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CLASSICI DELLA LETTERATURA ITALIANA

 IL PALAZZO INCANTATO

GIULIO ROSPIGLIOSI

 

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ATTO PRIMO

 Scena P<rim>a

Gigante, Angelica, Orlando

 

Angelica
Lassa! chi mi soccorre?
Ahi, ahi, da questo crudo
Chi mi potrà disciorre?
Chi di sé mi fa scudo?
Gigante
Pur ti giunsi una uolta!
Angelica
Ahi!
Gigante
Son[o] uani i sospiri,
Vane le strida hor, che nessun' t'ascolta.
Angelica
Lasciami! Ah, così dunque
Per le publiche uie
Non ua sicuro il piede?
Con insidie sì rie
Dunque s'inganna all'hor, che meno il crede,
Donzella mal accorta?
Lasciami, ohimè, son morta!
Chi soccorso m'appresta?
Orlando
Codardo, empio, scortese, i passi arresta!
A dimostrarti io uegno
Che l'oltraggiar' Donzella è uanto indegno.
Gigante
Ecco di là lontano
Rapido corre Orlando, [538]
E con l'irata mano
Stretto il feroce brando,
Al suon dell'altrui pene
Nelle mie Reti a traboccar' sen uiene.
Orlando
Ahi, che Angelica parmi
Colei, che fu rapita.
Angelica
Orlando, aita, o Caualiero, aita!
Gigante
Ferma! Doue si fugge?
Qual aita si spera?
Renditi prigioniera,
Misera, se non uoi,
Che in queste selue alpine
Siano pasto d'un Drago i membri tuoi.
Angelica
A che strazio son giunta? Orlando, aita!
Orlando
L'aspettato soccorso homai t'arreco.
Dall'Alma sbigottita
Sen fugga ogni paura: Orlando è teco.
Gigante
Seguimi, o Donna, o ch'io ti passo il seno!
Angelica
Ah, poni all'ira il freno:
Al tuo ualor' poco rilieua, o nulla,
Che resti da te uinta una fanciulla.
Gigante
Cessino il pianto, e i prieghi,
Ché son gettate a i uenti
Le preghiere, e i lamenti.
Angelica
A chi ricorrer' deuo, o Cieli, o Stelle? [539]
Orlando
Se contro Donna imbelle
Sol mostri il tuo ualore,
Hai sublime ogni parte, eccetto il core.
Ma tu, superbo, e uile,
Le Donne oltraggi, e i Caualier' pauenti?
Gigante
Menti, bugiardo, menti!
Orlando
Fu mio talento, e stile,
Ogn'hor d'esser' uerace;
A gran torto m'offendi.
Scendi, scortese, alla battaglia, scendi;
E in paragone audace,
A prouar', ch'io non erro,
Resti muta la lingua, e parli il ferro.
Scendi, scortese, alla battaglia, scendi.
Gigante
Scenderò, se m'attendi.
Ma qual destin' t'inuita
Con insana pietade
A perder' hoggi per costei la uita?
Con quale auuersa sorte
Per quest'erme contrade
Disconsigliato il piè ti guida a morte?
Orlando
Il tuo folle ardimento
Hor, che ne stai lontano,
Minaccia l'aria, e tira i colpi al uento;
Ma tu, Campione inuitto, Heroe sourano, [540]
Schiuando in chiusa parte
I perigli di Marte,
Vna fanciulla inerme
Di superar' ti pregi:
O sublimi trionfi, o uanti egregi!
Gigante
Se meco brami di trouarti a fronte,
Che badi? Io qui t'aspetto,
M'accingo all'armi, e la battaglia accetto.
Angelica
Ahi, ch'a gli scherni, all'onte
L'empio mi tragge, Orlando, e tu mi lassi?
Orlando
O Donzella infelice!
In quai lacci, in quai reti hai uolto i passi!
Dunque porgerti aita a me non lice?
O Donzella infelice!
Ma qui più non si uede,
Ché lo spron del timore affretta il piede.
Hor doue andarne io deggio
Contro a quello infedele?
Doue? Chi me l'insegna? Il Ciel mi guidi.
Cèlati pur, crudele,
Ché per punire i tuoi misfatti infidi,
Come nell' Alma ho fisso,
Ti seguirò nel più profondo abisso.
  

Scena II

Atlante

Tra tant'altri Guerrieri, Orlando alfine [541]
Pur messe il piè nell'incantata soglia;
Ma non fia già, che da sì bel confine
Ei di leggier' si scioglia
Però, che, sempre a nuoui inganni intento,
A chi tra queste mura il piè ripone,
Dall'aperta prigione
Il partir non consento,
Ma con mentite larue,
Cangiando ogn'hor, ch'è d'uopo,
L'inganneuol' sembiante,
Sembro hor Ninfa, hor Valletto, et hor Gigante.
Così chiuso, o Ruggiero, io qui ti serbo,
Benché forse a te spiaccia,
Per inuolarti al tuo destino acerbo,
Che nel tuo uago April' forte minaccia.
E che non fei per prolongare illesa
Vita sì degna a più tranquilla sorte?
Alto Castello, e forte
Eressi in sua difesa;
Poscia, benché celato,
A lui sempre uicino,
Il riparar' da più d'un colpo irato [542]
Dell'auuerso destino,
Solo a ciò uolta ogni mia cura, ogn'arte,
E sol perch'egli uiua
In sì remota riua
Fuor d'i rischi di Marte,
Poscia inalzai questo Palagio altero:
Tanto rileua il conseruar' Ruggiero.
Nel tener' qui sì gran uirtute ascosa,
Rigido forse io sembrerò, ma pure
Con crudeltà pietosa
Per dar rimedio al male,
Pria, che uada crescendo a poco a poco
Il periglio mortale,
Opra medico industre, e ferro, e foco.

