poter leggere l'opera sua e controllarla sulla propria viva voce e sulla faccia altrui. Ma questa facilitazione non potÚ avere. Egli sapeva, con la pratica di scrittore che aveva giÓ acquisita, come la teoria fosse insidiata da un pericolo grande: quello di allontanarsi dalla linea che le era assegnata dalla realtÓ. Quante cartelle non furono sacrificate perchÚ in esse egli si era lasciato deviare dal suono delle parole! Per aiutarsi egli aveva descritto su una cartella il suo punto di partenza e la teneva sempre a sÚ dinanzi: il vecchio Ŕ fatto in modo che la potenza di cui dispone pu˛ divenir dannosa al giovine il quale, solo, Ŕ importante per l'avvenire dell'umanitÓ. Bisogna renderlo attento a ci˛. Visto che per˛ egli detiene la potenza che conquist˛ durante la sua lunga esistenza Ŕ necessario ch'egli la dedichi al vantaggio del giovine. Per restare alla veritÓ il moralista si riferiva poi esattamente alla propria avventura: bisognava ottenere che il vecchio non desiderasse la giovinetta su quella piattaforma senz'altro curarsi della domanda di soccorso rivoltagli dalla bella giovinetta. Altrimenti la vita ora appassionata e corrotta sarebbe divenuta pura ma di ghiaccio.

Seguivano molti punti d'esclamazione per segnare la difficoltÓ del compito che il moralista s'imponeva. Come infatti si sarebbe potuto provare ai vecchi, ch'era loro dovere di curarsi come di figlie di quelle fanciulle che - se fosse stato permesso - essi si sarebbero prese per amanti? La pratica insegnava che i vecchi erano disposti di prendersi a cuore il destino solo di quelle giovinette ch'essi giÓ avevano avute per amanti. Occorreva provare che non era necessario di passare per l'amore per arrivare all'affetto.

Il pensiero del vecchio batteva su questo modo: finora ne sorrideva perchÚ riteneva che come la indagine metodica procedeva egli avrebbe potuto veder pi˙ chiari i particolari del problema.

Tent˛ di associare al proprio lavoro la sua infermiera. Non avrebbe domandato da lei altro che di starlo a sentire. Alle prime sue parole costei divenne furiosa: - Ancora di quella lÝ si occupa lei?

Era evidente che ogni teoria moriva strangolata se si cominciava dal designare come quella lÝ la giovinetta vera madre di quella.

Allora tent˛ col dottore. Pareva che questi amasse la teoria. Il dottore constatava una vera miglioria nello stato del vecchio e perci˛ non poteva che amare quella teoria che gli pareva utile. Per˛ gli era difficile di accettarla per sÚ. Anche lui vecchio, trovandosi in buona salute, guardava col vivo desiderio della persona intelligente alla vita e non ammetteva di essere escluso da alcuna sua manifestazione.

- In fondo - egli disse al vecchio, - tu vuoi attribuirci un'importanza troppo grande. Non siamo mica tanto seducenti. - Guardava il vecchio poi guardava se stesso nello specchio.

- Eppure seduciamo, - disse il vecchio sicuro della sua esperienza.

- Quando ci capita non Ŕ tanto male, - osserv˛ il dottore sorridendo.

Anche il vecchio tent˛ di sorridere, ma fu una smorfia. Egli sapeva invece ch'era molto male.

Il dottore ricordava allora di essere prima di tutto medico e cessava di discutere la teoria, cioŔ la medicina cui egli stesso attribuiva una importanza. Volle persino aiutare alla teoria, collaborarvi, ma era naturale che dove egli toccava distruggeva i fantasmi del vecchio: - Se lo desideri - disse al vecchio - io ti procuro un'opera dal titolo: Il vecchio. La vecchiaia, purtroppo, vi Ŕ considerata quale una malattia. Non di lunga durata, per˛.

Il vecchio discusse: - Malattia la vecchiaia? Malattia una parte della vita? E che cosa sarebbe allora la giovent˙?

- Credo che neppur essa sia l'assoluta salute, - disse il medico, - ma Ŕ un'altra cosa. La giovent˙ molto spesso piglia delle malattie, ma sono usualmente delle malattie prive di complicazioni. Invece nei vecchi anche un raffreddore Ŕ una malattia complicata. Questo pur dovrebbe significare qualche cosa.

