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De Bibliotheca

Biblioteca Telematica

CLASSICI DELLA LETTERATURA ITALIANA

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Appendice prima
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Inferiorità

ITALO SVEVO

[TERZO]

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ALBERIGHI.       Com'è avvenuto? Io voglio saperlo. (Afferra Giovanni per le spalle e lo guarda negli occhi.) Parla! Io voglio sapere come tu potesti far questo.

GIOVANNI.         Non so! Non so!

ALBERIGHI.       Il colpo partí per caso, per sbaglio? Dillo! Io voglio crederti, io non ho altro desiderio che di poter crederti.

GIOVANNI          (pensando intensamente). Per sbaglio?

SQUATTI             (traballando verso…). Vedi come ho fatto bene io di consegnare il portafoglio? Non sapevi tu con chi avevi da fare.

ALBERIGHI.       Vuoi tacere tu, ubbriacone?

GIOVANNI.         Dica dica Lei, conte Alberighi, può partire per sbaglio un colpo da quest'arma perfetta che io conosco? Lo crederanno gli altri, i giudici?

ALBERIGHI        (esitante). Se io lo crederò, lo crederanno tutti.

GIOVANNI          (ancora esitante). Ebbene… (Poi risoluto.) Ma io non posso. Vedo tutto ora io. Mi esamineranno, mi esamineranno come fa Lei ora ed io non saprò mentire. Come mi guarda, io capisco ch'Ella indovina tutto. Mi diriga, mi aiuti Lei.

ALBERIGHI.       Io voglio aiutarti, ma solo se sei innocente. Dimmi come avvenne. Ma la verità, l'esatta verità.

GIOVANNI          (cadendo sulle ginocchia). Ebbene. Io volevo fare tutto quello che Lei mi disse di fare. Esattamente. E lui non cedette e minacciò. Non so come ciò avvenne. Fui preso da un odio folle. E mirai al cuore. E tirai proprio volendo colpire. Colpii. Colpii bene. E subito dopo fui spaventato della mia follia.

ALBERIGHI.       Qui, davanti a questo cadavere: puoi dire che tu non avesti una tale intenzione, e che ora daresti la tua vita per restituire il fiato a quel disgraziato?

GIOVANNI.         Oh, questo posso dire e giurare.

ALBERIGHI        (inquisitivo). Dillo a lui, dillo a questo cadavere.

GIOVANNI          (piangendo). Oh, padrone! Voi mi sentite: Io darei la mia vita. E perché non potrei darla? (Si leva e cerca di raggiungere la rivoltella.)

ALBERIGHI.       Ferma! (Lo arresta.) A me basta. Io ho la convinzione della tua sincerità. Non domando altro. Adesso possiamo vivere insieme e presentarci ai giudici di questo mondo, io forte (con un gesto di disprezzo) e tu, poverino, debole, ambedue legati alla verità.

GIOVANNI          (trattenendo un movimento di gioia). Ma voi non ci entrate, signore. Voglio sopportare io tutto. Voi non uccideste.

ALBERIGHI.       Ti ringrazio ma io appartengo accanto a te. Se le colpe saranno misurate giustamente io non so chi di noi due avrà la punizione maggiore.

GIOVANNI.         Grazie! Grazie! (Vuole baciargli la mano.)

ALBERIGHI.       Lascia stare. Non mi devi altro che odio tu, poverino.

GIOVANNI          (rilevandosi). È vero dunque ch'io sono innocente? Io lo sentivo, ma ora… È certo che io non avrei fatto questo se voi non foste venuto a me con una simile proposta.

ALBERIGHI.       Sei innocente ma hai assassinato. Nessuno può cancellare il tuo delitto ed è proprio tuo quel delitto. Io ho un'altra colpa che io so esattamente quale sia: Non avrei dovuto metterti in mano quel giocattolo. Son giocattoli cotesti fatti solo per adulti.

(Si parla da tutti dell'incidente del vecchio con ammirazione invece che con sdegno.)

 

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Edizione HTML a cura di: [email protected]
Ultimo Aggiornamento:17/07/2005 20.24

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