Home

Welcome To My Homepage

Email

De Bibliotheca

Biblioteca Telematica

CLASSICI DELLA LETTERATURA ITALIANA

Bullet     Bullet     Bullet     Bullet     Bullet

Mirra

Di: Vittorio Alfieri

BackHomeNext

 

ATTO TERZO

  

SCENA PRIMA

 

Ciniro, Cecri.

CECRI

Dubbio non v'ha; benché non sia per anco

venuto a noi Peréo, scontento appieno

fu dei sensi di Mirra. Ella non l'ama;

certezza io n'ebbi; e andando ella a tai nozze,

corre (pur troppo!) ad infallibil morte.

CINIRO

Or, per ultima prova, udiam noi stessi

dal di lei labro il vero. In nome tuo

ingiunger giá le ho fatto, che a te venga.

Nessun di noi forza vuol farle, in somma:

quanto l'amiamo, il sa ben ella, a cui

non siam men cari noi. Ch'ella omai chiuda

in ciò il suo core a noi, del tutto parmi

impossibile; a noi, che di noi stessi,

non che di se, la femmo arbitra e donna.

CECRI

Ecco, ella viene: oh! mi par lieta alquanto;

e piú franco il suo passo... Ah! pur tornasse

qual era! al sol riapparirle in volto

anco un lampo di gioja, in vita io tosto

ritornata mi sento.

 

SCENA SECONDA

 

Mirra, Cecri, Ciniro.

 

CECRI

Amata figlia,

deh! vieni a noi; deh! vieni.

MIRRA

Oh ciel! che veggo?

anco il padre!...

CINIRO

T'inoltra, unica nostra

speranza e vita; inoltrati secura;

e non temere il mio paterno aspetto,

piú che non temi della madre. A udirti

siam presti entrambi. Or, del tuo fero stato

se disvelarne la cagion ti piace,

vita ci dai; ma, se il tacerla pure

piú ti giova o ti aggrada, anco tacerla,

figlia, tu puoi; che il tuo piacer fia il nostro.

Ad eternare il marital tuo nodo

manca omai sola un'ora; il tien ciascuno

per certa cosa: ma, se pur tu fossi

cangiata mai; se t'increscesse al core

la data fe; se la spontanea tua

libera scelta or ti spiacesse; ardisci,

non temer cosa al mondo, a noi la svela.

Non sei tenuta a nulla; e noi primieri

te ne sciogliam, noi stessi; e, di te degno,

generoso ti scioglie anco Peréo.

Né di leggiera vorrem noi tacciarti:

anzi, creder ci giova che maturi

pensier novelli a ciò ti astringan ora.

Da cagion vile esser non puoi tu mossa;

l'indole nobil tua, gli alti tuoi sensi,

e l'amor tuo per noi, ci è noto il tutto:

di te, del sangue tuo cosa non degna,

né pur pensarla puoi. Tu dunque appieno

adempi il voler tuo; purché felice

tu torni, e ancor di tua letizia lieti

tuoi genitor tu renda. Or, qual ch'ei sia

questo presente tuo voler, lo svela,

come a fratelli, a noi.

CECRI

Deh! sí: tu il vedi;

né dal materno labro udisti mai

piú amoroso, piú tenero, piú mite

parlar, di questo.

MIRRA

... Havvi tormento al mondo,

che al mio si agguagli?...

CECRI

Ma, che fia? tu parli

sospirando infra te?

CINIRO

Lascia, deh! lascia,

che il tuo cor ci favelli: altro linguaggio

non adopriam noi teco. – Or via; rispondi.

MIRRA

... Signor...

CINIRO

Tu mal cominci: a te non sono

signor; padre son io: puoi tu chiamarmi

con altro nome, o figlia?

MIRRA

O Mirra, è questo

l'ultimo sforzo. – Alma, coraggio...

CECRI

Oh cielo!

Pallor di morte in volto...

MIRRA

A me?...

CINIRO

Ma donde,

donde il tremar? del padre tuo?...

