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CLASSICI DELLA LETTERATURA ITALIANA

NUOVA CRONICA

Tomo Secondo

Di: Giovanni Villani

 

LIBRO DECIMO (289-356)

CCLXXXIX
Come Castruccio volle fare uccidere il conte Nieri di Pisa.
Nel detto anno MCCCXXIIII, dì XX di marzo, Castruccio signore di Lucca mandò suoi assessini in Pisa per fare uccidere il conte Nieri e più altri maggiorenti che reggeano la città, perché non si voleano tenere a sua lega; i quali presi, furono distrutti: onde crebbe maggiormente la mala volontà da·llui a quegli che reggeano Pisa.
CCXC
Come nuova moneta picciola si fece in Firenze.
Nell'anno MCCCXXV, in calen di aprile, si fece in Firenze nuova moneta picciola de la lega e peso dell'altra, mutando il conio con san Giovanni più lungo, e 'l giglio mezzo a la francesca, sanza fioretti, però che l'altra era molto falsificata. Ma molti indovinarono che non dovea bene avenire a la città, avendo levati i fioretti dentro a' gigli, come sempre erano stati.
CCXCI
Di miracolosa neve che venne in Toscana.
Nel detto anno, a dì XI d'aprile, in tutta Toscana cadde una grande neve molto piena, e durò per più di quattro ore; non si prese nella città, ma di fuori per tutto; e credettesi ch'avesse guaste tutte le frutta e tutte le vigne, e non fece quasi danno niuno.
CCXCII
Come Castruccio ordinò tradimento in Firenze.
Nel detto anno MCCCXXV, del mese d'aprile, Castruccio signore di Lucca, sentendo che' Fiorentini s'apparecchiavano di fargli guerra, fece cercare tradimento in Firenze, e in Pistoia, e in Prato per rompere l'ordine de' Fiorentini. In Firenze per uno suo famigliare, ch'era congiunto di Tommaso di Lippaccio di messer Lambertuccio Frescobaldi, il quale Tommaso cercò di corrompere le masnade francesche con uno messer Cristiano monaco, il quale il papa avea dato a' Franceschi per loro penitenziere, e ch'egli assolvesse colpa e pena. Questi con uno cavaliere de la bandiera di messer Guiglielmo di Nore seguirono il trattato; e prometteano il detto messer Guiglielmo e messer Miles d'Alzurro conastaboli, e degli altri, tornare da Castruccio. Il quale trattato si scoperse: e ancora che 'l detto Tommaso dovea rubellare al Comune di Firenze Capraia e Montelupo. Furono presi il detto monaco e 'l detto cavaliere: Tommaso si fuggì. E ritrovato il tradimento, al detto cavaliere fu tagliato il capo, e 'l detto monaco in perpetuale carcere, e Tommaso condannato come traditore, e disfatti i ben' suoi; e messer Guiglielmo di Nore si scusò ch'era malato, e disse che non sentì il trattato, ma veramente ne fue colpevole, come innanzi si scoprì. Il trattato di Prato era per messer Vita Pugliesi cavaliere della terra. Scopersesi, e furonne dicapitati, ed elli e' suoi cacciarono di Prato. A quello di Pistoia diede compimento, come innanzi farà menzione.
CCXCIII
Come alcuno accordo fu tra gli eletti de la Magna.
Nel detto anno e mese d'aprile il dogio di Baviera eletto re de' Romani trattato fece di pace con Federigo dogio d'Osterlicche simigliante eletto, il quale avea in sua pregione, e co' suoi fratelli sotto certi patti, faccendogli rinunziare a la sua lezione dello 'mperio, salvo che 'l duca Lupoldro suo fratello non volle aconsentire al detto accordo, ma s'alegò colla Chiesa e col re di Francia, e facea gran guerra al detto eletto di Baviera; e però non si compié allora il detto trattato, ma poi per certo modo, come diremo innanzi nel... capitolo.
CCXCIV
Come Castruccio signore di Lucca ebbe la città di Pistoia.
Nel detto anno, domenica mattina anzi il giorno, dì V di maggio MCCCXXV, messer Filippo de' Tedici che tenea Pistoia diede compimento al suo tradimento, che mise in Pistoia Castruccio signore di Lucca con tutta sua gente, e corse la terra; e' soldati che v'erano a la guardia per gli Fiorentini, e altri Guelfi della terra che si levarono a la difensione de la terra, furono presi e morti, e tolto loro l'arme e' cavalli. Sentendosi la novella in Firenze, non però al certo, ch'al tutto fosse perduta la terra, faccendosi per lo Comune e popolo una grande festa, che la mattina aveano fatto cavaliere uno Pietro Landolfi da Roma esecutore degli ordini della giustizia del popolo, e Urlimbacca conastabole tedesco, per loro meriti, e essendo i priori co' detti cavalieri novelli e tutte signorie, e buona parte de la migliore gente di Firenze, a tavola a mangiare nella chiesa di San Piero Scheraggio, ove si faceva la corte, s'abbatterono le tavole, e ogni gente fu a l'arme, e cavalcossi infino a Prato, credendo che parte de la terra si tenesse, per aiutarla ricoverare. Sentendo il vero, come al tutto per lo detto tradimento era perduta, si tornarono in Firenze con gran dolore e tema. Di questo tradimento ebbe il detto messer Filippo da Castruccio Xm fiorini d'oro, e la figliuola del detto Castruccio per moglie; e incontanente Castruccio vi fece cominciare a murare uno grande castello dentro a la città da la porta Lucchese in sul prato di Pistoia. E intanto di questa perdita di Pistoia s'ebbono a riprendere i Fiorentini, che più volte avrebbono avuta la signoria de la terra dal detto messer Filippo, dandogli la detta somma di moneta, o meno; ma per certi trattatori fiorentini, o volendolo ingannare, o della detta moneta per loro propietà guadagnare, non si compié il trattato; ma trattando più volte cercarono via, e feciono fare cavalcate infino a Pistoia per torre la terra, onde il detto messer Filippo con disperato tradimento si condusse a darla a Castruccio; la qual cosa fu cominciamento di molti mali e pericoli che ne seguirono a' Fiorentini e a parte guelfa in Toscana. E il dì medesimo apparve in aria due cerchietti congiunti così: (, di due colori, quasi a modo d'arco, apparenti molto, e duraro assai; onde si disse per molti che non era sanza grande significazione di future novitadi.
CCXCV
Come messer Ramondo di Cardona venne in Firenze per capitano di guerra.
Nel detto anno, il seguente dì che si perdé Pistoia, dì VI di maggio, in su la terza giunse in Firenze subitamente messer Ramondo di Cardona eletto capitano di guerra per gli Fiorentini, che venia da corte per mare per la via da Talamone, onde i Fiorentini si riconfortarono molto; e il dì medesimo in sul vespro giurò l'uficio in su la piazza di San Giovanni, con grande trionfo e parlamento. E incontanente i Fiorentini cavalcarono e puosono assedio al castello d'Artimino, ch'era de' Pistolesi, e di poco tempo rimurato e afforzato per gli Pistolesi.
CCXCVI
Come il duca di Calavra con grande armata andò sopra la Cicilia.
Nel detto anno, a dì VIII di maggio MCCCXXV, Carlo duca di Calavra e figliuolo primogenito del re Ruberto, apparecchiata una grande armata di CXX galee e uscieri, e legni di carico in grande quantità, con MMD cavalieri e popolo grandissimo, si partì di Napoli per andare in Cicilia; ma per contrario tempo dimorò a l'isola d'Ischia infino a XXII dì di maggio; poi fatta vela arrivò a Palermo il dì de la Pentecosta, dì XXVI di maggio, e puose assedio a la detta città di Palermo, e dièvi più battaglie di dì e di notte, e faccendo minare de le mura, ma niente v'aquistò altro che di guastarla intorno, e dimoròvi a l'assedio infino a dì XVIII di giugno. Poi partita l'oste, al terzo dì rovinarono delle mura di Palermo più di CCC braccia da la parte ov'era stata l'oste. Nota a che pericolosa fortuna furono i Palermitani, e come fu corta la felicità del duca. E partito il duca, fece la via per terra da Coriglione con sua oste, e 'l navilio per mare, guastando Trapali e tutto il paese d'intorno, e tutta Valle di Mazzara, e poi Seragosa e Cattania, e poi a dì VII d'agosto si puose a Messina da la contrada detta Taurnabianca, infino presso a la città a II miglia, guastando tutto sanza riparo o contasto nullo. E a dì XX d'agosto si partì dell'isola sano e salvo con tutta sua oste e navilio, e arrivò in Calavra; e a dì... di... tornò in Napoli.
CCXCVII
Di segno ch'apparve in aria.
Nel detto anno, dì XXI di maggio, dopo il suono de le tre venne uno grandissimo tremuoto in Firenze, ma durò poco, e la sera vegnente, XXII di maggio, uno grandissimo raggio di vapore di fuoco si vide volare sopra la città, e chi sentì e vide i detti segni dubitò di futuro pericolo e novità.
CCXCVIII
Come i Fiorentini ebbono il castello d'Artimino.
Nel detto anno, dì XXII di maggio, s'arrendé il castello d'Artimino a l'oste de' Fiorentini, salve le persone, vegnendo quegli che v'erano dentro presi a Firenze, che furono CCVII tra terrazzani e Pistolesi: ma poi furono lasciati, e fecionsi abattere le mura e le fortezze, e recossene la campana del Comune d'Artimino.
CCXCIX
Come la gente del marchese de la Marca fu sconfitta a Osimo.
Nel detto anno MCCCXXV, a dì XXX maggio, essendo l'oste del marchese de la Marca intorno di Vc cavalieri e popolo grande d'intorno e guastando la città d'Osimo, quegli di Fermo e di Fabbriano venuti chiusamente la notte dinanzi in Osimo, e l'oste de la Chiesa essendo sparti al guasto, assaliti da quegli d'Osimo, furono sconfitti; onde vi rimasono di quegli della Chiesa più di CC a cavallo, e più di M a piè tra morti e presi.
CCC
L'apparecchiamento dell'oste de' Fiorentini.
Nel detto anno, a dì VIII di giugno, i Fiorentini ordinaro di fare oste sopra Pistoia e contra Castruccio signore di Lucca: diedono loro insegne d'oste, e puosolle a San Piero a Monticelli. Castruccio sentendo ciò, non istando ozioso, a dì XI di giugno uscì di Pistoia, e venne in sul castellare del Montale, e quello con istudio fece riporre e afforzare. I Fiorentini sentendo ciò, mercolidì mattina, a dì XII di giugno, feciono cavalcare messer Ramondo di Cardona capitano di guerra con tutti i soldati a Prato, e il giuovidì vegnente cavalcarono tutte le cavallate di Firenze, e ogni gente, popolo e cavalieri, e sonando le campane del Comune: intra l'altre sonava una campana che fu già del castello del Montale recata per gli Fiorentini quando l'aquistarono; cominciando a sonare si ruppe, onde per molti si dubitò di segno di mala fortuna. Ma perché cresce materia di grandi cose da' Fiorentini a Castruccio, lasceremo ogn'altra ricordanza d'altre novità di diversi paesi infino che sia tempo e luogo, per seguire ordinatamente quelle de' Fiorentini. E prima faremo menzione dell'ordine dell'oste, che mai per lo Comune di Firenze per sé propio no·lla fece maggiore, sanza aiuto d'amistà; che della città v'andarono IIIIc cavalieri di cavallate de' migliori della città, grandi e popolani, che co·lloro compagni furono più di Vc uomini a cavallo d'arme ben montati, che più di C erano a grandissimi destrieri. Soldati avea, e vi furono XVc che bene VIc erano Franceschi, con più grandi signori e gentili uomini, e CC Tedeschi molto buona gente e isprovata, e CCXXX n'avea messer Ramondo di Cardona capitano dell'oste tra·llui e 'l suo maliscalco, ch'avea nome messer Bornio di Borgogna, che i cento erano Borgognoni e gli altri Catalani. E oltre a' detti soldati n'avea da CCCCL tra Franceschi, e Guasconi, e Fiamminghi, e Provenzali, e Italiani, iscelti di tutte le masnade vecchie, pochi per bandiera. Gente a piè furono tra contadini e cittadini più di XVm bene armati; ed ebbono i Fiorentini in loro oste VIIIc e più trabacche e padiglioni e tende di panno lino; e andavano con una campana in sul carro, al suono de la quale si mutava l'oste e s'armava; e non era nullo dì, che non costasse a' Fiorentini IIIm fiorini d'oro e più. E aveva nella detta oste, tra cittadini e signori forestieri, più di CCC grandissimi destrieri di valuta da CL fiorini d'oro in su, tutti a briglie, e tra ogni cavallo, ronzino e somieri, più di VIm, sanza quegli dell'amistadi che vennono poi.
