fancyhome3.gif (5051 bytes) blushrosetit.gif (31930 bytes) fancyemail.gif (5017 bytes)

De Bibliotheca

Biblioteca Telematica

CLASSICI DELLA LETTERATURA ITALIANA

fancybarT.gif (5506 bytes)

L'avventura di Maria

ITALO SVEVO

Commedia in tre atti

fancybul.gif (2744 bytes)     fancybulsm.gif (614 bytes)    fancybul.gif (2744 bytes)    fancybulsm.gif (614 bytes)    fancybul.gif (2744 bytes)

fancybarB.gif (5659 bytes)

fancyback.gif (5562 byte)

fancynext.gif (5542 byte)

   

 

ATTO TERZO

 

 

 

 

SCENA QUINTA

TARELLI e MARIA

 

TARELLI (rimane trasognato per qualche istante, poi deciso va alla porta di sinistra, la apre e chiama). Maria!

MARIA (dall'interno). Non ho ancora finito, zio.

TARELLI (gridando). Non importa, cara; risparmiati la fatica di scrivermi cose che già conosco. (Piccola pausa. Maria entra.) Ecco qui i due biglietti acquistati da Cuppi per incarico tuo. (Le consegna i biglietti.) Mi meraviglia (gridando) che non ti sia rivolta a me. Ti avrei servita altrettanto bene. (Siede.)

MARIA (intimidita). Zio!

TARELLI. Chi vuoi?

MARIA (pregando). Zio mio!

TARELLI. Me?! Io non sono tuo zio. Sicuramente io non sono zio della ganza del signor Alberto.

MARIA. Oh, zio! Una parola simile a me! Perdono il tuo dolore.

TARELLI. Non ho dolori, io.

MARIA. Ma non sei stato tu ad insegnarmi a pensare con la mia testa, senza pregiudizi, senza paure? Ed ora che si tratta di raggiungere la mia felicità, soltanto perché non curo il giudizio della gente, tu fai causa comune con essa e mi chiami una ganza. Ebbene! Sia! Sarò la ganza del signor Alberto.

TARELLI. Ed io (esitante) non ho detto altro, se non che lo sei già.

MARIA. Ti sei ben ingannato! (Tarelli respira.) Noi faremo una famiglia onestamente borghese laggiú in America, una famiglia che per non essere stata consacrata né dal prete né dal codice non sarà perciò meno felice.

TARELLI. Vi sarà una piccola contraddizione nella vostra famiglia. Onestamente borghese! Borghese, sí, ve lo concedo. Lui un bottegaio, quindi un borghese. Tu una femmina innamorata di un bottegaio, quindi borghese. Ma onestamente! I borghesi non fondano cosí le loro famiglie. Scelgono le coppie, le uniscono, spesso per accomunare degli interessi, non si accontentano della legge civile, ma vogliono inoltre la garanzia della chiesa, e fanno camminare insieme i due sposi, consenzienti al legame che solidamente li lega. Cosí si diventa solidamente borghesi. La famiglia dev'essere stata fondata col consenso dei genitori, della legge e del prete. Voi due vi legate insieme con un delitto. (Maria protesta.) Un delitto verso una donna ed un fanciullo ed un delitto non può fare le veci delle benedizioni.

MARIA (freddamente). Cosí dicono i preti.

TARELLI. Oh, Maria! Dimentica per un poco tutto quanto ti ho detto nella mia vita, perché non una delle mie teorie si adatta alla situazione che vuoi prepararti. Fin qui noi abbiamo corso il mondo, liberi, come gli uccelli dell'aria e indipendenti, senza obblighi né conseguenze. Dal nostro punto vista potevamo guardare sorridendo i nostri simili che per sentirsi felici e sicuri non hanno soltanto bisogno di piume e di fiori, ma pure di catene. Tu adesso vorresti vivere a modo loro. In tal caso non è ai miei passati insegnamenti cui devi rivolgerti, bensí alle leggi borghesi; senza delle quali non vi è famiglia. So bene come pervenisti alla determinazione di fuggire con quell'individuo. Non è amore il tuo, no. Come potresti sentirne per un simile animale?

MARIA (indignata). Oh, zio!

TARELLI. Un po' alla volta ti è piaciuta l'idea di avere anche tu una casa come questa, dei mobili come questi, della biancheria da riordinare, dei bambini da allevare. Tutte le donne prima o poi hanno di queste nostalgie, ma nella tua mente di artista il capriccio passerà presto, e la casa ti sembrerà troppo ristretta, i bambini, se ne avrai, troppo stupidi, la biancheria un imbarazzo. Come non intendi che tale vita non è fatta per te? Oh, io mi ci perdo!

