fancyhome3.gif (5051 bytes) blushrosetit.gif (31930 bytes) fancyemail.gif (5017 bytes)

De Bibliotheca

Biblioteca Telematica

CLASSICI DELLA LETTERATURA ITALIANA

fancybarT.gif (5506 bytes)

L'avventura di Maria

ITALO SVEVO

Commedia in tre atti

fancybul.gif (2744 bytes)     fancybulsm.gif (614 bytes)    fancybul.gif (2744 bytes)    fancybulsm.gif (614 bytes)    fancybul.gif (2744 bytes)

fancybarB.gif (5659 bytes)

fancyback.gif (5562 byte)

fancynext.gif (5542 byte)

  

PERSONAGGI

 

ALBERTO GALLI, commerciante

GIULIA, sua moglie

MARIA TARELLI, violinista

IL SIGNOR TARELLI, zio di Maria

IL PROF. GIORGIO, fratello di Giulia

PIERO, figlio di Alberto e di Giulia

IL SIGNOR MAINERI, maestro di piano

IL SIGNOR CUPPI

AMELIA, la cameriera

 

 

 

fancybul.gif (2744 bytes)     fancybulsm.gif (614 bytes)    fancybul.gif (2744 bytes)    fancybulsm.gif (614 bytes)    fancybul.gif (2744 bytes)

 

ATTO PRIMO

 

Tinello in casa Galli.

 

SCENA PRIMA

ALBERTO che dorme su di una ottomana, GIULIA e GIORGIO

 

GIULIA (a Giorgio che entra). Pst! Piano, che dorme!

GIORGIO. Te l'avevo detto io che non c'era da impensierirsi! Eccolo là che dorme e il rimorso di aver tolto a te il sonno di una notte intera non lo inquieta punto.

GIULIA. Non ne ha colpa. Per distrazione ha perduto due treni. Telegrafò subito, ma per un caso malaugurato il dispaccio mi venne consegnato soltanto pochi minuti fa.

GIORGIO. Due treni ha perduto e i suoi dispacci da Firenze ci mettono ventiquattr'ore? Sono cose che non toccano che a lui! Fammi vedere il dispaccio!

GIULIA. L'ho gettato via.

GIORGIO. Perché non indirizzare un reclamo all'ufficio telegrafico? Io non tollererei per massima un simile disordine!…

GIULIA. Che vuoi che ora importi a me che mettano ordine in quell'ufficio? Chissà quanti anni trascorreranno prima ch'io abbia a ricevere un altro dispaccio!… Come dorme! (Guardando Alberto con affetto). Mi dispiace che presto dovrò destarlo per l'arrivo di Maria Tarelli e di suo zio… Senza conoscerli non li ama molto. Se incominciano poi dall'impedirgli il sonno, li amerà anche meno, e saranno poco gradevoli i giorni che Maria passerà con noi, perché franco e sincero com'è non saprà celare la sua antipatia.

GIORGIO. Spero che almeno non dirà loro in faccia che li ritiene per istrioni. A me indispone sentirlo parlare in tal modo di una grande artista.

GIULIA. Che vuoi farci! Alberto è un buon borghese che ci tiene alla sua vita regolare e non ama la gente nomade come Maria e suo zio.

GIORGIO. Sí, sí. (Con un po' di disprezzo.) È tuo degno marito!

GIULIA. Che vuoi farci! Siamo felici cosí. Tu sogni arte e scienza; noi vogliamo calma e felicità. Ritengo però che Maria finirà col conquistarsi le simpatie di Alberto… Delle tue può andar sicura… anche troppo! E bada, ch'io terrò gli occhi molto aperti!

GIORGIO. Non temere! Certo che parlare con Maria Tarelli mi divertirà meglio che con la gente solita che mi tocca frequentare qui. Però non ho tempo da perdere, io, e devo riservarmi ad altre cose.

GIULIA. Maria è molto bella; è inoltre distinta e cara. All'infuori di certi accenti bruschi, maschili, sorprendenti nella sua voce, ch'è adorabile, troverai in lei una dama.

 

 

SCENA SECONDA

AMELIA, PIERO e DETTI

 

AMELIA. C'è fuori un signore che vuol parlare col signor Alberto.

GIULIA. Pst! Va a vedere tu, Giorgio! (Giorgio via.)

PIERO. Mamma, papà non ti ha detto niente del regalo?

GIULIA. No. Gliene parleremo allorché si sarà svegliato. Zitto, ora!

ALBERTO (svegliandosi si guarda intorno con sorpresa). Mi pareva di essere ancora in viaggio… Quanto tempo ho dormito?