CCCI
Come l'oste de' Fiorentini andò a Pistoia, e come presono il passo della Guisciana.
Nel detto anno MCCCXXV, lunidì, dì XVII di giugno, così nobile oste e così fornita, agiuntivi CC cavalieri di Siena, si partirono di Prato, e puosonsi ad Agliana a campo in su quello di Pistoia, guastandogli intorno da le più parti, abattendo molte fortezze e con gran prede, e mutandosi per sei campi, e il dì di san Giovanni feciono correre palio di sciamito velluto presso a la porta di Pistoia. Castruccio essendo dentro a la terra di Pistoia con VIIc cavalieri e popolo grandissimo, non s'ardì a uscire fuori a nullo avisamento, ma intendea pure a la guardia della terra. Poi a dì IIII di luglio si puose l'oste a Tizzano, e a quello messer Ramondo fece rizzare dificii e cominciare a cavare da più parti, faccendo vista di volere il castello; e così stando, a dì VIIII di luglio messer Ramondo e 'l suo consiglio de' capitani dell'oste feciono la notte dinanzi cavalcare il suo maliscalco con Vc cavalieri de' migliori dell'oste a Fucecchio; e acciò che Castruccio non si prendesse guardia, la notte medesima fece un'altra cavalcata presso a Pistoia, guastando. Giunti i detti cavalieri a Fucecchio cogli usciti di Lucca, ch'erano da CL a cavallo e a piè assai, e dell'altre castella di Valdarno gente assai, ond'erano capitani messer Attaviano Brunelleschi e messer Bandino de' Rossi di Firenze, apparecchiato uno ponte di legname, la notte vegnente di furto per loro fu posto in su la Guisciana al passo di Rosaiuolo, e chiavato; e passati i detti cavalieri e popolo assai di là, anzi che quegli di Cappiano e di Montefalcone se n'accorgessono. E poi quel dì medesimo, dì X di luglio, messer Ramondo con tutta l'oste subitamente si partiro dall'assedio di Tizzano e valicarono il poggio del monte di sotto, e la sera medesima furono acampati cogli altri cavalieri prima andati di là da Guisciana intorno al castello di Cappiano, che fue uno bello e proveduto e sùbito acquisto di guerra, che mai per forza né per altro modo quel passo non s'era potuto acquistare per gli Fiorentini. Castruccio ciò sentendo, e appena credendolo, come stordito si partì di Pistoia con tutti i Pistolesi, lasciando la terra fornita di sua gente, e venne in Valdinievole, e si puose in su Vivinaia con sua oste; e mandò per soccorso a Lucca e a Pisa e a tutti i suoi amici, il quale ebbe dal vescovo d'Arezzo CCC cavalieri, e de la Marca e di Romagna CC, e di Maremma da' conti a Santa Fiore e altri baroncelli ghibellini da CL; sì che si trovò da XVc di cavalieri e popolo grandissimo, e in su Vivinaia e Montechiaro, e i·lluogo detto il Cerruglio s'afforzò, e ripuose Porcari, e fece fare uno fosso dal poggio al padule, e steccare e guardare con molta sollecitudine di dì e di notte. Ma da' Pisani nullo aiuto ebbe, perché il conte Nieri e quegli che reggeano la terra si teneano suoi nimici, per quello ch'egli avea operato contra loro.
CCCII
Come i Fiorentini ebbono Cappiano e 'l ponte, e poi Montefalcone.
I Fiorentini essendo ad oste a Cappiano, a dì XIII di luglio s'arrenderono a·lloro le torri e 'l ponte da Cappiano, ch'era molto forte; e a dì XVIIII di luglio s'arrendé Cappiano, salve le persone, per tema di cave e di difici. E a dì XXI di luglio si puose l'oste a Montefalcone, e a dì XXVIIII di luglio s'arrendé a patti, salve le persone. Essendo i Fiorentini in vittoria, tutti gli amici mandarono soccorso: i Sanesi oltre a CC primi cavalieri mandarono altri CC cavalieri e VIc balestrieri, e C cavalieri delle case cittadini di Siena, e C soldati; Perugia tra due volte CCLX cavalieri; Bologna CC cavalieri; Camerino L cavalieri; Agobbio L cavalieri; Grosseto XXX cavalieri; Montepulciano XL cavalieri; il conte Asartiano da Chiusi XV cavalieri; Colle XL cavalieri; San Gimignano XL cavalieri; Sammmiato XL cavalieri; Volterra XXX cavalieri; Faenza e Imola C cavalieri tra due mandate; quegli da Logliano XV cavalieri e gente a piè; i conti a Battifolle XX cavalieri e Vc pedoni; e gli usciti di Lucca erano più di C cavalieri; e gli usciti di Pistoia da XXV; sì che l'oste de' Fiorentini crebbe in più di IIIm cavalieri. Si ritrovarono a dì IIII d'agosto, che si puosono ad assedio ad Altopascio, il quale era molto forte di mura e torri e fossi e steccati. Bene avenne a l'oste de' Fiorentini pestilenzia, che per lo dimoro ch'aveano fatto in su la Guisciana molti n'amalarono e molti ne morirono, pure de' più cari cittadini di Firenze e altri forestieri assai, onde l'oste affiebolì molto. Stando l'oste ad Altopascio, Castruccio fece cercare e rinnovare il trattato e tradimento nell'oste de' Fiorentini con due conastaboli franceschi, ciò fu messer Miles d'Alzurro e messer Guiglielmo di Noren d'Artese poveri cavalieri, il quale tradimento si scoperse essendo malato il detto messer Miles, e vegnendo a morte; e fu preso per messer Ramondo il detto messere Guiglielmo, ma per tema degli altri Franceschi non fu giustiziato, ma datoli commiato: faccendo vista d'andare a Napoli al re, da Montepulciano per Maremma si tornò da la parte di Castruccio, e poi fece molto di male a' Fiorentini. E essendo ancora l'oste ad Altopascio, Castruccio fece cavalcare da Pistoia CC de' suoi cavalieri e pedoni in sul contado di Prato, e in su quello di Firenze infino a Lecole a dì X d'agosto, ardendo e guastando sanza niuno contasto, levando grande preda. E poi a dì XXIII d'agosto fece fare un'altra cavalcata in su Carmignano di CL cavalieri e M pedoni, credendo prendere la terra e fare levare l'oste d'Altopascio; e già entrati nella villa, alquanti Fiorentini con quegli di Campi e di Gangalandi e' Guelfi di Carmignano vi cavalcarono, e co' cavalieri bolognesi ch'erano in Firenze, e sconfissongli, e bene CCCCL ne furono morti e presi assai, onde l'oste di Castruccio molto isbigottìo.
CCCIII
Come il castello d'Altopascio si rendé a' Fiorentini.
Sentendo quegli di Altopascio la rotta da Carmignano, e essendo da·lloro assai malati, e vegnendo tra·lloro a riotta dentro, sì s'arenderono a' Fiorentini a dì XXV d'agosto MCCCXXV, salve le persone, che v'aveva dentro Vc fanti, e fornito per due anni. Preso Altopascio, nell'oste de' Fiorentini e ancora in Firenze ebbe contasto o d'andare più innanzi o di tornare all'assedio a Santa Maria a Monte, e in questo bistentaro, e ristettono ad Altopascio, poi che·ll'ebbono, infino a dì VIIII di settembre, con grande spendio e scemamento dell'oste de' Fiorentini, sì per molti infermi che v'avea, e a' più era rincresciuto l'osteggiare sì lungamente, e d'altra parte per la baratteria che messer Ramondo facea al suo maliscalco, di dare parola per danari a chi si volea partire dell'oste, onde molto scemò l'oste de' Fiorentini; e 'l detto messer Ramondo non v'avea la metà di sua gente: di questi difetti accorgendosi i savi, e di Firenze ch'erano nell'oste capitani, com'era impossibile di passare in verso Lucca per le fortezze e ripari di Castruccio, consigliavano che 'l porsi a Santa Maria a Monte, e l'afforzare il campo, e avicendare i cittadini e' forestieri; e di fermo era il migliore, e sanza guari indugio s'avea il castello per difetto d'infermità che v'era stata dentro. Altri cittadini grandi e popolani che menavano messer Ramondo e l'oste a·lloro guisa (ciò fu etc.; per loro prosunzione e vanagloria) si fermarono s'andasse infino a Lucca anzi che l'oste tornasse in Firenze e così si prese partito del peggiore; e il detto dì VIIII di settembre si partì d'Altopascio, e per arrota al primo fallo si puosono a la badia a Pozzevere in sul pantano di Sesto, che si poteano porre a la piaggia tra Vivinaia e Porcari, e avevano rotte l'osti de' nimici, e conquiso Castruccio; ma a cui Idio vuole male gli toglie il senno. E con questo crebbe giusta cagione, che messere Ramondo con quegli caporali fiorentini che 'l guidavano per modo di setta si credea essere signore di Firenze, e non volendo porre l'oste a Santa Maria a Monte, né cavalcare e porre l'oste come potea in sul poggio, per quistioni ch'avea mosse a' Fiorentini di volere balìa così nella città, tornato lui, come nell'oste, condusse sé e l'oste de' Fiorentini a pericolo e gran vergogna e dammaggio, come appresso faremo menzione.
CCCIV
Come i Fiorentini furono sconfitti ad Altopascio da Castruccio.
Castruccio d'altra parte, con tutto che l'oste de' Fiorentini fosse affiebolita, egli medesimo e la sua oste era mancata molto, sì per infermità, e sì per lunga dura, e che gli fallia lo spendio, che apena si potea rimedire; tuttavia come franco duca ritenea la sua oste con molto affanno in isperanza, tegnendo guerniti e afforzati tutti i poggi da Vivinaia, e Montechiaro, e Cerruglio, e Porcari, poi infino al pantano di Sesto, acciò che l'oste de' Fiorentini non potesse a valicare a Lucca. Ma dottandosi ancora che per sé non potesse durare, e ancora conoscendo che l'oste de' Fiorentini era condotta in luogo dov'egli avea l'avantaggio del combattere, s'avesse aiuto di più gente, sì mandò al capitano di Milano messer Galeasso che gli mandasse il figliuolo Azzo con gente ch'era nel borgo a San Donnino, e mandogli Xm fiorini d'oro, promettendogli più moneta. Il quale Azzo con comandamento del padre s'apparecchiò di venire con VIIIc cavalieri, e per difalta del legato e dell'oste della Chiesa, ch'erano a oste a San Donnino, che gli lasciarono partire, e ebbe danari il maliscalco del legato, si partì co la detta gente per venire a Lucca, e messer Passerino signore di Mantova e di Modana gline mandò CC cavalieri, sì che sùbito soccorso e aiuto ebbe da M cavalieri tedeschi e oltramontani.
CCCV
Di quello medesimo.
