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Biblioteca Telematica

CLASSICI DELLA LETTERATURA ITALIANA

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La rigenerazione

ITALO SVEVO

Commedia in 3 atti

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SCENA SESTA

Il dottor RAULLI, vecchio, vivo, sicuro, troppo sicuro; GUIDO CALACCI e DETTI

 

GUIDO.              Buon giorno, zia. A che ora ritorna a casa lo zio?

ANNA                (levandosi con grande rispetto). Il dottor Raulli! Che peccato ch'Ella si disturbò inutilmente. Giovanni non è in casa.

RAULLI.             E non m'è possibile di aspettarlo perché devo correre via subito. Ma insomma posso parlare anche con Lei. (Seccato guarda Enrico.)

ANNA                (presentando). Il signor Enrico Biggioni, un amico di famiglia. (Guido gli stringe la mano.)

RAULLI              (stringe la mano ad Enrico). Piacere! E allora posso parlare anche dinanzi al signore. Già non ha infine da essere un segreto. Io sono venuto solo per avvisare il signor Chierici ch'io assolutamente m'oppongo che gli venga praticata la operazione del ringiovanimento. A me basta questo. State un po' lontani voialtri e a me è difficile di ritornare qui. Mi basta che il signor Chierici sia avvisato di questo. (Scandendo le sillabe.) Io sono assolutamente contrario a quell'operazione. Quel Giannottini è capitato qui ad agitare tutti i vecchi di Trieste. E invece che dar loro la giovinezza procura a se stesso una giovinezza… agiata.

ANNA.               Io ne ho sentito parlare, ma non sapevo che si trattasse proprio di Giovanni. (A Guido.) Davvero si trattava di far operare Giovanni?

GUIDO.              Sí, zia. Se ne parlò anche in Sua presenza.

RAULLI.             Questo giovinotto è un bravo ragazzo. Della medicina ha intanto l'intraprendenza. È già qualche cosa, è molto, ma non basta. Quando saprà, quando conoscerà il corpo umano e i suoi segreti, l'intraprendenza non gli starà male. Ma intanto è un pericolo. È come… è come se un treno corresse sulla via senz'avere le rotaie.

GUIDO.              Ma io, signor primario, non applico mica le idee mie. Adottai le idee del signor Giannottini, un dottore abbastanza vecchio.

RAULLI.             Ha 35 anni. Che aspetti di giudicare dell'operazione quando ne avrà bisogno lui stesso. Che cosa è un medico a 35 anni? Può curare le malattie che furono studiate e curate prima del suo avvento. Ma che per l'amor del cielo non venga ad innovare e ad inventare. Occorrono i capelli bianchi solo per saper giudicare dell'idea di un altro. A quell'età si vive e si scrive solo sotto dettatura. In quanto a Lei aspetti di aver laurea eppoi parli. Verrà anche per Lei il momento di disporre liberamente dei corpi di chi vorrà affidarglieli. Sarà - nel primo tempo - un disastro per questa povera città.

GUIDO.              Via. signor primario, la città passerà la stessa avventura che le toccò quando Ella aperse la Sua ambulanza. È abituata a tali disastri.

RAULLI.             Mi lasci parlare. Io non ci pensai allora di consigliare delle riforme. Lasciai le cose come le trovai. E Lei capirà quando… sí quando avrà visti un maggior numero di uomini nudi come quel dottor Giannottini sia uno sventato… sí… un delinquente. Fa una cosa cosí… taglia… sperando, aspettando, credendo. Dove sono i casi registrati? Mi facciano vedere i ringiovaniti.

GUIDO.              Ce ne sono, signor primario, ce ne sono. In altre città. I risultati sono documentati.

RAULLI.             Mi pare sopratutto per prove fatte sui topi. Io non seguii tante fantasticherie. Io mi fermai ad un documento molto pubblico, evidentemente accertato. Un presidente ottantenne dell'Accademia Francese delle Scienze si proclamò convinto dell'efficacia delle pratiche ringiovanitrici. Ebbene! L'Accademia nella prima sua tornata dichiarò che da allora non poteva essere suo presidente chi avesse sorpassato i 60 anni. È il solo processo di ringiovanimento in cui credo. Capisce, giovinotto?

GUIDO.              Se m'è già permesso di capire.

RAULLI.             Mi lasci parlare. E se l'operazione avesse un'efficacia? Se cioè avesse l'efficacia di accelerare la vita e di abbreviarla? Il signor Chierici ha certo il desiderio di continuare la vita sua come l'ha ora, cioè digerendo, vedendo, ascoltando, parlando, vivendo insomma, un po' meno intensamente degli altri ma non avendo in complesso alcun altro disturbo che di guardarsi e seguire qualche cura. Perché volete ammazzarlo?

ANNA.               Dio mio! Ma Giovanni non ha mai pensato seriamente a tale operazione.