MIRRA

Non tremo...

parmi;... od almen, non tremerò piú omai,

poiché ad udirmi or sí pietosi state. –

L'unica vostra, e troppo amata figlia

son io, ben so. Goder d'ogni mia gioja,

e v'attristar d'ogni mio duol vi veggo;

ciò stesso il duol mi accresce. Oltre i confini

del natural dolore il mio trascorre;

invan lo ascondo; e a voi vorrei pur dirlo,...

ove il sapessi io stessa. Assai giá pria,

ch'io fra 'l nobile stuol de' proci illustri

Peréo scegliessi, in me cogli anni sempre

la fatal mia tristezza orridi era ita

ogni dí piú crescendo. Irato un Nume,

implacabile, ignoto, entro al mio petto

si alberga; e quindi, ogni mia forza è vana

contro alla forza sua... Credilo, o madre;

forte, assai forte (ancor ch'io giovin sia)

ebbi l'animo, e l'ho: ma il debil corpo,

egro ei soggiace;... e a lenti passi in tomba

andar mi sento... – Ogni mio poco e rado

cibo, mi è tosco: ognor mi sfugge il sonno;

o con fantasmi di morte tremendi,

piú che il vegliar, mi dan martíro i sogni:

né dí, né notte, io non trovo mai pace,

né riposo, né loco. Eppur sollievo

nessuno io bramo; e stimo, e aspetto, e chieggo,

come rimedio unico mio, la morte.

Ma, per piú mio supplicio, co' suoi lacci

viva mi tien natura. Or me compiango,

or me stessa abborrisco: e pianto, e rabbia,

e pianto ancora... È la vicenda questa,

incessante, insoffribile, feroce,

in cui miei giorni infelici trapasso. –

Ma che?... voi pur dell'orrendo mio stato

piangete?... Oh madre amata!... entro il tuo seno

ch'io, suggendo tue lagrime, conceda

un breve sfogo anco alle mie!...

CECRI

Diletta

figlia, chi può non piangere al tuo pianto?...

CINIRO

Squarciare il cor mi sento da' suoi detti...

Ma in somma pur, che far si dee?...

MIRRA

Ma in somma,

(deh! mel credete) in mio pensier non cadde

mai di attristarvi, né di trarvi a vana

pietá di me, coll'accennar mie fere

non narrabili angosce. – Da che ferma,

Peréo scegliendo, ebbi mia sorte io stessa,

meno affannosa rimaner mi parve,

da prima, è ver; ma, quanto poi piú il giorno

del nodo indissolubil si appressava,

vie piú forti le smanie entro al mio cuore

ridestavansi; a tal, ch'io ben tre volte

pregarvi osai di allontanarlo. In questi

indugj io pur mi racquetava alquanto;

ma, col scemar del tempo, ricrescea

di mie Furie la rabbia. Oggi son elle,

con mia somma vergogna e dolor sommo,

giunte al lor colmo al fin: ma sento anch'oggi,

che nel mio petto di lor possa han fatto

l'ultima prova. Oggi a Peréo son io

sposa, o questo esser demmi il giorno estremo.

CECRI

Che sento?... Oh figlia!... E alle ferali nozze

ostinarti tu vuoi?...

CINIRO

No, mai non fia.

Peréo non ami; e mal tuo grado, indarno,

vuoi darti a lui...

MIRRA

Deh! non mi torre adesso;

o dammi tosto a morte... È ver, ch'io, forse,

quanto egli me, non l'amo;... e ciò, neppure

io ben mel so... Credi, ch'io assai lo estimo;

e che null'uomo avrá mia destra al mondo,

s'egli non l'ha. Caro al mio core, io spero,

Peréo sará, quanto il debb'esser; seco

vivendo io fida e indivisibil sempre,

egli in me pace, io spero, egli in me gioja

tornar fará: cara, e felice forse,

un giorno ancor mi fia la vita. Ah! s'io

finor non l'amo al par ch'ei merta, è colpa

non di me, del mio stato; in cui me stessa

prima abborrisco... Io l'ho pur scelto: ed ora,

io di nuovo lo scelgo: io bramo, io chieggo

lui solo. Oltre ogni dire, a voi gradita

era la scelta mia: si compia or dunque,

come il voleste, e come io 'l voglio, il tutto.

Poiché maggior del mio dolore io sono,

siatel pur voi. Quanto il potrò piú lieta,

vengo in breve alle nozze: e voi, beati

ve ne terrete un giorno.

CECRI

Oh rara figlia!

quanti mai pregj aduni!

CINIRO

Un po' mi acqueta

il tuo parlar; ma tremo...

MIRRA

In me piú forte

tornar mi sento, in favellarvi. Appieno

tornar, sí, posso di me stessa io donna,

(ove il voglian gli Dei) pur che soccorso

voi men prestiate.

CINIRO

E qual soccorso?

CECRI

Ah! parla.

Tutto faremo.

MIRRA

Addolorarvi ancora

io deggio. Udite. – Al travagliato petto,

e alla turbata egra mia mente oppressa,

alto rimedio or fia, di nuovi oggetti

la vista; e in ciò il piú tosto, il miglior fia.