Essendo l'oste a Pozzevero, messere Ramondo volendo amendare il fallo che si fece di dovere porre l'oste in su la piaggia tra Montechiaro e Porcari, radoppiò il fallo sopra fallo, che mandandovi il suo maliscalco e messer Urlimbacca tedesco, forse con C cavalieri cogli spianatori, per fare spianare, a dì XI di settembre, di lungi a l'oste più d'uno miglio, Castruccio ch'era al disopra del poggio ordinatamente mandò gente in più schiere per partite, a cominciare a' detti guardatori degli spianatori badalucco, ed egli poi con tutta sua gente e schiere fatte si calò giù a la valle. Cominciato il badalucco si cominciò a 'ngrossare, che dell'oste de' Fiorentini vi trassono di volontà sanza ordine più di CC cavalieri, tra Franceschi, e Tedeschi, e Fiorentini, de' migliori dell'oste, e simigliante di quegli di Castruccio, e fu la più bella e ritenuta battaglietta che fosse anche in Toscana, che durò per ispazio di parecchie ore, e più di quattro volte fu rotta l'una parte e l'altra, rannodandosi e tornando a la battaglia a modo di torniamento; e la gente de' Fiorentini, ch'erano pochi più di IIIc a cavallo, sostennero e ripinsono quegli di Castruccio, ch'erano più di VIc; e aveasi la sera la vittoria per gli Fiorentini, se messer Ramondo avesse mandata più gente in aiuto a' suoi, o colle schiere grosse fosse mosso contra nemici; ma condussele in capo del piano, che v'avea uno fosso con piccolo spazio di spianato, per modo che bene commodamente le schiere fatte non poteano sanza spartirsi valicare, e con periglio. Castruccio che per l'avantaggio del poggio vedea tutto pinse colla sua schiera contra i Fiorentini, e fu sostenuto e ripinto gran pezzo, e scavallato in persona, e fedito egli e più de' suoi per virtù de' buoni cavalieri ch'erano da l'altra parte; ma a la fine tra per lo soperchio di gente, e perché s'anottava, que' de' Fiorentini si ritrassono alle schiere loro, ma sì vi rimasono di loro da XL cavalieri tra morti e presi pure de' migliori, intra' quali fu messere Urlimbacca cavaliere tedesco preso con XII di sua bandiera, e messer Francesco Brunelleschi cavaliere novello, e Giovanni di messer Rosso della Tosa, e di Franceschi, e molti fediti nel volto. E simigliante di quegli di Castruccio ne furono morti assai, ma non però presi, però che Castruccio al fine soprastette i·lluogo ove fu la battaglia; ma più di C cavagli de' suoi voti tornarono nel campo de' Fiorentini, però che tennono al fuggire tutti al piano. E la sera ritratti l'una oste e l'altra, infino a notte stettono schierati ciascuno trombando appetto l'uno dell'altro per sostenere l'onore del campo; ma la notte dipartì, e ciascuno tornò a le sue logge. Ma di certo dal giorno innanzi que' dell'oste de' Fiorentini non furono coraggiosi né avolontati di combattere, com'erano prima, per difalta di quella mala condotta, e per lo danno che ricevettono; e Castruccio, come quegli che non dormia, avendo presa baldanza di quella cotanta vittoria ch'avea avuta, e attendendo suo soccorso e aiuto di Lombardia, e conoscendo il male sito ove i Fiorentini erano acampati, con sagace inganno fece tenere i·falsi trattati messer Ramondo e 'l suo consiglio con più di quelle castella di Valdinievole, per fargli indugiare che non si partissono e levassono il campo, come tutto dì erano infestati sì da Firenze e da' savi dell'oste, che conosceano il male luogo ov'erano acampati; e tra che fu tempo piovoso, e lo 'nganno de' trattati, gli venne fatto suo intendimento.
CCCVI
Di quella materia medesima.
Come que' dell'oste de' Fiorentini sentirono che Azzo Visconti con sua gente era venuto di Lombardia in aiuto a Castruccio, ch'erano VIIIc cavalieri tedeschi, e quegli di messer Passerino, domenica mattina dì XXII di settembre si levarono da campo da la badia a Pozzevero schierati e ordinati, e puosonsi ad Altopascio dal lato di qua, che agiatamente potea venirne l'oste di qua da Guisciana, o almeno si fossono posti in su Gallena, erano signori del combattere a·lloro volontà; ristettono ad Altopascio per fornirlo. Castruccio, che non ne stava ozioso, veggendo l'oste de' Fiorentini levata per tema e paura, la domenica medesima venne in Lucca per sollecitare Azzo che cavalcasse con sua gente, e a tutte le belle donne di Lucca co la moglie insieme il fece pregare: egli per riposarsi, e che volea la moneta che gli fu promessa, non si volea partire di Lucca, onde Castruccio con grande fatica l'accivì, tra di danari e di promesse di mercatanti, di VIm fiorini d'oro, e promisegli di cavalcare lunidì mattina. Castruccio lasciò la donna sua coll'altre donne che 'l sollecitassono, ed egli la domenica a notte ritornò in sua oste, che gran paura avea che l'oste de' Fiorentini si partissono sanza battaglia, veggendo suo vantaggio. I·lunidì mattina l'oste de' Fiorentini si levò e misonsi in ischiere, ed erano rimasi intorno di IIm cavalieri e non più, per gli malati e partiti dell'oste, e gente a piè da VIIIm, e tutti ad agio si poteano partire e venire a Gallena; ma per aroganza si misono a roteare colle schiere loro verso l'oste di Castruccio, trombando e drappellando richeggendo di battaglia. Castruccio incontanente con sua oste armato, ch'era con MCCCC cavalieri, cominciò a scendere il poggio e tenere a badalucco i Fiorentini, tanto che Azzo con sua gente venisse, e così gli venne fatto, che in su l'ora di terza Azzo giunse colla sua gente; e incontanente che fu venuto si calarono di Vivinaia al piano a la battaglia, i quali furono da XXIIIc di cavalieri in tutto que' dell'oste di Castruccio; ma il popolo suo lasciò al poggio, che pochi ne scesono al piano a la battaglia. L'oste de' Fiorentini molto bene ordinata in ischiere s'afrontò coll'oste di Castruccio, e una piccola schiera de' Franceschi e de' Fiorentini e d'altri intorno di CL a cavallo, ch'erano al dinanzi a la schiera de' feditori, fedirono vigorosamente, e trapassarono le schiere d'Azzo. Gli altri feditori ch'erano ordinati, ch'erano da VIIc, ond'era guidatore messer Bornio maliscalco di messer Ramondo, veggendo cominciata la battaglia, non resse, ma incontanente volse la sua bandiera. Gli altri dell'oste veggendo volgere le 'nsegne de' feditori, isbigottiti, incominciarono a temere, e parte a fuggire: che se messer Ramondo colla schiera grossa avesse ancora pinto dietro a' primi feditori, avea vinta la battaglia, ma istando fermo, e la gente per la mala vista del maliscalco cominciando a fuggire, prima furono da' nimici assaliti che dessono colpo, ma parvono storditi e amaliati; ma il popolo a piè cominciaro a sostenere francamente, ma la cavalleria non resse quasi niente, e così in poca d'ora che durò l'assalto furono rotti e sconfitti: e ciò fu i·lunidì in su la nona, a dì XXIII di settembre MCCCXXV.
La quale sconfitta di certo si disse, che 'l detto Bornio maliscalco per tradimento ordinato si mise prima a fuggire che a·ffedire; e ciò si trovò, ch'egli era stato cavaliere per mano di messer Galeasso Visconti padre del detto Azzo, e stato lungamente a' suoi soldi; e come tornò in Firenze, mai non si lasciò trovare, anzi si partì di nascoso. Il dammaggio de' morti a l'afrontata prima fu piccolo, per lo poco reggere che fece l'oste de' Fiorentini, ma poi a la fugga ne furono morti e presi assai, però che Castruccio mandò incontanente di sua gente a prendere il ponte a Cappiano, il quale sanza assalto per que' v'erano dentro in su le torri, fue abbandonato; onde i Fiorentini e loro amistà che fuggieno ricevettono maggiore danno di morti e di pregioni, che non feciono ne la battaglia. Rimasonne morti in tutto da... tra a cavallo, che furono pochi, e a piè, che non furono XXV de le cavallate di Firenze: morti e presi ne furono in tutto intorno di... intra quali fue messer Ramondo di Cardona capitano dell'oste, e 'l figliuolo, e più baroni franceschi, che alquanto ressono la battaglia; ebbevi da XL de' migliori di Firenze grandi e popolani a cavallo, e da L oltramontani buona gente e di rinnomo, la maggior parte cavalieri, e da XX uomini di rinnomo d'altre terre di Toscana. Tutti gli altri scamparono, chi per una via e chi per altra; ma il campo e la salmeria di tende e arnesi quasi tutti si perdero; e pochi dì appresso s'arrendé il castello di Cappiano e quello di Montefalcone; e poi a dì VI d'ottobre s'arrendé Altopascio, e andarne pregioni a Lucca, ch'erano più di Vc; ed era fornito per più tempo e fortissimo. E così in poca d'ora si mutò la fallace fortuna a' Fiorentini, che in prima con falso viso di filicità gli avea lusingati in tanta pompa e vittoria. Ma di certo fu giudicio di Dio per soperchi peccati d'abattere tanta superbia potenza, e così nobile cavalleria e valente popolo, come furono a la prima i Fiorentini ne la detta oste, per più vili di loro e scomunicati; e così nonn-è d'avere speranza in forza umana altro che nel piacere e volontà di Dio e la sua disposizione. Lasceremo al presente alquanto de le sequele e aversità che per la detta sconfitta avennono a' Fiorentini, perché n'è di necessità per trattare dell'altre novità state infra 'l detto tempo per l'universo mondo in più parti, e raccontate quelle, torneremo a nostra materia, in seguire delle storie e fatti de' Fiorentini, ch'assai ne cresce materia di dire.
CCCVII
Come a Cortona fu ristituito il vescovado.
Nel detto anno MCCCXXV, del mese di giugno, papa Giovanni con suo concestoro rendé il vescovado suo a la città di Cortona, che lungamente era vacato, perch'aveano morto il loro vescovo anticamente, e sottomiselo al vescovado d'Arezzo: e ciò fatto per affiebolire la grandezza del vescovo d'Arezzo, che bene il terzo di suo vescovado gli scemò, e fecene vescovo uno degli Ubertini. Per la qual cosa il vescovo d'Arezzo fece in Arezzo abattere le case degli Ubertini, e Montuozi loro castello, onde gli Ubertini rubellarono al vescovo Laterino, e di loro vennono a Firenze per allegarsi co' Fiorentini; ma come fu la sconfitta, s'accordarono col vescovo, e renderono Laterino.
CCCVIII
Come il legato del papa fece fare oste al borgo a San Donnino.
Nel detto anno, a l'uscita di giugno, il legato del papa ch'era in Lombardia coll'oste della Chiesa e aiuto de' Piagentini e Parmigiani, vennono ad oste sopra il borgo a San Donnino con MMD cavalieri e popolo assai, il quale s'era rubellato, ed eravi dentro Azzo Visconti con grande cavalleria di ribegli di santa Chiesa, e distrinselo sì, che poco v'aveano a mangiare. La lega de' ribelli, cioè messer Cane della Scala signore di Verona, e messer Passerino signore di Mantova e di Modana, e' marchesi d'Esti da Ferrara, si raunarono a Modana bene MD cavalieri per soccorrere e fornire quegli del borgo a San Donnino, e grande navilio con vittuaglia e con gazzarre armate misono su per lo fiume di Po, le quali scontrandosi col navilio della Chiesa, da·lloro furono sconfitti e presi. Veggendo la lega de' Ghibellini di Lombardia che non poteano fornire il borgo a San Donnino per quel modo, si puosono ad assedio a Sassuolo, uno forte castello del contado di Modana, ed ebbello a patti, e Fiorano un altro castello di que' signori da Sassuolo, e avuti i detti castelli si dipartì di Modona la detta raunata, e ciascuno si tornò a casa. Ver è che parte n'andarono per la via di Chermona, e entrarono nel borgo a San Donnino con vittuaglia, però che·ll'assedio dell'oste della Chiesa e de' Parmigiani era molto dilungata dal borgo, e però si francò il borgo, e Azzo de' Visconti e sua gente per serbarsi a soccorrere Castruccio e isconfiggere l'oste de' Fiorentini, come ne' passati capitoli avemo stesamente fatta menzione.
CCCIX
Come il re d'Araona ricominciò guerra a' Pisani.