GIULIA. Circa due ore. Il sonno, no, non lo hai perduto…

ALBERTO. Hai ragione di farmene un rimprovero. Dopo quindici giorni di assenza doveva bastare la vista della mia cara moglie per tenermi desto. Ma sono precisamente i quindici giorni di fatiche che mi fanno essere cosí. Ho faticato molto. (Stirandosi.)

GIULIA. C'è fuori un signore che domanda di te. Amelia, chiama il signor Giorgio.

ALBERTO (ancora assonnato). Chi domanda di me?

GIULIA. Non lo so; Giorgio ce lo dirà. (Siede accanto a lui e attira a sé Piero.) Piero chiedeva se gli hai portato qualche dono.

ALBERTO (dapprima sorpreso). Un dono? Ah, sí… Me ne sono dimenticato.

GIULIA (sorpresa ed offesa). Davvero?

ALBERTO. Ho pensato di fare tale acquisto qui, ove tutto è piú a buon mercato.

PIERO. Allora potrò scegliere io? (Alberto lo bacia ridendo.)

GIULIA. Avrei preferito che tu avessi fatto tale acquisto fuori. Sarebbe stata una prova che anche lontano da noi, ci pensi egualmente.

ALBERTO (scherzosamente). Io non ci ho mica pensato che il dono a Piero poteva valere per te quale una prova del mio affetto. Altrimenti gli avrei portato non uno, ma dieci doni.

PIERO. Dieci doni! Peccato che tu non ci abbia pensato!

ALBERTO. Bravo Piero! Tu trovi sempre la parola giusta.

 

 

SCENA TERZA

CUPPI, GIORGIO e DETTI

 

GIORGIO. Si accomodi. (Presenta.) Il signor Cuppi, mia sorella, mio cognato Alberto Galli…

CUPPI (esageratamente cortese). Ho tanto, tanto piacere. (Stringe la mano a Giulia, poi ad Alberto.) Li conosco di vista da parecchio tempo, e sempre mi auguravo di fare una conoscenza piú intima… (correggendosi)… sí… piú vicina, piú vicina, sí. Ora l'occasione si è presentata, perché io attendo i signori Tarelli.

ALBERTO. Ah, cosí? Sono raccomandati a Lei? Non avranno piú bisogno di noi?

CUPPI. No, no. Non sono raccomandati a me. Ma come? Loro non mi conoscono affatto? Bisognerà che mi presenti da me? Non sanno ch'io sono l'amico degli artisti? Se non faccio altro io a questo mondo! Come si fa ad abitare questa città e non conoscermi! Oso asserire, sí, oso, che in questa città di provincia io sono la cosa… la persona piú preziosa per gli artisti. Sono loro servo devoto e li aiuto in tutto quello di cui possono abbisognare. È una occupazione che rende poco, ma che fa passare magnificamente, sí, gradevolmente la vita. La Ristori diceva di questa città: Di bello non c'è che la statua a Dante e Cuppi; paragone che non calza perfettamente, perché io servo a qualche cosa… a molto, anzi. Peccato che i signori Tarelli trovino qui l'alloggio pronto; ne avevo uno bellissimo da porre a loro disposizione, una vera occasione.

ALBERTO. Se preferiscono quello che si servano.

GIULIA. Ma Alberto! (Poi a Cuppi.) Ho promesso a Maria di tenerla con me. Viene qui piú allo scopo di vedermi che di dare quei due concerti.

CUPPI (ammirandola). Era proprio amica Sua intrinseca?

GIULIA. Ma sí. Amica di collegio.

CUPPI. Tanto giovane e in poche settimane è divenuta famosa. Tutti i giornali parlano di lei.

 

 

SCENA QUARTA

AMELIA e DETTI. Poi MAINERI, TARELLI e MARIA

 

AMELIA. Sono qui, ma in tre.

ALBERTO. In tre? Vanno aumentando continuamente.

AMELIA. Una signora e due signori. Sono giú dinanzi alla porta di casa.

CUPPI. Vuole che li vada a chiamare io?

MARIA (entra seguita da Maineri e Tarelli). Ne parleremo piú tardi… E Giulia? Come stai? (La bacia affettuosamente.) Uh, che pezzo di donna! Hai il volume che in passato avevamo in due. Sei cambiata, molto cambiata. Sempre una bella persona, ma non sei piú quella. Che peccato! Io che sperava di ritrovare in te quella mia antica dolce amica cui mi piaceva tanto di fare del male per vedere fin dove arrivasse la sua indulgenza. Certo hai perduto quell'indulgenza. Chissà quanto cattiva sarai divenuta invecchiando!