- Ci˛ significa soltanto che il vecchio Ŕ debole. ╚ infatti - grid˛ il vecchio vittoriosamente - nient'altro che un giovine indebolito. - L'aveva trovata. Questa scoperta andava a far parte della sua teoria che grandemente se ne avvantaggiava. - Perci˛ e acciocchÚ la sua debolezza non si converta in malattia ha bisogno di una morale ben solida. - La modestia gl'impediva di dire che tale morale sarebbe stata fornita dall'opera sua, ma lo pens˛.

Quest'abboccamento col dottore da cui gli era provenuto tanto vantaggio avrebbe dovuto incoraggiare ad averne degli altri. Ma un giorno il dottore tradÝ tanto chiaramente la sua intima fede, che il vecchio comprese che fra loro due non v'era alcun punto di contatto.

Nel corso delle sue elucubrazioni, il vecchio un giorno si trov˛ a dover analizzare quali diritti spettassero alla vecchiaia verso la giovent˙. Dio mio! La Bibbia non era mica stata scritta invano. Doveva la giovent˙ obbedienza alla vecchiaia? Rispetto? Affetto?

Il dottore si mise a ridere e quando rideva amava di rivelare il suo pi˙ intimo pensiero. - Obbedienza? Immediata perchÚ non bisogna far aspettare i vecchi. Rispetto? Tutte le giovinette di Trieste in ginocchio perchÚ si possa pi˙ facilmente sceglierle. Affetto? Di quello buono e solido, braccia al collo o altrove e bocca su bocca.

Insomma il povero vecchio non aveva fortuna e non trovava l'anima gemella. Egli non sapeva che al dottore mancava l'esperienza della grande angina e che non era perci˛ un vecchio come lui.

Anche tale discussione ebbe un effetto, ma negativo. Diverse cartelle giÓ scritte vennero poste dal vecchio in quarantena, entro un foglio bianco su cui scrisse: - Che cosa deve la giovent˙ alla vecchiaia?

Talvolta la teoria s'ingarbugliava ed era difficile di procedere. Il vecchio allora si sentiva molto male. Aveva riposto il lavoro pensando che un breve riposo gli avrebbe dato la chiarezza di cui mancava, ma come le giornate trascorrevano vuote! Subito la morte era pi˙ vicina. Il vecchio ora trovava il tempo di sentire la pulsazione malsicura del proprio cuore e il proprio respiro affaticato e rumoroso.

Fu in uno di tali periodi ch'egli mand˛ a pregare la giovinetta di venire da lui. Sperava che sarebbe bastato di rivederla per sentir rinnovato il proprio rimorso ch'era il principale stimolo a scrivere. Ma neppure da quella parte gli venne l'aiuto sperato.

La giovinetta aveva continuato ad evolversi. Elegantissima come l'altra volta s'era evidentemente aspettata d'essere accolta a baci. Il vecchio non fu molto severo e questa volta non per imbarazzo, ma perchÚ gl'importava poco. Egli a quest'ora amava tutta la giovent˙, maschi e femmine, compresa la cara giovinetta vestita di cenci e affatto questa pupattola tanto superba dei propri vestiti da parlarne davanti allo specchio.

S'era per˛ tanto evoluta da lagnarsi che il denaro non le bastava pi˙ e pregava di aumentare il suo stipendio.

Qui il vecchio sfoder˛ la propria antica pratica d'affari. - PerchÚ credi ch'io ti debba denaro? - domand˛ sorridendo.

- Non sei stato tu che m'hai sedotta? - domand˛ la povera giovinetta che doveva esser stata istruita da qualcuno.

Il vecchio rimase calmo. Purtroppo il rimprovero non gli faceva pi˙ nÚ caldo nÚ freddo. Discusse e disse che quando si faceva all'amore si era in due e che da parte sua non c'era stata nÚ violenza nÚ astuzia.

Essa subito si lasci˛ convincere e non insistette. Probabilmente era pentita e seccata di aver parlato a quel modo, lei che aveva sempre fatto del suo meglio per non apparire interessata.

Egli, per renderla ancora pi˙ buona e sperando di aver a sentire almeno in minima parte l'antica emozione, le raccont˛ che l'aveva ricordata nel proprio testamento.

- Lo so e te ne ringrazio, - disse essa. Il vecchio non rilev˛ la stranezza per cui essa credeva di sapere di un suo testamento ch'era tenuto segreto e accett˛ i suoi ringraziamenti.

Quell'abboccamento lo disilluse al punto che si propose di rifare il proprio testamento e lasciare il residuo della propria sostanza a qualche istituto di beneficenza.

