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CLASSICI DELLA LETTERATURA ITALIANA

Rappresentazione

Michelangelo Buonarroti il Giovane

[SCENA PRIMA] [SCENA SECONDA] [SCENA TERZA][SCENA QUARTA]

[SCENA QUINTA] [SCENA SESTA] [SCENA SETTIMA] [FINE ATTO SECONDO]

ATTO SECONDO

 

Scena Prima

Coro di Donne Cristiane

I Coro Per che sicuro più, più certo sia

Il ritrovare e avvertire Argilla

Del teso laccio del crudele Aliso,

S'Egidia ha quella strada

Presa a cercarla, or prendiam questa noi, 430

Care compagne, e non istiam più a bada.

 

Scena Seconda

Celio Sacerdote e suo Coro di Sacerdoti d'Imeneo

Celio Vo' che noto vi sia, sacri ministri

E saggi sacerdoti,

Che col comando mio servite meco

Al tempio d'Imeneo, che 'l giorno esterno, 435

Tenutosi consiglio dal Senato,

Che vinti e che conclusi

Tre decreti vi fûro, e fûr gli stessi

Che pur vinti e conclusi a' dì passati

Fûro in ogn'altra terra di Sicilia, 440

Giovevoli e salubri

A tutta la Provincia, poiché tutti

Tendono al far cader la temeraria

Setta cristiana, che tant'oltre agogna

Dispregiando le leggi e i sommi Dei. 445

L'uno fu senza dar luogo a dimora

Dover mandarsi ambasciadori a Roma,

Onde lo Imperatore, onde 'l Senato

Roman provvegga con alcun decreto

La salute e 'l rimedio a' nostri mali. 450

L'ambasciador per noi Sulpizio Flacco

Eletto fu e subito spedito

Per esser quanto prima in Agrigento,

Dove l'attendon gli altri ambasciadori

Dell'altre terre, e tutti ivi imbarcarsi 455

Debbono insieme. L'altro ordinamento,

Conforme a quel che l'altre terre han fatto,

Fu dovere agli iddei di nuovi templi

E di sacre magioni alzarsi voti,

Che, più prossimi al Cielo, abbiano il Cielo 460

Più propizio ed amico a destruzione

Di cotal setta; et architetto illustre,

Pur dianzi inverso d'Etna il cammin preso,

Alle radici sue dèe sceglier loco

Per ch'a Vulcano un tempio alto s'estolla, 465

Dove per sacrifici et obblazioni

Continue si studi averlo grato

Raffrenator de' temerari incendi,

Che prorompon sì spesso a' nostri danni.

Un simile ingegnero alla marina 470

Colà poco distante, ove superbo

Più ne danneggia il mar le rive e i campi,

Per un altro edificio onde s'onori

Nettuno, ito è pur oggi. Quel che terzo

Stabilimento fu, comanda e vuole 475

Che quinci innanzi nodo nuziale

Strigner non si conceda,

Non interposto prima il giuramento

Dall'un e l'altro sposo,

Che sempre ch'avvenga che figlio o figlia, 480

Ch'è per nascer di loro,

Ribellato agli iddei cristian si renda,

Essi medesmi sposi, padre e madre,

S'offeriran severi accusatori,

Per soggiacere affetti a quella pena 485

Ch'a' medesimi rei la legge impone.

Coro di Sacerdoti Lodevol provvidenza.

Celio E per dar forza a tal stabilimento

Col porlo tosto in uso, il pio Senato

Varie e diverse nozze ha già contratte, 490

Grande con grande et umil con umíle,

Che tutti han da giurarsi osservatori

Della fermata legge.

Coro di Sacerdoti Questo fia 'l vero modo d'estirparla

Questa essecrabil gente. 495

Celio Ma però che l'esempio de' maggiori

Rende più pronta l'osservanza agli altri,

Tra le più chiare stirpi,

Ch'han dagli antichi regi e gran signori

Che in Sicilia imperâro 500

La discendenza, han fatta eguale scelta

Di donzelle e donzelli, e quelle unite

Col dolce vincol di marito e moglie.