GIULIA. Tu sei sempre la stessa coi tuoi occhi seri e dolci. (Presentando.) Mio marito…

ALBERTO (con lieve sorpresa). Signorina!…

MARIA (ridendo dopo un istante di sorpresa). Ooh… Una vecchia conoscenza!

ALBERTO. Infatti abbiamo fatto una parte di viaggio insieme. Da Bologna a Firenze.

MARIA. Ancona, cioè…

ALBERTO. In Ancona non sono stato questa volta. (Un po' confuso.)

MARIA (sorpresa). Ah, cosí?

ALBERTO (a Giulia). L'altr'ieri siamo stati insieme… Da Bologna a Firenze.

MARIA (molto sorpresa). L'altr'ieri?

GIULIA. E non vi siete conosciuti?

MARIA. Non ve n'è stata l'occasione.

ALBERTO (cortesemente a Maria). Ha fatto buon viaggio?

MARIA (freddamente). Sí, grazie.

GIORGIO (a mezza voce, fra sé). Strano! Ella è stata con lui in Ancona; egli, invece, non si rammenta che di essere stato a Firenze.

GIULIA (presentando). Mio fratello Giorgio, professore di Liceo…

GIORGIO. Ho tanto piacere di fare la sua conoscenza! Ne chieda a mia sorella. Contavo i giorni che mancavano al suo arrivo qui, perché per me è una vera fortuna che la casa di mia sorella divenga un po' artistica.

MARIA. Grazie del complimento, ma non posso accettarlo. Non rendo mica artistici i luoghi che tocco!

GIULIA (a Maria). Bisogna sapere che mio fratello, oltre che professore, è artista e dotto. Si occupa di storia patria.

MARIA. Anche questo paese ha una storia?

TARELLI (intervenendo). Ma che dici, Maria? Offendi i signori, e poi ti sbagli. Questo paese? Non è per di qua che sono passati i Romani?

GIORGIO. Questa è una colonia romana.

TARELLI. Naturalmente, Maria, ti sei dimenticata di presentarmi

MARIA. Mi pareva non occorresse. Mio zio, Giulio Tarelli.

TARELLI (stringendo la mano a Giulia)… il quale accetta con gratitudine l'ospitalità che gli è stata tanto gentilmente offerta. (Poi ridendo ad Alberto). Veramente, peccato che a Bologna nessuno ci abbia presentati. Avremmo fatto molto piú gradevolmente il tratto fra Bologna e Firenze, poiché quello è il tratto che abbiamo percorso insieme.

MAINERI. Signorina, io debbo andarmene. Io sono legato alle mie lezioni…

MARIA. Incatenato, mi pare, addirittura. Rimanga soltanto un istante ancora che la presenti ai padroni di casa, poiché lei dovrà venire qui spesso per causa mia. Il professor Maineri che gentilmente si è offerto di accompagnarmi al piano nei due concerti che ho da dare qui.… Ha avuto la gentilezza di venirmi a ricevere alla stazione.

GIULIA. Ci sarei venuta anch'io, se mio marito non fosse stato ancora molto stanco del viaggio.

MARIA (abbracciandola). Oh, non avevo mica l'intenzione di farti un rimprovero! Perché ridi?

GIULIA. Perché hai conservato quel tuo ooh maschile che in collegio ci piaceva tanto.

MARIA. Delle cattive qualità non ne ho perduta nessuna.

MAINERI. Col suo permesso io ritornerò qui domattina.

MARIA. E la ringrazio. Mi piace tanto di trovare al mio arrivo in una città, alla stazione, dei volti amici.

MAINERI. Non ha di che ringraziare. Due mesi fa ho assistito ad un suo concerto a Milano, e mi è nato in cuore il desiderio di sedere io una volta al pianoforte e accompagnare quel suo violino che da sé solo è una vera orchestra. Quasi quasi compio un voto. A domattina!

TARELLI. Scusi, signor professore Giorgio, (subito amichevolmente) Ella, quale professore di belle lettere, se bene ho udito, dovrebbe pur conoscere qualche critico musicale in questa città.

GIORGIO. No, affatto. Vivo a scuola e in casa, e con giornalisti non ebbi finora nulla da fare. È gente che a me non piace.

TARELLI. Peccato! Di solito sono i critici che vengono a cercare di noi, ma capisco che qui toccherà a noi di cercare loro. Le faccio del resto i miei complimenti se non conosce dei giornalisti. Anch'io, se potessi, farei a meno di loro. Canaglie! Però dico "peccato" per il caso nostro. Non conosce neppure nessuno che pratichi dei giornalisti? Eh! Già. Capisco. Non volendo aver che fare con giornalisti è bene tenersi lontano da chi li pratica.

