clear.gif (98 bytes)

mideveh.jpg (3479 bytes)

De Bibliotheca
La biblioteca di Babele
Biblioteca Telematica
CLASSICI DELLA LETTERATURA ITALIANA
Testi senza diritti d'autore

midevem.jpg (3663 bytes)

midevebar.jpg (5474 bytes)

LE DUE TIGRI

di: Emilio Salgari

midevedot.jpg (766 bytes)midevedot.jpg (766 bytes)midevedot.jpg (766 bytes)midevedot.jpg (766 bytes)midevedot.jpg (766 bytes)

midevebar.jpg (5474 bytes)

mideveb.jpg (3483 bytes)

mideven.jpg (3407 bytes)

CAPITOLO XI - NELLE JUNGLE

La Marianna, quantunque due volte pi˙ piccola delle grab e con un equipaggio di molto inferiore, ma assai pi˙ agguerrito dei bengalesi, se l'era cavata veramente a buon mercato, come aveva detto la Tigre della Malesia.

Nonostante il furioso cannoneggiamento dei miriam, aveva subito dei danni facilmente riparabili, senza costringerla a recarsi in qualche cantiere di raddobbo.

Tutto si riduceva a poche corde spezzate, a pochi buchi nella velatura e a un pennone smussato.

Il blindaggio dello scafo, quantunque di poco spessore, era stato sufficiente ad arrestare le palle d'una libbra dei piccoli cannoni d'ottone e di rame.

Sette uomini per˛ erano rimasti uccisi dal fuoco delle carabine, e altri dieci erano stati portati nell'infermeria pi˙ o meno feriti. Perdite piccole in paragone a quelle subÝte dagli equipaggi delle grab, che le spingarde, abilmente manovrate da Yanez e dai suoi uomini, avevano pi˙ che decimato.

La vittoria d'altronde era stata completa. Una delle due navi, dopo essersi capovolta, erasi affondata: l'altra invece era stata ridotta in tale stato da non poter pi˙ tentare l'inseguimento e per di pi˙ si era arenata.

I crudeli settari della sanguinosa divinitÓ non potevano certo essere soddisfatti dell'esito della loro prima battaglia data alle terribili tigri di Mompracem, che credevano di schiacciare cosÝ facilmente prima che uscissero dalll'Hugly.

La Marianna, guidata da Sambigliong, un timoniere che aveva ben pochi rivali, con poche bordate raggiunse l'estremitÓ settentrionale dell'isolotto e rientr˛ nel fiume, nel momento in cui la seconda grab scompariva sotto le acque del canale.

L'incendio era stato ormai completamente spento da Tremal-Naik e dai suoi uomini, e pi˙ nessun pericolo minacciava il praho, il quale poteva scendere tranquillamente il fiume senza temere di venire inseguito.

Sospettando per˛ che i Thugs si fossero rifugiati sull'isolotto e che li aspettassero al varco per salutarli con qualche scarica di carabine, Sandokan fece spingere la Marianna verso la riva opposta.

Essendo l'Hugly in quel luogo largo oltre due chilometri, non vi era pericolo che le palle dei settari potessero giungere fino al veliero.

- Dove prenderemo terra? - chiese Yanez a Sandokan che stava osservando le rive.

- Scendiamo il fiume per qualche dozzina di miglia, - rispose la Tigre della Malesia. - Non voglio che i Thugs ci vedano a sbarcare.

- ╚ lontano il villaggio?

- Pochi chilometri, mi ha detto Tremal-Naik. Saremo per˛ costretti ad attraversare la jungla.

- Non sarÓ cosÝ difficile come le nostre foreste vergini del Borneo.

- Le tigri abbondano fra quei canneti giganteschi.

- Bah! Le conosciamo da lunga pezza quelle signore. E poi, non ci rechiamo forse nelle Sunderbunds a fare la loro conoscenza?

- ╚ vero, Yanez, - rispose Sandokan, sorridendo.

- Credi tu che i Thugs avessero indovinato i nostri progetti?