E al giovane Agatone,

La cui prosapia da Gelone ha 'l fonte, 505

Siracusio tiranno, e qui dimora

Esiliato, han stabilito in donna

Dar Teronilla, da Teron discesa.

Regio seme Clorinda, prigioniera

Cartaginese posta in libertade, 510

Fan sposa di Sofronio,

Di Trasibulo antico regio seme.

E di simil legnaggi

Altri molti vi son, che qui descritti

In questa carta leggerete e presti, 515

Distributivamente,

N'anderete a trovare o padri o madri

Delle novelle spose e visitando

Gli sposi stessi narrerete loro

L'arbitrio del Senato. Io di Filandro 520

Cercherò, che congiunto

Providissimamente hanno a Corinta,

Tanto amata da lui,

Tante volte creduta

E tante volte detta 525

(Ma invano) esser sua sposa.

Né lascerò di ritrovar Eufemio,

Padre di lei, per rallegrarmi seco

Di tanto parentado e così eguale

Per nobiltà di sangue; e tu lo sai 530

Più d'ogn'altro, Milesio, a cui la storia

Sì di Sicilia è nota.

Milesio So che l'origin d'Eufemio scende

Dal saggio e pio della sua patria padre

Principe Marco, che fra tanti e tanti 535

Tiranni, onde Catania e Siracusa

E tutto il regno di Sicilia giacque,

Solo amico di pace, amico insieme

Al forte duce, al buon Timoleone,

Che venne di Corinto al nostro scampo, 540

Seguì felicemente i suoi vessilli

E, di signor corinzio amico fido

E partigian fedele,

Di titolo Corinzio ornò 'l cognome,

Onde Marco Corinzio ei poi fu detto, 545

Corinta la sua stirpe. E d'altra parte

So la famiglia pia de' Famulati,

Onde nasce Filandro,

E che già Siracusa

Ebbe per patria et or Catania onora. 550

Discendon da Caglimene, il cui senno

Degno il rendeo sovra i più degni e grandi

D'esser primiero, al grande officio posto

Ch'al sommo Giove e a' suoi felici altari

Fu instituito, Famulato detto, 555

Allor ch'a i Siracusii ei pose il freno.

Celio Dunque è ragion che tai persone illustri,

Eufemio e Filandro, io stesso cerchi;

Cura de' nostri iniziati e servi

Fia poi girne avvisando 560

Sposi altri e spose men degni e vulgari,

Acciò che questa sera,

Com'è voler pur del Senato stesso,

Ciascuno al tempio nostro d'Imeneo

Per la celebrazion degli sponsali 565

Si appresenti devoto.

A Coro Obbedienti a te, fidi al Senato,

Del ben pubblico amici e d'Imeneo

Servi e ministri, affretterem quest'opra,

Che poi lieta e felice adempia il Cielo. 570

 

Scena Terza

Coro di Donne Cristiane e Argilla

I Coro Poi che non t'ha incontrata Egidia nostra

Ti direm noi medesme la cagione

Onde a te la inviammo,

Che fu per farti noto

Quel che tessendo va malignamente 575

Contro di te Aliso, che, nascoso,

Ogni ragionamento

Udì, che dianzi avesti con Corinta,

E partì poscia a ritrovar Eufemio

Per dirli che, se queste 580

Nozze, che di sua figlia e di Filandro

Si sa che tanto tempo stanno in forse,

Alcun disturbo o controversia nasce,

Si debbe attribuire a colpa tua,

Perché tu n'abbia poi non leggier pena. 585

Da questo avvertimento,

Che pietade et amor ci mosse a farti,

Provvedi, Argilla, tu per tua salute.

