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Biblioteca Telematica

CLASSICI DELLA LETTERATURA ITALIANA

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La rigenerazione

ITALO SVEVO

Commedia in 3 atti

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SCENA NONA

GIOVANNI, ENRICO e GUIDO

 

GIOVANNI       (ha inforcato gli occhiali e legge un po' nervosamente). Un altro che ammazza la moglie. Il danno viene tutto dal sesso. Quanto migliori sarebbero gli uomini se non avessero sesso. (Continua a leggere.)

ENRICO.           Ha visto che sono intervenuto a tempo?

GUIDO.              Gliene sono riconoscente, ma ho paura non gioverà. Questi vecchi! Ce ne vuole prima di farli uscire dalla loro tana. Magari avessimo da fare coi giovani. Ma non dispero, e Lei non si spaventi. Sull'interesse delle Sue ventimila lire Ella può contare con sicurezza. Di questi giorni stiamo trattando diverse operazioni.

ENRICO.           Non è di quei denari che mi preoccupi. Ella ha parlato di me ad Emma?

GUIDO.              Ho gettato lí il Suo nome varie volte e sono stato a vedere come l'accolga. Non mi pare fosse stato abbastanza bene per continuare a parlare.

ENRICO.           Come è ingiusta!

GUIDO               (esitante). Io non la sposerei.

ENRICO.           Che dice?

GUIDO.              Voglio dire che se io fossi al Suo posto, io non la sposerei. Dio mio! Se Lei sapesse quante donne ci sono a questo mondo!

ENRICO             (sorridendo). Come se non lo sapessi. (Poi.) Ma intanto ha permesso che io oggi alle quattro conduca a passeggio Umbertino.

GUIDO.              È perché il nonno non ne vuol piú sapere.

ENRICO.           Mi pare che anche il nonno cominci a volermi bene.

GUIDO.              Chi può volere male a Lei? (Poi s'accosta a Giovanni.) Capirà zio che mi ha procurato una grande gioia di sentire che Lei già tanto fortemente risente il vantaggio dell'operazione. Io ero non poco preoccupato: All'operazione l'avevo indotta io e me ne sento responsabile.

Giovanni qui allontana Enrico. Gli dà da leggere un articolo perché abbia a fargliene la relazione.

GIOVANNI.      Anch'io talvolta ne sono preoccupato. Dio mio! Se tutto ciò avesse da scomparire, come saprei io ritornare alla vita di prima? Questo, questo è il pericolo. Dici che c'è?

GUIDO               (esitante). No! No! Una volta che l'operazione è ben riuscita l'effetto non può cessare che dopo tanti anni.

GIOVANNI.      Dieci anni, dicevi?

GUIDO.              Dieci o un poco piú o un poco meno.

GIOVANNI.      E allora voglio tranquillarmi e credere che domattina quando mi desterò ritroverò lo stesso calore, lo stesso amore per la vita, la stessa luce. Sí! Io la chiamerei luce: Una cosa che abbacina.

GUIDO               (stupito). Davvero?

GIOVANNI.      Vuoi farmi credere che tu non lo sappia?

GUIDO.              Oh, io lo so. Solamente che a ciascuno questo rinvigorimento apparisce in altra luce: A qualcuno come a Lei, zio, quale luce, a qualcun altro quale calore. Qualche fortunato lo sente quale elettricità.

GIOVANNI.      Anche da me può essere detta elettricità. Un formicolio che mi si estende a tutto l'organismo. Sento fin dove arrivo col mio corpo. So di avere delle piante dei piedi. Anche prima lo sapevo perché mi sostenevano. Ma ora lo so perché le sento e tanto piú fermamente mi sostengono. Quel vecchio lí… come si chiama?

GUIDO.              Boncini.