Nel detto anno e mese di giugno il re d'Araona mandò in Sardigna XII galee armate con IIIc cavalieri, e trovarono nel golfo di Calleri due cocche de' Pisani cariche di vittuaglia, ch'andavano per fornire Castello di Castro; quelle presono, e uccisono tutti i Pisani, onde ricominciarono la guerra a' Pisani: per la qual cosa tutti i Catalani mercatanti e altri che furono trovati in Pisa, furono presi con tutta loro mercatantia e roba.
CCCX
Come il conte di Fiandra fue sconfitto e preso a Coltrai da quegli di Bruggia.
Nel detto anno MCCCXXV, a dì XII di giugno, essendo il giovane Luis conte di Fiandra a Ipro, ne fece cacciare tutti i caporali de' tesserandoli e folloni, e popolo minuto, perché gli erano incontro con quegli di Bruggia; e poi andòe a Coltrai con più di CL gentili uomini a cavallo, e là facea raunata e s'afforzava per fare guerra a que' di Bruggia, che gli s'erano ribellati; e per volere fare prendere certi caporali di Bruggia ch'erano venuti a Coltrai per fargli impiccare, fuggiti in una casa nel borgo di verso Bruggia, la gente del conte vi misono fuoco, e arse tutto il detto borgo, e eziandio passò il fiume de la Liscia, e arse la metà e più della terra. Per la qual cosa que' di Coltrai, veggendosi così arsi e guasta la terra, si raunarono armati con certi che v'erano di Bruggia, e combatterono in su la piazza col conte e con sua gente, e sconfissongli, e presono il conte, e fediro e uccisonne più di XL nobili uomini, intra' quali morti fu il siri di Ruella e quello di Terramonda, figliuolo di messer Guiglielmo de la casa di Fiandra, e il conte di Namurro fedito a morte. E venuti que' di Bruggia a Coltrai, ne menaro il conte preso a Bruggia, e a mezzo il cammino in sua presenza tagliarono la testa a XXVII suoi famigliari gentili uomini, ch'erano presi co·llui, che fu una grande crudeltà per vili genti e fedeli fare al loro signore; e menato il conte in pregione, sì feciono rubellare il popolo minuto d'Ipro, e cacciarne i grandi borgesi che teneano col conte. Quegli de la villa di Guanto per soccorrere il loro signore lo conte, del mese d'agosto vegnente, andando ad oste contra quegli di Bruggia, i quali da quegli di Bruggia sconfitti furono, e morti e presi assai; e tornati in Guanto que' che scamparono, il popolo minuto, tesserandoli e folloni, vollono uccidere tutti i grandi borgesi di Guanto a richiesta di quegli di Bruggia, onde in Guanto tra·lloro ebbe battaglia; ma i gran borgesi e la parte del conte si trovarono più forti, onde il popolo minuto furono sconfitti, e molti morti e presi, e giustiziati di villana morte.
CCCXI
De' fatti di Firenze.
Nel detto anno, a dì XXVII di luglio, s'apprese fuoco in Firenze in Parione di costa a la chiesa di Santa Trinita, e arsonvi XIIII case, e morirvi V persone. Il dì di calen di agosto del detto anno si pubblicò in Firenze il processo e scomunica fatta per papa Giovanni contra Castruccio, siccome rubello e persecutore della Chiesa, e fautore d'eretici per più articoli contro a fede.
CCCXII
Come il conte di Savoia fue sconfitto dal Dalfino di Vienna.
Nel detto anno, a dì VII d'agosto, fue grande battaglia in viennese tra il Dalfino di Vienna e 'l conte di Savoia apresso del castello di..., che la gente del conte v'era ad assedio con... cavalieri e popolo assai, e... fue con cavalieri...; e dopo la gran battaglia il conte di Savoia fue sconfitto, e furonne morti assai, e preso il conte d'Alzurro, e 'l fratello del duca di Borgogna, e 'l siri di Belgiù, e più di CL tra cavalierie e sergenti gentili uomini ch'erano col conte di Savoia.
CCCXIII
Come il conte Alberto da Mangone fue morto, e suo contado rimase a' Fiorentini.
Nel detto anno, a dì XVIIII del mese d'agosto, il conte Alberto da Mangone fu morto a ghiado per tradigione in sua camera per Ispinello bastardo suo nipote e per uno di quegli di Coldaia a petizione degli Ubaldini e di messer Benuccio Salimbeni di Siena, che tenea Vernia e avea per moglie la figliuola che fu del conte Nerone, perché gli faceva guerra del detto retaggio. Per la qual cosa il castello di Mangone e la corte fue per lo detto Spinello renduto al Comune di Firenze, e ebbene per lasciare la rocca XVIIc di fiorini d'oro dal Comune, con tutto che di ragione succedea al Comune di Firenze e Mangone e Vernia, per testamento fatto per lo conte Allessandro padre d'Alberto e Nerone, e poi ratificato per lo detto Alberto e Nerone, che se rimanessono sanza reda di figliuoli maschi legittimi, ne fosse reda il Comune di Firenze. E ancora il Comune di Firenze v'avea su ragione per censi vacati, i quali doveano per patti di molti tempi adietro. Nel detto anno, a dì XXVIII d'agosto, CC cavalieri di quegli ch'erano nel borgo a San Donnino, andando per foraggio, furono sconfitti al ponte a Lensa da quegli di Parma.
CCCXIV
Come il Monte a San Savino fu distrutto.
Nel detto anno, del mese di settembre, poi che fu la sconfitta de' Fiorentini, quegli del Monte a San Savino si renderono al vescovo d'Arezzo, il quale fece abattere le mura a la detta terra, perch'erano molto Guelfi, e aveano mandato aiuto di loro gente a l'oste de' Fiorentini. E poi a dì XI di maggio vegnente vi cavalcò il vescovo con sua gente, e trasse del castello tutti gli abitanti, e arse e fece disfare tutta la terra, che non vi rimase pietra sopra pietra; e sì v'avea più di M abitanti, che tutti gli disperse qua e là, acciò che mai non potessono rifare la terra.
CCCXV
Come si compié pace tra lo re di Francia e d'Inghilterra per la guerra di Guascogna.
Nel detto anno, del mese di settembre, Adoardo figliuolo del re d'Inghilterra venne in Francia, e per trattato della reina d'Inghilterra sua madre e serocchia del re di Francia si compié la pace dal re di Francia a quello d'Inghilterra de la guerra cominciata in Guascogna, e 'l detto figliuolo del re d'Inghilterra ne fece omaggio al re di Francia in persona del padre re d'Inghilterra, e lasciò al re di Francia le terre che messer Carlo di Valos avea conquistate in Guascogna, e rimase in Francia co la madre, e non vollono tornare in Inghilterra, però che 'l re d'Inghilterra si reggea male, e contro a·lloro volere si guidava per messer Ugo il Dispensiere.
CCCXVI
Come i due eletti d'Alamagna feciono accordo insieme, e Federigo d'Osteric fu tratto di pregione.
Nel detto anno, del mese d'ottobre a l'uscita, il duca di Baviera eletto re de' Romani diliberò di sua pregione Federigo duca d'Osteric, perch'era altressì eletto re de' Romani, e fece pace co·llui, e promisegli di rinunziare sua lezione, e di dargli le sue boci. Poi furono a parlamento a l'ottava anzi Natale, e non furono in accordo, però che Lupoldro fratello del duca d'Osteric non volea che 'l suo fratello rinunziasse. E poi furono a un altro parlamento, e furono inn-accordo, che quello di Baviera dovesse passare in Italia, e 'l duca Lupoldro d'Osteric co·llui e per suo generale vicario, e quello d'Osteric rimanere re ne la Magna; e di questo si promisono con lettere e suggegli. Gli elettori dello 'mperio a petizione del papa e del re di Francia contradissono, opponendo che·ll'uno e l'altro avea perduta la lezione, perché a·lloro non era licito di ragione che l'uno potesse dare a l'altro boce sanza fare per gli elettori nuova lezione. In questo mezzo il duca Lupoldro d'Osteric, il quale trattava co·re Ruberto, e con quello di Francia, e ancora co' Fiorentini, e quello accordo dissimulava per essere egli signore in Italia, sì si morì a dì XXVII di febbraio MCCCXXV, e dissesi che fue avelenato; per la qual morte tutto quello esordio e accordo rimase sospeso e anullato.
CCCXVII
Come Castruccio con sua oste venne in sul contado di Firenze presso a la città, ardendo e guastando.
Nel detto anno, tornando a nostra materia lasciata adietro de' fatti di Castruccio e de' Fiorentini, come Castruccio ebbe la vittoria della battaglia, mandati i pregioni e le spoglie del campo a Lucca, non tornò a Lucca in persona, ma posto l'assedio ad Altopascio, sì fece disfare le torri e 'l ponte a Cappiano, e poi il castello di Cappiano e di Montefalcone, per non avere in quella parte a guardare, e se ne venne a Pistoia per guerreggiare i Fiorentini, e per dilungare la tornata sua in Lucca, perché non v'avea da sodisfare i suoi cavalieri soldati di loro paghe passate d'assai, e de le doppie per la vittoria, e per nutricargli sopra le prede de' Fiorentini. E a dì XXVII di settembre fece uscire ad oste a Carmignano messer Filippo Tedici co' Pistolesi, e incontanente fue abbandonato da coloro che v'erano per gli Fiorentini, salvo la rocca. Poi a dì XXVIIII di settembre Castruccio con tutta sua oste venne a Lecore in sul contado di Firenze, e il dì seguente puose il suo campo in su i colli di Signa. I cavalieri e' pedoni de' Fiorentini ch'erano in Signa, faccendola afforzare, veduta l'oste di Castruccio abandonarono la terra, e furono sì vili, che non ardirono a tagliare il ponte sopra l'Arno. Poi il dì di calen di ottobre Castruccio puose suo campo a San Moro, ardendo e rubando Campi, Brozzi, e Quaracchi, e tutte le villate d'intorno; e a dì II d'ottobre venne in Peretola, e la sua gente scorrendo infino presso a le mura di Firenze, e là dimorò per III dì, faccendo guastare per fuoco e ruberia dal fiume d'Arno infino a le montagne, e infino a piè di Careggi in su Rifredi, ch'era il più bello paese di villate, e 'l meglio acasato e giardinato, e più nobilemente, per diletto de' cittadini, che altrettanta terra che fosse al mondo. E poi il dì di san Francesco, dì IIII d'ottobre, fece in dispetto e vergogna de' Fiorentini correre III pali[i] da le nostre mosse infino a Peretola, l'uno a gente a cavallo, e l'altro a piede, e l'altro a femmine meretrici; e non fue ardito uomo d'uscire della città di Firenze; ma i Fiorentini molto inviliti, e storditi di paura e sospetto che dentro a la città non avesse tradimento, con tutto avessono cavalieri assai e gente a piè innumerabile, si tennono dentro in arme di dì e di notte con grande affanno e sollecitudine a guardare la città e le mura e le porte; e sgombravasi tutto il contado, recando dentro così bene que' da San Salvi e da Ripole e di quelle contrade, come de le villate ch'erano verso i nimici.
CCCXVIII
Della materia medesima.
Poi il sabato mattina, dì V d'ottobre, si levò da Peretola, e arse tutta la villa e quello d'intorno, e presono e arsono il castello di Capalle e quello di Calenzano sanza riparo niuno, che que' che v'erano dentro gli abandonaro. Ancora i Fiorentini dentro pareano per paura amaliati; e ritornatosi Castruccio con sua oste la sera in Signa, la domenica apresso, dì VI d'ottobre, fece correre e ardere, sì come avea fatto di qua, di là da Arno Gangalandi, e Sa·Martino la Palma, e 'l castello de' Pulci, e tutto il piano di Settimo. E poi il martidì, dì VIII d'ottobre, venne con tutta sua oste infino a Grieve, e' suoi scorridori infino a San Piero a Monticelli, e salirono in Marignolla infino a Colombaia, rubando e levando grandi prede sanza contasto niuno; che' Fiorentini temeano molto da quella parte, perché i borghi di San Piero Gattolino e quello di San Friano, e d'intorno al Carmino e a Camaldoli non erano murati; ma rimettendo i fossi e faccendo steccati con C bertesche, in XV dì lavorando di dì e di notte con grande sospetto e paura. In somma l'assedio e guasto che lo 'mperadore Arrigo avea fatto a la città di Firenze fu quasi niente a comparazione di questo, consumando ciò ch'era da le porte in fuori da quelle parti, con levando ogni dì grandissime prede di gente e di bestiame e di loro arnesi. E così feciono infino a Torri in Valdipesa, e infino a Giogoli, e poi infino a Montelupo, e arsono il borgo, e così quello di Puntormo, e la villa di Quarantola, e più altre villate. E poi, a dì XI d'ottobre, s'arendé la rocca di Carmignano, e poi il castello degli Strozzi, ch'era ivi presso molto forte e bene fornito, chiamato Torrebecchi; e andò poi con sua oste scorrendo intorno a Prato.
