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CLASSICI DELLA LETTERATURA ITALIANA

Dei delitti e delle pene

di Cesare Beccaria

(1763)

INTRODUZIONE

Gli uomini lasciano per lo pi˙ in abbandono i pi˙ importanti regolamenti alla giornaliera prudenza o alla discrezione di quelli, l'interesse de' quali Ŕ di opporsi alle pi˙ provide leggi che per natura rendono universali i vantaggi e resistono a quello sforzo per cui tendono a condensarsi in pochi, riponendo da una parte il colmo della potenza e della felicitÓ e dall'altra tutta la debolezza e la miseria. Perci˛ se non dopo esser passati framezzo mille errori nelle cose pi˙ essenziali alla vita ed alla libertÓ, dopo una stanchezza di soffrire i mali, giunti all'estremo, non s'inducono a rimediare ai disordini che gli opprimono, e a riconoscere le pi˙ palpabili veritÓ, le quali appunto sfuggono per la semplicitÓ loro alle menti volgari, non avvezze ad analizzare gli oggetti, ma a riceverne le impressioni tutte di un pezzo, pi˙ per tradizione che per esame.

Apriamo le istorie e vedremo che le leggi, che pur sono o dovrebbon esser patti di uomini liberi, non sono state per lo pi˙ che lo stromento delle passioni di alcuni pochi, o nate da una fortuita e passeggiera necessitÓ; non giÓ dettate da un freddo esaminatore della natura umana, che in un sol punto concentrasse le azioni di una moltitudine di uomini, e le considerasse in questo punto di vista: la massima felicitÓ divisa nel maggior numero. Felici sono quelle pochissime nazioni, che non aspettarono che il lento moto delle combinazioni e vicissitudini umane facesse succedere all'estremitÓ de' mali un avviamento al bene, ma ne accelerarono i passaggi intermedi con buone leggi; e merita la gratitudine degli uomini quel filosofo ch'ebbe il coraggio dall'oscuro e disprezzato suo gabinetto di gettare nella moltitudine i primi semi lungamente infruttuosi delle utili veritÓ.

Si sono conosciute le vere relazioni fra il sovrano e i sudditi, e fralle diverse nazioni; il commercio si Ŕ animato all'aspetto delle veritÓ filosofiche rese comuni colla stampa, e si Ŕ accesa fralle nazioni una tacita guerra d'industria la pi˙ umana e la pi˙ degna di uomini ragionevoli. Questi sono frutti che si debbono alla luce di questo secolo, ma pochissimi hanno esaminata e combattuta la crudeltÓ delle pene e l'irregolaritÓ delle procedure criminali, parte di legislazione cosÝ principale e cosÝ trascurata in quasi tutta l'Europa, pochissimi, rimontando ai principii generali, annientarono gli errori accumulati di pi˙ secoli, frenando almeno, con quella sola forza che hanno le veritÓ conosciute, il troppo libero corso della mal diretta potenza, che ha dato fin ora un lungo ed autorizzato esempio di fredda atrocitÓ. E pure i gemiti dei deboli, sacrificati alla crudele ignoranza ed alla ricca indolenza, i barbari tormenti con prodiga e inutile severitÓ moltiplicati per delitti o non provati o chimerici, la squallidezza e gli orrori d'una prigione, aumentati dal pi˙ crudele carnefice dei miseri, l'incertezza, doveano scuotere quella sorta di magistrati che guidano le opinioni delle menti umane.

L'immortale Presidente di Montesquieu ha rapidamente scorso su di questa materia. L'indivisibile veritÓ mi ha forzato a seguire le tracce luminose di questo grand'uomo, ma gli uomini pensatori, pe' quali scrivo, sapranno distinguere i miei passi dai suoi. Me fortunato, se potr˛ ottenere, com'esso, i segreti ringraziamenti degli oscuri e pacifici seguaci della ragione, e se potr˛ inspirare quel dolce fremito con cui le anime sensibili rispondono a chi sostiene gl'interessi della umanitÓ!

 

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