MARIA. So che questa vita non è fatta per me. È con sacrificio ch'io l'offro ad Alberto, ma gliel'offro volentieri e lietamente, perché… l'amo.

TARELLI (fosco). Davvero? Ed è questa la ragione per cui, come già dissi, non sento piú di essere tuo zio.

MARIA. Oh, zio mio, non dire cosí. Vieni invece con noi! Io volevo proporti di seguirci. Vuoi vedere la lettera? Essa ti spiega quanto sarebbero stati importanti laggiú per me… la tua presenza, il tuo appoggio. Tanto importanti da significare la legittimazione del nostro nodo.

TARELLI. No. No. Giammai! Non vedi come mi offendi con tale proposta? Mi sento ad un tratto borghese anch'io da capo a piedi e la tua disonestà mi offende, mi nausea. Oh, Maria! Come può esserti accaduto di amare un animalaccio simile, che te poi, in fondo, non ama.

MARIA. Mi ama.

TARELLI (ridendo) Tu non conosci l'aspetto, il contegno di un uomo che ama. Per quanto legato alla sua famiglia, l'uomo innamorato non aspetta di venir messo alla porta della sua casa, ma l'abbandona risoluto egli stesso. Se questo Galli ti avesse amata, veramente amata, avrebbe sentito di essere capace di ammazzare moglie e figlio, e nemmeno allora ti avrebbe ancor meritata.

MARIA (ridendo). Avrebbe dovuto anche suicidarsi e tu, naturalmente, saresti stato contento.

TARELLI. Non ti ama. Dopo averti avvilita col suo amore, ti abbandonerà; e tu dovrai ricorrere nuovamente all'arte, che allora ti volterà le spalle anch'essa, perché l'arte non è una mala femmina, cui basti un solo invito, perché si dia; bisogna accarezzarla ed amarla lungamente per averne i piú piccoli favori. Tu avrai perduto quella serenità di coscienza e d'anima che rendevano tanto belle le tue interpretazioni; ed infine ti mancherà il mio appoggio, perché ciò mi darà semplicemente la morte.

MARIA. Oh, zio!

TARELLI. Dopo un disinganno simile non so come potrei continuare a vivere. Non avrei piú scopo. In te erano riposte le mie speranze, nel tuo avvenire l'ideale della mia vita. Ciò che non era riuscito a me, vedevo riuscire in te, ed io stavo a guardare affascinato e beato l'opera mia, quasi che in essa la mia vita si ripetesse, ma in forma piú bella, oh, tanto piú bella! E adesso capita un bottegaio qualunque a rovesciare il mio superbo edifizio. (Risoluto.) Ascolta, cara! Sei tu certa che, se la moglie di quel tuo Alberto facesse un cenno per richiamarlo, egli non si affretterebbe ad obbedire? E non ti lascierebbe partire per l'America sola?

MARIA. T'inganni. Vuoi leggere la lettera che mi scrive oggi, in cui mi comunica la sua risoluzione?

TARELLI. Non leggo i manoscritti di quell'individuo. E se li leggessi, per quanto ben scritti - il tuo Alberto deve anche avere una bella calligrafia - non mi commoverebbero. Che ora era fissata per la fuga?

MARIA. Io doveva partire sola per Brindisi da qui ad un'ora. Egli sarebbe partito questa sera.

TARELLI. Maria, per quanto ho fatto per te in questi ultimi dieci anni, vuoi accordarmi un piccolo, un ultimo favore? Dilaziona di qualche ora la tua partenza. Partirai questa sera insieme con lui e che Dio vi accompagni! Questa sera, te lo prometto, non farò piú alcun tentativo per trattenerti. Ma fino allora, promettimi, che non avrai alcuna comunicazione col tuo complice.

MARIA. Complice?

TARELLI Chiamalo come vuoi… Me lo prometti?

MARIA. Te lo prometto. Ma devi permettermi di avvertire Alberto.

TARELLI (dopo un istante di riflessione). Non farlo, te ne prego. Già per lui, non sarà che una bella sorpresa l'apprendere di dover fare con te anche il viaggio fino a Brindisi. Devi promettermi di non mettere piede fuori di quella stanza prima di questa sera. Sarà per te una seccatura, ma forse per me puoi sopportarla, vero?

MARIA. Sí, zio mio. Vedi che cerco in tutti i modi di renderti piú gradito il mio ricordo e di diminuire il rancore che, credo, mi serberai.

TARELLI. A te rancore? Oh, no. Ricordo, sí, come… per una morta rapita improvvisamente. Adesso va nella tua prigione, te ne prego!

