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CLASSICI DELLA LETTERATURA ITALIANA

Dei delitti e delle pene

di Cesare Beccaria

(1763)

Capitolo 27

DOLCEZZA DELLE PENE

Ma il corso delle mie idee mi ha trasportato fuori del mio soggetto, al rischiaramento del quale debbo affrettarmi. Uno dei pi˙ gran freni dei delitti non Ŕ la crudeltÓ delle pene, ma l'infallibilitÓ di esse, e per conseguenza la vigilanza dei magistrati, e quella severitÓ di un giudice inesorabile, che, per essere un'utile virt˙, dev'essere accompagnata da una dolce legislazione. La certezza di un castigo, benchÚ moderato, farÓ sempre una maggiore impressione che non il timore di un altro pi˙ terribile, unito colla speranza dell'impunitÓ; perchÚ i mali, anche minimi, quando son certi, spaventano sempre gli animi umani, e la speranza, dono celeste, che sovente ci tien luogo di tutto, ne allontana sempre l'idea dei maggiori, massimamente quando l'impunitÓ, che l'avarizia e la debolezza spesso accordano, ne aumenti la forza. L'atrocitÓ stessa della pena fa che si ardisca tanto di pi˙ per ischivarla, quanto Ŕ grande il male a cui si va incontro; fa che si commettano pi˙ delitti, per fuggir la pena di un solo. I paesi e i tempi dei pi˙ atroci supplicii furon sempre quelli delle pi˙ sanguinose ed inumane azioni, poichÚ il medesimo spirito di ferocia che guidava la mano del legislatore, reggeva quella del parricida e del sicario. Sul trono dettava leggi di ferro ad anime atroci di schiavi, che ubbidivano. Nella privata oscuritÓ stimolava ad immolare i tiranni per crearne dei nuovi.

A misura che i supplicii diventano pi˙ crudeli, gli animi umani, che come i fluidi si mettono sempre a livello cogli oggetti che gli circondano, s'incalliscono, e la forza sempre viva delle passioni fa che, dopo cent'anni di crudeli supplicii, la ruota spaventi tanto quanto prima la prigionia. PerchÚ una pena ottenga il suo effetto basta che il male della pena ecceda il bene che nasce dal delitto, e in questo eccesso di male dev'essere calcolata l'infallibilitÓ della pena e la perdita del bene che il delitto produrrebbe. Tutto il di pi˙ Ŕ dunque superfluo e perci˛ tirannico. Gli uomini si regolano per la ripetuta azione dei mali che conoscono, e non su quelli che ignorano. Si facciano due nazioni, in una delle quali, nella scala delle pene proporzionata alla scala dei delitti, la pena maggiore sia la schiavit¨ perpetua, e nell'altra la ruota. Io dico che la prima avrÓ tanto timore della sua maggior pena quanto la seconda; e se vi Ŕ una ragione di trasportar nella prima le pene maggiori della seconda, l'istessa ragione servirebbe per accrescere le pene di quest'ultima, passando insensibilmente dalla ruota ai tormenti pi˙ lenti e pi˙ studiati, e fino agli ultimi raffinamenti della scienza troppo conosciuta dai tiranni.

Due altre funeste conseguenze derivano dalla crudeltÓ delle pene, contrarie al fine medesimo di prevenire i delitti. La prima Ŕ che non Ŕ sÝ facile il serbare la proporzione essenziale tra il delitto e la pena, perchÚ, quantunque un'industriosa crudeltÓ ne abbia variate moltissimo le specie, pure non possono oltrepassare quell'ultima forza a cui Ŕ limitata l'organizzazione e la sensibilitÓ umana. Giunto che si sia a questo estremo, non si troverebbe a' delitti pi˙ dannosi e pi˙ atroci pena maggiore corrispondente, come sarebbe d'uopo per prevenirgli. L'altra conseguenza Ŕ che la impunitÓ stessa nasce dall'atrocitÓ dei supplicii. Gli uomini sono racchiusi fra certi limiti, sÝ nel bene che nel male, ed uno spettacolo troppo atroce per l'umanitÓ non pu˛ essere che un passeggiero furore, ma non mai un sistema costante quali debbono essere le leggi; che se veramente son crudeli, o si cangiano, o l'impunitÓ fatale nasce dalle leggi medesime.

Chi nel leggere le storie non si raccapriccia d'orrore pe' barbari ed inutili tormenti che da uomini, che si chiamavano savi, furono con freddo animo inventati ed eseguiti? Chi pu˛ non sentirsi fremere tutta la parte la pi˙ sensibile nel vedere migliaia d'infelici che la miseria, o voluta o tollerata dalle leggi, che hanno sempre favorito i pochi ed oltraggiato i molti, trasse ad un disperato ritorno nel primo stato di natura, o accusati di delitti impossibili e fabbricati dalla timida ignoranza, o rei non d'altro che di esser fedeli ai propri principii, da uomini dotati dei medesimi sensi, e per conseguenza delle medesime passioni, con meditate formalitÓ e con lente torture lacerati, giocondo spettacolo di una fanatica moltitudine?

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