Argilla Grazie io vi rendo, donne, e del consiglio

Cortese io prenderò sol quella parte 590

Che salvar mi potrà, senza ch'io scemi

Nulla di quell'onor ch'a Dio conviensi

O ponga la bell'opra in abbandono,

Che presa io ho di sostener Corinta

Nella cristiana fé sino alla morte. 595

Però vi lascio e verso lei m'invio,

Ch'io veggo esser discesa e là m'attende.

II Coro Deh, com'egli è pur vero

Che l'alte imprese e gloriose ognora

Nelle difficultà crescono ardire! 600

 

Scena Quarta

Coro di Donne Cristiane, Argilla, Corinta

Corinta Ogni volta ch'a me venir ti miro

Forza è ch'io scenda, Argilla, a rincontrarti,

Per la grande affezion ch'a te mi sprona,

Quaggiù sin sulla soglia; questa volta

Quasi precipitandomi son corsa, 605

Poi che dalla finestra ora ti vidi,

Per udir qual risposta

Da te mi venga. Trovasti Ortensia?

Argilla Non era cento passi ancor lontana

Dal tuo palazzo, poi ch'io ti lasciai, 610

Ch'io l'ebbi rincontrata;

Et a lei tutto esposi

Quanto fra noi fu dianzi risoluto,

Pregandola a por mano in questa impresa

Per amor tuo, per carità, per gloria 615

Del grande Dio.

Corinta Et ella che rispose?

Argilla Consentì volentieri

E disse che poteva con Filandro

Parlar liberamente e l'avria fatto 620

Allor allor, massimamente ch'ella

Senza lo stimol tuo, spontaneamente,

Si sentiva spronare a far ogn'opra

Di tôrlo d'adorar gli idoli falsi

E darlo al nostro Dio, 625

E che già combattuto

Avea due e tre volte il suo volere,

Come sai ch'oggi io ti dicea, Corinta.

Noi n'udirem da lei risposta,

Iddio pregando in tanto 630

Per l'effetto conforme al desir nostro;

E s'ei non fia conforme, loderemo

D'Iddio la Provvidenza che non erra.

Corinta E così far conviensi; a Lui consacro

Ogni mio desiderio, ogni mio fine. 635

II Coro O prudente donzella, che conosce

Ch'ogni nostro desio,

Ogni pensier mortale

Non ha quete giammai se non in Dio!

Argilla Poi ch'altro non mi resta 640

Teco da ragionar, Corinta, io parto

Salutandoti lieta,

Per ritrovarti allor ch'Ortensia fatto

Abbia in servizio tuo quant'ha promesso,

Che fia stasera io credo o domattina. 645

Corinta Tu rimarrai, dappoi che l'ora è tarda,

A riposarti e confortarti meco;

Poi gir te ne potrai subitamente.

Argilla Io ti ringrazio. Addio, Corinta.

Corinta Io voglio

Che tu rimanga certo. 650

Argilla Eh, no, Corinta.

Corinta Ve' s'ell'è ostinata!

Tutte le cose desiate e care

Sempre si fan bramare.

Deh, cara Argilla mia, riman da me, 655

Riman di grazia, Argilla,

Ch'io mi resto qui sola e se non sola,

Sola per ch'io non ho con chi sfogarmi,

In questo mio pensiero,

Almen d'una parola.

Argilla Tu mi vinci, 660

Ecco ch'io pur rimango.

Corinta Tu m'hai dato un contento,

Argilla, singular, che, benché sempre

Che tu ti stai da me mi sia diletto

Non ordinario, or par ch'io ne riceva 665

Consolazione assai più dell'usato.

Ma ritirianci ormai dentro la porta,

Ch'essendo qui discesa

Tratta dal mio desio, fa ch'io non scorga

Ch'è mal costume qui molto tardare. 670

 

Scena Quinta

Coro di Donne Cristiane5

III Coro Ell'è sì graziosa,

Dolce et affettuosa

Ch'ella trae sempre ognuno al suo volere.

Ma piaccia a Dio che questa

Cortese violenza 675

Non nuoca all'una e all'altra

Per quel ch'udito e visto s'è da noi.