- In parte, forse. Probabilmente sospettavano che noi assalissimo il loro rifugio dalla parte del Mangal.

Che tentino la rivincita?.

- ╚ possibile, Yanez, ma giungeranno troppo tardi. Ho dato giÓ a Sambigliong le mie istruzioni onde non si faccia sorprendere entro le Sunderbunds.

AndrÓ a nascondere il praho nel canale di Raimatla e smonterÓ l'alberatura, coprendo lo scafo con canne ed erbe, onde i Thugs non s'accorgano della presenza dei nostri uomini.

- E come ci terremo in relazione con loro? Noi possiamo aver bisogno di aiuti.

- S'incaricherÓ Kammamuri di venirci a trovare fra le jungle delle Sunderbunds.

- RimarrÓ con Sambigliong?

- SÝ, almeno fino a quando il praho avrÓ raggiunto Raimatla. Egli conosce quei luoghi e saprÓ trovare un ottimo nascondiglio per il nostro legno.

I Thugs hanno dato prova di essere molto furbi, e noi lo saremo di pi˙. Spero un giorno di poterli affogare tutti entro i loro sotterranei.

- Raccomanda a Sambigliong di non lasciarsi sfuggire il manti. Se quell'uomo riesce a evadere, non potremo pi˙ sorprenderli.

- Non temere, Yanez, - disse Sandokan. - Un uomo veglierÓ giorno e notte dinanzi alla sua cabina.

- Prendiamo terra? - chiese in quel momento una voce dietro di loro. - Abbiamo giÓ oltrepassata l'isola e non ci conviene allontanarci troppo dalla via che conduce a Khari. La jungla Ŕ pericolosa.

Era Tremal-Naik, il quale aveva giÓ dato ordine a Sambigliong di dirigersi verso la riva opposta.

- Siamo pronti, - rispose Sandokan. - Fa' preparare una scialuppa e andiamo ad accamparci a terra.

- Abbiamo un ottimo rifugio per passare la notte, - disse Tremal-Naik. - Siamo di fronte a una delle torri dei naufraghi.

Ci staremo benissimo lÓ dentro.

- Quanti uomini condurremo con noi? - chiese Yanez.

- Basteranno i sei che sono giÓ stati scelti, - rispose Sandokan. - Un numero maggiore potrebbe far nascere dei sospetti nei Thugs di Rajmangal!

- E Surama?

- Ci seguirÓ: quella fanciulla pu˛ renderci preziosi servigi.

La Marianna si era messa in panna a duecento passi dalla riva, mentre la baleniera era stata giÓ calata in acqua.

Sandokan diede a Kammamuri e a Sambigliong le sue ultime istruzioni, raccomandando loro la massima prudenza, poi scese nella scialuppa dove giÓ si trovavano i sei uomini scelti per accompagnarli, Surama e la vedova del thug, che contavano di lasciare nella possessione di Tremal-Naik.

In due minuti attraversarono il fiume e presero terra sul margine delle immense jungle, a pochi passi dalla torre di rifugio, che s'alzava solitaria fra le canne spinose e i folti cespugli che coprivano la riva.

Prese le carabine e alcuni viveri, rimandarono la scialuppa, dirigendosi poscia verso il rifugio la cui scala mobile era appoggiata contro la parete.

Era una torre simile a quelle che giÓ Sandokan e Yanez avevano osservate presso l'imboccatura del fiume, costruita in legno, alta una mezza dozzina di metri, con quattro iscrizioni in lingua inglese, indiana, francese e tedesca, dipinte in nero a grosse lettere, e che avvertivano i naufraghi di non fare spreco dei viveri contenuti nel piano superiore e di attendervi il battello incaricato del rifornimento.

Sandokan appoggi˛ la scala alla finestra e salÝ pel primo, seguÝto subito da Surama e dalla vedova.

Non vi era che una stanza, appena capace di contenere una dozzina di persone, con alcune amache sospese alle travate, un rozzo cassettone, contenente una certa quantitÓ di biscotto e di carne salata ed alcuni vasi di terracotta.