MARIA (a Tarelli che suona il campanello). Che fai?

TARELLI. Chiamo la cameriera.

 

 

SCENA SESTA

AMELIA e DETTI

 

AMELIA. Il signore desidera?

TARELLI. Dica, per piacere, alla signora Giulia che per cosa di somma premura desidererei parlarle. L'attendo qui, o se la signora lo desidera, verrò io di là nelle sue stanze.

AMELIA. Subito, signore.

TARELLI (la trattiene). Io parto oggi (le dà del denaro). Mia nipote ed io siamo stati molto soddisfatti di lei.

AMELIA. Grazie, signore. Mi dispiace di non aver potuto dedicarmi esclusivamente al loro servizio, ma ho tanto da fare in questa casa.

TARELLI. Non importa. Adesso vada subito dalla signora Giulia.

AMELIA. Immediatamente. Grazie anche a lei, signorina. Sono stati troppo buoni.

MARIA. Povero zio! Mi dispiace veder che ti agiti tanto e… inutilmente.

TARELLI. A me non dispiace affatto. Mi sarebbe spiaciuto invece di non poter fare alcun tentativo per trattenerti. Almeno, non riuscendo, potrò sempre dare un po' di colpa a me stesso del tuo fallo, e ciò mi sarà un po' di conforto. Mi bastonerò da solo non potendo bastonare altri. Ma invece, se riuscissi nell'intento di far sí che il signor Alberto mancasse alla sua parola… tu, ne soffriresti?

MARIA (dopo una breve esitazione). No zio. Mi consolerei all'idea che, anche una volta, avrò fatto il tuo volere.

TARELLI (le bacia le mani). Grazie, grazie. (L'accompagna alla porta e Maria esce.)

 

 

SCENA SETTIMA

GIULIA e TARELLI

 

GIULIA. Mi ha fatto chiamare, signor Tarelli?

TARELLI. Sí, signora. Accadono delle cose molto strane in questa casa.

GIULIA. Strane davvero. Ma s'è per farmelo sapere, l'avverto che le conosco già.

TARELLI. Lo so. Anzi mi consta che le sapeva prima di me e non me ne disse nulla.

GIULIA. Io a mia volta credeva che le sapesse e… che fosse d'accordo.

TARELLI. S'ingannava e… mi offendeva. Ma non gliene faccio carico non potendo esigere stima da chi non mi conosce. Io, al contrario, credeva di conoscere lei, e mi sono ingannato. Mi sono ingannato, sí, sul suo conto.

GIULIA. Sentiamo che cosa credeva di me.

 

 

SCENA OTTAVA

GIORGIO e DETTI

 

TARELLI. Io credeva anzitutto che lei amasse suo marito, e mi sono ingannato; poi credeva che lei amasse suo figlio e mi sono ingannato ancora. Potrei sbagliare nel giudicarla in tal guisa, ma allora dovrei ricredermi su di un altro punto. Io la riteneva intelligente, mentre ora mi avvedo che in una fase tanto importante della sua vita lei agisce precisamente da persona che… non capisce niente.

GIULIA. La prego di credere ch'io ho amato mio marito ed amo mio figlio. Ne parli a mio marito ed egli le potrà levare ogni dubbio in proposito. Mi creda piuttosto poco intelligente, lo preferisco, piuttosto che credermi poco amante. Ma come, dica, avrei potuto agire diversamente? Che cosa potevo io in questa… disgraziata faccenda? Non ho colpa alcuna, perché non ho fatto alcun male. Ho assistito all'avvicendarsi di fatti imprevedibili ed ho creduto meglio di non dover intervenire.

GIORGIO. Cosí la consigliai io stesso, e non mi parve di averla consigliata male.

TARELLI. Oh, professore, lei qui? Ho tanto piacere di vederla, ma le sarei molto grato, se in questo colloquio lei non mettesse la sua parola. E non si mettesse in lotta con me. Io già conosco la sua opinione, la signora, pure, tant'è vero che tutte le assurdità commesse dalla signora Giulia, le furono suggerite da lei. Dunque lasci ora ch'io esponga le mie idee. La signora poi sceglierà fra i miei ed i suoi consigli.

GIORGIO. Non riconosco di aver suggerito delle assurdità.

TARELLI. Ma non è di ciò che dobbiamo discutere. Non perdiamo tempo. Io le chiedo soltanto di lasciarmi parlare. Vuol lasciarmi parlare?

GIORGIO. Parli pure.