Scena III

Bradamante, Marfisa

Bradamante
Sol per breue momento
Lasciatemi, o martíri,
Tanto sol, ch'io respiri
Dal mio graue tormento,
Mentre languir', mentre morir' mi sento.
E se morir' conuiene
Consentan' le mie pene, [543]
Che almeno per breu'hora
Io ueggia chi m'uccide, e poi mi mora.
Marfisa
Qual nuouo affanno il tuo gioir' inuola,
Cara mia Bradamante?
Perché, perché sì sola?
Perché pallido, e mesto il bel sembiante?
Delle ciglia serene
Qual turba lo splendor' nembo di pene?
Bradamante
A te ben posso aprire,
Marfisa, il mio martíre;
Ma tu, che sei d'Amor' aspra nemica,
Se la cagion' uerace
Ti narrerò di duol sì graue, e tanto,
Riderai del mio pianto.
Marfisa
Ardi dunque d'Amore?
Bradamante
Ardo, e mi sfaccio.
Marfisa
Benché diuenga un Mongibello il core,
Benché sia stretto in aspro nodo, e rio,
Non dèe porre in oblio
La costanza, e il ualore.
Lascia i sospiri, e i pianti:
Vsin' modi sì bassi, i bassi Amanti.
Bradamante
Chi la pena non sente,
Prodigo è di consigli
A chi giace languendo; [544]
Ma per chi soffre, ogni consiglio è uano.
Marfisa
L'amor' colmo è d'affanni:
Fugga ciascun lontano
Da sì penoso affetto,
E per fuggir' suoi danni
Non riserbi d'amor' altro, che i uanni.
Vn magnanimo petto
Là sol, doue ha l'Impero
La uirtude, e l'honor', prenda il sentiero.
Bradamante
Tu parli il uero, e ben la strada è tale,
Oue ragion' preuale;
Ma doue oppresso è il seno
Da graue incendio, ogni ragion' uien meno.
Marfisa
A te, nobil' Guerriera,
Par, che mal si conuenga
L'alma hauer' prigioniera:
Vn generoso ardire lacci sdegna.
Bradamante
Amor' figlio è di Marte, e per usanza
In fra gl<i> archi, e li strali anch'esso impera;
Onde mi pregio, e bramo,
Che mostrin' lor possanza
Con nodo amico, e fido
Marte nella mia destra, in sen Cupido.
Marfisa
Se di Marte, e di guerra
Hai con sì nobil' uanto il cor seguace, [545]
Come qui si riserra,
Quasi in ozio languendo, il petto audace?
Mouiam' rapido il piè da queste mura,
Oue d'armi risuona altro confine,
E sarà nostra cura
D'inghirlandar' con nuoue palme il crine.
Bradamante
E non posso, e non deggio
Di qua partir', se pria Ruggier' non ueggio,
Che la saggia Melissa,
Melissa, a cui si suela anche il futuro,
Con presagio sicuro
Noto mi fe', che qui trouato haurei
Il sol degl<i> occhi miei,
E che qui chiuso, e stretto
Da inuisibil' catena
Auuerrà, ch'io rimiri,
Chi tiene incatenati i miei desiri.
Quindi ne uo da mille cure oppressa,
Cercando altrui per ritrouar me stessa.
Marfisa
Anch'io teco esser' uoglio,
E se d'uopo sarà, come t'aggrada,
Comanda alla mia spada;
Ma tu frena il cordoglio,
E sourasta a' tuoi danni.
Non sempre acerbo fia [546]
Lo stral, che ti ferì;
Verrà forse anche un dì,
Che sarà dolce il raccontar' gl<i> affanni.
Chi sa? chi sa? questi sospiri, e queste
Lagrime tue ben può far liete Amore.
Bradamante
Non nego già, ch'a i nembi, alle tempeste
D'un auuerso timore
Non segua ancor di speme aura tranquilla;
Ma fra dubie speranze il cor uacilla.