Non fece nulla solo perchÚ i teoristi sono persone molto lente quando si tratta di agire.

 

Cap. X

Ed Ŕ cosÝ che il vecchio si trov˛ solo di faccia alla sua teoria.

Intanto la prefazione lunghissima all'opera sua era terminata e, secondo lui, era riuscita splendidamente, tanto che la rileggeva continuamente per ricavarne lo stimolo a procedere oltre.

In quella prefazione egli s'era soltanto prefisso di provare come l'umanitÓ avesse bisogno dell'opera sua. Egli non sapeva, ma questa era la parte pi˙ facile di tale opera. Infatti ogni opera che intende di creare una teoria si divide in due parti. La prima si dedica alla distruzione di teorie preesistenti o, meglio ancora, alla critica dello stato di fatto esistente, mentre la seconda ha il difficile compito di ricostruire le cose su nuove basi; cosa abbastanza difficile. Ad un teorista avvenne di aver pubblicato da vivo due interi volumi per provare che le cose procedevano male e nel modo pi˙ ingiusto. Il mondo and˛ per aria e non si regol˛ neppure quando gli eredi del teorista pubblicarono il terzo volume, postumo, dedicato quello alla ricostruzione delle cose. Una teoria Ŕ sempre una cosa complessa e facendola non si intravvedono subito tutte le sue illazioni. Sorgono dei teoristi che predicano la distruzione di una bestia, p. e. dei gatti. Si scrive, si scrive e non subito ci si accorge che intorno alla teoria, sua conseguenza, pullulano i topi. Solo molto tardi il teorista capita nell'imbarazzo e, angosciato, si domanda: "Che me ne far˛ di questi topi?".

Il mio vecchio era ancora molto lontano da tale imbarazzo. Niente di pi˙ bello e di pi˙ fluido della prefazione ad una teoria. Il vecchio scopriva che alla giovent˙ a questo mondo mancava qualche cosa che avrebbe reso la giovent˙ ancor pi˙ bella: una sana vecchiaia che l'ami e l'assista. Non mancarono studii e meditazioni anche per la prefazione perchÚ con questa bisognava stabilire tutta l'estensione del problema. Dunque il vecchio partiva dal principio come la Bibbia. I vecchi - quando non erano ancora tanto vecchi - avevano riprodotto nei giovani se stessi con grande facilitÓ e con qualche piacere. Passando la vita da uno all'altro organismo era difficile di accertarsi se la stessa s'era elevata o migliorata. I secoli storici dietro di noi erano troppo brevi per trarne l'esperienza. Ma dopo la riproduzione poteva esserci progresso spirituale se l'associazione fra vecchi e giovani era perfetta e se una giovent˙ sana poteva appoggiarsi ad una vecchiaia sanissima. Scopo del libro era dunque di dimostrare per il bene del mondo la necessitÓ della sanitÓ del vecchio. Secondo il vecchio il futuro mondo, cioŔ la potenza dei giovini che questo futuro faranno, dipendeva dall'assistenza e dagli insegnamenti dei vecchi.

La prefazione aveva anche una seconda parte. Se il vecchio avesse potuto ne avrebbe fatte molte parti. La seconda cercava di provare il vantaggio che al vecchio sarebbe derivato da una sua propria relazione pura con la giovent˙. Coi figli la purezza era facile, ma non poteva mica essere impura coi compagni dei figli. Il vecchio - se puro - sarebbe vissuto pi˙ sano e pi˙ a lungo, ci˛ che secondo lui sarebbe stato una bella utilitÓ per la societÓ.

Il primo capitolo era anch'esso una prefazione. Bisognava pur descrivere lo stato attuale delle cose! I vecchi abusavano della giovent˙ e la giovent˙ disprezzava i vecchi. I giovini facevano delle leggi per impedire ai vecchi di restare alla direzione degli affari e dal canto loro i vecchi ottenevano delle leggi per impedire l'ascensione dei giovini quand'erano troppo giovini. Non rivela questa rivalitÓ uno stato di cose pernicioso per il progresso umano? Che c'entrava l'etÓ nella designazione ai pubblici uffici?

Queste prefazioni di cui io d˛ solo il nocciolo diedero da fare e molta salute al povero vecchio per vari mesi. Poi ci furono altri capitoli che camminarono abbastanza facilmente e non l'affannarono ad onta del suo stato di debolezza: i capitoli polemici. Uno fu dedicato a negare che la vecchiaia sia una malattia. Al vecchio pareva di essere stato molto felice in quel capitolo. Come si poteva credere che la vecchiaia che non era altro che la continuazione della giovent˙ fosse una malattia? Doveva pur essere intervenuto un altro elemento per mutare la salute in malattia; quest'elemento il vecchio non sapeva trovarlo.