CUPPI. Son qua io! È proprio il momento di presentarmi. Critici musicali? Ma io li conosco tutti. Uno cioè, che però è l'unico. Valzini. Vado a chiamarlo.

ALBERTO (ridendo). Ce n'eravamo dimenticati. Il signor Cuppi, amico degli artisti…

CUPPI. La presentazione è completa. Non c'è piú nulla da dire sul mio conto. Amico degli artisti! Dalla Ristori alla grande riformatrice del teatro moderno, la Mara, di tutti… di tutte sono stato o sono amico.

TARELLI. Ha nominato solo gli artisti drammatici. Si dedicherà poi col medesimo zelo ai musicisti?

CUPPI. Solo ai violinisti. Ho una passione speciale io pel violino, per il re degli istrumenti! Non amo i sonatori di piano e neppure il nostro pubblico li ama, a quanto ho potuto osservare. Ho già conquistato dei titoli di benemerenza per i violinisti. Il celebre Janson ch'è stato qui due mesi fa, mangiò, alloggiò e quasi quasi anche suonò col mio aiuto.

TARELLI. Janson è stato qui?

CUPPI. Ma sí, non lo sapeva?

TARELLI. E quale successo si ebbe? (Piccola pausa.)

CUPPI. Perché celarlo? Enorme. Molto grande. Per otto giorni la città non si occupò che di lui; il teatro era pieno zeppo e vi erano rappresentate tutte le classi sociali… o quasi. Janson era un ospite ricercato da tutte le famiglie della città. I poeti gl'indirizzavano versi, i giornalisti articoli di fondo. Partendo mi disse che avrebbe voluto essere nostro concittadino, naturalmente… se non fosse stato svedese.

TARELLI. Allora, poveri noi, nevvero?

CUPPI. Oh, no. Al contrario, onorando Janson la città dimostrò quanto apprezzava il vero merito e saprà dimostrarlo anche per la signorina.

TARELLI. Valzini è molto reputato in città?

CUPPI. Moltissimo. Si racconta che autori principali, come Verdi e Wagner, (pronunzia Wagner all'italiana) quel tedesco, leggano sempre le sue critiche…

TARELLI (a mezza voce, con gesto espressivo). Scusi, in confidenza,… bisogna ungere?…

CUPPI. Ah, no. Da noi non ne troverà di questo stampo. Valzini è ricco, ossia ha tutto il denaro di cui abbisogna. È gentile però ed una parola mia servirà a sufficienza. Ma denaro… denaro… ohibò!

TARELLI. Ho chiesto per la buona regola. Naturalmente che s'è ricco e stimato da Wagner (imita Cuppi) non si lascerà pagare.

CUPPI. A rivederci. In mezz'ora o poco piú ritorno con Valzini.

GIORGIO (congedandosi). Signorina, interverrò anch'io, se permette, alle prove di domani, quantunque io non sia molto musicale. Anzi, io, e con me parecchi scrittori moderni, siamo contrari alla musica. Tuttavia me ne interesso.

MARIA. Con tali premesse, certo, io non ci tengo molto ad essere onorata della sua presenza. Ad ogni modo, se verrà, suonerò lo stesso. (Giorgio via.)

GIULIA. Perché lo tratti cosí? Egli ti tratta con una deferenza che non puoi apprezzare, perché non sai com'egli tratti gli altri.

MARIA (abbracciandola con effusione). Oh, se sapessi, quanto felice mi renda il sapermi trattata bene da te! Se lo vuoi, farò dei complimenti anche a tuo fratello, quantunque le persone antimusicali non mi piacciano.

GIULIA. Sai pure che non bisogna tener conto di tutto ciò che dicono i dotti.

TARELLI. Lasciamo qui queste valigie?

GIULIA. No. Le farò trasportare nella stanza a Lei destinata. Amelia!

TARELLI. Non si scomodi! Le posso portare io stesso. Dov'è la stanza?

GIULIA. Di qua. In fondo a questo corridoio. (Via.)

TARELLI. Mi dispiace incomodarla (La segue.)

 

 

 

 

fancybarT.gif (5506 bytes)

fancybul.gif (2744 bytes)

fancybulsm.gif (614 bytes)        fancybulsm.gif (614 bytes)         fancybulsm.gif (614 bytes)

fancyhome3.gif (5051 bytes)

fancyback.gif (5562 byte)

fancynext.gif (5542 byte)

fancyemail.gif (5017 bytes)

Edizione HTML a cura di: [email protected]
Ultimo Aggiornamento:13/07/2005 23.46

fancylogo.gif (5205 bytes)
fancybul.gif (2744 bytes)
Top