CCCXIX
Come Castruccio con Azzo di Milano ritornò co·lloro oste a la città di Firenze.
Come Azzo Visconti di Milano, ch'era a Lucca con sua gente, fue pagato di XXVm di fiorini d'oro che Castruccio gli aveva promessi per la vittoria e per la sua parte de' pregioni e preda, i quali danari il Comune di Lucca improntarono a usura dagli usciti di Genova che dimoravano in Pisa, sì ne venne il detto Azzo con sua gente a Signa, e per fare la vendetta de' Fiorentini del palio che feciono correre a le porte di Milano coll'oste di messer Ramondo, come dicemmo adietro. E a dì XXVI d'ottobre con Castruccio insieme, con bene IIm cavalieri, vennono infino a Rifredi, e di qua in su una isola d'Arno, che si vedea apertamente di Firenze, fece correre uno palio di sciamito; e poi la sera si ricolsono a Signa. Ma se prima s'ebbe paura e dotta in Firenze, a questa ritornata s'ebbe maggiore, per paura non avessono trattato di tradimento dentro per gli amici e parenti de' cittadini presi a la sconfitta, il quale mai non si sentì di vero; ma certamente d'acordo assai per riavere i pregioni, ma non furono uditi né intesi, ma tenuti a sospetto dagli altri cittadini; ma i buoni uomini di Firenze, così i Guelfi e così i Ghibellini ch'erano in Firenze, erano favorevoli e solleciti a la guardia della città, e a l'entrate continuamente di dì e di notte per tema della città. E poi il seguente dì Azzo se n'andò con sua gente a Lucca e poi a Modana in Lombardia. Il contado di Firenze in verso il ponente ove Castruccio guastò e corse rimase tutto diserto, e le genti scampate rifuggiti in Firenze per gli disagi ricevuti v'adussono infermità e mortalità grande, la quale s'apiccò a' cittadini; e tutto quello anno ebbe ne la città grande mortalità di gente sì fatta, che s'ordinò che banditore non andasse per morti, acciò che la gente inferma non isbigottisse di tanti morti; e così per le peccata de' Fiorentini seguì la pestilenzia a la disaventurata fortuna ch'egli aveano ricevuta.
CCCXX
Dello stato di Firenze medesimo.
I Fiorentini essendo in tanta afflizzione di guerra e così isprovati dal tiranno Castruccio loro nimico, mandarono per soccorso al re Ruberto a Napoli e a' vicini e agli amici, ma da nullo n'ebbono sùbito aiuto, se non da' Samminiatesi LXXX cavalieri e da' Colligiani XXV e C fanti. E feciono, per paura che non valicasse Castruccio da l'altra parte de la città, afforzare la rocca di Fiesole, però che n'avea minacciati i Fiorentini, e avea grande volontà di riporre Fiesole per assediare meglio la città; e avrebbelo fatto, se' signori Ubaldini l'avessono seguito, come aveano promesso. E ancora per paura di Castruccio i Fiorentini feciono afforzare la badia di Samminiato a Monte, e in ciascuno luogo misono gente e guernigione; e ancora per tema che gli sbanditi non facessono raunata né rubellazione dentro a la città o di fuori d'alcuno castello feciono ordine e dicreto che ciascuno potesse uscire di bando chente e per che misfatto si fosse, pagando al Comune certa piccola gabella, salvo quegli delle case escettati per Ghibellini o Bianchi rubelli. E feciono capitano di guerra messer Oddo da Perugia, ch'era venuto per lo suo Comune capitano, e messer Guasta da Radicofani a la guardia de la città. E così come gente ismarrita e sconfitta si sostentaro, intendendo solamente a la guardia della città, ogni onori abandonando.
CCCXXI
Come il conte Ugo da Battifolle ritolse certo contado a' Fiorentini in Mugello.
Nel detto anno, in calen di ottobre, essendo ancora i Fiorentini in tanto affanno e pericolo, il conte Ugo figliuolo del conte Guido da Battifolle riprese per suoi cinque popoli e villate di sotto ad Ampinana in Mugello, i quali s'erano renduti più tempo addietro al Comune di Firenze, e succedeano al Comune di ragione per compera fatta quando s'ebbe Ampinana, secondo che si diceva. Onde il popolo di Firenze forte si tennero gravati dal conte Ugo, e maggiormente perch'era stato il padre e egli amico, e faccendo sì fatta novità veggendo i Fiorentini in tanta aversità: con tutto che il detto conte dicea ch'erano suoi per retaggio e di ragione, opponendo che la vendita che fece il conte Manfredi quando vendé Ampinana fu solamente per lasciare il castello di fatto a Fiorentini, e voleala commettere di ragione in giudice comune, ma per lo modo sconcio non s'acettò per gli Fiorentini. Ma ragione o non ragione ch'avesse il conte, fue condannato per l'esecutore degli ordinamenti de la giustizia, a l'uscita del mese di dicembre del detto anno, in libbre XXXm, a condizione se non avesse ristituiti i detti popoli ne lo stato primo infra X dì; la qual cosa perciò non fece, e rimase in bando e in contumace del Comune di Firenze, con tutto che fosse sostenuta sua parte in Firenze per suoi amici e parenti grandi e popolani. Ma poi a la venuta del duca in Firenze il conte Ugo il venne a servire in persona con XX cavalieri e CC pedoni per III mesi; per la qual cosa il duca il fece cancellare di bando, ma i più de' Fiorentini ne furono crucciosi.
CCCXXII
Come Castruccio venne a oste a Prato.
Nel detto anno, a dì XVIIII d'ottobre, Castruccio con sua oste venne intorno a Prato, istandovi a campo per VIIII dì, guastandolo intorno intorno, e poi per pioggia non potéo per la via diritta tornare a Signa; ma a dì XXVIII d'ottobre si tornò in Pistoia, e poi l'altro dì ritornò in Signa; e a dì XXX d'ottobre fece ancora da due parti correre sua gente infino a Rifredi, e di là da Arno infino a Grieve; e simigliante fece a dì III di novembre, faccendo ardere infino a Giogoli. E poi a dì V di novembre cavalcò con sua oste, forse con VIIc cavalieri e MD pedoni, in Valle di Marina; e albergòvi una notte, faccendo grandissimo guasto. I Fiorentini sentendo com'era entrato in forte passo, e che i Mugellesi erano raunati a la Croce a Combiata per ripararlo che non passasse in Mugello, sì vi cavalcarono CC cavalieri e IIm pedoni per richiudergli il passo dinanzi di là da la pieve a Calenzano; e fatto l'avrebbono per lo stretto e forte luogo, se non che per ispie infino di Firenze gli fu fatto assapere; onde si ricolse e uscì del passo, anzi che la gente de' Fiorentini vi giugnesse, e andonne a Signa a salvamento, e con gran preda, e con CXXX pregioni; e a più dispetto de' Fiorentini fece battere moneta picciola in Signa co la 'mpronta dello 'mperadore Otto, e chiamarsi i castruccini.
CCCXXIII
Come Castruccio tornò in Lucca con grande trionfo per la sua vittoria.
Nel detto anno Castruccio guasto e arso sì fattamente il contado di Firenze e quello di Prato per lo modo che detto è di sopra, avendo tra più volte avuti più pregioni, e maggiore preda che non ebbe alla sconfitta, e quasi inestimabile, lasciata guernita Signa degli usciti di Firenze e di CCC cavalieri, e rimandati al vescovo d'Arezzo CCC suoi cavalieri ch'avea avuti continui a la detta guerra, ricchi delle prede de' Fiorentini, a dì X di novembre si tornò in Lucca per fare la festa di Sammartino con grande trionfo e gloria, vegnendoli incontro grande processione, e tutti quegli della città, uomini e donne, sì come a uno re; e per più dispregio de' Fiorentini si fece andare innanzi il carro colla campana che' Fiorentini aveano nell'oste, coperto i buoi dell'arme di Firenze, faccendo sonare la campana, e dietro al carro i migliori pregioni di Firenze, e messer Ramondo con torchietti accesi in mano ad offerere a sa·Martino. E poi a tutti diede desinare, che furono da cinquanta de' maggiorenti, e le 'nsegne reali del Comune di Firenze a ritroso in su il detto carro: e poi gli fece rimettere in pregione, gravandoli d'incomportabili taglie, faccendo loro fare tormenti e grandi misagi sanza niuna umanità; e alquanti de' più ricchi per fuggire i tormenti si ricomperarono grande somma di moneta. E di certo Castruccio trasse de' nostri pregioni e de' Franceschi e forestieri presso a Cm fiorini d'oro, onde fornì la guerra.
CCCXXIV
Come i Fiorentini essendo in male stato si providono di moneta e di gente.
Nel detto anno e mese, intrante novembre, i Fiorentini, veggendosi in grandi spese e in così pericolosa guerra, non si disperarono, ma francamente s'argomentarono a·lloro difensione, e ordinarono e feciono nuove gabelle, che montarono LXXm fiorini d'oro l'anno, oltre a quelle che prima aveano, che montavano CLXXXm fiorini d'oro, per fornire la detta guerra castruccina; e mandarono per cavalieri in Alamagna e a Padova, e feciono riporre e afforzare il poggio di Combiata e quello di Montebuono, acciò che Castruccio non potesse valicare in Mugello né in Valle di Grieve; e mandarono CC cavalieri in aiuto a' Bolognesi, onde furono capitani messer Amerigo Donati e messer Biagio Tornaquinci; ch'allora fu uno grande fatto a' Fiorentini, essendo col nimico tiranno a l'uscio, a mandare soccorso a l'amico. Lasceremo al presente del male stato de' Fiorentini, e diremo delle aversità che ne' detti tempi avennero a' Bolognesi per la forza de' tiranni di Lombardia.
CCCXXV
Come i Bolognesi furono sconfitti da messer Passerino signore di Mantova e di Modana.
Nel detto anno, del mese di luglio, i Bolognesi feciono oste per contastare la raunata di messer Passerino signore di Mantova e di Modana e degli altri tiranni di Lombardia ch'erano nel contado di Modana, acciò che non potessono mandare aiuto a Castruccio né al borgo a San Donnino; ma più per tema che non entrassono nel loro contado; e però non mandarono aiuto a l'oste de' Fiorentini che CC cavalieri. E sentita loro partita, la raunata di Modana sì valicarono la Scoltenna, e intorno a Modana feciono danno assai per più cavalcate, e tornarsi in Bologna. Ma come i Fiorentini furono sconfitti ivi a pochi dì, cioè a dì XXX di settembre, ribelli di Bologna di casa Galluzzi e' figliuoli di Romeo de' Peppoli, colla forza di messer Passerino rubellarono a' Bolognesi il castello di Monteveglio a la montagna. I Bolognesi vi cavalcaro, popolo e cavalieri, e puosonvi l'assedio, e richiesono tutti i loro amici di Toscana e di Romagna, e rifeciono il fosso che si chiama la Mucia, di qua dalla Scoltenna, che tiene dal monte al pantano, per loro sicurtade, ed erano l'oste de' Bolognesi bene XXIIc di cavalieri co le loro cavallate, e bene XXXm pedoni, che per comune v'erano quegli della città. Messer Passerino fece sua raunata, che vi venne la gente di messer Cane da Verona con VIc cavalieri, e' marchesi d'Esti con IIIIc, sì ch'avea bene XVIIIc di cavalieri, ed erano a campo di là dal fosso e da la Scoltenna, badaluccandosi spesso per fornire il castello e passare il fosso, e' Bolognesi si teneano francamente. A l'uscita d'ottobre Azzo Visconti che se n'andava a Milano con sua gente si dimorò in servigio di messer Passerino, e ancora Castruccio gli mandò CC cavalieri, sì che con XXVIIIc di cavalieri furono i tiranni di Lombardia, quasi i più Tedeschi. I Bolognesi veggendosi così stretti, e da l'assedio del castello non si voleano partire, ancora mandarono per aiuto. I Fiorentini non guardando al loro grande bisogno mandarono loro CC cavalieri, e mandarono pregando per ambasciadori che si ritraessono e non si mettessono a battaglia: fecionsene beffe, rimprocciando i Fiorentini di loro viltade. Poi a dì III di novembre quegli di messer Passerino valicarono la Scoltenna, e in parte ruppono il fosso, e valicarne di loro; ma per forza dal popolo di Bologna furono ripinti, e non poterono fornire il castello.