RAULLI.             Ci ha pensato, ci ha pensato, signora. O meglio ci ha pensato questo Suo nipote, il futuro Esculapio. Guardarsi da chi di medicina sa solo un poco. È piú dotto chi non ne sa niente.

GUIDO.              Ma signor primario. Se non avessero potuto parlare tutti quei medici che ci precedettero e che certamente non sapevano nulla delle grandi scoperte dei nostri tempi, quanto silenzio ci sarebbe stato nei secoli passati. Una bella noia!

RAULLI.             Non è la stessa cosa. Ella, giovinotto, non sa quello che si dica. Esculapio sapeva tutta la medicina del suo tempo. Sapeva tutto quello che a quell'epoca si poteva sapere. (Scandendo le sillabe.) Sapeva, dico. Neppure lui non si sarebbe messo ad agire su un corpo umano per fare degli esperimenti.

GUIDO.              Ma gli esperimenti di ringiovanimento si sono fatti. E a quest'ora si sono fatti anche sul corpo umano. Se si dovesse procedere come dice Lei, signor primario, non si potrebbe mai arrivare ad una conclusione.

RAULLI.             Lasci che le cose si maturino, lasci che vediamo e che sentiamo. Non ammazziamo la gente che quando non si può fare altrimenti.

GUIDO.              Non si può mai fare altrimenti. Perché è evidente che le cose stanno cosí: Io che ho appena iniziati i miei studii mi trovo nell'ignoranza. Ma Lei, professore, Lei che sa tutto quello che ora si sa, certamente si trova nell'errore. Basta aprire un libro di storia per accertarsene. E perciò se si aspettasse di ammazzare la gente quando tutto fosse noto non si ammazzerebbe piú. Come andrebbe allora il mondo?

ANNA.               Come parli bene!

RAULLI              (dopo un momento di esitazione). Sí, benissimo. (Poi sicuro.) Ma sbaglia. Io sono sicurissimo che sbaglia. Se avesse parlato cosí una trentina d'anni or sono quando la medicina stava nascendo, potrei essere d'accordo con lui. Ma ora… ora sbaglia. È questo! Non conoscendo tutta la medicina, non l'ama abbastanza. È un giovine che ha dello spirito, costui. Sbaglia solo per ignoranza.

ANNA                (ammirando). Ma è un giovine di spirito!

RAULLI.             Peccato che in medicina per lo spirito non ci sia posto. Lo impieghiamo solo per conservarci delle parti anatomiche. Ah, ah, ah! (Ride.)

GUIDO               (ride con sforzo). Buonissima.

RAULLI.             E a me lo spirito non piace. Per me vale la legge americana. Proibizionismo. (Ride di nuovo soddisfatto.)

GUIDO               (ride). Anche questa è buonissima.

RAULLI.             Io credo poi che l'operazione del ringiovanimento non possa essere altro che un atto di spirito. Ah! Ah! Ah!

GUIDO               (tenta di ridere, ma non gli riesce).

RAULLI.             Un atto di spirito soggetto a dazio altissimo. (Ride lungamente.)

GUIDO               (c.s.).

RAULLI.             Solo che qui quelli che avrebbero dovuto essere i doganieri si mettono a praticare il contrabbando. (Ridendo.) Comprende quello che voglio dire?

GUIDO               (c.s.). Sí, sí.

RAULLI.             E c'è anche da dire che il dazio non è pagato da chi lo beve lo spirito. Ah! Ah! Tutt'altro. È come se uno avesse il gusto di bere lo spirito e all'altro toccasse il danno di ubbriacarsene.

GUIDO.              Non si crederebbe che Lei abbia odio per lo spirito.

RAULLI.             Lo abbomino e mi vergogno di averne. Sia tanto buono! Dimentichi che ne ho fatto. In compenso io dimenticherò che Ella in Sua vita patrocinò l'operazione del ringiovanimento e quando di qui a 10 anni La vedrò lavorare a me da canto giurerò: Il dottor Calacci giammai si lasciò prendere ad una ciarlataneria simile. (Poi.) Allora, signora, m'affido in Lei. Dica al signor Giovanni tutto quello che Le ho detto.

ANNA                (spaventata). Tutto?

RAULLI.             Insomma che non voglio si lasci toccare. E se si opera, si cerchi un altro medico. Io non voglio curare che dei corpi umani che conosco alterati dalle malattie che pure conosco. Se furono alterati per capriccio, vadano a farsi curare a Norimberga dai fabbricanti di giocattoli. Buon giorno, signora. E del resto come va il signor Giovanni? Sta benissimo? Non ha finito ancora quel medicinale che gli prescrissi? Certo quella confusione che gli era rimasta per lo spavento provato per quel furto gli è passata?

ANNA.               Interamente. Mangia e dorme benissimo.