L'abbandonarvi (oh ciel!) quanto a me costi,

dir nol posso; il diranno le mie lagrime,

quand'io darovvi il terribile addio:

se il potrò pur, senza cadere,... o madre,

infra tue braccia estinta... Ma, s'io pure

lasciar vi posso, il dí verrá, che a questo

generoso mio sforzo, e vita, e pace,

e letizia dovrò.

CECRI

Tu di lasciarci

parli? e il vuoi tosto; e in un lo temi e il brami?

Ma qual fia mai?...

CINIRO

Lasciarci? e a noi che resta,

senza di te? Ben di Peréo tu poscia

irne al padre dovrai; ma intanto pria

lieta con noi qui lungamente ancora....

MIRRA

E s'io qui lieta esser per or non posso,

vorreste voi qui pria morta vedermi,

che felice sapermi in stranio lido? –

Tosto, piú o meno, il mio destin mi chiama

nella reggia d'Epíro: ivi pur debbo

con Peréo dimorarmi. A voi ritorno

faremo un dí, quando il paterno scettro

Peréo terrá. Di molti figli e cari

me lieta madre rivedrete in Cipro,

se il concedono i Numi: e, qual piú a grado

a voi sará tra i figli miei, sostegno

vel lasceremo ai vostri anni canuti.

Cosí a questo bel regno erede avrete

del sangue vostro; poiché a voi negato

prole han finor del miglior sesso i Numi.

Voi primi allor benedirete il giorno,

che partir mi lasciaste. – Al sol novello,

deh! concedete, che le vele ai venti

meco Peréo dispieghi. Io sento in cuore

certo un presagio funesto, che dove

il partir mi neghiate, (ahi lassa!) io preda

in questa reggia infausta oggi rimango

d'una invincibil sconosciuta possa:

che a voi per sempre io sto per esser tolta...

Deh! voi pietosi; o al mio presagio fero

crediate; o, all'egra fantasia dolente

cedendo, secondar piacciavi il mio

errore. La mia vita, il mio destino,

ed anco (oh cielo! io fremo) il destin vostro;

dal mio partir, tutto, purtroppo! or pende.

CECRI

Oh figlia!...

CINIRO

Oimè!... Tremar ci fan tuoi detti...

Ma pur, quanto a te piace, appien si faccia.

Qual ch'esser possa il mio dolor, pria voglio

non piú vederti, che cosí vederti. –

E tu, dolce consorte, in pianto muta

ti stai?... Consenti al suo desio?

CECRI

Morirne

fossi almen certa, come (ahi trista!) il sono

di viver sempre in sconsolato pianto!...

Fosse almen vero un dí l'augurio fausto,

che dei cari nepoti ella ne accenna!...

Ma, poiché tale il suo strano pensiero,

pur ch'ella viva, seguasi.

MIRRA

La vita,

madre, or mi dai per la seconda volta.

Presta alle nozze io son fra un'ora. Il tempo

vel proverá, s'io v'ami; ancor che lieta

io di lasciarvi appaia. – Or mi ritraggo

a mie stanze, per poco: asciutto affatto

recar vo' il ciglio all'ara; e al degno sposo

venir gradita con serena fronte.

 

SCENA TERZA

 

Ciniro, Cecri.

 

CECRI

Miseri noi! misera figlia!

CINIRO

Eppure,

di vederla ogni giorno piú infelice,

no, non mi basta il core. Invan l'opporci...

CECRI

Oh sposo!... io tremo, che ai nostri occhi appena

toltasi, il fero suo dolor la uccida.

CINIRO

Ai detti, agli atti, ai guardi, anco ai sospiri,

par che la invasi orribilmente alcuna

sovrumana possanza.

CECRI

... Ah! ben conosco,

cruda implacabil Venere, le atroci

tue vendette. Scontare, ecco, a me fai,

in questa guisa, il mio parlar superbo.

Ma, la mia figlia era innocente; io sola,

l'audace io fui; la iniqua, io sola...

CINIRO

Oh cielo!

che osasti mai contro alla Dea?...

CECRI

Me lassa!...

Odi il mio fallo, o Ciniro. – In vedermi

moglie adorata del piú amabil sposo,

del piú avvenente infra i mortali, e madre

per lui d'unica figlia (unica al mondo

per leggiadria, beltá, modestia, e senno)

ebra, il confesso, di mia sorte, osava

negar io sola a Venere gl'incensi.

Vuoi piú? folle, orgogliosa, a insania tanta

(ahi sconsigliata!) io giunsi, che dal labro

io sfuggir mi lasciava; che piú gente

tratta è di Grecia e d'Oríente omai

dalla famosa alta beltá di Mirra,

che non mai tratta per l'addietro in Cipro

dal sacro culto della Dea ne fosse.