 

Scena Sesta

Filandro, Ortensia e Coro di Donne Cristiane

Ortensia Io vo' ben dir, Filandro,

Ch'e' sia venuto 'l tempo

Che quando eri fanciul tu mi dicevi 680

Non esser per venir, né che sarebbe

Stato possibil mai che tu m'avessi

Dimenticata e le carezze mie

T'uscissero di mente.

Filandro Io non t'intendo 685

E non conosco ancora

Dove con le perplesse tue parole

Tu ti voglia arrivare.

Ortensia Basta, basta, Filandro.

Possono anche le donne 690

Porger qualche consiglio e qualch'aiuto

Agli uomini talora.

Anzi, senza le donne

Non si posson sapere

Le virtù e i difetti 695

E l'altre qualità delle fanciulle

Che s'hanno a maritare;

E bene spesso avviene

Che tal, per non scoprirsi a qualche donna

Parente o cognoscente, 700

Si getti spesso via

E s'appigli a tal esca

Che gli è po' amara tutta la sua vita.

Filandro Orsù, orsù, Ortensia,

T'ho benissimo intesa. Tu ti pensi 705

Forse che le mie nozze con Corinta

Si sian concluse o sì vicine a questo,

Ch'io ti sia contumace

Non te 'l dicendo. Avresti ben ragione

Di dolerti di me se fusse vero, 710

Ma, come ch'in me viva ognor desio,

E viva anche nel padre di Corinta,

E par che viva pure anche in lei stessa,

Ch'ella sposa mia sia, non s'è pertanto

Stretto alcun nodo ond'io la possa dire 715

Mia sposa veramente.

Ortensia Io non vorrei, Filandro,

Però che tu prendessi in mala parte

Questo mio favellare.

Poss'io teco burlare? 720

Poss'io prendermi teco un po' di gioco?

Ma tra la burla e 'l gioco

Sappi pur che non è persona alcuna

Ch'abbia maggior contento

Di quel che s'abbia Ortensia 725

Del tuo contento. Io più d'ogni altra ho caro

Che Corinta sia tua

E che tu abbia quella

Che tu cotanto amasti

E cotanto bramasti 730

E sì ti parve bella.

Filandro Io ti ringrazio, Ortensia e prego il Cielo

Che ti renda per me quella mercede

Ond'a tua gran bontade io son tenuto.

Sì com'anche lo prego 735

Che la vita tranquilla

Che tu mi brami con Corinta mia

(S'avvien ch'ella sia mia, sì com'io spero)

Veramente sia tale, perch'in questo

Ho sol difficultà, com'hanno ancora 740

Gli amici miei, dappoi ch'ella s'è volta

Alla fede cristiana,

Tanto alla nostra fede

Diversa, anzi contraria, anzi nemica.

Ortensia Tu hai certo cagion da temer molto 745

D'essere poco concordi, tu di' 'l vero.

III Coro Con che destrezza e con che gentilezza

Ella si sa introdurre all'opra sua!

Ortensia Perché, benché l'amore

Che tu porti a Corinta 750

Ti faccia ossequioso

E pronto alla sua voglia,

E che per questo anch'ella

Ti debba sempre amare

E sempre alla tua voglia 755

Rendersi ossequiosa,

Non potrà non di meno

Questa diversità tra voi di fede

Non esserti molesta

Di giorno in giorno più, s'ella sta ferma 760

Nel proposito suo, com'io so certo

Ch'ella fia per istare,

Però ch'io la conosco

Di mente e d'intelletto assai costante.

III Coro Vedete per che strade ella il conduce 765

A dar nel laccio santo.

Filandro Tu m'accresci il timore, et il timore

Conturba ogni mia pace;

Ché, ben ch'oggi ad Aliso,

Che mi disconsigliava 770

Per simile ragion da queste nozze,

Io mi facessi forte,

Sperando che Corinta,

Fatta mia sposa, al mio voler si fosse

Rimossa agevolmente 775

Da sì fatto pensiero, ora incomincio

Dal tuo parlare a dubitar non poco.