Scena IV

Ferraù, Sacripante

Ferrau`
Ogni fatica, o Sacripante, è uana,
Ch'Angelica, o s'asconde, o forse ancora
Stassi di qua lontana.
Sacripante
Come lungi esser' puote,
S'io stesso, o Ferraù, la uidi hor hora?
Io stesso ho udito le sue dolci note.
Se finti eran' quei detti, e quei sembianti
Sì, che deluso io resti,
Potrò ben dir, che questi
Siano alberghi d'incanti.
Ferrau`
Sollecito pensiero
Sembra, ch'al cor m'additi [547]
Vn non so che, che a sospettar' m'inuiti;
Onde in seguir' della Donzella i passi,
Bramo assai, poco spero,
Non desisto però: troppo a me pesa,
D'abbandonar' la cominciata impresa.
Sacripante
Séguasi dunque, e scorgeranne il piede
Quella, che sola all'infelici auanza,
Vna dubia speranza.
[a due]
O speme gradita
A gl<i> egri mortali,
Ristoro ne' mali:
Tu sola conforto,
Tu sola sei Porto,
Nel mar della uita,
O speme gradita.

Scena V

Angelica

Nelle spiaggie uicine,
Molto non è, che dimoraua Orlando,
E forsi giunto a così bel confine,
Dèe ricercar' con agio
Il superbo Palagio.
Io nell'ampio soggiorno [548]
Affretterò, per ritrouarlo, il piede;
Ché, se di far ritorno
M'accingo al Patrio Regno,
Qual può Guerrier' più degno
Scorgermi là, dou'il desio richiede,
Se porta ouunque moue
Con l'eccelse sue proue
Il Caualier sourano
L'ardir' nel uolto, e la uittoria in mano?
Ma se prendo consiglio
Di fidarmi al Guerriero,
Inuan' poi chiederò, cangiando uoglia,
Ch'esso da me si scioglia.
No, no, stia pur lontano;
Ogn'altro è minor' male,
Che la sua libertà porre in non cale.
Non men forte di mano,
Ma più pronto a' miei cenni è Sacripante,
L'altro mio fido Amante;
Se uolge meco i passi
Il gran Re de' circassi,
A lui potrà dar legge un guardo solo.
Egli sia dunque eletto all'alta impresa
Nel numeroso stuolo
De quei, ch'hanno per me l'Anima accesa. [549]
Pur fia, ch'io ti riueggia,
O mia paterna Reggia!
E perché a uoi ne rieda,
O miei Regni pregiati,
Ritroueranno un dì la strada i fati
In sì lieto successo.
Ma se non erra il guardo,
Ruggiero è quel, che di là scende: è desso.
Ah, fusse pur mio Duce
Il famoso Garzone,
In cui l'alma riluce
Colma sì di ualor', come di fede!
Ei, sublime Campione,
D'alta uirtù seguace,
Sempre si mostra, ouunque uolga il piede,
Inuitto in guerra, e generoso in pace.

Scena VI

Ruggiero, Angelica

Ruggiero
Angelica beltade, oue ne uai?
Pur mirarti a me lice,
Quando meno il pensai!
Angelica
Vedi incontro felice!
Quando tu sei qui giunto, [550]
All'idea del ualore io tutta intesa,
Di te pensauo appunto
Però, ch'io mi rammento
Con dolce rimembranza ogni momento,
Ruggier', di ciò, che oprasti in mia difesa,
All'hor, ch'ero io su la deserta rena
Preda d'empia Balena.
Ruggiero
Fu mia douuta cura,
E d'amor', e del Mondo
Fu non poca uentura,
Se con euento al mio desir' secondo
Fei, ch'estinto non giacque
L'ardor' di mille cori in riua all'acque.
Angelica
Oh, come a tempo il mio destin' ti scorse
All'Isola del pianto,
Oue la tua uirtute
Con ammirabil' uanto,
All'hor, ch'io, senza error' già fatta rea,
Tomba, e morte attendea,
Mi tolse a morte, e mi recò salute.
Già l'Orca smisurata,
Riuolto in me lo sdegno
(Ah, che a pensarlo sol tutta pauento!),
Quasi Rocca animata, il salso Regno
Empiua di spauento, [551]
E già quasi celare
Tutto parea con ampia mole il mare,
Io languida, e tremante,
Confusa, e sbigottita,
Inuan' chiedendo aita
Col pianto, e co i sospiri,
Leggeuo il mio morire in quel sembiante.
Et ecco tu giungesti,
Sceso, cred'io, dagli stellanti giri,
Ruggiero, e mi sciogliesti;
Sciogliesti no, ma raddoppiasti i nodi,
Ch'il ualor', la bontà, e la cortesia,
Onde ti pregi, e godi,
Ch'a te non habbia il mondo altri simíle,
Son lacci di diamante a un cor gentile.
Ruggiero
Ma tu poi t'inuolasti in un momento,
Rapida a par del uento;
E fu, cred'io, gradita
L'opra, ma non la mano; onde la uita,
Che da me riceuesti, a me tu nieghi.
Angelica
Ruggier', ti lagni a torto:
Nel centro del cor mio
La memoria ne porto;
Hauer' non può ricetto,
Vn uergognoso oblio [552]
D'immenso benefizio in nobil' petto.