TARELLI. Anzi, a dire il vero, io mi sentirei meglio, se volesse lasciarci soli, perché a quattr'occhi ci si intende piú facilmente. No? Rimanga, dunque. Ma, non piú una parola da parte sua! (A Giulia.) Signora! Lei è responsabile di tutte le cose qui accadute che lei vuol far credere di deplorare. Questo è ciò che voleva dirle.

GIORGIO. Ma lei dice una sciocchezza! La colpa ricade su tutt'altre spalle!

TARELLI. Lei mi ha promesso di tacere…

GIULIA. Mi può spiegare in qual modo io mi sia caricata di una sí grave responsabilità?

TARELLI. Lo ignora?

GIULIA. Sí, lo ignoro. E la scongiuro di spiegarmelo. Mia la colpa? (Agitatissima.) Se colpa è quella di essere stata troppo ingenua e fidente, allora sono stata, sí, veramente colpevole. Altra colpa in me non vedo…

TARELLI. Eppure, ne sono certo, l'unica responsabile è lei.

GIULIA. Ebbene si spieghi, dunque! Se lei saprà provare che in me ci sia anche una piccola colpa, andrò magari ad abbracciare Maria prima che parta, e mi congederò da Alberto chiedendogli scusa del male che gli ho fatto.

TARELLI. Non questo le chiedo. Chi ha fatto il male, ripari. Non è stata lei a scacciare suo marito, perché un imbecille qualunque è corso a riferirle che Maria si era lasciata baciare… una mano da lui?

GIORGIO. Una mano? La faccia… In bocca!…

TARELLI. Lei ha promesso di stare zitto!

GIULIA. Io non l'ho scacciato. Gli ho detto soltanto che i nostri rapporti avrebbero cambiato natura. Ci saremmo trattati come fratello e sorella. Potevo agire altrimenti?

TARELLI. E lei credeva di aver cosí rimediato a tutto e di aver vincolato a lei per sempre quel povero diavolo che avrebbe dovuto starle accanto in eterna ammirazione della sua dignità?

GIORGIO. Non era compito di mia sorella di rimediare al male che avevano fatto gli altri. Il suo compito si limitava a levarsi al piú presto da una posizione equivoca e penosa, punire in quanto stava nelle sue forze, chi aveva mancato ai suoi doveri; infine contenersi proprio come lei non vorrebbe: dignitosamente.

TARELLI. Ed ora seguendo i suoi consigli la signora si trova coll'aver salvato la dignità e nient'altro. Crede che le basti?

GIORGIO. A mia sorella deve bastare.

TARELLI. Ah, sí; deve bastarle, naturalmente, le basterà. Ma dica, signora. Non vede lei la diretta relazione che c'è fra le due determinazioni, quella, cioè, presa da lei verso suo marito, e quella presa da suo marito verso di lei?

GIULIA. No, non la vedo. Se mi avesse amata, se avesse amato mio figlio, avrebbe tentato di far dimenticare i suoi trascorsi e di riconquistare il mio affetto.

TARELLI. Ciò sarebbe stato dignitoso. Ma pare che a suo marito la dignità importi meno. Signora, io non posso convincerla, Lei ha la testa piena di parole altrui. Dignità… amor proprio… e che so io. E le offuscano il buon senso, questo l'ho capito subito. Se però suo marito al solo vederla si pentisse, cadesse ai suoi piedi, sarebbe pronta a perdonargli, definitivamente, stendendo un velo sul passato?

GIULIA. Mi sarebbe difficile, ma perdonerei.

TARELLI. Bene, professore, è d'accordo che, prima di dividersi, marito e moglie si rivedano ancora una volta?

GIORGIO. Ha parlato forse con mio cognato per sapere con tanta sicurezza che al solo vederla egli cadrà ai suoi piedi?

TARELLI. No. Non ho parlato con lui, ma credo di conoscerlo meglio di voi tutti. Ho insomma la convinzione che se gli fosse dato di parlare un'ultima volta con la signora, riconoscerebbe tutti i suoi torti e… mia nipote potrebbe partire in pace. Unica difficoltà che mi si presenta nel condurre a termine questa faccenda si è di far giungere marito e moglie a questo colloquio senza che da nessuna parte venga meno… la dignità. Vede, professore, che alla dignità ci penso anch'io.

GIORGIO. Non sta dalla parte di Alberto la difficoltà, poiché egli aveva chiesto di salutare sua moglie prima di partire, e Giulia vi si era rifiutata, temendo di non saper contenersi a dovere. Il difficile è di convincere Giulia…

TARELLI. Me ne incarico io. Lei vada a chiamare suo cognato. Sa dove si trova?

GIORGIO. Sí. Che te ne pare, Giulia?