CINIRO

Oh! che mi narri?...

CECRI

Ecco, dal giorno in poi,

Mirra piú pace non aver; sua vita,

e sua beltá, qual debil cera al fuoco,

lentamente distruggersi; e niun bene

non v'esser piú per noi. Che non fec'io,

per placar poi la Dea? quanti non porsi

e preghi, e incensi, e pianti? indarno sempre.

CINIRO

Mal festi, o donna; e fu il tacermel, peggio.

Padre innocente appieno, io co' miei voti

forse acquetar potea l'ira celeste:

e forse ancor (spero) il potrò. – Ma intanto,

io pur di Mirra or nel pensier concorro:

ben forza è torre, e senza indugio nullo,

da quest'isola sacra il suo cospetto.

Chi sa? seguirla in altre parti forse

l'ira non vuol dell'oltraggiato Nume:

e quindi forse la infelice figlia,

tal sentendo presagio ignoto in petto,

tanto il partir desia, tanto ne spera. –

Ma, vien Peréo: ben venga: ei sol serbarci

può la figlia, col torcela.

CECRI

Oh destino!

 

SCENA QUARTA

 

Ciniro, Peréo, Cecri.

 

PERÉO

Tardo, tremante, irresoluto, e pieno

di mortal duol, voi mi vedete. Un fero

contrasto è in me: pur, gentilezza, e amore

vero d'altrui, non di me stesso, han vinto.

Men costerá la vita. Alto non duolmi,

che il non poter, con util vostro almeno,

spenderla omai: ma l'adorata Mirra

a morte io trarre, ah! no, non voglio. Il nodo

fatal si rompa; e de' miei giorni a un tempo

rompasi il filo.

CINIRO

Oh figlio!... ancor ti appello

di tal nome; e il sarai tra breve, io spero.

Noi, dopo te, noi pure i sensi udimmo

di Mirra: io seco, qual verace padre,

tutto adoprai perch'ella appien seguisse

il suo libero intento: ma, piú salda,

che all'aure scoglio, ella si sta: te solo

e vuole, e chiede; e teme, che a lei tolto

sii tu. Cagion del suo dolore addurne

ella stessa non sa: l'egra salute,

che l'effetto pria n'era, omai n'è forse

la cagion sola. Ma il suo duol profondo

merta, qual ch'egli sia, pietá pur molta;

né sdegno alcuno in te destar debb'ella,

piú che ne desti in noi. Sollievo dolce

tu del suo mal sarai: d'ogni sua speme

l'amor tuo forte, è base. Or, qual vuoi prova

maggior di questa? al nuovo dí lasciarci

(noi, che l'amiam pur tanto!) ad ogni costo

vuole ella stessa; e per ragion ne assegna,

l'esser piú teco, il divenir piú tua.

PERÉO

Creder, deh, pure il potess'io! ma appunto

questo partir sí subito... Oimè! tremo,

che in suo pensier disegni ella stromento

della sua morte farmi.

CECRI

A te, Peréo,

noi l'affidiamo: il vuole oggi il destino.

Pur troppo qui, su gli occhi nostri, morta

cadria, se ostare al suo voler piú a lungo

cel sofferisse il core. In giovin mente

grande ha possanza il varíar gli oggetti.

Ogni tristo pensier deponi or dunque;

e sol ti adopra in lei vieppiú far lieta.

La tua pristina gioja in volto chiama;

e, col non mai del suo dolor parlarle,

vedrai che in lei presso a finir fia 'l duolo.

PERÉO

Creder dunque poss'io, creder davvero,

che non mi abborre Mirra?

CINIRO

A me tu il puoi

creder, deh! sí. Qual ti parlassi io dianzi,

rimembra; or son dal suo parlar convinto,

che, lungi d'esser de' suoi lai cagione,

suo sol rimedio ella tue nozze estima.

Dolcezza assai d'uopo è con essa; e a tutto

piegherassi ella. Vanne; e a lieta pompa

disponti in breve; e in un (pur troppo!) il tutto,

per involarci al nuovo sol la figlia,

anco disponi. Del gran tempio all'ara,

a Cipro tutta in faccia andar non vuolsi;

che il troppo lungo rito al partir ratto

ostacol fora. In questa reggia, gl'inni

d'Imenéo canteremo.

PERÉO

A vita appieno

tornato m'hai. Volo; a momenti io riedo.


Bar

Bar

Home

Back

Next

Email

Edizione HTML a cura di: [email protected]
Ultimo Aggiornamento: 13/07/2005 22.29

Bar

Guestbook
View Guestbook