Scena VII

Bradamante, e Detti

Bradamante (da sé)
Veggo il mio bene, o parmi?
Il ueggo, o pur m'inganna
Con la speme il desio?
Angelica
Chi per ingrata Angelica condanna,
A torto la condanna;
Pronta al cenno, e spedita,
Ruggier', sempre m'haurai;
E come posso mai
Negar' l'amore, a chi mi die' la uita?
Bradamante (da sé)
Seco d'amor' fauella.
Hor sì, che me n'adiro.
Angelica
Mi pregio esserti Ancella:
Questa uita è tuo dono,
Per te uiuo, a te spiro.
Ruggiero
Troppo cortese è di tue uoci il suono,
Ché, se dai legge all'Alme, a te conuiene
Serbare anco di me l'arbitrio intiero...
Bradamante <da sé>
Questo dunque, o Ruggiero?
Ruggiero
...tale han uirtù le luci tue serene.
Bradamante <da sé>
Dormo, sogno, o uaneggio, o sento il uero? [553]
Angelica
O mie uenture...
Bradamante <da sé>
O pene...
Angelica
...se tu mi fussi Amante!
Bradamante <da sé>
...se Ruggiero è incostante!
Ruggiero
Ma se non prendi il mio seruire a sdegno,
Perché, all'hora, ch'io fei
Di me scudo al tuo scampo,
Sparisti a gl<i> occhi miei,
Quasi folgore o lampo?
Angelica
Prouar' fu mia uaghezza in quelle sponde
L'alta uirtù dell'ammirabil' gemma,
Che, tra ' labri nascosa, altri nasconde;
Questa poscia a me cara...
Bradamante <da sé>
O sorte a me d'ogni contento auara!
Angelica
...sempre fu sì, che al tempo lieto, al graue,
Ogni caso, ogn'incontro, ogni successo
Trouolla a me d'appresso,
Di tua destra gentil' pegno soaue.
Bradamante
O mio crudo martoro!
Tu mi togli la uita, e pur non moro!
Ruggiero
Ah, Bradamante! Oh, pur al fin ti trouo,
Mio bramato conforto!
Bradamante
Forse più, che piacer' noia t'apporto.
Angelica
Sommo diletto in riuederti io prouo.
Ruggiero
Così dunque m'accogli? [554]
Bradamante
Ah, disleale!
Ruggiero
In che t'offesi mai?
Bradamante
Finger' non uale.
Angelica
Anzi, in che non mostrasti un uiuo affetto?
Non ben comprendo il tuo parlar' confuso.
Ruggiero
Da te resto deluso,
Cruda, mentr'io tutt'ardo.
Angelica
Ruggier', che parli? Oue riuolgi il guardo?
Che ueggo? Hor chiaro ogni sua uoce intendo.
Bradamante
Il sai tu, se a ragion' d'ira m'accendo.
Angelica
Io partirò, ché là, dou'han contesa
Amore, e gelosia,
Assai più, che diletto arreca offesa
Ogn'altra compagnia.

Scena VIII

Ruggiero, Bradamante

Ruggiero
Hor quale sdegno ha la tua mente accesa?
Poi, che d'ira cotanta armasti il seno,
Fammi palese almeno
Qual la cagion' ne fu.
Bradamante
Mi schernisci di più,
Così la fé disprezzi?
Ruggiero
Bradamante! [555]
Bradamante
Togliti a me d'auante!
Anche nomarmi ardisci?
Come il puoi far, mentre m'offendi, come?
Fa', che mai più, mai più non sia sì ardita,
Che risuoni il mio nome
Quella lingua mentita,
O ch'a uietarlo io spenderò la uita.
Ahi, ch'a mirar' son giunta i danni miei,
Onde a morte sen corre homai la salma.
Venni, uiddi, perdei.
E che perdei? Perdei la uita, e l'alma.
Ma credi tu, che il Cielo
O non uegga, o non curi
L'onta de' tuoi spergiuri?
Ruggiero
Odimi almeno!
Bradamante
Taci!
Taci! Forse hai speranza, o lusinghiero,
Che mi si adombri il uero
Con tue scuse mendaci?
Taci, perfido, taci!
Taci, tu, che incostante
Hai potuto l'Amor' porre in oblio,
Priuo di lealtà!
Ruggiero
S'incostante son io
Amor', il Cielo il sa. [556]
Bradamante
Errai, nol niego, errai,
E nel dirti incostante
Fallii, perché tu mai
Non fusti, no, ma ti fingesti Amante.
Hor ua', ch'io non mi doglio
Della tua mente infida;
Va' pur, ch'è ben ragione,
Ch'ogni labro, che rida,
Ogni chioma, che splenda,
D'un gentil' Caualiero il core accenda.
Chi non uolge il pensiero
A qualunque beltà, che si propone,
Gioir' non sa nell'amoroso stuolo.
Ah, Ruggiero, Ruggiero,
Amor' uuol esser' solo,
E tosto inciampa il piede,
Tosto trabocca il core,
Se scorta a lui non son costanza, e fede.
Ruggiero
Non m'odi, e mi condanni?
Bradamante
Troppo udij, troppo uiddi, e troppo intesi.
Ruggiero
Hor dinne, in che t'offesi?
Bradamante
Dinne a me tu: dou'è quel cerchio aurato,
Che Melissa a te diede,
Pegno della mia fede?
Non l'ho ueduto io stessa [557]
(Ohimè, uista dolente!),
Pur hor nell'altrui mano?
Quest'è la pura fé, Ruggiero ingrato,
Disleale, inhumano,
Quest'è la face ardente,
Quest'è l'amor', che non conosce oblio?
Ma se più t'amo, iniquo,
Veder' possa schernito il pianto mio
Dal tuo superbo orgoglio!
Se più t'amo, o crudele,
Cresca senza rimedio il mio cordoglio,
E non trouin' pietà le mie querele!
E se non prendo di mia fé schernita
Le douute uendette,
Per priuarmi di uita
Pioua il Ciel sopra me nembi, e saette!
Ruggiero
Ah, tolga il Ciel così funesti auguri!
Ascolta il uero in breui note espresso.
Bradamante
A bastanza ascoltai
Quei simulati accenti;
A bastanza m'è noto ogni successo.
Vattene pure homai,
Che, già rotti d'amor' gli strali ardenti,
Tanto ti sdegnarò, quanto t'amai.