RAULLI.             Vede? E parlano di operazioni? Che bisogno c'è di operazioni? Per capriccio? Se un medicinale non raggiunge l'effetto io ne propino un altro. Ma se la vostra operazione non lo raggiunge? Che resta a fare? Un'altra operazione? Tagliargli il collo? E non sarebbe stato piú utile tagliarlo a voi? (Poi.) Me lo saluti tanto. Tenterò di vederlo la prossima settimana. Buon giorno, signora. (Stringe la mano ad Anna, poi ad Enrico.) Tanto piacere di averla conosciuta. (Cenno di saluto a Guido ed esce.)

GUIDO.              Che turbine di uomo! Capisco che non c'è da sperare nulla. Quando lo zio conoscerà il parere del suo dottore non ci penserà neppure di lasciarsi operare.

ANNA.               E farà bene.

GUIDO.              Zia mia, non giudichi troppo precipitosamente. In complesso il dottor Raulli dice che l'operazione non si deve fare perché non è stata provata. Ma quando sarà provata? Lo zio ha 76 anni a quest'ora. Saprà anche lui attendere finché la operazione sia provata?

ENRICO.           È evidente. A 76 anni è difficile aspettare. È già tanto difficile aspettare a 38! E dica: Io avevo già sentito parlare di cotesta operazione, ma non ci avevo pensato tanto. Sentendosi un po' esausto, un po' vecchio, si può praticarla?

GUIDO.              Oh, sui giovini è di effetto assolutamente sicuro.

ENRICO             (respirando profondamente). Una prolungazione della gioventú! Anzi due gioventú! Una si può impiegarla per fare i denari e l'altra per spenderli.

ANNA.               Ha visto che il dottor Raulli non ci crede…

ENRICO.           Grazie al cielo io non sono in cura al dottor Raulli. Se tale operazione fosse efficace, chi non vi si sottometterebbe? Il tempo non incomberebbe in tale modo sulla gente e tutto si potrebbe aspettare con maggiore comodità.

GUIDO.              Ma Ella non pensa mica all'operazione per Lei?

ENRICO.           Certamente non adesso. Ma chissà se non m'occorrerà di qui a… 8 anni o piú?

GUIDO.              E neppure di qui ad 8 anni. A meno ch'Ella non fosse colpito da senilità precoce ciò che non Le auguro.

ENRICO             (spaventato). Senilità precoce? Non si chiamava cosí la malattia del povero Valentino? Cosí che se Lei avesse conosciuta quell'operazione soli sei mesi prima, il povero Valentino sarebbe stato salvo?

GUIDO.              Sarebbe stato meglio l'avessi conosciuta parecchio tempo prima.

ANNA.               Ma hai sentito che il dottor Raulli non ci crede affatto?

GUIDO.              Si capisce! Altrimenti non sarebbe un medico vecchio. Se c'è stato un vecchio capitano marittimo che quando fu inventato il vapore non ci credette e non volle ammainare le vele! Per lo zio purtroppo non c'è piú da parlarne. Per lui una parola del dottor Raulli è decisiva.

ENRICO.           Non potrei provarmi io di convincerlo?

GUIDO.              Crede di avere una grande influenza su lui?

ENRICO.           Non ancora, non ancora, ma col tempo chissà?

ANNA.               Se fossi ben convinta di fare il suo bene potrei provarmici io. Già io di solito quando si tratta di cose serie sono capace di non badarci molto al medico. Quanto di quel Pagliano fu trangugiato senza che il dottor Raulli ne sappia. E in fondo in questa casa stiamo tutti bene fuori che il povero Valentino cui il Pagliano non fece né bene né male. Ma qui si tratta di un'operazione. Che diamine!

GUIDO.              Un'operazione che equivale al taglio delle unghie. Niente di piú.

ANNA                (pensierosa). E può fare tanto bene? Se la farebbero tutti allora.

GUIDO.              Tutti? Solo i vecchi. Io per esempio non la farei. Se ringiovanisco un poco mi rimandano a scuola. Io che sono tanto contento d'essere arrivato finalmente all'Università ne verrei scacciato per comportamento troppo infantile.

ENRICO.           Per il momento, secondo me, la cosa piú importante sarebbe di non dire nulla alla signora Emma della possibilità di tale operazione.

GUIDO.              Perché?

ENRICO.           Perché ho paura ammattisca dal dolore all'apprendere che se Valentino avesse pazientato un po', avrebbe potuto essere salvato.

GUIDO.              Questo è facile finché lo zio non ci si sottopone.

ENRICO.           Ma anche dopo. Del resto non siamo obbligati di tenerla celata anche ad un altro? Non ne avviseremo neppure il dottor Raulli. Anzi se il signor Giovanni ammalasse la dovremo anche celare. Con cataplasmi o che so io?