Non dovevano certo farla molto grassa i naufraghi, che la mala sorte gettava su quelle rive pericolose e disabitate, tuttavia non potevano correre, almeno per un certo tempo, il pericolo di morire di fame.

Quando tutti furono entrati, Tremal-Naik fece ritirare la scala, onde le tigri, che potevano aggirarsi nei dintorni, non ne approfittassero per inerpicarsi fino al rifugio.

Le due donne e i capi presero posto nelle amache; i sei malesi si stesero a terra mettendosi a fianco le armi, quantunque nessun pericolo potesse minacciarli.

La notte pass˛ tranquilla non essendo stata turbata che dall'urlo lamentevole di qualche sciacallo affamato.

Quando si risvegliarono, la Marianna non era pi˙ in vista. A quell'ora doveva aver giÓ raggiunta la foce dell'Hugly e costeggiare giÓ le Teste di Sabbia che si protendono dinanzi ai melmosi terreni delle Sunderbunds e che servono d'argine alle grosse ondate del golfo del Bengala.

Una sola barca, munita d'una tettoia, risaliva il fiume radendo la riva, spinta da quattro remiganti semi-nudi.

Sulla jungla invece nessun essere umano appariva. Volteggiavano invece un gran numero d'uccelli acquatici, specialmente d'anitre bramine e di martini pescatori.

- Siamo in pieno deserto, - disse Sandokan che dall'alto della torre guardava ora il fiume ed ora l'immensa distesa di bamb˙, sui quali giganteggiava superbamente qualche raro tara e qualche colossale nim dal tronco enorme.

- E questo non Ŕ che il principio del delta del Gange, - rispose Tremal-Naik. - Pi˙ innanzi vedrai ben altre cose e ti farai un concetto pi˙ esatto di questo immenso pantano che si estende fra i due rami principali del sacro fiume.

- Non comprendo come i Thugs abbiano scelto un cosÝ brutto paese pel loro soggiorno. Qui le febbri devono regnare tutto l'anno.

- E anche il cholera, il quale fa di frequente dei grandi vuoti fra i molanghi. Ma qui si sentono pi˙ sicuri che altrove; poichÚ nessuno oserebbe tentare una spedizione attraverso questi pantani che esalano miasmi mortali.

- Che a noi non fanno nÚ freddo, nÚ caldo, - rispose Sandokan. - Le febbri non ci fanno pi˙ paura: ci siamo abituati.

- E con chi se la prendono i Thugs di Suyodhana, se queste terre sono quasi spopolate? KalÝ non deve avere troppe vittime di olocausto.

- Qualche molango che viene sorpreso lontano dal suo villaggio, paga per gli altri. E poi se non si strangola molto nelle Sunderbunds, non credere che a KalÝ manchino vittime: i Thugs hanno emissari in quasi tutte le province settentrionali dell'India. Dove vi Ŕ un pellegrinaggio, i settari della dea accorrono e un bel numero di persone non tornano pi˙ alle loro case. A Rajmangal io ne ho conosciuto uno che operava appunto sui pellegrini che si recavano alle grandi funzioni religiose di Benares, che aveva strangolato settecento e diciannove persone e quel miserabile, allorchÚ venne arrestato, non manifest˛ che un solo dispiacere: quello di non aver potuto raggiungere il migliaio(4)!

- Quello era una belva! - esclam˛ Yanez, che li aveva raggiunti.

- Le stragi che quei miserabili commettevano ancora alcuni anni or sono, non si possono immaginare.

- Vi basti sapere che alcune regioni dell'India centrale furono quasi spopolate da quei feroci assassini, - disse Tremal-Naik.

- Ma che piacere ci trovano a strozzare tante persone?

- Quale piacere! Bisogna udire un thug per farsene un'idea.