Scena IX

Ruggiero

Oh, come è breue l'hora [558]
D'ogni gioia mortale,
Che, se fa nel uenir' longa dimora,
Al partir' mette l'ale!
O quanto è uero, o quanto,
Che pur troppo han uicini
I lor dubij confini il riso, e il pianto!
Quando sperai gioire,
Non son lungi al morire;
Quando sperai godere il bel sembiante,
Priuo di lui rimango;
Trouata Bradamante,
Sperai conforto, e piango.
Fermati, Bradamante, oue t'inuoli?
Ah, se non chiudi in petto alma di sasso,
Se non è il sen di scoglio, o di diamante,
Ferma, deh, ferma il passo!
E se brami cotanto il mio morire,
Torna, ond'io pèra homai,
Perché ogni doglia ad atterrarmi è uana,
Crudel', mentre ne uai,
Tu, che sei la mia morte, a me lontana.
Ma doue, lasso!, et a chi spargo i preghi? [559]
Ascoltate almen' uoi l'acerbo affanno,
Vdite, o sorde mura, i miei tormenti,
Che forse in uoi potranno,
Mentre, pria di morire, il morir' prouo,
Destar' quella pietà, che in lei non trouo.

Scena X

Alceste, Fiordiligi, Echo

Alceste
Tu per gl<i> altrui uestigi
Lieta muoui le piante,
Leggiadra Fiordiligi,
Poiché ben sai, che il tuo gradito amante,
Benché lungi pur sia,
Per unirsi con te l'alma t'inuia.
Fiordiligi
Chiudon' due seni un cor, due cori un'Alma.
Ma pur non nego, Alceste: anche un momento
Graue si rende a me, se mi diparte
Dal Gentil Brandimarte.
Alceste
Prosperi il Ciel secondo il tuo contento,
Poiché in sorte a te diede
Il fido amor' di Caualier' sì degno,
Di cui più prode il Mondo altri non uede;
E douunque il piè muoue,
Dell'imprese sue rare [560]
Suona la terra, e ne risuona il mare.
Fiordiligi
Ma se qui cerco in darno, io uoglio altroue
Drizzare i passi a ritrouarlo intenti,
Ché senza il caro sposo, ah, troppo lenti
Fanno per me ritorno
Alla notte l'Aurora, Hespero al giorno.
Alceste
Vanne felice; io qui, doue tal'hora
Miro di Lidia ingrata il bel sembiante
Trarrò, misero Amante,
In sì uaghi soggiorni
Torbide l'hore, e sconsolati i giorni
Fiordiligi
Se mi toglie mia suentura,
Chi le faci ancor mi desta,
L'alte mura
Cangierò con la foresta.
Echo
Resta, resta.
Fiordiligi
Hor, ch'io prendo altro sentiero,
Vdir' parmi il suono istesso
Del Guerriero,
Che nel seno io porto impresso.
Echo
Esso, esso.
Fiordiligi
L'aspre pene homai consolo,
Atten<den>do i dì sereni,
Se nel duolo
Fido Amante a me souuieni. [561]
Echo
Vieni, uieni.
Fiordiligi
Deh, chi mi chiama a sé? Temo non sia
L'aura, che prende a gioco il mio tormento.
Ma chi molto desia
Crede anco i sogni, e presta fede al uento.

Scena XI

Orlando

Tra tanti auuolgimenti, ond'è ripieno
Il Palagio sublime, in darno ho preso
A ricercar' colei, che porto in seno:
Anzi a trouarla, io fui d'appresso
Quasi a perder' me stesso.
Angelica infelice,
Dell'Anime più fere,
De' più seluaggi Cori
Già nobil' predatrice,
Hor d'altri fatta preda, a quai rigori
Serba nemico fato i casi tuoi?
Forse gli sdegni altrui
In te riuolge Amor', perché, sdegnosa
Alla face amorosa,
A' miei lamenti, al mio seruir' fedele
Ti mostrasti crudele? [562]
Ma se per mia cagione
Dèi tu pena soffrire,
Volgasi in me più tosto il tuo martíre.
Miei sono i tuoi tormenti, e del tuo danno
Teco prouo l'affanno.
Ma quanto più si rende
Per le suenture tue graue il mio duolo,
Anche uie più s'accende
Di punire il desio
Colui, che tanto ardío.
Vedrà, uedrà, l'inuolatore indegno,
Che nol faran' dell'ira mia sicuro
Né la fuga, né il muro;
E se giamai d'Orlando
Fu la destra possente, e fiero il brando,
Per sì degna cagione
Mostrerò in paragone,
Quant'habbia forza in generoso core
Lealta` con Valore.