CCCXXVI
Di quello medesimo.
Veggendo messer Passerino e gli altri capitani che non poteano passare la raunata, feciono vista di partire l'oste, e gran parte tornarono a Modana; poi feciono vista di porre assedio al ponte a Santo Ambruogio. I Bolognesi lasciarono a la rotta del fosso i Romagnuoli e' Fiorentini, ch'erano da cavalieri, e vennono parte di loro cavalieri verso il ponte. Messer Passerino e sua gente avendogli spartiti, cavalcarono astivamente di là da la Scoltenna verso il castello, e' Bolognesi da la loro parte seguendo; ma prima di Bolognesi giunsono i loro nimici ov'era stata la rottura del fosso e più fiebole; e' Romagnuoli e' Fiorentini che v'erano a guardia mandando a la cavalleria di Bologna per aiuto, lentamente vi vennono. La gente di messer Passerino per forza valicarono il passo, e cominciarono la battaglia. I Bolognesi veggendo l'assalto poco ressono, ma incontanente si misono a la fugga, e que' cotanti che ressono, che furono i Romagnuoli e' cavalieri de' Fiorentini e usciti di Modana, furono malmenati, che più di CCCL a cavallo e più di MD a piè vi rimasono tra presi e morti. I Bolognesi piccolo danno v'ebbono a comparazione de la loro grande oste, che' cavalieri si fuggirono verso Bologna, e il popolo a le montagne e a' loro castelli; ma da XXVII de' buoni de la terra e la loro podestà vi rimasono presi, e messer Malatestino e quattro de' migliori usciti di Modana capitani. E questa sconfitta fu a piè di Monteveglio venerdì dopo nona, dì XV di novembre.
CCCXXVII
Come messer Passerino signore di Mantova e di Modana venne a oste a la città di Bologna.
I Bolognesi tornarono in Bologna con grande vergogna e con grande danno, e messer Passerino con gli altri Lombardi valicarono il fosso de la Muccia, e tutti vennono ad oste sopra Bologna, e puosonsi al borgo a Panicale in sul fiume del Reno, e tolsono l'acqua a le loro mulina, vegnendo infino a le porte di Bologna, e salirono in su Santa Maria a Monte di sopra a uno miglio a la città. Il popolo di Bologna a furia voleano uscire fuori, ma da·loro capitano furono ritenuti, acciò che non compiessono la loro infortuna d'essere afatto isconfitti, e perdessono la terra; ma si misono a la difensione della città, e più assalti ebbono a la città da' Lombardi; e se non fosse l'aiuto de' forestieri si perdea la terra. A la fine vi feciono correre III pali, uno messer Passerino, e uno Azzo, e uno i marchesi. E sentendo che la gente della Chiesa, da MD cavalieri, erano venuti verso Reggio, si levarono da oste dì XXIIII di novembre, e tornarono in Modana; ma prima ebbono il castello di... E così mostra che·lle infortunate pianete di Saturno e di Marte ci attenessono la 'mpromessa delle loro congiunzioni istate in questo anno di tante battaglie e pericoli in questo nostro paese e altrove, come per noi è fatta e farà menzione.
CCCXXVIII
Come Castruccio fece trattare falsa pace co' parenti fiorentini de' suoi pregioni.
Nel detto anno MCCCXXV, dì VII di novembre, i Fiorentini furono in grande sospetto dentro tra·lloro, temendo l'uno dell'altro di tradigione, e spezialmente di certi grandi e popolani possenti, i quali aveano loro figliuoli e fratelli in pregione a Lucca: sì feciono uno dicreto sotto grande pena, che nullo cittadino ch'avesse pregione a Lucca potesse essere castellano di nullo castello, o vicaro di lega o di gente, o richesto a nullo consiglio di Comune; però che sotto colore di pace, a petizione e mossa de' pregioni, teneano trattati con Castruccio contra il volere delli altri cittadini; e non fu sanza gran pericolo, se non che per gli savi cittadini fue riparato.
CCCXXIX
Dell'assedio e perdita di Montemurlo.
Nel detto tempo, a dì XVIII di novembre, ancora la gente di Castruccio vennono scorrendo e guastando infino a Giogoli sanza nullo riparo, per ispaventare i Fiorentini; e a dì XXIIII di novembre Castruccio ritornò a Signa con suo isforzo; e a dì XXVII di novembre si puose all'assedio al castello di Montemurlo, e fecevi intorno più battifolli, e il dì seguente ebbe per patti la fortezza degli Strozzi che si chiamava Chiavello, e fecela abattere e tagliare dal piè, e l'altro dì ebbe per forza la torre a Palugiano ch'era de' Pazzi, e morirvi più di XXX uomini, e fecela disfare. E stando all'assedio di Montemurlo lo steccò tutto intorno, e con più difici vi gittava, e fece cavare il castello da la parte de la rocca, e fece cadere molto de le mura. Dentro v'erano per castellani Giovanni di messer Tedici degli Adimari e Neri di messer Pazzino de' Pazzi con CL buoni fanti di masnade; il castello era molto fornito di vittuaglia, ma male fornito d'arme e di gente a sì grande circuito e a tanto affanno di battaglie e di difici e di cave; e più volte mandarono per soccorso a Firenze, almeno che fossono forniti di gente che dentro gli atasse a la guardia. Queglino che·ll'aveano affare, ch'erano all'uficio della condotta de' soldati, per negrigenzia, overo per miseria di spendio, s'indugiarono tanto a fornirlo che quando vollono non ebbono il podere, né altro soccorso non si fece per gli Fiorentini; e si potea fare, che più volte Castruccio non v'avea IIIc cavalieri, e per le grandi nevi e freddure molto straccata la sua gente; ma la viltà e la disaventura era tanta de' Fiorentini, e con esso la discordia, che no·ll'ardirono a·ssoccorrere quando si potea. Quegli del castello veggendosi abandonati da' Fiorentini, avendogli per più volte richesti di soccorso, e veggendo per le cave cadere le mura, e per gli molti difici fragellati, sì cercarono loro patti con Castruccio, e renderono il castello a dì VIII di gennaio MCCCXXV, salve per persone, con ciò che ne potessono trarre, e salvi i terrazzani che vi volessono dimorare; con tutto che malvagiamente trattò i terrazzani, che quasi tutti gli sperse, e recolla a gente di masnade a la guardia, rafforzando il castello molto di rocca e girone di mura e di torri, e murò di fuori la fronte: la quale perdita fu grande vergogna e sbigottimento a' Fiorentini, e fece aspra guerra al contado di Firenze e a quello di Prato.
CCCXXX
Di gente che mandò 'l re Ruberto a' Fiorentini.
Nel detto anno, il dì di calen di dicembre, giunsono in Firenze CCC cavalieri che·cci mandò il re Ruberto di Puglia, la metà a nostro soldo. Furono cattiva gente, e niente di bene ci adoperaro. Che se a la loro venuta fossono stati valorosi, coll'altro aiuto de' Fiorentini e loro masnade poteano di leggere levare l'assedio da Montemurlo, ma o per loro viltà, o per comandamento del re, conoscendo la infortuna de' Fiorentini, non vollono fare una cavalcata, ma istarsi in Firenze a la guardia della terra.
CCCXXXI
Della sconfitta che' Pisani ebbono in mare in Sardigna dal re d'Araona, e come feciono pace.
Nel detto anno MCCCXXV, in calen di dicembre, si partirono di Porto Pisano XXXIII galee, le quali i Pisani aveano armate per soccorrere e fornire Castello di Castro in Sardigna, ed erano gran parte degli usciti di Genova al loro soldo, e amiraglio messer Guasparre d'Oria; e a dì XXVIIII di dicembre si combatterono coll'armata del re d'Araona nel golfo di Calleri, ch'erano XXXI galea, e XL barche imborbottate, e VII cocche. A la fine de la dura battaglia l'armata de' Pisani furono sconfitti, e prese de le loro VIII galee, e molta gente morta e presa. I Pisani avendo perduta ogni speranza di potere soccorrere Castello di Castro, cercarono accordo col re d'Araona, e mandargli loro ambasciadori in su una galea con lettere e messi di nostro signore lo papa. A la fine la pace si compié, che' Pisani renderono a·re di Raona Castello di Castro e ogni fortezza ch'aveano in Sardigna, e egli gli quetò della rendita del tempo che l'aveano tenuta, poi ch'egli ne fu eletto signore, e l'uno a l'altro renderono i pregioni, e piuvicossi in Pisa la detta pace a dì X di giugno MCCCXXVI.
CCCXXXII
Come la gente di Castruccio ch'erano in Signa corsono infino a la città di Firenze.
Nel detto anno MCCCXXV, a dì X di dicembre, le masnade di Castruccio ch'erano in Signa, intorno di CC cavalieri, corsono infino a San Piero a Monticelli, e venienne infino a le porte di Firenze: uscì una masnada di Fiamminghi a combattere con loro; e se per lo capitano della guerra fossono seguiti, aveanne la vittoria; ma per lo soperchio di gente furono rotti e malmenati da quegli di Castruccio. In Firenze si levò il romore, e sonarono le campane, e popolo e cavalieri furono in arme e uscirono fuori, e corsono infino a Settimo sanza ordine niuna. I nimici per lo soperchio si ritrassono a Signa sanza danno niuno; e la gente de' Fiorentini, ch'erano più di VIIIc cavalieri e popolo innumerabile, si tornarono la sera di notte in Firenze. La tratta fu gagliarda e di volontà, ma male ordinata, e per gli savi di guerra fu forte biasimata; che se Castruccio fosse stato in aguato pur con Vc cavalieri, avea sconfitti i Fiorentini, e presa combattendo la città.
CCCXXXIII
Come i Fiorentini stanziarono di dare la signoria de la città e contado al duca di Calavra figliuolo del re Ruberto.
Nel detto anno, a dì XXIIII di dicembre, i Fiorentini veggendosi così affritti dal tiranno e in male stato, e con questo male ordinati e peggio in concordia, per cagione de le parti e sette tra' cittadini, e vivendo in paura grande di tradimento, temendo di coloro ch'aveano i loro figliuoli e frategli pregioni in Lucca, i quali erano possenti e grandi in Comune, e la forza del nimico era ogni dì a le porte per lo battifolle di Montemurlo e di Signa; i popolani guelfi, che reggeano la città col consiglio di gran parte de' grandi e possenti, non veggendo altro iscampo per la città di Firenze, sì elessono e ordinarono signore di Firenze e del contado Carlo duca di Calavra, primogenito del re Ruberto re di Gerusalem e di Cicilia, per tempo e termine di X anni, avendo la signoria e aministrazione de la città per suoi vicari, osservando nostre leggi e statuti, ed egli dimorando in persona a fornire la guerra, tenendo fermi M cavalieri, il meno, oltramontani; dovea avere CCm di fiorini d'oro l'anno, pagandosi di mese in mese sopra le gabelle, e avendo uno mese di venuta e uno di ritorno; e fornita la guerra, per vittoria o per onorata pace, potea lasciare uno di sua casa o altro grande barone in suo luogo con IIIIc cavalieri oltramontani, e avere Cm fiorini d'oro l'anno. In questa forma con più altri articoli gli si mandò la lezione a Napoli per solenni ambasciadori; il quale duca, col consiglio del re Ruberto suo padre e de' suoi zii e d'altri de' suoi baroni, accettò la detta signoria a dì XIII gennaio; e saputa l'acettagione in Firenze n'ebbe grande allegrezza, sperando per la sua venuta essere vendicati e diliberi da la forza del tiranno Castruccio, e messi in buono stato. E partissi di Napoli per venire a·fFirenze a dì XXXI di maggio MCCCXXVI.