"Voi trovate un grande diletto - disse un giorno uno di quei mostri, da me interrogato - nell'assalire una belva feroce nella sua tana, nel macchinare e ottenere la morte d'una tigre o d'una pantera, senza che in tutto ci˛ vi siano gravi pericoli da sfidare e coraggio soverchio da spiegare. Pensa adunque quanto questa attrattiva debba aumentare allorchÚ la lotta Ŕ impegnata coll'uomo, allorchÚ Ŕ un essere umano che bisogna distruggere! In luogo d'una sola facoltÓ, il coraggio, abbisognano l'astuzia, la prudenza, la diplomazia. Operare con tutte le passioni, far vibrare anche le corde dell'amore e dell'amicizia per indurre la preda nelle reti Ŕ una cosa sublime, inebriante, un delirio."

Ecco la risposta che ho avuto da quel miserabile che aveva giÓ offerta alla sua divinitÓ qualche centinaio di vittime umane... Pei Thugs l'assassinio Ŕ eretto a legge, l'uccidere per loro Ŕ una gioia suprema e un dovere; l'assistere all'agonia di un uomo da essi colpito Ŕ una felicitÓ ineffabile.

- In conclusione l'uccidere una creatura inoffensiva Ŕ un'arte, - disse Yanez. - Credo che sia impossibile sognare una pi˙ perfetta apologia del delitto.

- Sono molti anche oggidÝ i settari di KalÝ? - chiese Sandokan.

- Si calcolano a centomila, sparsi per la maggior parte nelle jungle del Bundelkund, nell'Aude e nel bacino del Nerbudda.

- E obbediscono tutti a Suyodhana?

- ╚ il loro capo supremo, da tutti riconosciuto, - rispose Tremal-Naik.

- Fortunatamente che gli altri sono lontani, - disse Yanez. - Se si radunassero tutti nelle Sunderbunds non ci rimarrebbe altro che far richiamare la Marianna e tornarcene a Mompracem.

- A Rajmangal non ve ne saranno molti, nÚ credo che Suyodhana, anche se minacciato, ne richiamerÓ dall'altre regioni.

Il governo del Bengala tiene gli occhi aperti e quando pu˛ mettere le mani sui settari di KalÝ, non li risparmia.

- Tuttavia non ha nulla tentato per snidare quelli che sono tornati nelle caverne di Rajmangal, - disse Sandokan.

- ╚ troppo occupato pel momento. Come vi ho detto, l'India settentrionale minaccia una formidabile insurrezione ed alcuni reggimenti di cipayes hanno fucilati, giorni sono, i loro ufficiali a Merut ed a Cawnpore. ChissÓ che pi˙ tardi, sedata la rivolta, non dia un colpo mortale anche ai Thugs delle Sunderbunds.

- Spero che per allora non ve ne siano pi˙, - disse Sandokan. - Non siamo giÓ venuti qui per lasciarceli scappare di mano, Ŕ vero Yanez?

- Vedremo in seguito, - rispose il portoghese. - Partiamo Sandokan: ne ho abbastanza di questa gabbia e sono impaziente di vedere i nostri elefanti.

Surama e la vedova avevano preparato il thŔ, avendone trovato una certa provvista fra i viveri destinati ai naufraghi.

Vuotarono qualche tazza, poi ricollocarono a posto la scala e scesero fra le alte erbe che circondavano la torre.

Tre uomini armati di parangs si misero alla testa del drappello, per aprire un varco attraverso l'inestricabile caos di bamb˙, e di piante parassite e la marcia cominci˛ sotto un sole ardentissimo. Chi non ha veduto le jungle delle Sunderbunds, non pu˛ farsi la menoma idea del loro aspetto desolante.

Un deserto, sia pure privo del pi˙ piccolo sterpo, Ŕ meno triste di quelle pianure fangose, coperte da una vegetazione intensa sÝ, ma che non ha nulla di gaio, nÚ di pittoresco, una vegetazione che pur essendo lussureggiante ha un'indefinibile tinta come di cosa malaticcia trasudante germi infettivi.

Ed infatti tutto quel mare di canne immense e di piante parassite Ŕ giallastro. ╚ ben raro vedere qualche macchia d'un verde brillante perchÚ le belle mangifere, i pipal, i nim, i tara, dal cupo fogliame che caratterizzano le pianure del Bengala e dell'India centrale, non sembrano trovarsi a loro agio nei pantani delle Sunderbunds.