Scena XII

Prasildo, Choro

Prasildo
Non è pendice in queste selue, o piano,
Non è riuiera, o Monte, [563]
Oue io non habbia inuano
Cercato Iroldo, onde già stanco il piede,
E tutta aspersa ho di sudor' la fronte.
Oh, che gentil' Albergo! E pur si uede
Tacito, e solo. Oh, come il bel soggiorno,
Di uaghezza ripieno,
Arreca d'ogni intorno
Diletto a gl<i> occhi, e merauiglia al seno!
Ma da lieta armonia
Odo l'aria arricchita
L'alma, da lei rapita,
Quasi se stessa, e le sue cure oblia.
Choro
Nell'ampia sede,
Guerrier' famoso,
Arresta il piede.
Dolce riposo
Ti sia ritegno:
Quest'è d'Amore, e delle grazie il Regno.
(a due)
Ah, tra sì liete mura
Vada, se saggio sei, lungi ogni cura.
Prasildo
A sì cortese inuito il piè si moue.
Chi sa? trouar' potrei
Nella gradita stanza
Colui, che in darno ho ricercato altroue.
Tal'hor, ch'ogni speranza [564]
Altri da sé recide,
Cangiata sorte alle sue uoglie arride.

Scena XIII

Mandricardo, Gradasso

Mandricardo
Oue sei tu? Qual parte,
Doralice Gentile,
Rendi di quest'Albergo al Ciel simíle?
Ah, uoglia Amor', ch'homai
A me faccia ritorno
Il mio bel sole, e mi riporti il giorno.
Gradasso
Mandricardo!
Mandricardo
Gradasso, oue ne uai?
Gradasso
A te ueniua, e mi fu scorta Amore.
Ei, che soffrire homai di Rodomonte
Non può gl<i> oltraggi, e l'onte,
Di quell'alma Rubella,
Di quel fastoso orgoglio
L'aspre minaccie a rintuzzar' t'appella.
Mandricardo
Pronto sarò, qual soglio.
Narrami il tutto, e qui potrebbe intanto
Giunger' colei, che suole
Altrui mostrar', che non è solo il sole.
Gradasso
E qual cagion' ti rese a lei lontano?
Mandricardo
Appunto hieri, affaticato, e stanco, [565]
Presso al fonte uicino
Dauo insieme con lei riposo al fianco,
Quando ecco al fonte arriua
Con uestir' Peregrino,
Con uolto soura humano,
Non so se Ninfa, o Diua,
Che con gentile inchino
Presa colei per mano,
La conduce ridendo a questa soglia.
Doppo lunga dimora,
Colmo d'immensa doglia,
Qua uolgo i passi, e non la trouo ancora.
Gradasso
Spera pur, Mandricardo,
All'hor, che il pensi meno,
Quella, per cui senti d'amore il dardo,
Farà tranquillo il seno.
Gioia, che amor' prepara,
Quanto aspettata è men, tanto è più cara.
Fammi, prego, palese
Il fin delle contese,
Onde a pugnar' con Rodomonte hauesti.
Io narrerotti poi
Il temerario ardir' de' pensier' suoi.
Mandricardo
Mentre il contender' nostro
A palesarti io prendo, [566]
Passeggiam', se ti piace, in questo chiostro,
E il caso ascolta.
Gradasso
Attendo.
Mandricardo
Ero già mosso a singolar tenzone
Col Re di Sarza, e pari era il desire
D'ottener' Doralice, o pur morire;
Nel mortal' paragone
S'interpose Agramante,
Et a' consigli suoi
Si stabilì fra noi,
Ch'ella sciegliesse il più gradito Amante,
E che pago al suo detto
Cedesse l'altro all'amator' eletto;
Quindi, poiché del uolto
Gl<i> animati ligustri in fra le Rose
Vergognosetta Doralice ascose,
Lo sguardo a terra uolto,
Di prepormi le piacque al mio Riuale.
Gradasso
Rodomonte che fe'? che disse all'hora?
Mandricardo
Qual ei restasse, e quale
Sdegno, e rossor' n'hauesse,
A dispiegar' bastante altri non fòra.
Ma poi, che il campo cesse
L'improuisa uergogna all'ardimento,
Il ferro impugna, a nuoua pugna intento, [567]
E dice, che da quella
Vana sentenza alla sua spada appella;
Duolsi, minaccia, e giura
Nol consentir' fin, ch'haurà core in petto.
Io sorgo all'hora, e la tenzone accetto,
Ma lo uieta Agramante,
E con aperti detti anco non cela,
Ch'homai più meco il rifiutato Amante
Prender' briga non può per tal querela;
Ond'ei parte confuso,
Dal Re conuinto, e dalla Donna escluso.
Gradasso
Sospinto hor dallo sdegno,
Di lacerar' non cessa
Il feminile ingegno.
Biasma ogni Donna, e in essa
Accusando la fede
Con lingua acerba in oltraggiarla eccede.
Mandricardo
Vano, bugiardo, e folle! Hor dunque annida
Maluagità cotanta?
Gradasso
Anzi, quant'io n'intesi, aspra disfida
Publicò poscia, e sostener' si uanta,
Ch'ogni femina è lieue,
E che brama ogn'hor più ciò, che men deue.
Mandricardo
Perch'egli affermi a suo dispetto il uero,
Con frettoloso passo [568]
Già m'accingo al sentiero.
Andianne pur, Gradasso,
E per diuersa uia,
Chi prima in lui si abbatte,
S'appresti a rintuzzar' tanta follia.
E` la Donna un ricetto, in cui riluce
Senno, fede, ualore;
Tesoro è di uirtù, seggio d'honore.
Gradasso
Quant'oro illustra il Tago, e quante gemme
Han l'Eritree maremme,
Vile, e negletto al paragon' diuiene
Di due luci serene.
Mandricardo
Con splendor' sì giocondo
Voi sète, Anime belle,
A questo basso Mondo
Lo specchio delle stelle;
Anzi, del sole istesso
E` la uostra beltà ritratto espresso.
Gradasso
Partiamo, Amico, e delle Donne i pregi,
Onde il Mondo s'honora,
Spieghi lingua canora.
Mandricardo
I loro eccelsi uanti,
Mal si ponno adombrar' ne i nostri canti.
(a due)
Ha lampi immortali
La uostra beltà: [569]
Auuenta li strali,
Ma morte non dà.
Se l'alma n'accende,
Offende sì, ma senza offesa offende.
Dama (dentro)
Ahi!
Gradasso
Qual horribil' suono
L'orecchio, e il cor mi fiede?
Dama
Ohimè! pietà! mercede!
Mandricardo
Sento Donna, che plora.
(di dentro)
Che più si tarda? Ah, mora!
Dama
Quest'a me dunque, ingrato? Ohimè, se in seno
Hai spirto di pietade,
Perdoni il ferro alla mia uerde etade,
O non si neghi alla mia uita almeno,
Poiché morir' pur deggio, una breu'hora.
N.
Ah, mora l'empia, mora!
Dama
Caualieri, accorrete!
Mandricardo
Traditori, oue sète?
Gradasso
Oue sète?