CCCXXXIV
Come quegli di Bruggia in Fiandra furono sconfitti, e trassono il loro conte di pregione.
Nel detto anno MCCCXXV, all'uscita del mese di novembre, parte della gente di Bruggia in Fiandra avendosi rubellati dal loro signore, come addietro è fatta menzione, guerreggiando il paese furono sconfitti tra Bruggia e Guanto dal conte di Namurro e da quegli di Guanto, e morti più di VIc. E poi a pochi giorni quegli del Franco di Bruggia furono sconfitti dal detto conte e da quegli di Guanto, e rimasorne morti più di VIIIc; per le quali sconfitte e abassamento che fu fatto di loro, fu trattato accordo, e quegli di Bruggia trassono di pregione Luis il giovane loro conte e loro signore.
CCCXXXV
Come lo 'nfante figliuolo del re d'Araona tolse le decime del papa.
Nel detto anno, del mese d'ottobre, Anfus detto infante d'Araona tolse a' collettori del papa che tornavano di Spagna tutti i danari ricolti di decime e di sovenzioni; e dissesi che furono CCm di fiorini d'oro la valuta; onde il papa si crucciò forte. Il re d'Araona mandò a corte suoi ambasciadori, dicendo come la detta moneta volea in presto per la guerra di Sardigna, e volea darne pegno più castella a la Chiesa, e accordossene col papa. Del mese di novembre presente VI galee del re d'Araona ch'andavano in Sardigna si combatterono con VII di Genovesi, e quelle de' Catalani furono sconfitte, e presane l'una, con grande danno di loro gente.
CCCXXXVI
Come i Fiorentini feciono loro capitano di guerra messere Piero di Narsi.
Nel detto anno MCCCXXV, in calen di gennaio, i Fiorentini feciono loro capitano di guerra messer Piero di Narsi cavaliere banderese della contea di Bari de·Loreno, il quale tornando d'oltremare dal Sipolcro, il settembre dinanzi per sua prodezza e valore volle essere a la battaglia, ove i Fiorentini furono sconfitti, ed egli vi fu preso, e 'l figliuolo morto, e di sua gente assai; e tornato lui di pregione per sua redenzione, fu eletto capitano; e presa lui la signoria, con molta prodezza e sollecitudine si resse, tenendo Castruccio assai corto de la guerra, e per suo senno fece trattato con certi conastaboli di suo paese ch'erano con Castruccio di fare uccidere Castruccio e di rubellargli Signa e Carmignano, e tornare da la parte de' Fiorentini con più di CC cavalieri. Iscoperto per Castruccio il detto trattato, a dì XX di gennaio fece tagliare la testa a III conastaboli, due Borgognoni e uno Inghilese, e VI Tedeschi, che teneano mano al tradimento, per la qual cosa molto si turbarono i soldati e masnade di Castruccio; e diede commiato a tutti i Franceschi e Borgognoni ch'avea, intra gli altri a messere Guiglielmo di Noren ch'avea traditi i FiorentIni, ed era di quella giura, onde molto si scompigliaro le masnade di Castruccio.
CCCXXXVII
Come per gli Ghibellini de la Marca fu presa la Roccacontrada.
Nel detto anno, a dì XII di gennaio, quegli di Fabbriano con gente ghibellina de la Marca e masnade d'Arezzo presono per tradimento con forza il castello della Roccacontrada, e uccisonvi molti di quegli che teneano la parte della Chiesa, pur de' maggiori de la terra, uomini e donne e fanciugli.
CCCXXXVIII
Come Castruccio arse San Casciano e venne infino a Peretola, e poi arse e abandonò Signa.
Nel detto anno, a dì XXX di gennaio, messer Piero di Narsi capitano di guerra in Firenze cavalcò a Signa con IIIIc cavalieri subitamente, e tornò la sera; poi per gelosia di perdere la fortezza vi venne Castruccio in persona a dì III di febbraio, e menonne presi VII conastaboli tra a cavallo e a piè. E per questa cagione de la cavalcata di messer Piero, e per dispetto di ciò, avendo i Fiorentini per niente, Castruccio tornò in Signa con VIIc cavalieri e IIm pedoni a dì XVIIII di febbraio, e cavalcò a Torri in Valdipesa, e guastò e arse tutta la villa levando gran preda; e poi a dì XXII di febbraio fece un'altra cavalcata infino a San Casciano, e arse il borgo e tutta la contrada, e la sera tornò in Signa. Il capitano de' Fiorentini co' cavalieri ch'avea cavalcò il dì in sul poggio di Campaio; ma se fossono iti a la Lastra per lo piano, e preso il passo, Castruccio e sua gente erano sconfitti: si tornarono straccati e male in ordine per l'affanno e lungo cammino ch'aveano fatto il giorno.
CCCXXXIX
Di quello medesimo.
E poi, a dì XXV di febbraio, Castruccio per fare più onta a' Fiorentini venne con VIIIc cavalieri e IIIm pedoni infino a Peretola, e incontanente si tornò in Signa, ma per ciò di Firenze non uscì uomo a la difesa. E poi, a dì XXVIII di febbraio, ricolta sua gente fece ardere Signa e tagliare il ponte sopra l'Arno, e abbandonò la terra, e ridussesi a Carmignano, e quello fece crescere e afforzare, e riducere a la guardia de' rubelli di Firenze e di Signa e di tutta la contrada. La cagione perch'abandonò Signa si disse perché gli era di gran costo a mantenerla, e di grande rischio, quando i Fiorentini fossono stati valorosi, essendo così di presso a la città, e sentendo come il duca s'aparecchiava di mandare gente a·fFirenze, temendo che la gente che tenea in Signa non fosse soppresa. Ma bene ebbe tanto ardire Castruccio e tanto gran cuore, che istando in Signa cercò con grandi maestri se si potesse alzare con mura il corso del fiume d'Arno a lo stretto della pietra Golfolina per fare allagare i Fiorentini, ma trovarono i maestri che 'l calo d'Arno da Firenze infino là giù era CL braccia, e però lasciò di fare la 'mpresa.
CCCXL
Come i Bolognesi feciono pace con messer Passerino.
Nel detto anno, in calen di febbraio, i Bolognesi feciono pace con messer Passerino signore di Mantova e di Modana, e per patti riebbono tutti i loro castelli e fortezze e Monteveglio, perché furono sconfitti, e tutti i loro pregioni: e per sicurtà della pace diedono XL stadichi, giovani garzoni figliuoli di buoni uomini di Bologna.
CCCXLI
Come certe masnade d'Arezzo furono sconfitte da quelle de' Perugini.
Nel detto anno, a dì XVII di febbraio, CCC soldati del vescovo d'Arezzo ch'erano a la Città di Castello, andando a guastare il castello de la Fratta, si scontrarono colle masnade de' Perugini, e combattersi insieme aspramente; e se non fosse ch'era presso a notte grande dammaggio si faceano insieme. A la fine quegli d'Arezzo n'ebbono il peggiore.
CCCXLII
Come la gente de la Chiesa, capitano messer Vergiù di Landa, cominciaro guerra a Modana.
Nel detto anno, a dì X di marzo, messer Vergiù di Landa venne sopra Modana con VIIIc cavalieri di quegli della Chiesa, e ripuose Sassuolo; e poi del mese di maggio prese Castelvecchio, e più castelletta e villaggi de' Modanesi. E' Fiorentini vi mandarono in aiuto della Chiesa CC cavalieri; e con questa gente e co' figliuoli di messere Ghiberto da Coreggia messer Vergiù vinse per forza, a dì XV di giugno MCCCXXVI, l'isola di Sezzana ch'era steccata e guernita di bertesche, e avevavi CC cavalieri e IIIm pedoni a guardia per lo signore di Mantova, i quali furono sconfitti, e presa la fortezza del ponte a Borgoforte di qua da Po, iscorrendo il mantovano con grande danno de' ribelli della Chiesa. E poi a dì II di luglio presono per forza gli antiporti e' borghi di Modana, ch'erano affossati e steccati; e' cavalieri de' Fiorentini furono de' primai ch'entrarono a l'antiporta, e poco fallì che non ebbono la città; e stettono tutto luglio a l'assedio di Modana tenendola molto stretta. A l'uscita di luglio messer Passerino colla lega de' Ghibellini di Lombardia per tema di perdere Modana si partirono dall'assedio d'uno castello de' marchesi Cavalcabò in chermonese, e feciono al Po ponte di navi. Messer Vergiù e sua gente sentendo il soperchio de' nimici misono fuoco ne' borghi di Modana e se ne partiro, e tornarono a Reggio, e guastarla intorno.
CCCXLIII
Come 'l vescovo d'Arezzo fece disfare Laterino.
Nell'anno MCCCXXVI, del mese di marzo, il vescovo d'Arezzo fece disfare il castello di Laterino, che non vi rimase pietra sopra pietra, e eziandio fece tagliare il poggio in croce, acciò che mai non vi si potesse su fare fortezza; e tutti gli abitanti fece andare in diverse parti, ch'erano bene Vc famiglie; e ciò fece per dispetto degli Ubertini, e acciò che nol potessono rubellare, perché sentì che alcuno di loro venne a Firenze per trattare di dare il detto Laterino a' Fiorentini e allegarsi co·lloro, però che 'l vescovo gli avea cacciati d'Arezzo, perch'egli cercavano in corte col papa che 'l proposto d'Arezzo, ch'era degli Ubertini, avesse il vescovado d'Arezzo.
CCCXLIV
Come i Ghibellini della Marca corsono la città di Fermo, e ruppono la pace ordinata colla Chiesa.
Nel detto anno, a dì XXVI di marzo, essendo trattato accordo da quegli della città di Fermo colla Chiesa, e quegli della terra faccendone festa e ballando per la città uomini e donne, quegli d'Osimo con certi caporali ghibellini de la Marca, non piaccendo loro l'accordo, entrarono nella città e corsonla, e uccisonne de' caporali che voleano l'accordo, e nel palagio del Comune misono fuoco, essendovi il consiglio per lo detto accordo compiere; e molta buona gente vi morì, e furono arsi e magagnati.
CCCXLV
Come Castruccio con sua gente cavalcò in Creti e infino a Empoli.
Nel detto anno Castruccio, avendo di poco avuta la castellina di Creti, che uno de' Frescobaldi che·ll'avea in guardia per moneta la rendé, sì si distese poi Castruccio e sua gente per lo Creti, e diede battaglia a Vinci e a·cCerreto e a Vitolino, e passò Arno infino a Empoli. E poi a dì V d'aprile ebbe il castelletto di Petroio sopra Empoli, e quello guernì: e co la castellina gran danno faceano alla strada e a tutto il paese. Ma poi a dì XXV di giugno abandonò Petroio e disfecelo, per tema della venuta del duca d'Atene e gente del re Ruberto.
CCCXLVI
Come il vescovo d'Arezzo fu privato dello spirituale per lo papa, e come fu eletto legato per venire in Toscana.
Nel detto anno, a dì XVII d'aprile, papa Giovanni in concestoro di tutti i cardinali apo Vignone dispuose il vescovo d'Arezzo de' Tarlati dello spirituale del vescovado, e concedettelo in guardia al proposto della chiesa d'Arezzo, ch'era degli Ubertini; ma per ciò non lasciò, e non ubbidette a' mandati del papa. E in quello concestoro elesse il papa per legato in Toscana e terra di Roma, per richesta e petizione de' Fiorentini e del re Ruberto, messer Gianni Guatani degli Orsini dal Monte cardinale, e fecelo paciaro in Toscana, acciò che mettesse consiglio e pace nelle discordie di Toscana, dandogli grande autoritade di procedere spiritualmente a chi fosse disubbidiente a la Chiesa.