ANNA.               Perché Giovanni dovrebbe ammalare? In seguito all'operazione?

GUIDO.              Io faccio le fiche. Perché va a pensare Lei alla malattia?

ENRICO             (disperato). Ma se non faccio altro che pensare come io possa aiutarvi prevedendo tutto? Non auguro la malattia, io, al povero vecchio signore. Ma si sa che i giovani - e lui ad operazione fatta sarebbe giovine - sono piú facilmente soggetti a malattie. Ha avuto la scarlattina?

GUIDO.              Si ringiovanisce solo del 20%. Perciò lo zio avrebbe ad operazione riuscita 59 anni suonati.

ENRICO             (pensieroso). Ed un uomo di 40 ne avrebbe 32. Non c'è male.

GUIDO.              Ecco (levando una carta dalla tasca): Io ho qui la prova che per lo zio l'operazione arriva in buon punto. Per mio suggerimento e suo incarico gli feci fare l'analisi. Guardi qui, zia. Tutto normale.

ANNA                (inforcando gli occhiali). Io già non ci capirò niente.

GUIDO.              Anzi zia. Per compiacermi si espressero cristianamente. Tre volte normale. L'analisi costerebbe a qualunque 50 lire mentre a me la fanno per 25. Perciò lo zio ne dà l'incarico a me.

ANNA.               E tu veramente troveresti che il beneficio spetterebbe a te?

GUIDO.              No, zia. Io trovo il mio premio già nel risultato dell'analisi. Assolutamente mi bastano le 25 lire.

ANNA                (traendo dal tavolino un portamonete ne leva il denaro e glielo dà). Sei un buon ragazzo, tu.

GUIDO.              Purtroppo questo è denaro sprecato. L'analisi era stata fatta per vedere se si poteva procedere all'operazione con piena sicurezza. Adesso che la sicurezza l'abbiamo ecco che l'operazione non si fa. Peccato.

ANNA                (scossa). Veramente peccato. Io naturalmente dirò a Giovanni tutto quello che disse il dottore. È mio dovere. Poi resta a lui da decidere.

ENRICO.           E non si potrebbe mandar via il dottor Raulli e assumere quale medico di casa il dottor Giannottini?

ANNA                (vivamente). Questo non si può fare. Il dottor Raulli ci fu un grande conforto durante la malattia del povero Valentino. Era qui notte e giorno.

ENRICO.           Che io mi sappia non lo salvò però.

GUIDO.              Ciò non prova nulla, assolutamente nulla. Guai se si dovesse addebitare a ogni medico la morte del suo cliente. Di innocente non ci sarei che io a questo mondo. Io credo che se lo zio si decidesse per l’operazione, si potrebbe farla senza che il dottor Raulli ne sappia. Poi egli non se ne accorgerebbe neppure.

ANNA.               Ma non dovrebbe accorgersene dal suo ringiovanimento?

GUIDO.              Gli si farebbe credere che sia l'effetto del suo ioduro. Ciò gli farà piacere. Zia mia! Badi ch'è questo l'ultimo momento in cui si può sperare di ottenere per lo zio un effetto buono. Diamine! 76 anni! Se si aspetta di piú, in tante parti del vecchio organismo subentrerebbe la morte fisiologica.

ANNA.               La morte? (Con un brivido.) Perché la morte se ha tutto normale?

GUIDO.              Ma non è di quella morte di cui voi sapete ch'io parlo. In medicina noi diciamo morte anche la paralisi. Quando voi vedete un vecchio procedere tentennante dovete figurarvi ch'è composto di mezza vita e mezza morte. Quello ch'è vivo in lui porta a spasso quello ch'è morto. Perciò tentenna come se portasse un peso. Ora non c'è operazione che tenga che possa vivificarci la parte ch'è morta, morta definitivamente.

ANNA.               Ma Giovanni non è tentennante.

ENRICO             (dubbioso dopo un'esitazione). Infatti non è…

GUIDO.              Certo, finora non lo è. Se lo fosse l'operazione potrebbe rendere piú viva la parte viva, l'altra parte non ne risentirebbe alcun vantaggio. Io cerco di spiegarvi le cose con le parole piú accessibili a voi che di medicina non sapete proprio niente. La morte fisiologica interviene là dove il lavoro è impedito dall'indebolimento: Non è minacciato di morte l'occhio perché lavora aiutato dagli occhiali, non l'orecchio perché s'aiuta con la tromba acustica… (Subito mettendosi a ridere.) Dove le macchine non aiutano, nell'inerzia assoluta gli organi muoiono.

ENRICO             (rattristato). Sí, è vero, dove il lavoro è impedito, c'è subito l'insidia della morte.

 

 

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Edizione HTML a cura di: [email protected]
Ultimo Aggiornamento:13/07/2005 22.36

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