GIULIA. Che venga. Non sarò certo io che mi opporrò ad un tentativo che possa conservare il padre al mio figliuolo.

GIORGIO. Sta bene. Vado a chiamarlo. Già al vostro colloquio sarò presente anch'io.

TARELLI. D'accordo. Li sorveglierà acciocché la dignità non soffra. (Giorgio via.)

GIULIA. La ringrazio di avermi fatto comprendere che il mio dovere è di sacrificarmi.

TARELLI. Sacrificarsi? Io voglio che lei sia felice!

GIULIA. Checché avvenga la mia felicità è distrutta per sempre… da sua nipote.

TARELLI. Da mia nipote? Pel momento non ho nessuna intenzione di difenderla, e capisco che mi sarebbe difficile. Però lei s'inganna, signora. Non so, se faccia bene o male ad aprirle gli occhi, ma conosco il cuore umano, per cui sono certo che il suo risentimento verso suo marito diminuirà, quando saprà che non è di Maria… o meglio che non è solo di Maria che ha da temere.

GIULIA. Cosa dice?

TARELLI. Devo proprio io farle sapere che suo marito non le è stato fedele mai nel senso con cui lei intende la fedeltà. Delle Marie, da quando Alberto è sposato, egli se l'è viste passare parecchie nella sua vita. Tutta roba che gli serviva di svago, senza ch'egli vi desse mai troppa importanza. Egli nemmeno credeva di mancare ai suoi doveri matrimoniali correndo dietro a qualunque gonnella che incontrasse nei suoi viaggi di affari. Lo confidò egli stesso a Maria subito dopo il nostro arrivo qui. Disgrazia volle che la gonnella incontrata in questo suo ultimo viaggio gli capitasse dritta dritta in casa.

GIULIA. E crede lei che questo diminuirà il mio risentimento verso mio marito?

TARELLI. Lei, signora, non ebbe mai alcun sospetto?

GIULIA. Nessuno, in verità. Ho sempre creduto ch'egli mi amasse quanto io l'amavo.

TARELLI. Né s'ingannava, sicuramente. Però mi figuravo che la pace fosse stabilita nella loro famiglia in tutto altro modo. Pensavo ch'ella fosse edotta di tutte le teorie di suo marito e che chiudesse uno, anzi tutti due gli occhi. (Gesto di protesta di Giulia.) "Beato lui e beata lei" pensavo. Cosí dunque è fatta la maglia, che a chi non la conosce fa tanta paura. La legge che la regola è rigida, ma i caratteri che la compongono hanno una dolcezza che può toglierle qualsiasi durezza. Cosí, e soltanto cosí si può naturalmente vivere l'uno accanto all'altro, amichevolmente e anche affettuosamente. Lei, signora, mi appariva quale l'immagine della purezza della famiglia, non solo, ma pure quale un'eroina nella dura lotta della vita. Conoscendo il cuore umano, comprendevo che non tutto il suo compito fosse facile e piacevole. A lei bastava, cosí mi sembrava, che il sacro suolo su cui ella moveva nella sua nobile attività restasse puro, incontaminato. Perciò, io pensava, Ella non agiva contro le tendenze del signor Alberto. Le bastava di sorvegliare ch'esse non si esplicassero in questo recinto… Tutto era bello qui, infatti… tranne, secondo me… la cameriera.

GIULIA. È un caso (con disprezzo) creda. Se crede ch'io mi degni di considerare quale mia rivale una cameriera, s'inganna.

TARELLI. Sí, lo so ora. Mi sono ingannato. Ma rivale? Chi dice rivale? Né secondo me né secondo suo marito lei non aveva rivali. Le altre donne erano altre donne, non rivali. Naturalmente, lei mi ha fatto ricredere, facendo procedere troppo oltre un'avventura, che si sarebbe risolta in limiti modesti. Il fatto che suo marito nelle gioie di novelli amori non saprebbe rimpiangere la famiglia perduta, pare la consoli, la tranquillizzi, e suo fratello, poi, sembra piú che soddisfatto di avere la sorella vedova prima della morte del cognato.

 

 

 

fancybarT.gif (5506 bytes)

fancybul.gif (2744 bytes)

fancybulsm.gif (614 bytes)        fancybulsm.gif (614 bytes)         fancybulsm.gif (614 bytes)

fancyhome3.gif (5051 bytes)

fancyback.gif (5562 byte)

fancynext.gif (5542 byte)

fancyemail.gif (5017 bytes)

Edizione HTML a cura di: [email protected]
Ultimo Aggiornamento:13/07/2005 23.38

fancylogo.gif (5205 bytes)
fancybul.gif (2744 bytes)
Top