Però tu mi consiglia

E che modo e che via

Io dovessi tener perch'ella debba 780

Ritirarsi da ciò.

Ortensia Non lo sperare,

Ch'ella nol farà mai.

Vatti pur preparando

A non aver con lei tutti i contenti

Come gli altri mariti 785

Non gli sogliono aver con le lor mogli.

III Coro Non ho mai conosciuta

La più accorta donna.

Filandro Non c'è nessun rimedio?

Ortensia Io credo pochi. 790

Filandro E quai son questi pochi?

Ortensia Io credo un solo,

Ma tu nol prenderesti.

Filandro E qual? Di' pure: io 'l prenderei per certo,

Perch'io desio di viver con Corinta, 795

S'ella mi si fa sposa,

Per qualunque maniera sempre in pace.

Però, deh, dimmi, Ortensia,

Qual sia questo rimedio.

Ortensia Io nol vo' dir: so che nol prenderesti. 800

Filandro Dillo di grazia, io te ne prego, Ortensia.

III Coro Ella si fa pregare

E si strugge di dirlo.

Saper dissimulare

E 'l suo desir coprire è gran vantaggio. 805

Ortensia Io lo dirò, poiché tu vuoi, ma indarno

Io so ch'io lo dirò. Dimmi, Filandro,

Poi che Corinta sì ferventemente

S'è fissa nel pensier d'esser cristiana

E da questa cagione 810

Può resultar tra voi poca concordia,

Perché ciò non avvenga, che sarebbe,

S'ella recusa d'adorar gli iddei,

S'anche tu 'l recusassi

E quel Dio adorassi ch'ella adora? 815

III Coro Iddio provvegga, ella gliel'ha pur detto!

Filandro Ohimè, che di' tu? Sta' cheta, Ortensia!

Hai tu perduto il senno?

Che sacrilegio è 'l tuo?

Se tu fussi sentita 820

Guai pure alla tua vita!

Ortensia Ben ti diss'io che 'ndarno

Io t'avrei consigliato.

Ma se l'ami da vero,

Se 'l viver seco in pace t'è sì caro, 825

Questo fia 'l miglior modo e modo solo.

Filandro Non avrei mai creduto,

Non avrei mai pensato che consiglio

Da donna così saggia

E tenuta sì pia, mi si porgesse 830

D'una sì fatta sorte. Ora conosco

A che fin tante volte,

Con perplesse parole,

Con ironici motti,

A ragionar di questa fé cristiana 835

Mi introducevi! Orsù, quell'eran reti

Tutte per questa preda.

Ortensia Ell'eran certo.

Convien ch'io mi ti scopra.

Ti ho tentato più volte, or pongo mano 840

All'armi contro a te, per tua salute,

Liberamente.

Filandro Taci, Ortensia, deh, taci!

E non porre in periglio

D'un'estrema rovina 845

Te stessa e me, che tanto mostri amare.

Ortensia E perch'io t'amo, però ti procuro

Il colmo d'ogni bene e vo' sottrarti

Da quella falsa fede ove i parenti

Nostri (miseri lor!) sì ciechi erraro. 850

Filandro Cieca errerai pur tu, semplice donna.

Se' tu sì stolta, Ortensia, che tu voglia

Ch'io lasci il sommo Giove altitonante,

Possente, onnipotente,

Giuno chiara e lucente, 855

Saturno minacciante,

Marte, il dio furibondo,

E Mercurio ch'al mondo

Senno infonde e tesori?

Vuoi ch'io lasci gli Amori 860

Con l'alma madre, Vener graziosa,

E 'l dio che l'universo fa sereno,

Cinzia del bianco seno,

Teti del piè d'argento?

Cent'altri iddei e cento, 865

Vuo' tu ch'io lasci per seguir quest'uno,

Che non pur Dio non sembra,

Ma né uom si conosce

Se non misero e vile,

Se la vita ch'ei tenne 870

Fu sempre così umíle,

La morte ch'ei sostenne

Sì indegna, sì infelice?