Scena XIV

Atlante, Olimpia, Choro di otto Ninfe

Atlante
Per la frondosa riua
A passi tardi, e lenti [570]
Ecco soletta una Donzella arriua.
Di trarla nel Palagio homai si tenti.
Qualunque hoggi t'inuita
Elezione, o sorte,
Della magion' gradita
Alle sublimi porte,
Prosperi i Cieli appella,
Poiché qui trarre i giorni in lieta pace
Potrai, nobil' Donzella.
Olimpia
In pace no, che se fan guerra al seno
Amor' crudo, empia sorte,
Non fia, che per me splenda il ciel sereno
Fin, che io non giaccia, ohimè, trofeo di morte.
Né solo è mio cordoglio,
Che de' suoi strazij amore
Mi fe' misero esempio;
Ma più, ch'altro mi doglio
Di hauer' creduto a un empio.
Inerme abbandonata, anzi tradita
Da menzognero Amante,
Alla selua romita
Narro l'angoscie mie sì graui, e tante,
Fatta homai, fra quell'ombre, un'ombra errante.
Deh, lascia, ch'io ritorni, oue son uolta,
A ridir' l'altrui frodi, i miei tormenti [571]
Alle fiere, alle piante, all'onde, a i uenti.
Atlante
Ah, non partire, ascolta:
Trouerai qui cento Donzelle, e cento,
Nella cui lieta schiera
Si renderà più lieue il tuo tormento.
Gioui la speme, a chi sospira, e s'ange;
Ogni pena più dura il tempo frange
Con inuitta possanza.
Olimpia
Non crede un'infelice a gran speranza.
Atlante
Voi, Donzelle gradite,
A gentil' Peregrina incontro uscite,
Voi con dolce diporto
Fate, ch'habbia conforto
L'alma ne' dolor' suoi.
quattro Ninfe
Eccone!
otto Ninfe
Eccone, eccone a i cenni tuoi!
Di Cupido entro alla Reggia
Godi homai l'hore serene;
Mal conuiene,
Doue Amor' ha regno, e uanto,
Che di pianto
Vna stilla pur si ueggia:
In sì beato Albergo ogn'un festeggia.
Sia lunge dal fior degl<i> anni
Il gel d'aspro tormento; [571 bis]
Pur troppo sul crine d'argento
Vn nembo pioue d'affanni.
(a due)
Chi poté sperar' mai scampo
Dall'onte del tempo auaro,
Se al mondo ciò, che è più caro,
Sparisce con piè di lampo?
(a quattro)
Se il sole tramonta, e cade,
Più uago ride col giorno;
Ma passa, né fa ritorno
Il pregio di fresca etade.
(a otto)
Sia lunge dal fior degl<i> anni [etc.]
(a due)
All'Aura, che dolce spira,
Si sciolga la uela audace,
Che l'onda, ch'immobil' giace,
Fremendo poscia s'adira.
(a cinque)
Sen fugge spiegando il uolo
Bellezza, che l'Alme ancide,
Qual Rosa, che mentre ride
Languendo ne cade al suolo.
(a quattro)
Sì, sì, gioisca il cor, sia lunge il duolo.
Olimpia
Di render' grazie a tanta grazia eguali
Già non presumo, e la mia lingua è muta.
Ben folle è chi rifiuta
Opportuno conforto a' suoi gran mali.
Andianne, oue a uoi piace, [572]
Che mercé uostra i miei dolor' consolo.
(a otto)
Sì, sì, gioisca il cor, sia lungi il duolo!