Tutte le piante sono altissime e si sviluppano con rapiditÓ prodigiosa perchÚ il terreno Ŕ fertilissimo, ma come abbiamo detto sono ammalate, e hanno un non so che d'infinitamente triste che colpisce profondamente l'uomo che ha l'audacia d'inoltrarsi fra quel caos di vegetali.

╚ l'umiditÓ o meglio la lotta incessante che si combatte sotto di essi, fra l'acqua che invade continuamente quelle terre e il calore solare che le prosciuga rapidamente; lotta che si rinnova ogni giorno da secoli e secoli senza alcun vantaggio nÚ per l'una nÚ per l'altro; lotta che non fa altro che sviluppare germi infettivi e miasmi mortali e che aiutati dal rapido corrompersi di quella vegetazione d'una ricchezza anormale, sviluppano il cholera asiatico.

Il terribile morbo, che quasi ogni anno fa immense stragi fra le popolazioni del mondo, ivi ha la sua sede. I microbi si sviluppano sotto quelle piante con rapiditÓ prodigiosa e altro non attendono che i pellegrini indiani per espandersi in Asia, in Europa e in Africa.

Esso regna in permanenza fra i poveri villaggi dei molanghi, soffocati fra quelle canne smisurate; per˛ di rado uccide quei disgraziati. Venga per˛ l'europeo che non Ŕ acclimatato e lo fulmina in poche ore.

╚ l'alleato dei Thugs e vale meglio di tutte le fortezze e di tutte le barriere, per tenere lontane le truppe del governo del Bengala.

Ma non Ŕ solo il cholera che si trova bene fra quei pantani. Anche i serpenti, le tigri, i rinoceronti e i coccodrilli voracissimi ci stanno benissimo e si propagano meravigliosamente, senza sentirne danno alcuno.

Se le Sunderbunds sono tristi, sono il paradiso dei cacciatori, perchÚ tutti i pi˙ terribili animali dell'India vi si trovano. Vi vivono per˛ in piena sicurezza a dispetto degli ufficiali inglesi, quegli accaniti cacciatori, i quali non osano inoltrarsi fra quel mare di vegetali, non ignorando che un soggiorno anche brevissimo, pu˛ essere loro fatale.

L'europeo non pu˛ affrontare i miasmi delle Sunderbunds: la morte lo attende, celata sotto l'ombra delle canne e dei calamus.

Se pu˛ sfuggire agli artigli delle tigri, al morso velenoso del cobra-capello e del serpente del minuto o del bis-cobra e ai denti del gaviale, cade infallantemente sotto i colpi del cholera.

Il piccolo, ma animoso drappello, guidato da Tremal-Naik, procedeva lentamente, senza arrestarsi fra l'intricata jungla, aprendosi il passo a colpi di parang e di kampilang, non avendo trovato la menoma traccia di sentiero al di lÓ dalla torre di rifugio.

I malesi della scorta, abituati giÓ alla dura manovra dei parangs e dotati d'una resistenza e d'un vigore straordinario, tagliavano senza posa, insensibili ai morsi del sole che faceva fumare la loro pelle e anche ai miasmi che si sprigionavano da quei terreni melmosi.

Abbattevano a grandi colpi le mostruose canne, che parevano volessero soffocarli, facendole cadere a destra e a sinistra, per fare largo alle due donne e ai loro capi, i quali non s'occupavano che della sorveglianza, potendo darsi che da un istante all'altro qualche tigre facesse improvvisamente la sua comparsa.

GiÓ avevano fiutato per due volte, su cinquecento passi penosamente guadagnati, l'odore caratteristico che esalano quelle pericolose belve, ma nessuna si era fatta vedere, spaventata forse dal numero delle persone e dal brillare delle carabine, armi che ormai quei sanguinari carnivori hanno imparato a temere.

Se il drappello fosse stato formato di poveri molanghi, armati d'un semplice coltellaccio o di qualche lancia, forse non avrebbero esitato a tentare un fulmineo assalto per portarne via qualcuno.