Ortensia Nella fede cristiana

La prima e più sicura 875

E più ferma radice,

Più saldo fondamento è l'umiltade

E 'l disprezzo di sé. Ma l'umiltade

E 'l disprezzo di sé l'opere sono

Dell'alme più eccelse e più subblimi. 880

Chi sa patir gli affanni

E tollerar l'offese

Aspira a grandi imprese.

Onde non dèe parerti

Impossibil che Dio, 885

Ch'è sol Somma Bontade

E Somma Caritade,

Per insegnar a noi

Virtù sì singulare

Si voglia umiliare. 890

Anzi dicono i saggi

E ' più dotti maestri

Delle divine scuole

Ch'era necessità che Dio venisse

In terra ad umanarsi, 895

Ch'ei patisse e morisse,

Poscia che noi mortali,

Traviata la via

E del giusto e del bene,

Per lo sentier de' mali, 900

Tutti esposti alle pene

Della vendetta sua,

Dovevamo morir d'eterna morte;

Et ei, che, Creatore e Padre nostro,

Redimer ci voleva, 905

E farlo sol potea,

Per non veder delle sue sante mani

L'opre preda d'inferno e i figli suoi,

Volle patir, volle morir per noi.

II Coro Come potrebbe ragionar costei 910

Di sì alti misteri

Se spirito divino

Non gli infondesse le parole e i detti?

Ortensia Rispondimi, che pensi?

Filandro Io ti rispondo 915

Che 'n quella fede vivere e morire

Io voglio in cui son nato,

Nutrito e ammaestrato; e te consiglio,

Da poi che 'n tale errore

Tu ti ritrovi, tu ch'almeno il taccia, 920

Perché tu vedi quanti

Per seguir cotal fede

Con mille e mille strazi e con infamia

Han perduta la vita.

Ortensia Infelice Filandro, 925

Meglio è morir per Cristo

Fra gli strazi e i tormenti,

Per acquistarsi poi nell'altra vita

I veraci e perpetui contenti,

Che servire agli iddei 930

Ch'adora il volgo errante,

Per conseguire al fine

In guiderdon la dannazione eterna.

Filandro Io credo che gli iddei

Sian tutti buoni e tutti 935

Benigni a chi gli onora,

Propizi a chi gli adora. Adora il tuo

et io mi seguirò d'adorar quello

Ch'adorâr sempre i genitori miei.

Ortensia Dunque sino alla morte 940

Adorar tu vorrai

Questi, empia, falsa e favolosa turba

Di deità bugiarde,

Degli inganni di cui, delle rapine,

Dell'impudiche e disoneste voglie 945

Piene sono oramai tutte le carte?

E tu crederai loro,

Che sempre così saggio

E così virtuoso e così buono

Fosti tenuto? Or credi tu, Filandro, 950

Che gli uomin vecchi, gli uomini prudenti

Dian fede a queste temerarie ciance?

Nol creder già, ma credi

Ch'ignoranti del lume

Della verace fede 955

Vivon in quell'errore in cui nascendo,

Miseri, si trovaro. Tu sospiri?

Ti stringon forse il cor queste ragioni?

II Coro Ragioni atte a piegare ogni intelletto

In cui ragione alberghi. 960

Ortensia Felice mille volte

E beato Filandro

Se tu mi crederai,

Ché l'alma salverai

E di Corinta tua, se tua diviene, 965

Come tu speri e come crede ognuno,

Goderai quella pace che tu brami.

Filandro Ortensia, non dir più: tu mi trafiggi,

Tu di confusion m'empi la mente.

Di grazia, non dir più. 970

Ortensia So che non hai risposta:

Il vero ha troppa forza.

Io t'ho trafitto in guisa

Che se contro alla propria

Tua coscienza tu non prendi l'armi 975

D'una perversa ostinazione e dura,

Cedermi ti conviene.

