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CLASSICI DELLA LETTERATURA ITALIANA

Dei delitti e delle pene

di Cesare Beccaria

(1763)

Capitolo 26

DELLO SPIRITO DI FAMIGLIA

Queste funeste ed autorizzate ingiustizie furono approvate dagli uomini anche pi˙ illuminati, ed esercitate dalle repubbliche pi˙ libere, per aver considerato piuttosto la societÓ come un'unione di famiglie che come un'unione di uomini. Vi siano cento mila uomini, o sia ventimila famiglie, ciascuna delle quali Ŕ composta di cinque persone, compresovi il capo che la rappresenta: se l'associazione Ŕ fatta per le famiglie, vi saranno ventimila uomini e ottanta mila schiavi; se l'associazione Ŕ di uomini, vi saranno cento mila cittadini e nessuno schiavo. Nel primo caso vi sarÓ una repubblica, e ventimila piccole monarchie che la compongono; nel secondo lo spirito repubblicano non solo spirerÓ nelle piazze e nelle adunanze della nazione, ma anche nelle domestiche mura, dove sta gran parte della felicitÓ o della miseria degli uomini. Nel primo caso, come le leggi ed i costumi sono l'effetto dei sentimenti abituali dei membri della repubblica, o sia dei capi della famiglia, lo spirito monarchico s'introdurrÓ a poco a poco nella repubblica medesima; e i di lui effetti saranno frenati soltanto dagl'interessi opposti di ciascuno, ma non giÓ da un sentimento spirante libertÓ ed uguaglianza. Lo spirito di famiglia Ŕ uno spirito di dettaglio e limitato a' piccoli fatti. Lo spirito regolatore delle repubbliche, padrone dei principii generali, vede i fatti e gli condensa nelle classi principali ed importanti al bene della maggior parte. Nella repubblica di famiglie i figli rimangono nella potestÓ del capo, finchÚ vive, e sono costretti ad aspettare dalla di lui morte una esistenza dipendente dalle sole leggi. Avezzi a piegare ed a temere nell'etÓ pi˙ verde e vigorosa, quando i sentimenti son meno modificati da quel timore di esperienza che chiamasi moderazione, come resisteranno essi agli ostacoli che il vizio sempre oppone alla virt˙ nella languida e cadente etÓ, in cui anche la disperazione di vederne i frutti si oppone ai vigorosi cambiamenti?

Quando la repubblica Ŕ di uomini, la famiglia non Ŕ una subordinazione di comando, ma di contratto, e i figli, quando l'etÓ gli trae dalla dipendenza di natura, che Ŕ quella della debolezza e del bisogno di educazione e di difesa, diventano liberi membri della cittÓ, e si assoggettano al capo di famiglia, per parteciparne i vantaggi, come gli uomini liberi nella grande societÓ. Nel primo caso i figli, cioŔ la pi˙ gran parte e la pi˙ utile della nazione, sono alla discrezione dei padri, nel secondo non sussiste altro legame comandato che quel sacro ed inviolabile di somministrarci reciprocamente i necessari soccorsi, e quello della gratitudine per i benefici ricevuti, il quale non Ŕ tanto distrutto dalla malizia del cuore umano, quanto da una mal intesa soggezione voluta dalle leggi.

Tali contradizioni fralle leggi di famiglia e le fondamentali della repubblica sono una feconda sorgente di altre contradizioni fralla morale domestica e la pubblica, e per˛ fanno nascere un perpetuo conflitto nell'animo di ciascun uomo. La prima inspira soggezione e timore, la seconda coraggio e libertÓ; quella insegna a ristringere la beneficenza ad un piccol numero di persone senza spontanea scelta, questa a stenderla ad ogni classe di uomini; quella comanda un continuo sacrificio di se stesso a un idolo vano, che si chiama bene di famiglia, che spesse volte non Ŕ il bene d'alcuno che la compone; questa insegna di servire ai propri vantaggi senza offendere le leggi, o eccita ad immolarsi alla patria col premio del fanatismo, che previene l'azione. Tali contrasti fanno che gli uomini si sdegnino a seguire la virt˙ che trovano inviluppata e confusa, e in quella lontananza che nasce dall'oscuritÓ degli oggetti sÝ fisici che morali. Quante volte un uomo, rivolgendosi alle sue azioni passate, resta attonito di trovarsi malonesto! A misura che la societÓ si moltiplica, ciascun membro diviene pi˙ piccola parte del tutto, e il sentimento repubblicano si sminuisce proporzionalmente, se cura non Ŕ delle leggi di rinforzarlo. Le societÓ hanno come i corpi umani i loro limiti circonscritti, al di lÓ de' quali crescendo, l'economia ne Ŕ necessariamente disturbata. Sembra che la massa di uno stato debba essere in ragione inversa della sensibilitÓ di chi lo compone, altrimenti, crescendo l'una e l'altra, le buone leggi troverebbono nel prevenire i delitti un ostacolo nel bene medesimo che hanno prodotto. Una repubblica troppo vasta non si salva dal dispotismo che col sottodividersi e unirsi in tante repubbliche federative. Ma come ottener questo? Da un dittatore dispotico che abbia il coraggio di Silla, e tanto genio d'edificare quant'egli n'ebbe per distruggere. Un tal uomo, se sarÓ ambizioso, la gloria di tutt'i secoli lo aspetta, se sarÓ filosofo, le benedizioni de' suoi cittadini lo consoleranno della perdita dell'autoritÓ, quando pure non divenisse indifferente alla loro ingratitudine. A misura che i sentimenti che ci uniscono alla nazione s'indeboliscono, si rinforzano i sentimenti per gli oggetti che ci circondano, e per˛ sotto il dispotismo pi˙ forte le amicizie sono pi˙ durevoli, e le virt˙ sempre mediocri di famiglia sono le pi˙ comuni o piuttosto le sole. Da ci˛ pu˛ ciascuno vedere quanto fossero limitate le viste della pi˙ parte dei legislatori.

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