Di passo in passo che s'inoltravano, la vegetazione invece di scemare, diventava cosÝ folta, da mettere a dura prova la pazienza e l'abilitÓ dei malesi, quantunque non fossero nuovi alle jungle.

Le canne si succedevano alle canne, serrate e altissime, interrotte solo di quando in quando da ammassi di calami, piante parassite d'una resistenza incredibile e che raggiungono spesso lunghezze di cento e perfino centocinquanta metri e da pozzanghere ripiene d'acqua giallastra e corrotta, che costringevano il drappello a fare dei lunghi giri.

Un caldo soffocante regnava in mezzo a quei vegetali, facendo sudare prodigiosamente malesi e indiani e soprattutto Yanez che nella sua qualitÓ d'europeo, resisteva meno degli altri agli ardenti raggi del sole.

- Preferisco le nostre foreste vergini del Borneo, - diceva il povero portoghese, che pareva uscisse da un vero bagno, tanto le sue vesti erano inzuppate di sudore. - Mi pare di essere dentro un forno.

La durerÓ molto? Comincio ad averne fino ai capelli delle jungle bengalesi.

- Non la finiremo prima di dieci o dodici ore, - rispondeva TremalNaik, il quale pareva invece che si trovasse benissimo fra quei vegetali e quei pantani.

- Giunger˛ al tuo bengalow in uno stato miserando. Bei luoghi hanno scelto i Thugs! Che il diavolo se li porti via tutti!

Potevano trovarsi un rifugio migliore.

- Di questo no certo, mio caro Yanez, perchÚ qui si sentono pienamente sicuri. Belve e cholera; pantani e febbri che ti portano via un uomo in poche ore: ecco i loro guardiani! Sono stati furbi a ricollocare qui le loro tende.

- E dovremo girovagare fra queste jungle per delle settimane forse? Bella prospettiva!

- Gli elefanti sono alti e quando sarai accomodato sul loro dorso, l'aria non ti mancherÓ.

- Toh!

- Che cosa c'Ŕ? - chiese Yanez, levandosi dalla spalla la carabina.

I malesi dell'avanguardia si erano arrestati e si erano curvati verso il suolo, ascoltando attentamente.

Dinanzi a loro si apriva una specie di sentiero abbastanza largo, per lasciare il passo a tre e anche a quattro uomini di fronte e che pareva fosse stato fatto di recente, poichÚ le canne che giacevano al suolo, avevano le foglie ancora verdi.

Sandokan che scortava Surama e la vedova, li raggiunse.

- Un passaggio? - chiese.

- Aperto or ora da qualche grosso animale che marcia dinanzi a noi, - rispose uno dei malesi. - Deve essersi levato da soli pochi minuti.

Tremal-Naik si spinse innanzi e guard˛ il terreno su cui si scorgevano delle larghe tracce.

- Siamo preceduti da un rinoceronte, - disse. - Ha udito i colpi dei parangs e se n'Ŕ andato.

Doveva essere in uno dei suoi rari momento di buonumore. Diversamente ci avrebbe caricati all'impazzata.

- Dove si dirige? - chiese Sandokan.

- Verso il nord-est, - rispose uno dei malesi che portava una piccola bussola.

- ╚ la nostra direzione, - disse Tremal-Naik. - GiacchÚ ci apre la via seguiamolo: ci risparmierÓ della fatica. Tenete per˛ pronte le carabine, da un momento all'altro pu˛ tornare sui propri passi e piombarci addosso.

- E noi saremo pronti a riceverlo, - concluse Sandokan. - Alla retroguardia le donne e noi in testa.

Cominceremo la nostra partita di caccia.

 

 

midevebar.jpg (5474 bytes)

mideveh.jpg (3479 bytes) mideveb.jpg (3483 bytes) Edizione HTML a cura di:
 mail@debibliotheca.com
Ultimo Aggiornamento:
13/07/2005 23.44

mideven.jpg (3407 bytes)

midevem.jpg (3663 bytes)




mideveadlogo.jpg (4131 bytes)
midevebar.jpg (5474 bytes)