Ma se pur non mi cedi,

Che non ti mova della fede il vero,

A seguir cotal fede 980

Dèe moverti 'l desio d'aver Corinta;

Ché certo non l'avrai per altro modo

(Perch'io ti sveli il tutto) o com'io dico;

Almen tu per altro modo non l'avrai

Se non senza aver seco 985

Pace e concordia mai.

Tu taci: parla, rispondi! Tu parti

Dunque senza dir nulla? Odi, Filandro,

Aspetta almen due altre sole

Parole, aspetta! O Dio, chi sa, chi sa? 990

Io 'l vo' seguir: forse che 'l tempo è giunto

Della salute sua. Chi sa, chi sa?

 

Scena Settima

Coro di Donne Cristiane

III Coro Sì come avido veltro,

Che in proseguir la desiata fera,

Precorrendo aneloso a ciascun calle, 995

Quinci e quindi ogni varco le interdice,

Così la saggia e valorosa donna,

Bramosa di far preda

Dell'alma fuggitiva di Filandro

E felici annodar le nozze sue, 1000

Con salde et invincibil ragioni,

Di caritade accese,

Omai le vie contese

Gli ha tutte; e s'a fuggir affretta 'l piede,

Resterà pure, io spero, 1005

Dai lacci avvinto della vera fede.

I Coro Se ciò consente il Ciel, se Dio non niega

A Corinta tal grazia,

Ben si potran felici

E beate chiamar le nozze sue, 1010

Ch'all'umano gioire

Avran congiunto il salutar diletto.

Arda a Filandro il petto,

Sì l'infiammi 'l desire,

Sì lo saetti amore, 1015

Sì la beltà l'inveschi di Corinta,

Che l'anima al fin vinta

Non possa più soffrire,

Ceda ammollito il cuore,

E 'l farsi prigionier sia la sua gloria 1020

E 'l suo pregio sovrano,

E 'l rendersi al fin vinto la vittoria.

II Coro Per l'alta piaga dell'amor umano,

Ond'ei vive penoso,

Entri spirto segreto, 1025

Che soave vi spanda ardor celeste,

Sì che col nuziale abito lieto,

Fatto a Corinta sposo,

Splenda il candor della cristiana veste.

 

Coro

Di sculti marmi e di dorate travi 1030

Gli alti palagi ornati,

L'oro e le gemme, i campi almi e beati,

Ch'erede successor goda degli avi,

Son pregi ov'ha fortuna proprio impero,

Né de' paterni vanti 1035

Dèe figlio andare altero,

Se non se de' costumi onesti e santi.

La ricchezza è infedel, la nobiltade

Macchiata langue, il fasto in breve cade.

Chi dritto volge al Ciel gli occhi e 'l desio, 1040

Ch'immutabile splende,

Vede che non altronde in noi discende:

Quant'ha di bello il mondo loda Dio.

Ma cui dal Ciel benigno il Redentore

D'opre e di nome diede 1045

Cristiano genitore,

Scorta al cammin della verace fede,

Qual avrà lodi di sì ardente zelo

Degne di consecrarsi al Re del Cielo?

Al Re del Ciel, di cui cosa creata 1050

Non è ch'opra non sia;

Ché non pur servi all'empia idolatria,

Gregge infeconda a morte destinata,

Ma farci ei pur potea per monti e selve

Nascer alme inumane 1055

E d'indomite belve

Pelli e membra vestirne orride e strane.

Potea, chi con un cenno il mondo volve,

Arbor crearci e sassi, arena e polve.

Beato chi nascendo il primo pianto 1060

Su la sacrata sponda

In braccio al padre suo temprò con l'onda

Che rende all'alme d'innocenza il manto!

Ma beato non men, non me<n> felice

Chi per propria virtute 1065

Sa d'amara radice

Trar dolce frutto di vital salute!

Quanto sostien più dura la contesa,

Tanto è più gloriosa un'alta impresa.

 Fine Atto Secondo

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Ultimo Aggiornamento: 17/07/05 21.19.39