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CLASSICI DELLA LETTERATURA ITALIANA

Dei delitti e delle pene

di Cesare Beccaria

(1763)

Capitolo 7

ERRORI NELLA MISURA DELLE PENE

Le precedenti riflessioni mi danno il diritto di asserire che l'unica e vera misura dei delitti Ŕ il danno fatto alla nazione, e per˛ errarono coloro che credettero vera misura dei delitti l'intenzione di chi gli commette. Questa dipende dalla impressione attuale degli oggetti e dalla precedente disposizione della mente: esse variano in tutti gli uomini e in ciascun uomo, colla velocissima successione delle idee, delle passioni e delle circostanze. Sarebbe dunque necessario formare non solo un codice particolare per ciascun cittadino, ma una nuova legge ad ogni delitto. Qualche volta gli uomini colla migliore intenzione fanno il maggior male alla societÓ; e alcune altre volte colla pi˙ cattiva volontÓ ne fanno il maggior bene.

Altri misurano i delitti pi˙ dalla dignitÓ della persona offesa che dalla loro importanza riguardo al ben pubblico. Se questa fosse la vera misura dei delitti, una irriverenza all'Essere degli esseri dovrebbe pi˙ atrocemente punirsi che l'assassinio d'un monarca, la superioritÓ della natura essendo un infinito compenso alla differenza dell'offesa.

Finalmente alcuni pensarono che la gravezza del peccato entrasse nella misura dei delitti. La fallacia di questa opinione risalterÓ agli occhi d'un indifferente esaminatore dei veri rapporti tra uomini e uomini, e tra uomini e Dio. I primi sono rapporti di uguaglianza. La sola necessitÓ ha fatto nascere dall'urto delle passioni e dalle opposizioni degl'interessi l'idea della utilitÓ comune, che Ŕ la base della giustizia umana; i secondi sono rapporti di dipendenza da un Essere perfetto e creatore, che si Ŕ riserbato a sÚ solo il diritto di essere legislatore e giudice nel medesimo tempo, perchÚ egli solo pu˛ esserlo senza inconveniente. Se ha stabilito pene eterne a chi disobbedisce alla sua onnipotenza, qual sarÓ l'insetto che oserÓ supplire alla divina giustizia, che vorrÓ vendicare l'Essere che basta a se stesso, che non pu˛ ricevere dagli oggetti impressione alcuna di piacere o di dolore, e che solo tra tutti gli esseri agisce senza reazione? La gravezza del peccato dipende dalla imperscrutabile malizia del cuore. Questa da esseri finiti non pu˛ senza rivelazione sapersi. Come dunque da questa si prenderÓ norma per punire i delitti? Potrebbono in questo caso gli uomini punire quando Iddio perdona, e perdonare quando Iddio punisce. Se gli uomini possono essere in contradizione coll'Onnipossente nell'offenderlo, possono anche esserlo col punire.

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