GIOVANNI.      Ebbene quel Boncini voleva sapere da me come andasse con le donne. Io gli dissi che delle donne io non sapevo nulla. Mi dispiace di confessarlo: Io non dissi l'esatta verità. Le donne ci sono anche da me. Non mancarono mai come posso dire che mai mi mancarono neppure le piante dei piedi. Le guardavo e pensavo: To! Ci sono ancora, ma non per me. Ora le guardo e penso, anche perché la sconvenienza vi si oppone, come dirò? Sono non per me, naturalmente, ma somigliano molto a quelle che a suo tempo, se io avessi voluto, sarebbero state per me.

GUIDO.              Non capisco bene: Somigliano a quelle che, a suo tempo, se Lei avesse voluto, sarebbero state per Lei?

GIOVANNI       (impaziente). Certe cose, naturalmente, un giovine come te, privo dell'esperienza della lunga vita, non può intendere. Eppure sarebbe tanto bene ch'io sapessi spiegarmi. Invece che spiegare ti racconterò: Subito io cominciai a sognare. Subito, subito.

GUIDO.              Subito? Dopo l'operazione? Subito?

GIOVANNI.      Sí, subito. Io fino allora vivevo proprio nelle ventiquattro ore della giornata. Tutt'ad un tratto ne saltai fuori.

GUIDO.              Ne saltaste fuori!

GIOVANNI.      Io, infatti, vivo pochissimo nelle ventiquattro ore di oggi. Come sento le piante dei miei piedi, cosí sento tutto il mio passato. Non posso dire che lo ricordo perché non basterebbe di dire cosí. Io lo vivo. Vivo la mia gioventú. Quell'altra, dico, non questa.

GUIDO               (esitante). Quell'altra?

GIOVANNI       (sognando). E d'un balzo saltai a rivivere il mio proprio matrimonio. In tutti i particolari. E anche prima. Il primo pensiero di sposare mia moglie. Lasciare Pauletta e sposare Anna.

GUIDO.              Sí, insomma la storia solita, si lascia una e si prende un'altra.

GIOVANNI.      Ah, non la storia solita. Adesso che ci ripenso trovo ch'è una storia strana, incredibile. Sto guardandola, stupefatto, come se non fosse avvenuta a me, come se non avessi fatto tutto io, io stesso. Non c'è nulla di male, sai. Nella mia vita non c'è nulla di male. Se non è male ch'io dovevo sposare Pauletta e che finii con lo sposare Anna. Ma giurami che non dirai nulla ad Anna. Giuralo!

GUIDO.              Lo giuro, zio.

GIOVANNI.      Ebbene, io sposai Anna perché non volli sposare Pauletta. Anna era un tesoro di fanciulla. Non dico nulla contro di lei. Siamo sposati da tanti anni e non avrei nulla da dire contro di lei anche se cercassi attraverso tutto quel tempo, anno per anno, con la candela. Tutti la trovavano bella. Camminava con grande grazia, ma modestamente. Di Pauletta tutti dicevano male. Perché la poverina si moveva con grazia ma in fondo un po' provocante. Si moveva cosí… cosí… Ora ci sono dei detti popolari secondo i quali bisogna diffidare di donne che si muovono cosí. I detti popolari sono… santi, bisogna rispettarli. Ma qualche volta sono suggeriti da malizia e cattiveria. Chi li sorveglia? Chi li corregge? Corrono per le vie e per i campi, selvatici come tutte le cose che sono di padre ignoto. Bisogna attenervisi con discrezione. Quel vecchio… come si chiama? (Guido non intende.) Quel vecchio che domanda di andare a passeggio con me.

GUIDO.              Ah, quello lí! Boncini.

GIOVANNI.      Boncini non m'avrebbe inteso se gli avessi confessato ch'io alle donne oramai penso ma intanto solo alle donne ch'erano giovini quando io ero giovine. Come dirò? La mia vita si ribalta. Il ricordo mi riporta all'inizio di questa vita. Tu che te ne intendi di quest'operazione non credi che sia proprio cosí che si ritorni agli esordii? Prima si guarda e si ricorda eppoi ci si salta dentro?

GUIDO               (commosso). Sí, zio, può essere cosí. (Poi.) Io, però, mai parlai tanto intimamente coi miei operati. Si capisce! Sono di solito dei vecchi rispettabili che non si confidano al primo venuto.

