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Biblioteca Telematica

CLASSICI DELLA LETTERATURA ITALIANA

Dei delitti e delle pene

di Cesare Beccaria

(1763)

Capitolo 40

FALSE IDEE DI UTILIT└

Una sorgente di errori e d'ingiustizie sono le false idee d'utilitÓ che si formano i legislatori. Falsa idea d'utilitÓ Ŕ quella che antepone gl'inconvenienti particolari all'inconveniente generale, quella che comanda ai sentimenti in vece di eccitargli, che dice alla logica: servi. Falsa idea di utilitÓ Ŕ quella che sacrifica mille vantaggi reali per un inconveniente o immaginario o di poca conseguenza, che toglierebbe agli uomini il fuoco perchÚ incendia e l'acqua perchÚ annega, che non ripara ai mali che col distruggere. Le leggi che proibiscono di portar le armi sono leggi di tal natura; esse non disarmano che i non inclinati nÚ determinati ai delitti, mentre coloro che hanno il coraggio di poter violare le leggi pi˙ sacre della umanitÓ e le pi˙ importanti del codice, come rispetteranno le minori e le puramente arbitrarie, e delle quali tanto facili ed impuni debbon essere le contravenzioni, e l'esecuzione esatta delle quali toglie la libertÓ personale, carissima all'uomo, carissima all'illuminato legislatore, e sottopone gl'innocenti a tutte le vessazioni dovute ai rei? Queste peggiorano la condizione degli assaliti, migliorando quella degli assalitori, non iscemano gli omicidii, ma gli accrescono, perchÚ Ŕ maggiore la confidenza nell'assalire i disarmati che gli armati. Queste si chiaman leggi non prevenitrici ma paurose dei delitti, che nascono dalla tumultuosa impressione di alcuni fatti particolari, non dalla ragionata meditazione degl'inconvenienti ed avantaggi di un decreto universale. Falsa idea d'utilitÓ Ŕ quella che vorrebbe dare a una moltitudine di esseri sensibili la simmetria e l'ordine che soffre la materia bruta e inanimata, che trascura i motivi presenti, che soli con costanza e con forza agiscono sulla moltitudine, per dar forza ai lontani, de' quali brevissima e debole Ŕ l'impressione, se una forza d'immaginazione, non ordinaria nella umanitÓ, non supplisce coll'ingrandimento alla lontananza dell'oggetto. Finalmente Ŕ falsa idea d'utilitÓ quella che, sacrificando la cosa al nome, divide il ben pubblico dal bene di tutt'i particolari. Vi Ŕ una differenza dallo stato di societÓ allo stato di natura, che l'uomo selvaggio non fa danno altrui che quanto basta per far bene a sÚ stesso, ma l'uomo sociabile Ŕ qualche volta mosso dalle male leggi a offender altri senza far bene a sÚ. Il dispotico getta il timore e l'abbattimento nell'animo de' suoi schiavi, ma ripercosso ritorna con maggior forza a tormentare il di lui animo. Quanto il timore Ŕ pi˙ solitario e domestico tanto Ŕ meno pericoloso a chi ne fa lo stromento della sua felicitÓ; ma quanto Ŕ pi˙ pubblico ed agita una moltitudine pi˙ grande di uomini tanto Ŕ pi˙ facile che vi sia o l'imprudente, o il disperato, o l'audace accorto che faccia servire gli uomini al suo fine, destando in essi sentimenti pi˙ grati e tanto pi˙ seducenti quanto il rischio dell'intrapresa cade sopra un maggior numero, ed il valore che gl'infelici danno alla propria esistenza si sminuisce a proporzione della miseria che soffrono. Questa Ŕ la cagione per cui le offese ne fanno nascere delle nuove, che l'odio Ŕ un sentimento tanto pi˙ durevole dell'amore, quanto il primo prende la sua forza dalla continuazione degli atti, che indebolisce il secondo.

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