Scena XV

Alceste, Ferraù, Mandricardo, Marfisa, Finardo, Bradamante, Angelica, Prasildo, Orlando, Ruggiero, Fiordiligi, Atlante

Alceste
Se il petto, in cui t'annidi,
Trafiggi ad hora, ad hora,
Dispietato dolor', ché non m'uccidi?
Deh, poiché tanto il mio dolor' seuero
Hoggi meco s'irríta,
Ei mi tolga la speme, e tu la uita.
Prasildo
Stanco il piè, mesto il core, il fianco lasso,
Io più non so, doue mi uolga il passo.
Orlando
Senza prò ricercai
Ogni più chiusa stanza,
E per me cade homai
Di uetro ogni speranza.
Angelica
Inuano al fin s'attende
Ciò, che il Ciel ne contende.
Ferrau`
Entro a questo Palagio
Corse il ladron' maluagio. Io uo' nouella
Dimandarne a costui. [573]
Dinne, ueduto hauresti una Donzella
Cinta di azzurree uesti?
Vn Masnadiero indegno a me la toglie.
Atlante
Giunse colei pur dianzi in queste soglie.
Quanta pietà del tuo dolor' mi punge!
Affretta il piè, la trouerai non lunge.
Mandricardo
Che tu meco non sia,
O Doralice, hor, che il mio cor si lagna,
Già tua colpa non è, ma d'empia sorte,
Che da me ti scompagna.
Io, dalle stelle, e non da te deluso,
Solo il tenor' del mio destino accuso.
Marfisa
Per l'orme istesse io mi rigiro in uano.
Finardo
O mio caro Germano,
In sì tenera età condotto a morte!
Ahi, ch'il crudel Leon' seluaggio,
Vscito a fargli oltraggio,
Dentro a quest'empie porte,
Per diuorarlo, ohimè, lo strascinò!
O fato, o strazio indegno!
Dunque più nol uedrò?
Alceste
O mura a me funeste, altrui serene,
Rendetemi il mio bene!
Bradamante
Fera, che in ferità passa ogni segno!
Alceste
Per pietà di mie pene [574]
Rendetemi il mio bene!
Bradamante
A queste mura insegno
Risonar' del mio duolo.
Ruggiero
Esangue, afflitto, e solo,
Mentre di lei son priuo,
No, che non uiuo, no, che non uiuo...
Fiordiligi
Eccomi al loco istesso, o rio destino!
Ruggiero
...che uiuer' non si può senza la uita.
Orlando
Ohimè, chi me l'addita?
Mandricardo
Oue drizzo il camino?
O mie cure mordaci!
Furo, o ueglio gentile,
Tue speranze fallaci.
Già mai non hebbi ancora
Pur un momento qui sereno il ciglio.
Atlante
Prendi dunque da me nuouo consiglio:
Non far qui più dimora.
Mandricardo
Fuor di questo soggiorno
Non andrò, no, ché se il mio sol qui splende,
Per me non sorge in altra parte il giorno.
Qui riman' la mia uita, e il mio Tesoro:
S'io ne uo lungi, impouerisco, e moro.
Orlando
Angelica!
C.
Orontea!
Doralice
Cleante! [575]
Prasildo
Iroldo!
Dunque al uento è dispersa ogni mia brama!
Tutti
Oh, quanto è duro il non trouar', chi s'ama!

Choro di Fantasme

Ahi, che strana cecità!
Vn mortale in mille modi
Dalle frodi
Vien deluso, e non lo sa.
Ahi, che strana cecità!
Quali impacci
Tesi sono, e quanti lacci,
Onde ogn'hor trabocchi il piede!
O che lieue ingannar', chi tosto crede!
Chi giamai sicuro fu,
Mentre piouano l'inganni,
Se a' lor danni
Non è schermo alta uirtù?
Chi, chi, chi giamai sicuro fu?
Quasi ha spento
Nell'horror' del tradimento
I suoi raggi homai la fede.
O che lieue ingannar', chi tosto crede!
Mai non ua libero il piè, [576]
Perché il mondo,
Cui non s'apre un dì giocondo,
Fuor, ch'insidie, altro non è.
Mai, mai, mai, <mai> non ua libero il piè.
Ride l'erba,
Ma celato anche riserba
Angue reo, che a morte fiede.
O che lieue ingannar', chi tosto crede!
  

Fine dell'Atto Primo

[577]

[578]

 

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Ultimo Aggiornamento: 18/07/05 01.34.53