Poi, nel proposito del vecchio, l'opera avrebbe dovuto scindersi in due parti. Una doveva trattare del modo come la societÓ avrebbe dovuto organizzarsi per avere dei vecchi sani e l'altra dell'organizzazione della giovent˙ per regolare i suoi rapporti con la vecchiaia.

Qui per˛ il vecchio ad ogni tratto si trovava interrotto nel suo lavoro dall'invasione dei roditori. Ho giÓ detto di quelle cartelle ch'erano state da lui riposte coperte da un foglio di carta con la riserva di riprenderle in lavoro quando qualche suo dubbio sarebbe stato chiarito. Vi si associarono poi molti altri pacchetti di cartelle.

CosÝ egli ricordava sempre che il denaro aveva avuto una parte importante nella sua avventura con la giovinetta. Per alcuni giorni scrisse che i denari (che di solito appartengono ai vecchi) si dovrebbero sequestrare perchÚ non possano servire a corrompere ed Ŕ meraviglioso che passarono tante ore prima ch'egli si accorgesse come sarebbe stato doloroso per lui di venir privato del suo denaro. E allora smise di scrivere sull'argomento e ripose le cartelle relative in attesa di maggior luce.

Un'altra volta pens˛ di descrivere come sin dalla prima classe elementare si dovesse ricordare che scopo della vita Ŕ di divenire un vecchio sano. La giovent˙ quando pecca non soffre e non fa soffrire tanto. Poi il peccato del vecchio Ŕ circa equivalente a due peccati del giovine. ╚ un peccato a parte anche l'esempio ch'egli dÓ. Dunque - secondo il teorista - da bel principio bisognerebbe studiare di diventar vecchio sanamente. Ma poi gli parve che in tale ragionamento la via alla virt˙ non fosse ben segnata. Se il peccato del giovine aveva un'importanza tanto lieve dove si poteva cominciare l'educazione del vecchio? E sul foglio nel quale seppellÝ quelle cartelle annot˛: - Da studiarsi quando l'educazione del vecchio ha da cominciare.

Ci furono delle cartelle in cui il vecchio si sforz˛ di provare che per avere una vecchiaia sana bisognava circondarla di giovini sani. Il sistema di riporre le cartelle e di non distruggerle favoriva le contraddizioni di cui l'autore non s'accorgeva. In queste ultime cartelle risult˛ nell'autore una certa ira contro la giovent˙. In complesso era vero che se la giovent˙ fosse stata sana la vecchiaia non avrebbe potuto peccare. GiÓ la maggior forza fisica la proteggeva da attentati. Sulla carta che involse tanta filosofia era scritto: - Da chi ha da cominciare la morale?

E il vecchio and˛ accumulando i suoi dubbi credendo di fabbricare qualche cosa. Ma tuttavia la lotta era superiore alle sue forze e quando ritorn˛ l'inverno anche il medico s'accorse di un ulteriore decadenza fisica del paziente. Fece delle indagini e finÝ con l'indovinare che la teoria che aveva fatto tanto bene ora faceva del male. - PerchÚ non cambi argomento? - gli chiese. - Dovresti riporre quel lavoro lÝ e dedicarti a qualche altra cosa.

Il vecchio non volle confidarsi e asserÝ che lavorucchiava tanto per passare il tempo. Temeva l'occhio del critico, ma pensava di temerlo solo finchÚ non avesse compiuto l'opera.

L'intervento del medico questa volta non ebbe un buon effetto. Il vecchio volle accingersi a compiere l'opera sciogliendo un dubbio dopo l'altro e incominci˛ a riprendere l'esame di ci˛ che al vecchio spetti da parte dei giovini. Scrisse per varii giorni, sempre pi˙ agitato, poi per varii giorni stette al tavolo leggendo e rileggendo quanto aveva scritto.

Ravvolse di nuovo le vecchie e le nuove cartelle nel lenzuolo sul quale era scritta la domanda a cui non sapeva rispondere. Poi affannosamente sotto a quella scrisse varie volte la parola: - Nulla!



Lo trovarono stecchito con la penna in bocca sulla quale era passato l'ultimo anelito suo.

 

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Ultimo Aggiornamento: 13/07/2005 22.39

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