CCCXLVII
Come si ricominciò guerra in Romagna.
Nel detto anno MCCCXXVI, del mese d'aprile, si cominciò guerra in Romagna tra Forlì e Faenza, e rubellossi per gli Ghibellini il castello di Lucchio. Quegli di Faenza e' Guelfi l'assediaro, e' Ghibellini di Romagna e di Lombardia vi vennono a fornirlo con gran forza; e di Firenze e di Toscana v'andò gente in servigio de' Guelfi. A la fine per accordo s'arrendé a' signori di Faenza.
CCCXLVIII
Come Castruccio cavalcò in su quello di Prato, e fece fare una fortezza al ponte Agliana.
Nel detto anno, del mese d'aprile, Castruccio avendo molto molestati i Pratesi, e sostenea uno battifolle fatto in Valdibisenzo chiamato Serravallino, e un altro presso a l'Ombrone verso Carmignano, sì ne puose un altro a ponte Agliana tra Prato e Pistoia per guerreggiare i Pratesi, e perché i Pistolesi potessono lavorare le loro terre: le quali fortezze furono tutte abandonate e disfatte alla venuta del duca d'Attene luogotenente del duca di Calavra.
CCCXLIX
Come Azzo Visconti fece guerra a' Bresciani, e tolse loro più castella.
Nel detto tempo, del mese di marzo e d'aprile, Azzo Visconti co le masnade di Milano fece gran guerra a' Bresciani, e tolse loro più castella e fortezze.
CCCL
Come messer Piero di Narsi capitano de' Fiorentini fu isconfitto da la gente di Castruccio, e poi mozzo il capo.
Nel detto tempo, a dì XIIII di maggio, messer Piero di Narsi capitano di guerra de' Fiorentini per fare alcuna valentia innanzi che la gente del duca venisse, si cercò uno trattato con certi conastaboli borgognoni e di suo paese ch'erano con Castruccio, d'avere il castello di Carmignano; e segretamente, sanza sentirlo niuno Fiorentino, si raunò di tutte le masnade CC de' migliori cavalieri e con gente a piè da Vc, e subitamente si partì di Prato, e passò l'Ombrone scorrendo la contrada; il quale da' detti conastaboli fu tradito, ch'eglino colla gente di Castruccio aveano messo inn-aguato in due luogora IIIIc cavalieri e popolo assai, e uscirono adosso al detto messer Piero e sua gente, il quale co' primi combattendo vigorosamente, e ruppegli; ma poi sopravegnendo l'altro aguato, fu rotto e sconfitto e preso, egli e messer Ame di Guberto e messer Utasso, conostaboli franceschi, e bene XI cavalieri di corredo, e XL scudieri franceschi e gente a piè assai; onde in Firenze n'ebbe gran dolore, con tutto se n'avesse colpa per la sua troppa sicurtà e non volere consiglio. Avuta questa vittoria Castruccio, venne in Pistoia e fece tagliare la testa al detto messere Piero, opponendogli come gli avea giurato, quando si ricomperò di sua pregione, di non essergli incontro; ma non fu vero, che messer Piero era leale cavaliere e pro', e di lui fu gran dammaggio; ma fecelo morire Castruccio per crescere più l'onta de' Fiorentini, e per ispaurire i Franceschi loro soldati.
CCCLI
Come il duca d'Atene venne in Firenze vicaro del duca di Calavra.
Nel detto anno MCCCXXVI, a dì XVII di maggio, giunse in Firenze il duca d'Atene e conte di Brenna con IIIIc cavalieri, per vicario del duca di Calavra, e tutte le signorie fece giurare sotto la signoria del duca di Calavra e sua; e cassò tutte lezioni fatte de' priori per lo innanzi, e' primi priori a mezzo giugno fece a sua volontà. Il detto signore mandò il re Ruberto innanzi, perché il granduca indugiava più sua venuta, per cagione dell'armata ch'aparecchiava per mandare in Cicilia; e i detti cavalieri vennono a mezzo soldo del re, e l'altro mezzo del Comune di Firenze. E quello tanto tempo che 'l detto duca d'Atene tenne la signoria, ciò fu infino a la venuta del duca di Calavra figliuolo del re, la seppe reggere saviamente e fu signore savio e di gentile aspetto, e menò seco la moglie figliuola del prenze di Taranto e nipote del re Ruberto: albergò a casa de' Mozzi Oltrarno; e a dì XXII di maggio fece piuvicare in Firenze lettere papali, come la Chiesa avea fatto il re Ruberto vicario d'imperio in Italia vacante imperio.
CCCLII
Come l'armata del re Ruberto andò in Cicilia, e poi come tornò in Maremma e nella riviera di Genova.
Nel detto tempo, a dì XXII di maggio, si partì di Napoli l'armata del re Ruberto, la quale furono LXXXX tra galee e uscieri e più altri legni passaggeri con M cavalieri; de la quale armata fu ammiraglio e capitano il conte Novello conte d'Andri e di Montescheggioso de la casa del Balzo; e a dì XIII di giugno arrivarono in Cicilia ne la contrada di Patti, e guastarono infino a Palermo, e poi nel piano di Melazzo; e poi si ricolsono a galee, e valicarono per lo Fare, e guastarono intorno a Cattana e Agosta e Seragosa, e tornaro infino a le mura di Messina; e poi si ricolsono in galee, e rivalicarono per lo Fare sanza contasto niuno, e ripuosonsi ancora nel piano di Melazzo. Allora il figliuolo di don Federigo, che si chiamava il re Imperio, vi cavalcò con VIIc cavalieri; ma il conte s'era già ricolto con suo stuolo a galee, sì che non v'ebbe battaglia, ma grandissimo danno e guasto feciono all'isola di Cicilia. Poi, a dì XIIII di luglio, tornati all'isola di Ponzo, e rinfrescati di vittuaglia, si partirono, e com'era ordinato di venire nella riviera di Genova e in Lunigiana, la detta armata per guerreggiare gli usciti di Genova e Castruccio da quella parte, e 'l duca verso Firenze; e partendosi, arrivarono in Maremma, e a dì XX di luglio scesono in terra, e presono per forza il castello di Magliano, e quello di Colecchio, e più altre villate de' conti da Santa Fiore, levando grandi prede con grande danno de' detti conti. Poi si partirono di Maremma, e lasciarono guernito Magliano di C cavalieri per guerreggiare i detti conti; si partirono e arrivarono a Portoveneri, e là s'accozzarono coll'oste de' Genovesi per racquistare le terre della riviera e fare guerra a Castruccio, ma poco v'aprodaro di racquistare fortezza niuna, se non che arsono per forza combattendo i borghi di Lievanto e poi quegli di Lerice; e bistentando nel golfo della Spezia, non s'ardirono di scendere in Lunigiana, però che Castruccio v'era guernito di molti cavalieri e pedoni, e 'l duca di Calavra non era ancora uscito ad oste sopra quello di Lucca, com'era fatta l'ordine; sì che stando e operando invano, a l'uscita di settembre si dipartì la detta armata, e' Genovesi tornarono in Genova, e' Provenzali in Proenza, e l'altre a Napoli; ma il conte Novello scese in Maremma, e con C cavalieri venne al duca di Calavra ch'era in Firenze.
CCCLIII
Come il legato del papa arrivò in Toscana e venne in Firenze.
Nel detto anno MCCCXXVI messere Gianni degli Orsini cardinale e legato per la Chiesa arrivò a Pisa in su V galee de' Pisani a dì XXIII di giugno, e da' Pisani gli fu fatto grande onore, con tutto che in grande guardia e gelosia erano, sentendo in Firenze il duca d'Atene. E in quegli giorni IIIIc cavalieri provenzali, gentili uomini, vennono per mare in su X galee di Proenza a Talamone per venire in Firenze. Istando il legato in Pisa, Castruccio gli mandò lettere, dicendo in tinore che con tutto che·lla fortuna l'avesse fatto ridere s'acconciava di volere pace co' Fiorentini; ma furono parole vane e infinte, a quello che seguì poi. Dimorato il legato in Pisa alquanti giorni, si venne in Firenze a dì XXX di giugno, e da' Fiorentini fu ricevuto onorevolemente quasi come papa, e fattogli dono di M fiorini d'oro in una coppa. Albergò a Santa Croce al luogo de' frati minori, e a dì IIII di luglio piuvicò la sua legazione, e com'era legato e paciaro in Toscana, e nel Ducato, e nella Marca d'Ancona, e in Campagna e terra di Roma, e nell'isola di Sardigna, faccendo per sue lettere amonizione a tutte le città e signori di sua legazione che 'l dovessono ubbidire e dare aiuto e favore.
CCCLIV
Come IIIc cavalieri di quegli del signore di Milano furono sconfitti a Tortona.
Nel detto tempo, a dì XXVIIII di giugno, IIIc cavalieri di quegli di Galeasso signore di Milano con popolo assai uscirono di Pavia, e vennono per guastare Tortona; e guastando la contrada, e sparti d'intorno di Tortona, uscirono CL cavalieri di quegli del re Ruberto e della Chiesa, e tutti quegli della terra per comune, e sconfissongli con danno di loro, e assai morti e presi.
CCCLV
Come Tano da Iegi sconfisse gente de' Ghibellini de la Marca, e come in Rimine fu fatto uno grande tradimento.
Nel detto tempo, all'entrante di luglio, gente di Fabbriano e altri Ghibellini de la Marca, intorno di CCCL cavalieri e popolo assai, essendo cavalcati per prendere o guastare il castello di Murro, Tano signore d'Iegi coll'aiuto de' Malatesti di Rimine vennono al soccorso di Murro subitamente, e trovando sparti e sproveduti gl'inimici, gli misono in isconfitta con grande danno di loro. Essendo messer Malatesta con sua gente al detto Murro, messer Lamberto, figliuolo di Gianniciotto suo cugino, per signoreggiare Rimine sì ordinò uno laido tradimento, sì come pare costume di Romagnuoli; che fece invitare messer Ferrantino e 'l suo figliuolo suoi consorti, e a tavola mangiando co·llui gli fece assalire con arme, e prendere e ritenere, e quale di loro famiglia si mise a la difensione di loro signori fu morto e tagliato; e poi ciò fatto, corse la terra faccendosene signore. Sentendo ciò messer Malatesta ch'era a Murro, subitamente cavalcò con sua gente e con sua amistà a la città di Rimine, e là giugnendo fece tagliare una porta coll'aiuto de' suoi amici d'entro, e corse la terra, e riscosse i pregioni suoi cugini. Il traditore messer Lamberto veggendo la forza di messer Malatesta non si mise a difensione, ma fuggendo a gran pena scampò nel castello di Santangiolo in loro contrada.
CCCLVI
Come il duca venne in Siena, ed ebbe la signoria V anni.
Nel detto anno, a dì X di luglio, il duca di Calavra con sua baronia e cavalieri entrò nella città di Siena, e da' Sanesi fu ricevuto onorevolemente. Trovò la terra molto partita per la guerra ch'era intra' Tolomei e' Salimbeni, che quasi tutti i cittadini chi tenea coll'uno e chi coll'altro; e' Fiorentini temendo per quella discordia che la terra non si guastasse, e parte guelfa non prendesse altra volta per la detta discordia, sì mandarono per loro ambasciadori pregando il duca che per Dio non si partisse della terra infino che non gli avesse acconci insieme, e avesse la signoria della città; e 'l duca così fece, che tra le due case Tolomei e Salimbeni fece fare triegua con sofficiente sicurtà V anni, e fecevi molti cavalieri novelli, e dimorovvi infino a dì XXVIII di luglio; e in questa dimoranza tanto s'adoperò tra per paura e per amore, come sono le parti nella città divise, gli fu data la signoria di Siena per V anni sotto certo modo e ordine, e per questa stanza del duca in Siena, volle da' Fiorentini oltre a' patti XVIm fiorini d'oro, onde i Fiorentini si tennono male appagati.

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Ultimo Aggiornamento:12/07/05 22:46