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CLASSICI DELLA LETTERATURA ITALIANA

Dei delitti e delle pene

di Cesare Beccaria

(1763)

Capitolo 46

DELLE GRAZIE

A misura che le pene divengono pi˙ dolci, la clemenza ed il perdono diventano meno necessari. Felice la nazione nella quale sarebbero funesti! La clemenza dunque, quella virt˙ che Ŕ stata talvolta per un sovrano il supplemento di tutt'i doveri del trono, dovrebbe essere esclusa in una perfetta legislazione dove le pene fossero dolci ed il metodo di giudicare regolare e spedito. Questa veritÓ sembrerÓ dura a chi vive nel disordine del sistema criminale dove il perdono e le grazie sono necessarie in proporzione dell'assurditÓ delle leggi e dell'atrocitÓ delle condanne. Quest'Ŕ la pi˙ bella prerogativa del trono, questo Ŕ il pi˙ desiderabile attributo della sovranitÓ, e questa Ŕ la tacita disapprovazione che i benefici dispensatori della pubblica felicitÓ danno ad un codice che con tutte le imperfezioni ha in suo favore il pregiudizio dei secoli, il voluminoso ed imponente corredo d'infiniti commentatori, il grave apparato dell'eterne formalitÓ e l'adesione dei pi˙ insinuanti e meno temuti semidotti. Ma si consideri che la clemenza Ŕ la virt˙ del legislatore e non dell'esecutor delle leggi; che deve risplendere nel codice, non giÓ nei giudizi particolari; che il far vedere agli uomini che si possono perdonare i delitti e che la pena non ne Ŕ la necessaria conseguenza Ŕ un fomentare la lusinga dell'impunitÓ, Ŕ un far credere che, potendosi perdonare, le condanne non perdonate siano piuttosto violenze della forza che emanazioni della giustizia. Che dirassi poi quando il principe dona le grazie, cioŔ la pubblica sicurezza ad un particolare, e che con un atto privato di non illuminata beneficenza forma un pubblico decreto d'impunitÓ. Siano dunque inesorabili le leggi, inesorabili gli esecutori di esse nei casi particolari, ma sia dolce, indulgente, umano il legislatore. Saggio architetto, faccia sorgere il suo edificio sulla base dell'amor proprio, e l'interesse generale sia il risultato degl'interessi di ciascuno, e non sarÓ costretto con leggi parziali e con rimedi tumultuosi a separare ad ogni momento il ben pubblico dal bene de' particolari, e ad alzare il simulacro della salute pubblica sul timore e sulla diffidenza. Profondo e sensibile filosofo, lasci che gli uomini, che i suoi fratelli, godano in pace quella piccola porzione di felicitÓ che lo immenso sistema, stabilito dalla prima Cagione, da quello che Ŕ, fa loro godere in quest'angolo dell'universo.

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