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CLASSICI DELLA LETTERATURA ITALIANA

Dei delitti e delle pene

di Cesare Beccaria

(1763)

Capitolo 6

PROPORZIONE FRA I DELITTI E LE PENE

Non solamente Ŕ interesse comune che non si commettano delitti, ma che siano pi˙ rari a proporzione del male che arrecano alla societÓ. Dunque pi˙ forti debbono essere gli ostacoli che risospingono gli uomini dai delitti a misura che sono contrari al ben pubblico, ed a misura delle spinte che gli portano ai delitti. Dunque vi deve essere una proporzione fra i delitti e le pene.

╚ impossibile di prevenire tutti i disordini nell'universal combattimento delle passioni umane. Essi crescono in ragione composta della popolazione e dell'incrocicchiamento degl'interessi particolari che non Ŕ possibile dirigere geometricamente alla pubblica utilitÓ. All'esattezza matematica bisogna sostituire nell'aritmetica politica il calcolo delle probabilitÓ. Si getti uno sguardo sulle storie e si vedranno crescere i disordini coi confini degl'imperi, e, scemando nell'istessa proporzione il sentimento nazionale, la spinta verso i delitti cresce in ragione dell'interesse che ciascuno prende ai disordini medesimi: perci˛ la necessitÓ di aggravare le pene si va per questo motivo sempre pi˙ aumentando.

Quella forza simile alla gravitÓ, che ci spinge al nostro ben essere, non si trattiene che a misura degli ostacoli che gli sono opposti. Gli effetti di questa forza sono la confusa serie delle azioni umane: se queste si urtano scambievolmente e si offendono, le pene, che io chiamerei ostacoli politici, ne impediscono il cattivo effetto senza distruggere la causa impellente, che Ŕ la sensibilitÓ medesima inseparabile dall'uomo, e il legislatore fa come l'abile architetto di cui l'officio Ŕ di opporsi alle direzioni rovinose della gravitÓ e di far conspirare quelle che contribuiscono alla forza dell'edificio.

Data la necessitÓ della riunione degli uomini, dati i patti, che necessariamente risultano dalla opposizione medesima degl'interessi privati, trovasi una scala di disordini, dei quali il primo grado consiste in quelli che distruggono immediatamente la societÓ, e l'ultimo nella minima ingiustizia possibile fatta ai privati membri di essa. Tra questi estremi sono comprese tutte le azioni opposte al ben pubblico, che chiamansi delitti, e tutte vanno, per gradi insensibili, decrescendo dal pi˙ sublime al pi˙ infimo. Se la geometria fosse adattabile alle infinite ed oscure combinazioni delle azioni umane, vi dovrebbe essere una scala corrispondente di pene, che discendesse dalla pi˙ forte alla pi˙ debole: ma basterÓ al saggio legislatore di segnarne i punti principali, senza turbar l'ordine, non decretando ai delitti del primo grado le pene dell'ultimo. Se vi fosse una scala esatta ed universale delle pene e dei delitti, avremmo una probabile e comune misura dei gradi di tirannia e di libertÓ, del fondo di umanitÓ o di malizia delle diverse nazioni.

Qualunque azione non compresa tra i due sovraccennati limiti non pu˛ essere chiamata delitto, o punita come tale, se non da coloro che vi trovano il loro interesse nel cosÝ chiamarla. La incertezza di questi limiti ha prodotta nelle nazioni una morale che contradice alla legislazione; pi˙ attuali legislazioni che si escludono scambievolmente; una moltitudine di leggi che espongono il pi˙ saggio alle pene pi˙ rigorose, e per˛ resi vaghi e fluttuanti i nomi di vizio e di virt˙, e per˛ nata l'incertezza della propria esistenza, che produce il letargo ed il sonno fatale nei corpi politici. Chiunque leggerÓ con occhio filosofico i codici delle nazioni e i loro annali, troverÓ quasi sempre i nomi di vizio e di virt˙, di buon cittadino o di reo cangiarsi colle rivoluzioni dei secoli, non in ragione delle mutazioni che accadono nelle circostanze dei paesi, e per conseguenza sempre conformi all'interesse comune, ma in ragione delle passioni e degli errori che successivamente agitarono i differenti legislatori. VedrÓ bene spesso che le passioni di un secolo sono la base della morale dei secoli futuri, che le passioni forti, figlie del fanatismo e dell'entusiasmo, indebolite e rose, dir˛ cosÝ, dal tempo, che riduce tutti i fenomeni fisici e morali all'equilibrio, diventano a poco a poco la prudenza del secolo e lo strumento utile in mano del forte e dell'accorto. In questo modo nacquero le oscurissime nozioni di onore e di virt˙, e tali sono perchÚ si cambiano colle rivoluzioni del tempo che fa sopravvivere i nomi alle cose, si cambiano coi fiumi e colle montagne che sono bene spesso i confini, non solo della fisica, ma della morale geografia.

Se il piacere e il dolore sono i motori degli esseri sensibili, se tra i motivi che spingono gli uomini anche alle pi˙ sublimi operazioni, furono destinati dall'invisibile legislatore il premio e la pena, dalla inesatta distribuzione di queste ne nascerÓ quella tanto meno osservata contradizione, quanto pi˙ comune, che le pene puniscano i delitti che hanno fatto nascere. Se una pena uguale Ŕ destinata a due delitti che disugualmente offendono la societÓ, gli uomini non troveranno un pi˙ forte ostacolo per commettere il maggior delitto, se con esso vi trovino unito un maggior vantaggio.

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