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CLASSICI DELLA LETTERATURA ITALIANA

Dei delitti e delle pene

di Cesare Beccaria (1763)

Capitolo 3

CONSEGUENZE

La prima conseguenza di questi principii Ŕ che le sole leggi possono decretar le pene su i delitti, e quest'autoritÓ non pu˛ risedere che presso il legislatore, che rappresenta tutta la societÓ unita per un contratto sociale; nessun magistrato (che Ŕ parte di societÓ) pu˛ con giustizia infligger pene contro ad un altro membro della societÓ medesima. Ma una pena accresciuta al di lÓ dal limite fissato dalle leggi Ŕ la pena giusta pi˙ un'altra pena; dunque non pu˛ un magistrato, sotto qualunque pretesto di zelo o di ben pubblico, accrescere la pena stabilita ad un delinquente cittadino.

La seconda conseguenza Ŕ che se ogni membro particolare Ŕ legato alla societÓ, questa Ŕ parimente legata con ogni membro particolare per un contratto che di sua natura obbliga le due parti. Questa obbligazione, che discende dal trono fino alla capanna, che lega egualmente e il pi˙ grande e il pi˙ miserabile fra gli uomini, non altro significa se non che Ŕ interesse di tutti che i patti utili al maggior numero siano osservati. La violazione anche di un solo, comincia ad autorizzare l'anarchia. Il sovrano, che rappresenta la societÓ medesima, non pu˛ formare che leggi generali che obblighino tutti i membri, ma non giÓ giudicare che uno abbia violato il contratto sociale, poichÚ allora la nazione si dividerebbe in due parti, una rappresentata dal sovrano, che asserisce la violazione del contratto, e l'altra dall'accusato, che la nega. Egli Ŕ dunque necessario che un terzo giudichi della veritÓ del fatto. Ecco la necessitÓ di un magistrato, le di cui sentenze sieno inappellabili e consistano in mere assersioni o negative di fatti particolari. La terza conseguenza Ŕ che quando si provasse che l'atrocitÓ delle pene, se non immediatamente opposta al ben pubblico ed al fine medesimo d'impedire i delitti, fosse solamente inutile, anche in questo caso essa sarebbe non solo contraria a quelle virt˙ benefiche che sono l'effetto d'una ragione illuminata che preferisce il comandare ad uomini felici pi˙ che a una greggia di schiavi, nella quale si faccia una perpetua circolazione di timida crudeltÓ, ma lo sarebbe alla giustizia ed alla natura del contratto sociale medesimo.

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