GIOVANNI.      Ma al medico bisogna pur dire tutto. Io ne parlo per la prima volta, ma sono tanto contento di poter parlarne! Mi pare di tener afferrate perché non scappino le cose che m'avvengono. Ero là, là, oggi per parlarne ad Anna. A tempo mi ravvisai. Quantunque poi pensassi che davvero essa è tanto vecchia che a certe cose non attribuisce alcuna importanza. Ma come dirle ch'io d'un colpo coi miei ricordi sono passato a Pauletta? Il suo modo di muoversi era naturale per lei. Come poteva essere altrimenti con quella faccina accesa che pareva… una fiamma, una vera fiamma che toglie la vista e anche scotta? Perciò, solo perciò io allora non la volli. (Pausa.) E perciò, solo perciò io ora la vorrei.

GUIDO.              Intanto, zio, Ella vorrebbe una sola donna. Qui si vede che l'operazione fece il suo effetto. Quando si comincia col desiderare una donna, si può finire col desiderarne parecchie.

GIOVANNI.      Bada come parli, scioperato. Io non dico desiderare! Io dico desiderare di vederla, di vederla moversi intorno a me, proprio con quei movimenti e con quella faccina. Non altro! Bada bene! Non voglio apparire sozzo.

GUIDO               (prima sorride e poi si doma). Ma quella Pauletta a quest'ora non ha piú né quella faccina né quei movimenti. Come fare?

GIOVANNI.      È morta. Dopo di essersi sposata. Io non ricordo il nome del marito altrimenti avrei inviato dei fiori sulla sua tomba. Magari con Anna che proprio adesso andrà a portarne a Valentino e ai tanti altri. Io dissi ad Anna che piú m'allontanavo dai morti e piú li rispettavo. Lo dissi perché ciò ai morti è dovuto. È il loro diritto. Ma in fondo a me i morti fanno un po' di schifo. Hai visto dei cadaveri tu? Già, per te come medico, i morti sono pane quotidiano. Ma per me! Quell'odore! Emma volle ch'io dessi un bacio al cadavere di quel Valentino ch'era tanto brutto già prima di morire. Non dimenticherò mai piú quel bacio. Insomma io penso sempre a Pauletta ma non so amarla piú perché è morta. Non ne hanno colpa i morti che morirono prima che s'inventasse tanto portento. Ma è tuttavia un po' stupido. Roba antica! Come quando si ricorda che la gente una volta moriva schiacciata dalle carrozze perché non erano ancora inventate le automobili. (Dopo una pausa.) Peccato! Pauletta era molto bella, tanto che io ora invierei dei fiori sulla sua tomba se sapessi ove si trova. (Cercando di ricordare.) Puc… Pucci… Puccio… Puccio. Non trovo il nome del marito. E il bello si è che non ritrovo neppure il suo nome di fanciulla. Ma quello Anna dovrebbe saperlo… se osassi di domandarglielo.

GUIDO.              Verrà tutto col tempo, zio. Anche i nomi. La cosa principale è che Lei stia bene. Le ho portato l'analisi.

GIOVANNI.      Vuoi le 50 lire?

GUIDO.              Oh! Una miseria. Me ne darà cento alla prossima analisi. Guardi! È magnifica.

GIOVANNI       (inforca gli occhiali e guarda con ansietà). Normale… normale… normale. (Disilluso.) Ma questa è la stessa analisi dell'altra volta.

GUIDO.              Meglio che normale non esiste, zio.

GIOVANNI.      E allora l'analisi in se stessa non vale un fico fresco. Normale! Era cosí quand'io ero vecchio. Io sono tutto nuovo e l'analisi è sempre la stessa. Io non ne voglio piú sapere di analisi. Altro ci vuole ora. Perché avrei da fare delle analisi come se fossi vecchio?

 

 

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Edizione HTML a cura di: [email protected]
Ultimo Aggiornamento:13/07/2005 23.33

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